Analfabeti funzionali in Italia: il 47%?

Partiamo da questa slide di Salvatore Russo a Mammacheblog autunno, tenutosi a Milano, sabato 26 novembre:

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il 47% degli italiani sono analfabeti funzionali. E siamo il top della gamma, ovvero i peggiori al mondo.

Si vabbè, lo dice Salvatore Russo, chi è poi Salvatore Russo? È questo signore qui e fa un sacco di cose interessanti che trovate in questo link qui .salvatore_russo

Lo so, non basta che lo dica una persona, deve essere anche vero. Ecco che allora ci aiuta Wikipedia, che non sarà la Bibbia, ma qualcosina sa. cattura

Sì, siamo i primi della classe in analfabetismo funzionale. Ma cos’è l’analfabetismo funzionale?
“Con il termine analfabetismo funzionale si intende l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana” ovvero l’incapacità di leggere un bugiardino, di compilare correttamente un modulo di iscrizione, di comprendere perfettamente un testo dove si sommano parole e numeri. Non si parla di analfabetismo, ovvero di chi non sa leggere e scrivere, ma di persone che hanno un’istruzione media, che hanno frequentato la scuola ma che non riescono, o per pigrizia, o per incapacità, o per mancanza di approfondimento, a comprendere al 100% quello che leggono.
Ci sono 4 gradi di livello di alfabetismo funzionale, inferiore, basilare, intermedio e competente; l’analfabeta funzionale si colloca nel gradino inferiore. E in Italia il 47% della popolazione è sul quel gradino.

È un dato allarmante, certo possiamo nasconderci dietro alla statistica del pollo, ma chi è solito informarsi, leggere in giro, soprattutto nel web, non può che concordare con questa affermazione: gli errori grammaticali ormai sono la legge; le persone pubblicano articoli senza leggerli e se li leggono li travisano. È spesso impossibile dialogare perché, a parte il fatto che si è persa l’attitudine all’ascolto, spesso o non ci si riesce a spiegare o non si viene capiti.
Non aiuta il web, le notizie semplificate, stringate, non si approfondisce quasi più e un testo lungo viene scartato a priori.

Quindi è ora di gettare la spugna?

Link utili

Wikipedia Analfabetismo funzionale il link https://it.wikipedia.org/wiki/Analfabetismo_funzionale
Enciclopedia Treccani: analfabetismo di ritorno http://www.treccani.it/enciclopedia/analfabetismo-di-ritorno_%28Lessico-del-XXI-Secolo%29/ 

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25 pensieri su “Analfabeti funzionali in Italia: il 47%?

      • In mezzo a quella selva di social netwok azzeraneuroni, i blog erano l’ultima isola felice (forum, newsgroup e altri, sono quasi estinti): ora anche questi si stanno adattando alla pochezza di contenuti dei loro cugini più stupidi.
        Non vedo speranza per l’umanità, anche perché non dimostra di voler essere salvata; in realtà, non c’è nemmeno la consapevolezza del pericolo nel quale ci siamo cacciati.
        Ognuno di noi, nel proprio piccolo, farà il possibile per proporre “qualità” invece che “quantità”, ma è una lotta contro i mulini a vento.

        • Concordo con te per i blog: quando ho iniziato qui, 3 o 4 anni fa, non ricordo, mi piaceva proprio per il livello e la qualità. Ora si è abbassata, trovo post con “buongiorno” o “buonasera”, e il disarmante, con un tot elevatissimo di like.
          Spesso passa la poesia per scrivere post argomentati (non parlo del mio di oggi) ed è una lotta contro i mulivi a vento, hai ragione, ma facciamolo almeno per noi, no?
          Ah, presuntuosamente mi assolvo da essere analfabeta funzionale.

          • Considera che io ho almeno un blog praticamente da quando sono nati (più di 15 anni fa), quindi fidati: la qualità dei contenuti ha subìto un crollo ancora più vertiginoso di quello che potrebbe sembrare.
            Come anche tu hai potuto appurare, un semplice saluto riceve più consensi di articoli dai contenuti “complessi” (che può essere un periodo o anche una banale proposizione): all’utente medio non interessa leggere, informarsi, aggiornarsi, comunicare in maniera intelligente.
            L’analfabetismo funzionale, purtroppo, è anche una conseguenza della complessa burocratizzazione di concetti che, di norma, potrebbe essere realmente esposti in maniera più elementare; forse, però, c’è l’interesse a sfruttare questa “ignoranza”…

    • Manca la voglia in Italia, vedi per il referendum, un’accozzaglia di slogan senza fondamento e senso, io ho perso la speranza di capirci qualcosa perché non riesco a trovare un testo univoco.
      Buona settimana anche a te, goditi il Giappone 🙂

      • Sulla questione del referendum hai proprio ragione. Anch’io ho fatto molta fatica a capire ma soprattutto a prendere una decisione. Ad ogni modo per quanto riguarda l’argomento del tuo post qualcosa si puo’ fare anche attraverso un semplice blog. Vedi ad esempio la reazione scatenata da questo tuo articolo. Non raggiungera’ milioni di persone ma qualche migliaio riflettera’ per lo meno sulla questione! Come sai ho iniziato il mio blog solo da qualche mese ma la trovo un’esperienza davvero positiva. In un certo senso l’ho iniziato per dare una chiave di lettura piu’ ampia a tante cose che leggevo sul Giappone in quanto, a mio avviso, portavano all’attenzione solo parte di una realta’ molto piu’ complessa. Si tende sempre a prendere la superficie delle cose, lo scontato, la notizia, cio’ che diverte o che colpisce, il bello effimero o la tragedia ma la verita’ e’ diversa e ha molte facce. Secondo me anche i blog, se di qualita’, servono a convogliare nel modo giusto un messaggio. Io ti leggo dal Giappone con grande piacere e porto la tua esperienza e le tue parole a chi mi e’ vicino sia qui che in Italia. Ne vale la pena credimi! 🙂

  1. Pingback: Vicolo cieco | Ordine e Caos
  2. È preoccupante. Lo si nota nel mondo virtuale dei social o blog ma soprattutto nel reale: quando parlo con qualcuno mi accorgo che se espongo un concetto in un arco temporale che supera il minuto scarso allora posso rinunciare all’attenzione di chi mi sta di fronte; è preoccupante il modo in cui non abbiano più voglia o capacità di ascoltare,elaborare concetti: parlano tutti per sentito dire, con frasi che sembrano i titoli di articoli di giornale di quei post su facebook che nemmeno aprono. È abbastanza deludente ma non dovremmo arrenderci: secondo me già che qualcuno si accorge che qualcosa non funziona vuol dire che non siamo tutti da buttar via. Nel nostro piccolo dovremmo salvaguardare quella che è l’abilità di comunicare, scrivere, leggere, capire ed essere curiosi nei confronti di ciò che ci circonda.

    • La slide l’ho vista nella giornata di formazione per blogger “mammacheblog” e in quel contesto ci siamo detti che eravamo una sorta di élite, un gruppo di persone attente ai dettagli, preoccupati di curare al massimo i propri blog, la scrittura, la fotografia, i link, gli eventuali marketing.
      Ma siamo sicuri che serva? Che chi ci legge noti tutto questo lavoro o attenzione?
      No, la risposta è no, ma se anche uno solo si ferma nei nostri blog apprezzando come viene curato, ecco che allora ne vale la pena.

  3. Che sia preoccupante si può intuire dal fatto che la superficialità parta dall’approccio all’istruzione, il fatto grave è quello, il fatto ancor più grave è che ci siamo dentro come responsabilità.

    • Se intendi come genitore, io sì, la sento la responsabilità e mi impegno da sempre con i miei figli per un approccio aperto e consapevole alle notizie e alla letture.
      Se intendi come blogger, sì anche in questo caso. Io ce la metto tutta, pur con i miei mille limiti.

  4. Pingback: Like fasulli: il 50%? | squarcidisilenzio

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