Basterebbe un po’ di nulla

Vi invito a leggere una interessante riflessione sui nostri tempi scritta da Marina Petrillo nel blog Alaska: il titolo è “Il Grande Rancore” (qui il link diretto) .
È una visione lucida, mi ritrovo perfettamente nel fastidio e nella fatica di accettare un surplus inverosimile di notizie e informazioni: non riesco più a reggerne il carico perché tutte le notizie ormai portano con sé uno strascico lezzoso di odio e rabbia.

E pensare che basterebbe un po’ di nulla.

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La banalità di Lotito

Ho sempre più timore quando vedo il livore cieco, spesso immotivato, tra gli umani.

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La sceneggiata di Lotito, la pervicacia dell’idiozia degli ultrà laziali, l’uso banalizzato (prima a fin di male poi a fin di bene) dell’immagine di Anna Frank sono episodi nemmeno particolarmente significativi del mondo frantumato in cui siamo entrati, insieme agli “odiatori” di Facebook, ai giustizieri fai-da-te, agli antirazzisti coi “ma”, agli antivax punta di diamante del dilagare dell’antiscientismo, alle “mamme pancine” e via discorrendo di perdita di senno. Siamo circondati dalla banalità del male, sì, come alcuni commentatori ricordano, ma siamo circondati in particolare dalla banalità del vivere. Una categoria più ampia di quella di Hannah Arendt, che include il male “banale” (nel senso di non compreso, non concepito come tale) ma anche le ragioni del vivere.

cq5dam.web.738.462 2Noi non abbiamo più miti e riti, né icone, né ideali, né orizzonti. Mi rendo conto che ho sempre vissuto questa perdita come una “liberazione” da costrizioni sociali…

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La via

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È lungo la via, nei silenzi del cuore, che ritrovo la serenità dei nostri amori.

The Wind Rose, la donna di Matteo Stucchi

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The Wind Rose, la Rosa dei Venti, quattro punti cardinali.
Matteo Stucchi, giovane designer, ha osservato le donne del mondo, il loro incedere, lo stile e ha creato un’originale caratterizzazione legata ai quattro punti cardinali.
Ogni donna un colore, una forma, una tipologia che le caratterizza. Ogni donna una ceramica, forma d’arte creativa manuale, modellata a mano, dipinta, racchiusa del senso etnico di appartenenza.

West è la donna rigogliosa e lussureggiante dell’America, North è quella dal petto ampio e morbido che ricorda un triangolo rovesciato dalla femminilità forte e dalla bellezza algida bellezza, South è quella dai fianchi forti e generosi tipica del sud del mondo e delle sue donne, sensuale e passionale, East, infine, è quella asciutta quasi androgina che ricorda la bellezza asiatica.
Marie Claire Maison -23/01/2017

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Quel filo che unisce le anime

Quando due persone vivono vicine, e non intendo solo fisicamente, parlo di mente, intenti, desideri e progetti, talvolta, per una rara alchimia, accade che le cose accadano.
Hai presente quando sul pelo dell’acqua getti una pietra e questa diffonde la sua onda in grandi e lenti cerchi concentrici? Uno si diffonde nell’altro, un raggio sempre più ampio, fino a scontornarsi verso l’infinito. Oppure hai in mente quando le onde faticano ad entrare in armonia e poi arriva il momento perfetto che tutto combacia e all’unisono si accordano?
Quando due persone sono vicine dentro, quasi arrivano a somigliarsi, a dire le parole anticipandosi, sono presenti nell’attimo esatto in cui devono esserci.

Non so se siano le situazioni che si adattano o se sono le due persone che le attirano, non so il punto di partenza e forse non conta, conta quello che accade ed è armonia.
Non parlo solo d’amore, parlo di anime affini. E non parlo neppure di per sempre: questi momenti di solito hanno un tiro limitato, pochi mesi, anche meno, di perfetta sintonia, lo stesso rintocco. L’esserci senza doversi cercare, quasi anticipati i desideri.
“Al posto giusto al momento giusto” o “Il momento giusto al posto giusto”, ‘è un filo dorato che unisce le anime.

È raro ma accade, è raro e meraviglioso, alle volte inquieta nella sua magia, spesso delizia per la sua perfezione.

 

PROSCIUGHIAMO GLI STAGNI DI NARCISO

Viene voglia di darlo davvero quel bacio per non lasciarlo secco sulle labbra, quando ti ho davanti e sorridi, nel tuo vestito di calice bianco e il verde del campo attaccato.
Quando si spengono i pensieri per la ruota che corre di fretta attaccata alla vita, che non si riesce nemmeno a formulare un nome che è già sera, io mi apparto tra le pagine di Massimo e bevo quieta il vino rosso della sua poesia.
-solo questo-

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Come un’eclisse, un punto di ritorno
o quello G nascosto ad Atlantide.
Poi arriva. E non importa l’età o essere padre
politico o imprudente, malvagio.
Ecco che arriva, la verità di critica e orgoglio.
Scrivi il giusto, ma non ti basta il mezzo
ed il fine è carta straccia.
Finiamoli i diari da adolescenti rotti
il miele delle api alle orecchie, quei pruriti
che a questa età diventano oro. Fuori tutto!
è roba da anarcoidi sentimentali scemi
fare poesie nel mondo quando ce n’è milioni
di ottime e di opere d’arte.
Meglio un chiodo, una scopa, una ramazza
un attrezzo da officina.
Aggiustare, costruire, fare del bene agli altri.
E allora prosciughiamo gli stagni di Narciso
c’è troppa sofferenza importante per lavare
la propria col moschetto del cazzo.
Lei non torna, e lui c’ha un’altra da un quarto d’ora
mamma è vecchia, bisogna anche legarla nel letto.
Giù al lavoro…

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Cambio di prospettiva

Tutto quello che desidero è vederti renderti felice.