After the Night. Francesco Vullo – Kintsugi Chiaraarte

Inizio il 2021 con uno dei restauri Kintsugi più entusiasmanti del 2020: l’artista Francesco Vullo, durante il primo lockdown, ha partecipato a un mio corso online di Kintsugi tecnica moderna.

Ne è nato uno scambio interessante e molto creativo che mi ha portato a fare parte della sua nuova opera “AFTER THE NIGHT“con il restauro Kintsugi tradizionale con lacca urushi e polvere d’oro puro.

Vi consiglio di seguire Francesco Vullo nella pagina instagram https://www.instagram.com/fra_vullo/ per ammirare la bellezza dell’opera e comprendere, passo passo, la lentezza e profondità del progetto.

Più avanti vi racconterò le varie fasi di restauro; per ora ringrazio con stima e riconoscenza Francesco per avermi resa partecipe di un lavoro che è arte e metafora potente di rinascita.

Kintsugi Chiaraarte

La forza della fedeltà

Questo tempo nuovo ci sta mettendo alla prova. Tutti, nessun escluso.
Dobbiamo affrontare cambiamenti, sospinti da un vento impetuoso del quale non si conosce la rotta e, peggio, la destinazione.
Io, a restare salda, faccio fatica. È complicato e spesso faticoso, ma, quando il vortice del vento si placa, mi fermo a riflettere e metto in atto cambiamenti, prove e decisioni nuove, spesso, molto spesso, ardite e inaspettate.
Alcune funzionano.
Altre no

È la vita, o l’accetti e vai avanti o ti fermi. Ma davvero hai voglia di fermarti?
Questo tempo nuovo mi sta mettendo alla prova e l’ho raccontato qui, qualche mese fa, i miei cocci sparsi
I cocci, raccolti a terra durante le mie passeggiate nel Cilento, mi hanno fatto pensare alla creazione di nuovi ciondoli, una linea originale, CLOSEU2 TERRA:

Close2U TERRA è una edizione limitata di ciondoli fatti di cocci di ceramica di scarto raccolti a terra sui sentieri del Cilento.

Durante le mie vacanze passate ho camminato lungo i sentieri a picco sul mare, tra la vegetazione intravedevo il blu, la sua forza possente. A terra, tra caldo e fatica, ho raccolto i cocci gettati dall’uomo, piastrelle di cucine e bagni, stoviglie, frammenti di vita vera, vissuta, e chissà come, finita.

Close2U TERRA sono ciondoli imperfetti, rustici, le ceramiche paiono sbiadite a tratti ma più che mai sono colme di vita vera. Profonda, scavata nella terra, tornata alla luce, rinata.
Ho immaginato di unire i cocci pensando a noi, a quei pezzi di noi che si sgretolano a terra: le mie mani li hanno raccolti e riportati alla luce.

I ciondoli sono realizzati da me con la tecnica tradizionale Kintsugi, il retro è in lacca nera e i cocci sono uniti da linee in oro puro.

closeU2

Da un mese e mezzo ho ordinato la polvere d’oro in Giappone. Da un mese e mezzo la sto aspettando.
Il covid ha fatto dimezzare i voli e così lo spazio cargo.
E così sto aspettando.
Potrei usare polvere d’oro imitazione, polvere bronzata…ma perderei la mia idea di Kintsugi, tradizionale, unico e prezioso. Se usassi oro imitazione sarebbe uno dei tanti ciondoli che si trovano, io voglio creare qualcosa di unico e anche nella piccola linea, voglio mettere oro puro, quel valore forte che unisce le persone, così come i miei ciondoli CLOSEU2 raccontano.

E così aspetto.
Coraggiosa nella forza della mia fedeltà

La nuova collezione Kintsugi Chiaraarte

Avrei potuto scegliere la via facile di una semplice linea dorata sulle crepe: ho scelto invece la via lunga e poetica della tradizione.
La tecnica è quella tradizionale giapponese, che prevede, come dalla fine del 1400, lacca urushi, farina di riso, tonoko e polvere d’oro puro 24kt.
Non uso tecnica moderna, resina epossidica, polvere imitazione oro e oro a pennello.

Cerco di lavorare non solo con la tecnica ma di ritrovare anche la poesia.

Ogni oggetto, anche piccolo e per certi versi comune, ha una storia degna di essere narrata

La tradizione Kintsugi per Toyota Italia

E brillo del mio oro, dove so di poterlo mettere.

Autunno, la pioggia incessante, il cielo grigio, i tempi incerti e spesso incomprensibili.
Un senso di intimo scoraggiamento sembra avvolgerci, come una nebbia fitta e imperscrutabile.
È questo il momento il cambiamento.
Nessuno ci ha detto che sarebbe stato facile, che le nostre libertà sarebbero state per sempre, che gli agi, le comodità, la “comfort zone” che ci siamo creati sarebbe stata immobile.

Lo sapevamo che prima o poi sarebbe successo qualcosa che ci avrebbe destabilizzato, magari non abbiamo immaginato che sarebbe accaduto a tutti, tutti insieme.
Ma è forse ancora di più questa la forza per darci il coraggio di spostare il nostro equilibrio, i nostri baricentri, per guardare oltre.
Per inventare qualcosa di nuovo, che potrà essere anche il nostro futuro – perché i cambiamenti ci portano avanti, mai indietro-
Io accetto questo tempo dove non ho possibilità di fare altrimenti, provo a cambiare dove posso, studio e mi informo dove non conosco.

E brillo del mio oro, dove so di poterlo mettere.

Kintsugi tradizionale giapponese.
Lacca urushi, polvere d’oro puro su piatto.
Tempo di realizzazione 1 mese e mezzo

I -miei- cocci

cocci-Pollica

Questa sono io, sono i miei cocci.
Sono partita per una meritata vacanza dopo mesi difficili, per me, per tutti, dieci giorni di mare, sole, passeggiate. Avevo cominciato a svuotare la mente -due giorni soli di vacanza possono fare miracoli- e ho ricevuto la telefonata di mio figlio, che vive lontano, che non vedevo da 8 mesi, con la rottura del perone, da operare.
Avrei dovuto essere io quella forte, fargli coraggio – l’ho fatto, di fuori l’ho fatto- ma dentro mi sono sentita precipitare e sono caduta a terra, in tanti cocci.
Le mie vacanze non sono mai semplici, non so se sia destino, non so come chiamarlo

-perdita documenti, Corsica
-macchina foto rubata, Genova
-tenda rotta, Barcellona
-macchina foto rubata, Toledo
-telefonata con mamma grave, rientro immediato
, Germania

Ogni anno al rientro a casa ci contiamo per vedere se ci siamo tutti, interi e sani
– colica renale, ricovero in ospedale, Francia
-ginocchio bloccato, pronto soccorso Peschici
-tenda bruciata, Francia

-portafoglio rubato, Lago di Garda

Ci concentriamo per divertirci, poi alla fine ne ridiamo sempre, ma anche i parenti si domandano al nostro rientro: “come è andata quest’anno?”

– macchina con sistema elettrico bruciato, Francia, vacanza senza contachilometri e tergicristallo.
-macchina rotta ferma in corsia di sorpasso a 130km, poi ripresa, poi ferma definitivamente il 15 agosto in una strada desolata a Bari.
– dito mignolo incastrato in un moschettone, lussazione e pronto soccorso, riabilitazione in vacanza, Francia
-rientro per problemi urgenti, Normandia

Quando è suonato il telefono ero a piedi in cima a una bella passeggiata a Pollica, da lontano il mare, in mano una fetta di pizza rossa…i cocci sono caduti, li ho sparpagliati lontano.

Mio figlio è stato operato a Dubai e due giorni fa è rientrato a casa. Sta bene, è giovane e guarirà in fretta per tornare al più presto a fare quello che ama.
I miei cocci sono ancora sparsi, sono tutti diversi, sono i pezzi di questi anni passati e superati, ogni volta con maggiore fatica e consapevolezza che il tempo è uno solo e che l’imprevisto è dietro a ogni angolo, nascosto.
I miei cocci hanno bisogno di cura. Prima ancora della ricostruzione, di cura.
Sarà il kintsugi la mia cura.
Saprò anche questa volta saldarmi forte, ora che dentro sono un vetro in frantumi.



La stanza di Apollo

È successo in questi anni di ricevere in laboratorio persone curiose di me e del mio lavoro. Così come è successo di ricevere richieste di interviste online, pubblicazioni su vari siti.
Ogni volta è un’esperienza differente.
Quello che ho vissuto con Sofia è stato unico, un incontro lento, seguito tra le mani e le parole, partendo dalla passione comune per Herman Hesse -le anime affini si incontrano- alla stessa curiosità per le storie.
È stato facile aprire a Sofia -e a Gio per le foto- le porte del mio laboratorio e così le porte della mia mente; è stato un viaggio negli anni della mia nascita artistica fino ad oggi, a questo mio amore per l’arte Kintsugi, la tradizione, la bellezza preservata con il rispetto.
Vi invito a leggermi nelle righe delicate e poetiche di Sofia e di scorrere gli altri post, per incontrare artisti che spesso restano dietro ai propri lavori.

La stanza di Apollo: “Rimbalzi nel tempo e nell’oro”

Il tempo per elaborare la perdita

Il tempo ha mille accezioni, si pensa sia solo uno scorrere monotono e regolare di attimi, ma in realtà è mille cose altre e ognuno di noi ne conosce la declinazione.
Il tempo è soggettivo, dipende da come viviamo, dipende da come stiamo, dove siamo, le variabili sono infinite: ma tu come lo vivi?

Io ho cercato di fermarmi a riflettere su quello che è successo. Lo so, la pandemia ancora insiste su di noi, conosco bene i limiti, ma non posso mettere dubbio sul fatto che sono successe delle situazioni che ora non ci sono più e con le quali ho dovuto inevitabilmente fare i conti.

Sono stata a casa. Ho vissuto la perdita di tutti i miei progetti che implicavano uno spostamento – ed erano tanti e importanti -. Ho pianto.
Ho deciso che piangere fosse il modo migliore per affrontare la perdita. Mi sono presa il tempo per piangere. Non lo reputo infantile, mi sono sentita adulta e consapevole; arrabbiata, delusa, affranta, desolata. Adulta ma triste e in grado di piangere. Anzi, era corretto che io piangessi, mi meritavo di piangere.
Non ho mai pensato che ci fosse qualcuno che poteva stare peggio di me, come era vero che fosse, mi sono concentrata su di me, mi sono presa il tempo giusto per me.

Dopo ho cominciato a fare. Non necessariamente i lavori che avevo in programma, ho inventato. Ho creato situazioni nuove, inedite, legate al filo stretto della distanza, il corso online di Kintsugi moderno, la nuova collezione di ciondoli “Close2U”, la mostra virtuale di arte Kintsugi. Quel tempo non era un tempo ordinario, ma un tempo nuovo ed è così che l’ho vissuto, dando anima e pensieri per costruire qualcosa di dedicato. Sì, il tempo dedicato al covid, un tempo limitato.

Ho vissuto a casa, con marito e figlia, un tempo solitario e un tempo in comune, cercando per ognuno di noi di creare uno spazio di condivisione e di solitudine, consapevoli che fosse il rispetto a dominare ogni nostra azione. Mio figlio vive lontano, a Dubai, anche lui obbligato al lockdown, non ero pronta a non vederlo per mesi -avevo programmato una vacanza da lui, ora solo rimandata- e ho sofferto parecchio la lontananza non raggiungibile: è stato, ed è ancora, il tempo della distanza. Questo è un tempo che alle volte strozza il fiato e i pensieri, devo solo restare in silenzio, ferma, ad aspettare che passi la fase acuta e passa, passa quando capisco quanto sia importante che i figli crescano perseguendo le proprie passioni e amori.

Tempo. Ho chiamato questo periodo tempo sospeso ma in realtà è stato un contenitore di piccoli segmenti di tempo che ho vissuto seguendo ogni mattina un progetto nuovo, pronta a cambiarlo, così come si segue una corrente variabile, la marea, un’onda improvvisa, veleggiando a vista. E no, non ho avuto strumenti di bordo, solo la vita a farmi da timone.

Ora, in attesa che qualcosa cambi, divisa tra il prima e il dopo, compresa nell’oggi, sto riprendendo un tempo di normalità che equivale ad adattare le nuove regole a quello che facevo prima. Non è complicato, basta sapersi adattare, basta evitare falsi allarmismi e disagi elevati, senza odio, rabbia, o critiche insensate.

E sto sperimentando il tempo vuoto.
Cos’è il tempo vuoto? Non è il tempo dell’ozio, è il tempo del lasciare fluire. Il tempo dell’ascoltare, il tempo del riposo e il tempo della crescita.
Si dice che quando si è piccoli e si resta a letto con la febbre, si cresca.
Il tempo vuoto è questo: restare distesi e sentirsi crescere.
Non mi capita spesso di dedicarmi il tempo vuoto, c’è una sorta di ansia da riempimento, ma ora più che mai sento che me lo merito.
Ce lo meritiamo tutti, dopo aver dedicato tempo ad elaborare le perdite, ora ci meritiamo il tempo vuoto.

Poi, domani o chissà, arriverà di nuovo il tempo del fare.


Alessandra Palieri – Kintsugimental@

Kintsugi, quante declinazioni! Chi segue la mostra virtuale le sta scoprendo, passeggiando tra gesti artistici e creativi fino a moti dell’anima, profondi e toccanti.
Sono stata contattata da Dott.ssa Alessandra Palieri qualche tempo fa, ho intuito la sua dedizione e passione per l’animo umano,il rispetto e la delicatezza nell’affrontare le difficoltà condividendone i successi.
E siccome nulla accade per caso -e il mondo è piccolo-, ho scoperto che Alessandra Palieri conosce bene la mia amica artista Gioia Di Biagio. E chissà, per qualche giro bello della vita, magari presto nascerà qualcosa sul filo dorato dell’arte Kintusugi.

-se hai una storia Kintsugi, un’opera d’arte, contattami a info@chiaraarte.it

KINTSUGIMENTAL®, una nuova forma di Cultura & Salute

K. è nato nel 2013, quando assieme al presidente, cercavamo un nome che mettese insieme i nostri campi di specializzazione e li evocasse in modo univoco. Cercavamo un nome che esprimesse in se messaggi di cultura, arte, salute, mente, resilienza, la magia del corpo umano e delle sue risorse di resilienza biologica, e così emerse il connubio perfetto di unire il kintsughi alla Mente.

La prima metà del nome racconta l’arte giapponese del Kintsugi che tu ben conosci, la cui traduzione letterale riporta al “riparare con l’oro”, l’arte di fissare pezzi di ceramica, riunendoli insieme e arricchendo le cicatrici del vaso per renderlo unico e quindi prezioso, proprio grazie al la visibilità delle crepe e delle fratture.

Il kintsughi è divenuto per molti emblema della trasformazione, per questo suo prestarsi a metafora del vissuto umano e come l’oggetto diventa migliore di quanto non fosse prima del danneggiamento, anche l’Uomo diviene nuovo e porta con sé, l’oro del suo passato, pienamente parte del presente; ecco come siamo giunti a completare l’altra parte del nome, aggiungendo l’utilizzo delle risorse mentali: KINTSUGIMENTAL®.

K. è la metafora del valore arricchente dell’esperienza, metafora di cambiamento e trasformazione CREATIVA della VITA, di accettazione positiva di tale trasformazione; è un modo per legare i frammenti apparentemente non collegati, di idee e situazioni di vita di una persona, in una nuova esperienza.

Così, quando si parla di alleviare le ferite della vita, dobbiamo portare alla mente l’immagine di una ciotola riparata con il kintsugi, in cui le crepe e le fratture, si trasformano in un nuovo contenitore di maggior valore ed unicità.

E’ così che il grande contenitore K., ci porta a considerare come ogni storia, anche la più travagliata, è fonte di bellezza e che ogni cicatrice è una risorsa preziosa. Mettere a fuoco che le nostre esperienze passate formano il presente, ci apre a nuove risorse, che opportunamente attivate, ci danno nuova vita, ri-animando i nostri comportamenti e dando nuove chance alle nostre scelte.

Per meglio comprendere, usiamo la metafora del kintsugi e fondiamo la terapia KeyMethod: l’uomo è il vaso, le rotture sono gli eventi in cui si imbatte nella vita, l’oro, gli smalti. Le preziose atmosfere policrome che lo rendono unicamente attraente, sono: cultura, arte, musica, immaginazione, creatività; il collante che li unisce è la mente umana, collante reso potente dall’utilizzo di ipnosi, visualizzazioni guidate, training sensoriali.

Eccoci così di fronte a questa epoca assolutamente nuova, che ci ha fatto tutti i pezzi, chi più chi meno, ma tutti nessuno escluso siamo oggi un vaso da riparare. Così nel nostro laboratorio K, stiamo preparando un forno alchemico, così mi piace vederlo, per forgiare i nuovi talenti umani, individui forti e creativi, in grado di rispondere alla sfida del nuovo paradigma umano.

https://kintsugimental.wordpress.com

Federica Manfredi Art

Kintsugi come forza, resistenza, coraggio: Shero, opera di Federica Manfredi Art, incarna la bellezza delle ferite curate.
Ho incontrato Federica Faith Manfredi a Lucca Comics & Games l’anno scorso. Federica aveva saputo che ero lì a condurre dei corsi di Kintsugi e ha voluto conoscermi per raccontarmi di come avesse interpretato la sua metafora.
Ho un bellissimo ricordo di Lucca Comics e ringrazio ancora Aldo Gottardo per avermi invitata: ci saremo anche in questo 2020 così strano?


-se hai una storia Kintsugi, un’opera d’arte, contattami a info@chiaraarte.it

Shero

1) come hai scoperto l’arte Kintsugi? Fu grazie ad una mia cara amica illustratrice e organizzatrice di mostre ed eventi (nome d’arte Ixie Darkonn). In una delle nostre ampie chiacchierate, mi nominò quest’arte e mi mostrò delle immagini su internet. Rimasi molto colpita, non solo dalla bellezza di quei vasi ma anche e soprattutto dal significato simbolico che si può desumere o attribuire… Sin da piccola provo dispiacere per ciò che si rompe e, di mio, tento sempre di riparare prima di arrendermi e buttare! E scoprire che lo si può fare rendendo l’oggetto ancora più bello e prezioso, un oggetto d’arte, mi ha molto affascinata. Anni prima, infatti, riguardo a fratture/ferite invece dell’animo, arrivai alla risposta che una ferita anche profonda può diventare la tua forza, se tu ci lavori. E’ il lavoro… sulla psiche o su un oggetto che dà il valore aggiunto. Il parallelismo tra le fratture degli oggetti e le ferite del cuore, fu immediato nella mia mente…


2) cosa ti ha spinto a viverla su di te? Il fatto che diversi anni fa, delle ferite subite, mi avevano atterrato… nel mio percorso per risollevarmi, una volta di nuovo in piedi pensai: “Fai della ferita la tua forza!” In un certo senso è stata un opera di kintsugi! Appena ho saputo di quest’arte ho fatto subito il parallelo. Oggi dico, oltre alla tua forza, fanne anche la tua bellezza!


3) cos’è per te il Kintsugi? Un’idea profondamente umana che parte da un concetto semplice ma che diventa un’arte! Un’arte che non vive di protagonismo ma quasi un “dietro le quinte”, a servizio delle altre arti laddove c’è da porre rimedio ma che riportando in vita l’oggetto crea al tempo stesso un oggetto nuovo! Diventa protagonista con umiltà e questo ne rivela poi tuttta la sua grandezza! Ciò che è rotto non è necessariamente da buttare, anche quando ci sentiamo finiti abbiamo invece una via per tornare a splendere. Purtroppo non ho mai avuto modo di praticarla ma ho esperienza di modellazione, sbalzo, cesello, incisione, cera, insomma sono molto predisposta oltre che per il disegno, per le altri che lavorano i materiali. Studiai nela prima gioventù anche la tecnologia dei materiali, sono sempre in tempo quindi per provare con risultati decenti anche quest’arte!

4) raccontami il tuo progetto.

E’ nato in occasione di un concorso del quale seppi pochissimi giorni prima che scadesse. Il concorso StepUp!, curato in Italia da Di.R.E., prevedeva proprio la creazione di una super eroina che fosse di ispirazione per le donne vittime di violenza di ogni tipo. Ho visto subito la mia Shero, percorsa da bellissime crepe dorate sul corpo che rappresentavano le ferite del suo animo che grazie ad un dono e alla sua volontà e umanità, sono diventate appunto la sua forza, il suo super potere.

Attraverso di esso, la mia Shero riesce a curare le ferite dell’animo delle donne che hanno subito violenza. Permette loro di guarire per diventare più forti e riconquistare la propria vita, la propria serenità. E mostra agli uomini fautori di violenza, una consapevolezza diversa affinché non commettano più simili atti e non lascino in eredità ai propri figli la propria violenza… e non solo a loro ma anche a quelle donne che come madri, hanno formato uomini simili. Solo la consapevolezza delle ferite e della forza dell’animo umano, può spezzare il cerchio.

Come è diventata una super eroina, quindi? E’ una donna ferita sin dall’infanzia, da genitori anaffettivi che non hanno saputo trasmetterle cosa è un rapporto d’amore sano, ha subito violenze psichiche e a volte fisiche. Ha lottato tanto nella vita per scoprire se stessa, imparare ad amarsi, riconoscere le persone da amare e che potevano davvero amarla. Conquistata questa consapevolezza, durante un viaggio in Giappone, usando l’arte del kung fu che pratica sin da ragazzina, salva una donna che stava per essere violentata da un uomo (ma può benissimo trattarsi anche di violenza domestica). La quale, artista kintsugi e detentrice di poteri speciali avuti dalla madre che li ebbe dalla nonna (ecc.), per ringraziarla le fa un dono, un potere simile al suo: riuscire a riparare oggetti con la telecinesi ma visto l’alto livello di coscienza raggiunto dalla ragazza, questo potere si evolve nella capacità di riparare anche il cuore delle persone. L’onda (l’acqua) del mare finale simboleggia la rinascita e il network W.A.V.E (Women Against Violence Europe)

BREVE BIO

Federica Manfredi è un’artista che vive e lavora a Roma, opera nell’ambito del fumetto, la nona arte, fin dagli anni ‘90, creando fumetti e illustrazioni di generi diversi! Da metà anni ’90 fino al 2004 solo per editori italiani, anche lavori autoriali. Tra i tanti editori: Editrice Universo, Star Comix, Indy Press (con il suo Magenta), Liberty (con il suo Quietearth), Scarabeo (Arcana Mater). In seguito e fino a poco tempo fa: Editoriale Aurea, WBS, Batman Crime Solver, Prankster, Ded’A (con il suo Acqua e Fuoco) e Rainbow.

Dal 2004 al 2017 lavora soprattutto per editori USA: Marvel, Tokyopop, IDW, Devil’sDue, Amazons Studios, Dark Horse, Take Two Interactive per la canadese Chapterhouse Publishing.

Tante sono le copertine, le locandine e gli storyboard realizzati per romanzi, fiere e studi di grafica e distribuzione cinematografica.

Attualmente lavora su più fronti: Per l’EditorialeNovanta sta inchiostrando un fumetto disegnato da una grande fumettista giapponese (Yoshiko Watanabe), Illustra un libro per bambini sugli scacchi dal titolo “Ma che sei matto?“, realizza studi di sfondi e personaggi per un videogioco tratto da un’opera teatrale, Metrion e su illustrazioni per giochi da tavolo. Insegna disegno in un caffè letterario.

E’ tornata ad occuparsi del seguito di una sua opera autoriale dei primi anni 2000, Magenta, oggi intitolata Magenta&Green e che pubblica online.