U.mani.tà, la poesia tra le mani

In questo mondo scalcagnato sembra più difficile incontrare la bellezza e poesia nelle persone. C’è più indignazione che serenità, più corsa che riposo. C’è molta diffidenza nei volti, attese nelle parole, scontri, spesso accesi su toni opposti e mai, mai pacati. E nemmeno ci si spinge a tentare di comprendersi. Si urla e basta. 
Questo mi appare il mondo di questi tempi. E viene normale non credere, disilludersi, sottovalutare. 

Accade che le convinzioni si rovescino e così mi è successo con Jacopo Tealdi.
Ho chiesto a Jacopo, nuovo cliente a cui riparerò un prezioso oggetto con l’arte Kintsugi, di raccontarmi una storia, La storia del suo oggetto. Mi aspettavo due parole striminzite e invece mi sono trovata imbarcata per un viaggio onirico e magico. Jacopo sa usare bene le parole, le sceglie corrette e dedicate, soppesandone, senza darlo a vedere, il sapore e l’emotività.
Ma di questa storia vi racconteremo più avanti, quando il lavoro sarà iniziato e finito, quando il suo oggetto prezioso avrà un nuovo nome e una nuova, potente vita.

Oggi voglio raccontarvi del suo spettacolo. Mi sono fidata, questo ho fatto. Jacopo Tealdi, cliente da poche ore, mi ha invitata a vedere quello che a suo dire, era, è, Lo spettacolo. Uno spettacolo unico nel suo genere, nuovo, moderno, allegro, comico, poetico. Emozionante. 
E sì, mi sono fidata e no, non mi ha mentito Jacopo.

Nel buio della periferia torinese, alla Cascina Duc, con gli occhi sgranati e lucidi dell’emozione della bambina che alberga in me, lo stupore nel petto, ho assistito a un’ora e mezza di dialoghi tra le sue mani: MrPiccolino,  il Professor LuisDaimon, la soubrette diva LadyWanda, il più grande ammaestratore di papera al mondo BwlBwlKubadilisha. Personaggi velocemente cambiati, movimenti così veloci da fare dimenticare che a parlare erano mani, non vere persone. Jacopo, nel suo spettacolo “U.Mani.tà” viaggia tra ironia e divertimento, poesia ed emozione, portando i suoi spettatori in un viaggio fantastico, fino a farli diventare unicorni!

E no, non mi sono mai sentita prima un unicorno e sì, ora sì.

 

La pagina Facebook di Jacopo Tealdi Art , cercate le nuove date. 

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Le ali di Benedetta

Tra i tanti insegnamenti che la vita dispensa, uno, forse uno dei più importanti, è quello che tra gli amici i sentimenti veri restano.
Può accadere di non vedersi per anni, di sentirsi di rado, ma se si è costruita una casa, le pareti restano intatte.

Così anni fa mi è capitato di imbattermi nelle ali di Benedetta. Benedetta vispa, passionale, vivace, decisa, Benedetta poetessa, nonna, madre, amica.
Benedetta donna. Le sue mani lasciano pezzetti di pane per strada, fiori dipinti ai vetri, un terrazzo dove affacciarsi a incontrarsi la vita. Benedetta ha ali, grandi ali di parole che stende ogni mattina, rannicchiate la notte.

L’alba
L’alba succhia al buio della notte
parole e silenzi che depone
nelle culle di carta
dei romantici insonni

mb

benedetta_murachelli

Benedetta è poetessa, gioca con le parole con garbo e eleganza, conosce le regole e le plasma, modella senza alterigia, con calma e pazienza insegna.
Benedetta studia, legge, e rende la bellezza in dono.

Ieri ho rivisto Benedetta Murachelli a Pantigliate, in occasione del laboratorio di scrittura “Le parole per dirlo” presso la biblioteca comunale, incontro organizzato dal Centro Donne Pantigliate. 
“L’amicizia è un patrimonio, occorre dosarla” e non sprecarla, aggiungo io.
E no, con te Benedetta, l’amicizia non è mai sprecata, ma è una bella certezza.

Per chi non conoscesse Benedetta Murachelli, il suo blog
Pensieri Incustoditi 

Anni fa intervistai Benedetta
Intervista a Benedetta Murachelli 
(Il blog prima aveva un altro nome , ora si chiama Germogli d’arte, ma è una storia passata che non interessa a nessuno, meno che meno a me, per fortuna.)

Ok, il prezzo è giusto, di editoria e cose da sapere.

Ho autopubblicato un manuale sull’arte Kintsugi di cui mi occupo. L’ho creato con Lulu, poi stampato e messo in vendita su Amazon, Giunti e altri canali di vendita online, così come di default.
Avendo un profilo su ebay, l’ho messo in vendita anche su questa piattaforma. 
Ho in questi due casi determinato io il prezzo, congruo e per il numero di pagine e per l’argomento.
Su Amazon costa 11,46€ (prezzo che oscilla ogni giorno e non capisco perché ma questa è un’altra storia)
Su Ebay costa 12€, spese di spedizione gratuite

io

Facendo ieri un giro nel web, e nello specifico su ebay, ho scoperto che il mio libro è in vendita su altri 6 negozi online ai prezzi più disparati. TUTTI e ripeto tutti, sono MAGGIORATI RISPETTO AL MIO.

Amazon                                     11,46€
Ebay mio profilo                     12€ (spedizione gratuita)
ausreller                                    20,14€                                              30,14$
superbookdealers1                13,14€                                              12,01 GBP
bargaingbookstore                14,78€                                               17,16$
grandeagleretail                     17,88€                                               20,76$ 
digilabitalia                             13,98€ 
major-store                              20,20€ 

Pare, ma non sono certa, che questi siti riescano a vendere direttamente da Amazon, quindi non hanno magazzino o altro. Così leggo da alcune recensioni negative (poche) di chi si è accorto solo dopo di aver pagato un prezzo maggiorato rispetto all’originale.
Ora, a me personalmente la cosa in questa specifica occasione non tocca, anzi, comperano il mio libro e lo rivendono, ma su larga scala, a voi questa non sembra una truffa? O simile?
Poi è vero, spetta a noi cercare nel web il prezzo più vantaggioso, ma qui mi sembra davvero un labirinto (e una grande perdita di tempo)

Voi siete a conoscenza di questo fatto? Lo avete già riscontrato? Succede solo per le autopubblicazioni o anche per le pubblicazioni da case editrici? Come possiamo noi consumatori tutelarci? 

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Ci sono vite

Ci sono vite che scorrono in coppia, su binari paralleli. Ci si spinge a vicenda, non so spiegarlo bene, uno va avanti, l’altro si ferma, si torna indietro, ci si fa un po’ compagnia e si riparte. Può essere che uno vada più veloce, ma accade sempre che ci si ricongiunga. È come se il suono di una vita riecheggiasse nell’altra, parte un movimento in una e dopo poco parte anche nell’altra.
Non so capire se sia un caso o se davvero si possano toccare spazi siderali, chiamiamoli così, extracorporei, spazi della mente che avvicinano le persone, molto spesso due, altre volte anche più. È una specie di armonia, viene dal basso, dalla terra, la senti crescere come una radice attaccata e si libra dentro di te.
A me accade, è così, è essere vivi.

Bisogna mangiarne di polenta per diventare santi.

E adesso dimmi di quante scarpe hai bisogno per camminare, intendo anche il colore, la forma, il cappello da mettere alla processione. E non guardarmi con quel viso strano, di chi non hai messo un dito nella marmellata, che a farlo sono sempre bravi gli altri mentre tu no. Ammetti che di scarpe ne hai bisogno tante, perché a  trovare quella perfetta ci vorrebbero due vite e far scappare quella con il tacco e il rossetto, il tatuaggio alla base del collo o la calza a rete, sarebbe una follia. Perché a te il sesso fa solo restare, mica  fuggire e lo so.

Dimmi tu bene se devo stringere i lacci o lasciarli lassi, se vuoi il lucido o la polvere, perché confonde si sa ed è meglio così, a lasciare tracce poi non conviene, ci inseguono i lupi. O forse i leoni, quelli finti, senza i denti, solo criniera e nemmeno sanno fare roar, e ora lo so, ah, lo avessi saputo prima! Ma di polenta bisogna mangiarne per diventare santi. O saggi. È così.

E quindi ora che hai le scarpe ti devo anche tracciare la strada? Vuoi qualche petalo sparso o basta una striscia d’asfalto? O forse un viottolo di campagna o una riga dritta, in mezzo alle case, nell’edilizia perfetta di una città nuova, moderna, tra grattacieli e luci, moda, meraviglia e traffico, tanto, c’è da perdersi dentro, e anche fuori, insomma una bussola forse dovrei darti, mica le scarpe, quelle le trovi da te.

Ma poi cosa importa cosa ti do, prendi quello che vuoi di ciò che conta: Noi.

Il profumo dei tigli in fiore

È verso l’imbrunire che il profumo si spande, tra il buio disteso e una nuvola ancora bagnata, come un pacchetto di sigarette snocciolato tra le mani. Penetra, indistinto amante, tra le nari, inafferrabile passione, da mordere e godere, penetra, dolce agro, dai fiori appesi alle illusioni di rami distorti, contorti, destinati al cielo.

Ha un profumo di infanzia misto al vivere quotidiano il profumo dei tigli in fiore, un ricordo spezzato in gola di anni felici affacciati al balcone, la primavera, le scarpe strette dal troppo crescere, una trombetta e la tua mano poggiata sul cuore, più sopra, nel mio godimento.
Di questo resta la cenere sparsa ai piedi, gli sguardi assenti, mani fredde di destini spostati, finiti, di questo resta  il profumo, il profumo dei tigli in fiore, che non tradisce, lui soltanto, fedele, l’amore.

Ma dove sono stata per 50 anni?

Leggo, leggo molto, la lettura mi affascina, intriga, mi innamora, mi estranea, mi fa vivere nuove vite, mi appassiona.
Leggo, non sempre imbrocco l’autore giusto, alle volte inciampo, mi affatico per finire le pagine, altre invece le divoro, le ritaglio, le dipingo, le vivo dentro. Dentro di me.

Ultimamente ho letto libri, alcuni scritti da donne, e che mi sono stati regalati e che mi sono capitati. Non nego fossero scritti bene, senza errori di grammatica intendo (beh, se no non li avrei continuati) ma le loro storie erano storie già viste, scontate, banali oserei dire. Testi da blog, azzarderei e non cito i nomi perché non vuole essere una critica la mia ma solo una soggettiva valutazione che mi porta a tenermi lontana dal leggere, ahimè, libri contemporanei.
Non tutti, ma certo genere di romanzi che travalicano in romanzetti, spesso rosa, spesso celebrativi, spesso tutti uguali, omologati: la donna single felice ma sola, la donna sposata con il marito che la trascura, le amiche, i figli, gli animali, l’omosessualità, i vegani, tutto nelle stesso calderone.

Leggo in fretta, finisco il libro, mi viene fame d’altro perché non sono stata saziata.

Poi arriva lui, Douglas Adams, la “Guida Galattica per gli Autostoppisti” 1979 e la mia lettura diventa interessante. Leggere diventa un gioco, il testo scorre, non ci sono banalità, ma follia, ironia, nessun piagnisteo, nessun amore finito/inziato/sballato; non ci sono idee già lette in altri contesti, non ci sono ripetizioni ma 844 pagine di piacere.

E chissà dove sono stata io per 50 anni senza aver mai letto prima la Guida Galattica!

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E voi, cosa state leggendo? Consigli, idee, cose belle?