Il mio Kintsugi, le immagini da condividere.

Questa è l’immagine più conosciuta quando si digita kintsugi su google. Viene usata abbinata a frasi che riguardano le nostre ferite, la loro preziosità e cura, così come l’arte kintsugi fa con le ceramiche e l’oro.

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Non so dire di chi sia questa ceramica, non c’è traccia dell’autore. Resta comunque l’immagine più usata.

Sapete com’è, alle volte vengono idee strane e visto che ormai l’arte kintsugi è entrata prepotentemente nella mia vita lavorativa, ho pensato: “Cosa rende un’immagine virale? C’è modo di far usare le mie ceramiche kintsugi per raccontare delle storie?”

Ed ecco l’idea, piccola ma pretenziosa.

Queste sono alcune delle mie ceramiche kintsugi, ad alcune ho aggiunto le mie parole, altre sono solo immagini.

Possono essere condivise, usate, si possono aggiungere scritte, disegni.
Sono senza copyright, puoi cliccarci sopra (tasto destro, salva immagine) e poi scaricarla. 

Mi piacerebbe che restasse la scritta Kintsugi Chiarartè, sarebbe bello si risalisse a me. Se così non fosse, ogni immagine ha un nome, ecco, magari quello sarebbe bello restasse.

Per il resto, che sia gioco, provocazione, che sia illusione, divertimento, se vi piacciono, usatele, vediamo cosa succede. E se succede, sarà anche merito vostro. 

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Il barone Wilhelm von Gloden a Taormina: storie di nudo e bellezza.

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Foto Wilhelm von Gloden

L’Italia meridionale, dalla fine del 1800, diventa la meta preferita di giovani artisti del nord Europa, attratti dal clima, dal mare e dalla cultura radicata in ogni angolo.
Spesso erano afflitti da tubercolosi e approfittavano del mite clima invernale per curarsi. Avevano discrete disponibilità economiche e spesso non tornavano a casa ma restavano nei luoghi prescelti, Calabria, Campania e Sicilia. Il viaggio veniva chiamato Gran Tour (ne ho scritto qui Escher e il Gran Tour in Calabria

Wilhelm von Gloden, Wismar 1856- Taormina 1931, pittore mancato e fotografo tedesco, affetto da tubercolosi, viene invitato dal pittore Geleng a Taormina, dove risiede.
È il 1878 e da allora fino alla sua morte nel 1931, a parte un breve pausa dal 1915 al 1918 per la Guerra, resterà a Taormina.
Ebbe grande parte nella documentazione fotografica del devastante terremoto a Messina del 1908 ma è maggiormente conosciuto per i suoi ritratti di giovani pastori nudi, collocati in ambientazioni classiche. Le sue foto sono ispirate all’antica Grecia, una sorta di Arcadia romantica.  Attenta è la cura dell’illuminazione, la posa dei modelli che venivano cosparsi di una lozione di  latte, olio di oliva e glicerina per nascondere le imperfezioni della pelle. Innovativo l’uso di filtri e lenti.

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Si dice che Wilhelm von Gloeden non oltrepassò mai il limite della decenza, che non furono trovate fotografie esplicitamente erotiche, fu sempre molto attento a rispettare il luogo che lo ospitava; fu da traino per intellettuali omosessuali, quali Oscar Wilde ma non si hanno notizie di atteggiamenti licenziosi.

Quello che ricercava Wilhelm era la bellezza acerba dei giovani corpi, il richiamo classico nelle pose e nella scenografia, un tocco di poesia profonda tra le pieghe del corpo umano. E sullo sfondo l’intatto incanto di Taormina. 

Informazioni utili
Wilhelm von Gloeden, Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Wilhelm_von_Gloeden
Taormina http://www.comune.taormina.me.it/

 

Immagina…

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Questa è la foto di un grande vaso portaombrelli che ho restaurato con la tecnica Kintsugi, questa immagine è la parte del lavoro dove le crepe sono coperte con lacca urushi rossa. Solo dopo verranno coperte con la polvere d’oro. Il rosso serve per scaldare l’oro, per dare corpo, per rafforzarne la potenza cromatica, non è una scelta casuale. Con l’argento, ad esempio, si usa il nero che raffredda.

Mi hanno fatto notare che quelle che io vedo come linee di rottura, sono dei disegni e, come per le nuvole, diventano ciò che la nostra mente immagina.

Avete voglia di lasciare libera l’immaginazione e di giocare con me?
Voi che cosa vedete?

Kintsugi, quando arte e anima si incontrano

Due settimane fa ho condotto con Stefania Macchieraldo, psicologa, il laboratorio “Kintsugi, l’arte di valorizzare le crepe della vita”  presso il suggestivo “Oltrebosco”, uno spazio di cultura, arte, natura e buon cibo, al limitare del bosco nella conca della Valle dell’Elvo, a pochi km dal santuario mariano di Oropa.

La giornata si è alternata tra pioggia, sole, vento ma lo stretto contatto con la natura e i propri sentimenti ha reso tutto perfetto e armonioso, come se si fosse seguito un binario prescelto e unico.

Tutto nasce con l’arte Kintsugi, di cui io sono esperta, e che uso e come restauro su oggetti in ceramica di clienti e su oggetti che rompo intenzionalmente per poi renderli a vita nuova con la tecnica giapponese della polvere d’oro e della lacca Urushi.

Cosa si fa durante il laboratorio?
Prima di tutto si parte dalla conoscenza reciproca perché anche se solo per un giorno, sei persone che si frequentano diventano un gruppo.

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Ci si scambia un po’ di sé; poi ci si mette in relazione con una ceramica, l’oggetto che sarà studio della giornata. Un oggetto che diventa da sconosciuto a conosciuto, toccato, sentito, odorato.

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E poi? Si immagina una ferita, una nostra storia, la si visualizza e con la cerimonia della rottura, la si frantuma. Non è facile, non lo è la prima volta, non lo è mai, imprimere una potenza volontariamente su di un oggetto, ancora più difficile se lo abbiamo conosciuto e imparato a vivere come nostro.
Ma si può fare ed è una liberazione. Non sempre però.

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L’oggetto in ceramica rotto diventa quindi il nostro studio; io prima introduco all’arte Kintsugi, la storia, la cultura, l’arte giapponese della fine del 1400 (come racconto nel mio libro “Kintsugi, l’arte di riparare con l’oro”)  e, per gradi, insegno a riparare il proprio oggetto con la tecnica semplificata di resina e colla. Questo perché la tecnica giapponese originale che pratico sui miei pezzi è una tecnica complessa e molto lenta e non si può insegnare in una mezza giornata e senza un minimo di professionalità.
Hai paura di non essere in grado di rimettere a posto i tanti pezzi rotti? Nessun timore, occorre calma, pazienza e voglia di imparare: i risultati sono assicurati e ciò che resta è un oggetto nuovo, realizzato da noi. Unico e speciale!

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Dopo la pausa pranzo il laboratorio procede con il Teatro dell’Anima condotto dalla psicologa Stefania Macchieraldo; lo psicodramma viene incentrato su una ferita personale, che verrà raccontata e in seguito rappresentata. Questo permette di viversi e vedersi al di fuori e spesso ciò che incontriamo non è quello che pensiamo, ma un altro noi. La sorpresa alle volte è grande, altre commuove, altre lascia stupiti e attoniti: ciò che si crea è un gruppo solidale che racchiude le storie e le conserva dentro sé senza giudizi e prevaricazioni. Non si deve temere di questo breve viaggio nell’anima, seguiti per mano dalla professionalità di Stefania.

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Alla fine resta il cuore, un oggetto riparato con la tecnica Kintsugi, qualche ora di confidenza, di divertimento, di riflessione, ore dedicate a noi, al nostro tempo, per arricchirlo e rinnovarlo.

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Grazie a coloro che con me e Stefania hanno vissuto un sabato nuovo!

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https://www.facebook.com/kintsugicrepevita/
http://www.oltrebosco.com/
http://www.kimila.it/
http://kintsugi.chiaraarte.it/

 

Un mio articolo su La Tigre di Carta

KINTSUGI: L’ARTE DI RENDERE UNICA LA FRAGILITÀ

La storia, la tecnica e la filosofia

Quanti tipi di rottura conoscete? Comunque siano, il risultato è sempre formato da cocci, più o meno grandi, più o meno numerosi, ma cocci; ciò che cambia è il processo che ha portato alla rottura perché ogni oggetto conserva dentro di sé la sua storia.

La rottura più comune è quella accidentale dovuta a eventi naturali, un colpo di vento, un libro che scivola dalla libreria, o a un gesto maldestro, un movimento improvviso e succede il danno, la caduta a terra e la frammentazione, lo sgretolamento di piccoli pezzi.

C’è poi la rottura cercata, la rabbia che ci spinge a gettare a terra un oggetto, una sorta di parafulmine, che, quando siamo accecati, ci spinge a buttare addosso al nemico una tazza, un vaso, non conta quanto sia prezioso, anzi, alle volte più è prezioso e più ci sentiamo felici nella nostra pazzia.

E c’è l’incuria del tempo che passa, i traslochi, i cambi di destinazione, di proprietario, che fanno sì che l’oggetto si crepi, sbiadisca, si rompa.

Storie, questo conservano gli oggetti, storie di rotture, storie di vita; e pur sempre, alla fine, cocci.

L’arte kintsugi racconta storie di rotture e nasce proprio dalla rottura accidentale della preziosa tazza tenmoku di Ashigaka Yoshimasa, ottavo shogun dell’epoca Muromachi, in Giappone, verso la fine del XV secolo… continua qui “Kintsugi, l’arte di rendere unica la fragilità” 

“Come oro nelle crepe” Gioia di Biagio e le ceramiche kintsugi di Chiara Lorenzetti

“Non arrendersi al disagio del proprio corpo, trasformare la fragilità in bellezza e le cicatrici in rifiniture dorate, come nella tecnica kintsugi della ceramica giapponese”

Giovedì 6 Luglio, presso lo spazio la Corte dei Miracoli a Milano, via Mortara 4, ore 19.30 vernissage, ore 21  l’artista Gioia di Biagio presenterà la performance “Io mi oro”, sugli scatti di Anna Laviosa e Camilla Giannelli: l’arte Kintsugi applicata sulle cicatrici della pelle.
La performance accompagnerà l’uscita del numero 13 della rivista de La Tigre di Carta, il cui tema è lo sgretolamento.

In mostra ci saranno le mie ceramiche Imperfetti, realizzate da ceramiche scartate dai ceramisti che io rompo e riparo con la tecnica originale giapponese Kintsugi, lacca Urushi e polvere d’oro. Ed è un grande onore affiancare Gioia di Biagio

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ph©CamillaGiannelli

L’articolo completo su La tigre di Carta clicca qui 

Risplendi

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Risplendi nei solchi del mio viso, tra le rughe sparse del passato, impreziosendone i fori lasciati da tante battaglie, le mie. Le tue.
Quando mi fermo, sei accanto a me.

Kintsugi Chiarartè, gres. Imperfetti