Rete al femminile, donne che fanno rete.

Oggi il mio nuovo post sul blog della Rete al Femminile:

“Non si smette mai di imparare”: questo è uno dei motti che noi artigiane e libere professioniste abbiamo appeso sulle pareti dei nostri laboratori/uffici.
Se sei nuova del mestiere, se hai appena aperto la partita Iva, tienilo a mente: studiare, crescere ogni giorno, tenersi aggiornata, incontrare persone, essere sempre curiosa, è il modo migliore per dare vitalità alle giornate ma soprattutto per accrescere la propria professionalità. Perché si sa, e per chi non lo sa glielo dico ora, non si vive di solo talento, sebbene in un mondo di improvvisazione si è portati a crederlo: dietro a un passo di danza ci sono anni di studio, nella grammatica accurata di un testo, l’analisi precisa; nel tratto di un quadro la ricerca dei colori, nella perfezione della luce di una fotografia la continua ricerca di nuovi filtri e obiettivi.

Tutto questo si può imparare studiando, frequentando corsi, workshop: ma se ciò che cerchiamo ancora non c’è?
O se c’è è in un’altra lingua, se non esistono corsi da frequentare, se troviamo poche informazioni confuse, ma nonostante tutto riusciamo ad imparare, cosa siamo pronte a fare?
A condividere con gli altri i nostri sforzi o a tenere segreti i passi del nostro successo?…

Continua qui “Ho un’idea e voglio raccontarla in un libro, come faccio?” 

Kintsugi Chiarartè, l’arte di rendere unica la fragilità.

Questa sono io, questi sono i passi, spesso lenti, spesso accelerati, che sto percorrendo lungo la nuova via del Kintsugi.

Il video è realizzato da Alma Vassallo per CNA impresa donna Piemonte per il Consiglio regionale “Quando una donna decide di cambiare, tutto intorno a lei cambia.” venerdì 26 maggio.

Mi emoziono a vedermi, lo confesso, e mi emoziona che Alma sia riuscita, pur senza conoscermi, a raccontarmi per quella che sono, a cogliere gli attimi, lo sguardo, certi miei gesti che sono solo miei.

E così la ringrazio, come ringrazio tutti coloro che stanno fortemente credendo in me, nel mio lavoro e che mi supportano.

La Sirenetta di Copenaghen, resta l’ignoranza.

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Di Jose Antonio – Opera Propria, CC BY 4.0, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=5167320

“La statua della Sirenetta è una scultura bronzea alta 1,25 m e dal peso di 175 kg, situata all’ingresso del porto di Copenaghen, di cui è uno dei simboli. Raffigura la protagonista, Sirenetta, di una delle più celebri fiabe di Hans Christian Andersen, La sirenetta” da Wikipedia.

La Sirenetta è l’omaggio di Carl Jacobens alla celebre figura della fiaba della sirenetta, nessun valore patriottico, politico, ma un gesto artistico fine a se stesso, per il gusto del bello e dell’amore, realizzato nel 1913 dallo scultore Edvard Eriksen.
Negli anni è diventata molto di più per i danesi, un simbolo, un luogo di ritrovo, un affetto che si impara fin da piccoli, una presenza viva
Si sa che i simboli assumono valori strani anche quando non ne hanno, per il solo fatto di essere simboli. E così la statua è stata presa in ostaggio da ogni genere di contestazione religiosa, politica, di genere, che l’hanno ripetutamente fatta oggetto di ogni genere di vandalismo.

Nel 1964 la testa è stata segata e asportata (e mai ritrovata) da un gruppo di artisti schierati politicamente, parte del Movimento Situazionista.

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Nel 1998 viene di nuovo asportata la testa e questa volta riconsegnata. Colpo fatto da ignoti.

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Nel 2007, in occasione della festa della donna, a Marzo, viene dipinta di rosa.

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Nel 2007 per contestare la politica di apertura agli immigrati, alla sirenetta venne messo il burqa.

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Nel 2014, per ricordare il fatto del 1964, quando alla sirenetta venne asportatata la testa, l’artista Uwe Max Jensen si fece ritrarre nudo con un secchio in testa a ricordare la decapitazione.

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Questi sono alcuni degli atti vandalici a cui è stata sottoposta la celebre statua (li potrete trovare tutti  nel sito http://danimarcapertutti.blogspot.it/2011/04/meanwhile-in-denmark-speciale-la_8577.html)

E questo è quello nuovo, rossa come il sangue delle balene che vengono ogni anno uccise nel mare delle isole Faroe; è la dimostrazione da parte degli attivisti contrari alla loro uccisione. L’amore che i danesi hanno per questa piccola ma significativa statua ha fatto sì che ora la statua è già pulita e restituita alla sua bellezza. 134710204-441d4450-afd3-403b-9e21-374ec54e7e0d

Resta l’ignoranza, quella non si pulisce con nessun prodotto e non si ripara né si risolve.
Resta l’ignoranza di chi, per dimostrare la propria idea non si cura di nulla: la sua idea è unica e migliore delle altre e merita ogni tipo di comportamento, sebbene errato e vandalico.

Resta l’ignoranza e da quella, purtroppo, il mondo non si salverà.

Info utili e fonti
Danimarca per tutti, Meanwhile in Denmark http://danimarcapertutti.blogspot.it/2011/04/meanwhile-in-denmark-speciale-la_8577.html
Wikipedia, la storia della Sirenetta https://it.wikipedia.org/wiki/Statua_della_Sirenetta
La storia dell’installazione artistica del 2014 http://www.tgcom24.mediaset.it/magazine/2014/notizia/copenaghen-nudo-per-la-sirenetta-la-strana-performance-di-un-artista-danese_2041170.shtml
Il nuovo attacco di due giorni fa, la sirenetta rossa http://www.repubblica.it/ambiente/2017/05/30/foto/copenaghen_sirenetta_vernice_rossa-166797235/1/#2

(le foto sono tratte dal web e nello specifico negli articoli qui sopra citati)

Milano Asian Art

Milano Asian Art, l’arte si mette in mostra 11-31 maggio 2017

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L’incontro con la cultura giapponese fa parte del mio bagaglio già da molti anni, ma sicuramente lo studio e la pratica del Kintsugi mi sta spingendo ad approfondire molti lati che mi erano sconosciuti. La manifestazione che si tiene a Milano, Milano Asian Art, giunta all’ottava edizione, è un buon modo per scoprire l’abile arte degli artigiani giapponesi, così legata alla filosofia Zen e allo stile di vita.

Milano Asian Art si sviluppa attraverso una serie di gallerie antiquarie che mettono in mostra differenti caratteri dell’arte giapponese: Maki-e da Mirco Cattai; Dei e Demoni dell’Asia da Dalton Somarè; Il Tibet di Giuseppe Pucci da Renzo Freschi; Raqm, nel segno del ricamo da David Sorgato; Byobu, paraventi giapponesi, da Giuseppe Piva; Netsuke da La Galliavola. Il Museo Poldi Pezzoli ha una mostra dedicata “C’era una volta il Giappone” di fotografie e netzuke del XIX sec, mentre il MUDEC propone visite guidate condotte da Giuseppe Piva nei suoi depositi.

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Per chi ama l’arte giapponese è un’occasione imperdibile, ma vale anche a chi ha voglia di entrare in un mondo di lentezza, precisione, dove ogni dettaglio ha il valore dell’infinito, dove la cura è perfezione.

Vecchiaia

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Qualche giorno fa ero al supermercato, un anziano davanti a me ha preso due pacchetti di pane a cassetta, uno l’ha nascosto sotto il maglione, l’altro l’ha tenuto in mano, a nascondere quello rubato. Alla cassa ha pagato ed è andato, non so se era imbarazzato, io sono stata zitta ma ho pianto dentro.

Da qualche giorno passeggia davanti alla mia finestra un vecchio; prima aveva un cane, lo portava fuori quattro volte al giorno, lo aspettava, lo chiamava, gli parlava, erano una cosa sola. Ora il cane non c’è più, non so se è morto, se si è perso. L’uomo passeggia piano, ogni tanto si ferma, credo lo aspetti ancora. Si ferma e sembra ascoltare, forse lo sente ancora, lo sente solo lui. Io non so se lui sia triste, io sì.

Quando restauro le mie opere con l’arte Kintsugi penso che sarebbe bello poterlo fare anche alle persone, stimarle e amarle al punto di coprire d’oro le loro ferite. Quelle della vita, quelle nell’anima. Ne abbiamo tutti, i vecchi di più e restano lì, a sedimentare una sull’altra, una montagna di ferite da cui non ci si riesce a salvarsi più.

 

 

Perché uso la tecnica giapponese originale Kintsugi.

Perché uso la tecnica giapponese Kintsugi originale?
Sono una restauratrice e la mia impostazione è il rigore: seguo sempre il filo logico e storico di un pezzo prima di lavorare. Il mio approccio è di rispetto per i luoghi, per l’artista, per l’epoca.
Credo quindi che usare la tecnica originale giapponese Kintsugi, con lacca urushi, polvere d’oro importati dal Giappone e tanto tempo, sia il modo unico per realizzare opere Kintsugi.
È giusto che chi acquista un’opera Kintsugi sappia quali sono stati i passaggi, quali i materiali, i tempi; così come il cliente che mi porta un pezzo da restaurare.
Il tempo del Kintsugi è un tempo lento, tutto il resto è la fretta dei nostri tempi, l’accelerare e snaturare il dove e il come.

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Vorrei conoscere Emma

Emma io non so chi sia.
Emma è una donna, una donna che ama il Kintsugi, che sta compiendo un viaggio con la sua mamma, ma non ne conosco il motivo.
So dove abita, so che si chiama Emma, so anche che ha davanti a sé una strada difficile e dura e faticosa, ma non conosco il percorso e nemmeno la motivazione.
Emma io non so chi sia.
Emma ha degli amici, Bethan, Stine, Holly and Jen. Ha degli amici che la amano, la stimano, le sono vicini, a causa di quelle ferite che Emma ha e che deve sopportare.
Non hanno parole, e in effetti alle volte proprio le parole non escono; gli amici di Emma hanno però un dono. Un dono per lei, per ricordarle il loro amore, la sua forza, la loro ammirazione.

Emma vive a Londra e io non so chi sia. Le ho spedito oggi una mia opera Kintsugi, realizzata con un gres del Monastero di Bose, una ceramica imperfetta che io ho restaurato con la tecnica originale giapponese.
I suoi amici hanno comperato questa ceramica che io ho spedito a lei, Emma per dirle che loro ci sono e la stimano.
E lo hanno fatto con una mia opera “Imperfetti” chiedendomi di inserire nel pacco la loro dedica, quella che vi ho raccontato.

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Gratitudine. Questo sento.
Quando ho iniziato a lavorare con l’arte Kintsugi ho amato la tecnica ma mai avrei immaginato che mi avrebbe portato a conoscere storie, sentimenti e persone nel loro profondo, nelle ferite, nelle resurrezioni.
Emma è una delle tante storie, solo che Emma non la conosco.
Ma so che avrà con sé un mio lavoro per ricordarle che la vita va avanti nonostante tutto e c’è salvezza e forza per ognuno di noi.