E di tutte le esistenze il cuore

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Ci si protegge tra le pieghe bambine delle giornate, il mio volto raccolto tra le tue mani, senz’altra luce che l’orizzonte inclinato di ogni tramonto.
Trascorriamo tra bottiglie di vino rovesciate, il fieno caldo dove nascondere l’amore, il nero scorrere del treno, il buio della galleria, i matti arrotolati sul tappeto saltano, ridono, le gote arrossate dell’orgasmo, il profumo intenso delle spezie, la malattia, la felicità piccola, i segreti nascosti senza il pudore, l’intimità, le rose spezzate.

E di tutte le esistenze il cuore.

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Scrivere, che bella storia!

Scrivere, tutti scriviamo!
Beh, non proprio tutti ma un bel numero corposo e succulento! A partire dai social, Facebook, Twitter, passando dai blog, quanti ce ne saranno al mondo? Quanta gente batte freneticamente i tasti nella speranza di infilare dieci parole corrette una dopo l’altra?
Scrivere, scriviamo in tanti, di noi, della vita, dei sogni, dell’amore, di poesia, delle notizie, i giornalisti scrivono di notizie, anche di bufale, ma spesso di notizie e opinioni.
E spesso le scrivono male.

Forse ci siamo persi un pezzo, forse per la smania di arrivare UNO e di scrivere sotto il magico spirito dell’ispirazione, ci siamo giocati la grammatica. 

Io certe cose non riesco a leggerle, spesso non riesco a rileggere nemmeno me stessa e ogni volta che mi rileggo mi correggo e, a rigor di logica, non mi pubblicherei mai.

Qui occorre un manuale, un foglio anche, delle regole chiare. E non si parte dall’eccelso, ma dal basso, dagli accenti, dai pronomi, dal pultroppo -c’è davvero qualcuno che scrive pultroppo?-

Ecco che può venire utile tenere sul tavolino questo articolo di Tatiana Cazzaro, copywriter relazionale  scritto per il blog della Rete al Femminile di Biella: “Come si scrive? Piccola guida per scrivere senza errori” (cliccando qui puoi accedere al link diretto, poi torna a dirmi cosa pensi di errori e scrittura)

Ogni autunno inciampa nella primavera

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Ci si riconosce guardandosi negli occhi, tra malinconia e quel senso intatto di felicità che, malgrado tutto, si attacca in ogni dove.

Anche un petalo riecheggia di primavera.

Certi azzurri incantano

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Certi giorni mi rannicchio tra le cose che amo, negli spazi intimi di un sospiro d’amore, tra le poche certezze e i mille inganni.
Certi giorni chiudo gli occhi e vago tra gli scardinati selciati, nella ricerca di una deliziata serenità.
È nell’azzurro, quello che incanta, che trovo la quiete.

Due piccoli nei – dell’abbandono.

Hai due piccoli nei ai bordi degli occhi, ammiccano pigri quando sorridi voltando il capo verso la finestra buia, non c’è sole che filtri dalle tende ricamate senza fretta, presagio di abbandono. Non guardi, concentrato tra i fogli rilegati mentre narri la tua passione, vedi solo il lampeggiare monotono del telefono che prendi e posi, prendi e posi, non vedi, forse non senti, l’abbandono.

Hai due piccoli nei ai bordi della bocca, si incollano ai baci, nemmeno pensi di toglierli per poco, ti restano lì, appiccicati maliziosi mentre violi il tempo e la fedeltà, rinnegando in silenzio il desiderio. C’è un pacchetto vuoto tra le mie mani, c’era la vita, non c’è più, ogni pezzetto di eternità frantumato, ricomposto, volato, confuso, e tra il te e il me l’esistenza tutta fatta carne, non piegarti al perdono se non hai voce.

Hai due piccoli nei nell’incavo dei fianchi, ondeggiano mentre cammini verso di me, mentre resto lì, a guardarti solo, a ricongiungere le mani in attesa di una fede promessa, a piegare scuse, inventandone i tratti, qui, come me a rassicurarti sul bene che non c’è, sul tempo che non ci sarà, su quello che sarà domani ma non è. E mentre aspetti rinasci in un abbraccio che non chiede, dà.

Ho due piccoli sulle labbra, me li hai posati una mattina e c’era il sole in strada; sono scivolati da una tazza di caffè, mentre sorridevi in silenzio, a godersi quell’attimo di solitudine compresa, tra te e me e il nulla dell’abbandono. Non il mio.

 

 

The Wind Rose, la donna di Matteo Stucchi

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The Wind Rose, la Rosa dei Venti, quattro punti cardinali.
Matteo Stucchi, giovane designer, ha osservato le donne del mondo, il loro incedere, lo stile e ha creato un’originale caratterizzazione legata ai quattro punti cardinali.
Ogni donna un colore, una forma, una tipologia che le caratterizza. Ogni donna una ceramica, forma d’arte creativa manuale, modellata a mano, dipinta, racchiusa del senso etnico di appartenenza.

West è la donna rigogliosa e lussureggiante dell’America, North è quella dal petto ampio e morbido che ricorda un triangolo rovesciato dalla femminilità forte e dalla bellezza algida bellezza, South è quella dai fianchi forti e generosi tipica del sud del mondo e delle sue donne, sensuale e passionale, East, infine, è quella asciutta quasi androgina che ricorda la bellezza asiatica.
Marie Claire Maison -23/01/2017

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Info utili
Pagina Facebook Matteo Stucchi

La rottura, il gesto artistico. Kintsugi Chiarartè.

La rottura. Il gesto artistico estremo.
La perfezione che si fa imperfetta.
Rompere non è un momento leggero. Occorre dosare la mano, avere la mente vuota e pronta ad accogliere la nuova forma che l’oggetto prenderà, i frammenti scomposti.
Nella mia mente disegno le linee di rottura, il colpo del martello non è casuale ma condotto e studiato.
L’approccio non è affrettato, la musica accompagna la mano che diventa il primo organo di senso: nasce tra me e la ceramica una sorta di empatia, tra la terra e il mio cuore, tra l’artista ceramista e il restauratore. Le linee diventeranno oro. L’imperfezione della rottura vivrà una nuova, unica, perfezione dorata.
kintsugi.chiaraarte.it