Ringraziamenti

Ho trascorso una settimana in Giappone ospite di un progetto di cui potrò raccontare più avanti, legato alla mia passione Kintsugi. Quando sono partita per questo viaggio non avevo aspettative. Sapevo nulla o poco, non conoscevo chi mi avrebbe ospitato e seguito. Non ero mai stata prima in Giappone.
Un salto nel buio mosso dalla mia passione.
Ora, dopo una settimana unica, posso dire che ho incontrato persone gentili, cordiali, accoglienti. Il popolo giapponese ha un raffinato modo poetico di creare legami, un radicato amore per le tradizioni e una gioiosa voglia di divertire e sorprendere.
Grazie a tutti per questa meravigliosa esperienza. 

Ringrazio anche chi da casa mi ha seguito, sostenuto, chi in questi anni non ha mai smesso di avere fiducia in me, nelle mia capacità. Chi ha creduto in me anche e nonostante i fallimenti, gli amici veri, quelli che mi abitano sempre. 

Ps: a settembre vi racconterò tutto e capirete perché sono ancora senza fiato e con gli occhi e il cuore completamente ricchi 
Chiara san
Tokyo, 13 luglio 2018
 

tokyo director

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Vittime dell’immaginazione

Da qualche mese sono stati installati nella mia città e dintorni diversi autovelox. Luce lampeggiante di notte, incutono timore reverenziale e viene da sé che, in mancanza di altre indicazioni del limite di velocità, le macchine rallentino.

Solo pochi giorni fa ho capito che, quelle che dovrebbero essere lenti per inquadrare la targa e la velocità, sono SEMPLICI ADESIVI! Significa che da qualche mese un intero paese è vittima dell’immaginazione.
Mi sento un po’ beffata, a dirla tutta, beffata da una semplice colonnina arancione con una lucetta rossa e un adesivo che ho creduto potesse farmi una multa. Multa che non mi farà mai.   (qui un articolo sugli autovelox finti) 

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Non dovrei stupirmi però, siamo tutti vittime dell’immaginazione. Ci si immaginano amori che non esistono, che sono abitudine, non amore, l’amore è toccarsi. Ci si immaginano esistenze, strade, case, vite, vittime di sogni che non si realizzeranno mai.  Ci immaginiamo piatti di lasagne mentre siamo a dieta, capelli ricci mentre li abbiamo lisci.
Intorno a noi solo maghi di immaginazione, chi ci fa credere ciò che non è, illudendosi spesso da sé. Occorre aprire gli occhi, prestare attenzione e cura e sperare di non incappare in illusionisti di immaginazione.

Sì, l’ho pensato anch’io.

Da qualche anno a Biella, la mia città, c’è una moschea. È stata costruita nel tempo e piano piano abbellita, con un grande giardino intorno e muri colorati.
La moschea si trova accanto al cimitero, i muri confinano e il parcheggio è uno solo.
Mia mamma è sepolta in questo cimitero e spesso mi capita di andare a fare visita al suo ricordo. È successo che in tempi di ramadam e di qualche funerale ci sia stata molta folla nel parcheggio tanto da rendere la vita difficile a tutti.

I primi anni sono stata diffidente, una nuova cultura, mi dicevo che era sbagliato, che forse davvero ci avrebbero portato via il lavoro, che non era giusto che si vestissero diversi da noi, che erano a casa nostra e dovevano seguire le nostre regole. Che il parcheggio era del mio cimitero e non della loro moschea. Ho anche fatto balenare il pensiero che tra di loro potesse esserci qualche terrorista.

Sì, l’ho pensato anch’io.

Ora non più. Negli anni si è addolcito il mio pensiero, non vedo più dei diversi ma delle persone. Non delle differenze insormontabili ma dei costumi, non delle imposizioni ma delle idee. Persone, non casa mia e casa loro, solo casa.

A fianco del muro del cimitero c’è un campo da gioco per i bambini musulmani. Oggi, mentre ero al cimitero, li sentivo ridere e correre. Li sentivo giocare.
E mi è venuto spontaneo sorridere. Perché questo luogo di lacrime era rallegrato dalle grida di bambini, la vita. Senza differenza di razza, sorrisi e giochi oltre un muro.

A portare conforto al silenzio eterno, senza differenza di razza, etnia, ceto sociale o sesso: la stessa unica, identica, dignità.

Pensare che è così semplice…

Vorrei amarti per sempre

Vorrei amarti per sempre, stampato qui, come una parola inadatta al verbo, un plurale stentato, un bacio. Vorrei restarti dentro come una promessa sbiancata dall’onda sugli scogli, una mano che graffia, un dito che scorre lungo le linee errate della mia schiena e tu, che la baci senza posa. Tu.
Vorrei non spegnere mai gli occhi dietro a un tramonto, riscattare le ore spese a non raccontarsi, quelle in cui non c’eravamo, prima, il tempo strapazzato dagli orologi, non dalla vita, neppure tu.

Vorrei amarti per sempre, senza esitazioni e senza fine, in un presente lineare che oltre ai problemi e agli inciampi, sa vedere chiaro l’orizzonte.

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Ci sono vite

Ci sono vite che scorrono in coppia, su binari paralleli. Ci si spinge a vicenda, non so spiegarlo bene, uno va avanti, l’altro si ferma, si torna indietro, ci si fa un po’ compagnia e si riparte. Può essere che uno vada più veloce, ma accade sempre che ci si ricongiunga. È come se il suono di una vita riecheggiasse nell’altra, parte un movimento in una e dopo poco parte anche nell’altra.
Non so capire se sia un caso o se davvero si possano toccare spazi siderali, chiamiamoli così, extracorporei, spazi della mente che avvicinano le persone, molto spesso due, altre volte anche più. È una specie di armonia, viene dal basso, dalla terra, la senti crescere come una radice attaccata e si libra dentro di te.
A me accade, è così, è essere vivi.

“Rialzarsi è donna”

“Rialzarsi è donna” è la prima edizione di un premio letterario indetto da Apid Imprenditorialità donna a ricordo del primo presidente, Angiola Audino. Rivolto a donne imprenditrici, il tema portante è il cambiamento e la resilienza, temi spesso non facili da raccontare perché toccano la sfera intima e personale; parlano di fallimenti, di cadute ma portano con sé la voglia e il coraggio di rialzarsi, di andare avanti. Nonostante tutto.
Il mondo imprenditoriale delle donne è sempre più complesso di quello maschile, si fa più fatica per le nostre caratteristiche, i sensi di colpa, la fragilità nascosta, il senso di inadeguatezza. Di contralto le donne hanno forza da vendere, determinazione, empatia verso l’altro. Le donne sono forti.

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Ho partecipato con emozione al concorso letterario raccontando la mia esperienza di cambiamento, io come altre 50 donne. Di questi racconti, massimo 15000 caratteri, ne sono stati selezionati 15 che sono andati a comporre l’antologia “Rialzarsi è donna”: 15  storie di donne e di cambiamenti. Alcuni davvero potenti, storie da cui rialzarsi è davvero difficile, ed esserci riuscite è fonte di coraggio. E di speranza.
La premiazione si è svolta ieri, al Salone del Libro di Torino, a premiare Brigitte Sardo, presidente Apid Torino.

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Inaspettatamente il mio racconto è risultato primo classificato, e questo mi rende felice anche se credo, in un contesto come quello di “Rialzarsi è donna”, abbiamo vinto tutte. E credetemi, le donne che ho accanto hanno e stanno ancora, combattendo battaglie che io mai saprei affrontare con coraggio e con i loro meravigliosi sorrisi.
Il mio racconto si intitola: “15000 caratteri. O quasi. (perché non è la perfezione che conta)” e si può leggere qui. 

L’amore ha una forma densa

Certe sere l’amore ha una forma densa, esce dal cuore e lo puoi toccare. È una parola detta, una notizia inaspettata, il vago contorno sconosciuto della felicità. Ci si riconosce dentro, nelle parti molli del cuore, sbattuti da venti imprevedibili e sconfinati, quando la sera fa buio e le confidenze si fanno sottovoce, sotto le coperte, con un alito di fiato che non spegne una candela, figuriamoci la vita.

Certe sere le cose accadono perfette e non puoi farci nulla, sono lì che accadono per te.