KINTSUGI È UN’ARTE, NON UNA MODA

Non tutti i conflitti, non tutte le arti, non tutto può essere vestito del significato di Kintsugi; sebbene io ripeta spesso, anche durante i miei corsi, che l’arte di riparare con l’oro ha molte declinazioni, solo la vera bellezza se ne può vantare il manto…(l’intero testo nel link)

https://squarcidisilenzio.wordpress.com/2018/11/12/kintsugi-e-unarte-non-una-moda/

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Kintsugi è un’arte, non una moda

Succede che mi sento in colpa. Non dovrei, non sono io che muovo le mode, ma questo mio interesse continuo per l’arte Kintsugi, il mio scriverne, il mio praticarla, diffonderla, mi mette di diritto tra quelli che “ne sanno” in Italia. E non solo in Italia.
Tra coloro che ne permettono la conoscenza là dove prima non c’era.
Il mio è un approccio artistico, le mie opere sono opere di artigianato, mani al lavoro; sono lacca e polvere d’oro, nulla più. Sono materia.

Quando scrivo invece, seguo anche la metafora, cercando di entrare piano, quasi sottovoce, in un mondo fatto di debolezza, fragilità, ben consapevole che il messaggio occidentale non ha radici in Oriente, è una narrazione differente, frutto di diverse culture.

Il mio atteggiamento per l’arte Kintsugi è umile. Devo imparare ancora molto e anche quando avrò imparato, ancora dovrò imparare. E anche allora sarò ospite di un paese, della sua cultura e non avrò mai la presunzione di sapere.
Potrò, come già ora faccio, creare una commistione con la mia arte, unendo due conoscenze, ma sempre sarò attenta al rispetto.
Perché Kintsugi  nasce vicino ai fiori di loto, nella semplicità della cerimonia del té, si nutre di essenzialità; risuona dell’eco del wabi sabi, la perfezione dell’oro, la preziosità della fragilità, della rottura.

Ma
Kintsugi oggi è una moda, e spesso viene usato da persone che non ne conoscono il significato vero. Se ne appropriano per mere operazioni di marketing, pensando che basti inserire qua e là, tazza rotta, ferita e oro, per far diventare le parole un Kintsugi.
Kintsugi è bellezza, arte profonda, semplice. È togliere invece di aggiungere, è il tocco del pennello, una linea fine e sottile, non un graffio, non un solco e nemmeno una riga di pennerello nero, grande e arrogante.
Kintsugi è un soffio, non un urlo.

Non tutti i conflitti, non tutte le arti, non tutto può essere vestito del significato di Kintsugi; sebbene io ripeta spesso, anche durante i miei corsi, che l’arte di riparare con l’oro ha molte declinazioni, solo la vera bellezza se ne può vantare il manto.

Riflettete quindi prima di usare Kintsugi: non è infatti una parola, ma uno stile di vita. Non è moda, non marketing, non sporcatevi le labbra con una poesia che non vi appartiene.

Il rispetto di una cultura è il rispetto per l’uomo, per l’umanità.

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Foto Alberto Moro. Chado, Kyoto.

 

Quante nuove vite ha l’arte Kintsugi

L’arte Kintsugi, ovvero l’arte giapponese di riparare con l’oro le ceramiche, non è solo una tecnica, ma anche un’importante metafora di vita.
In questo anno sto assistendo ad un incremento di utilizzi del concetto Kintsugi su vari supporti fisici e psicologici: l’arte non viene quindi più usata solo nel suo primario utilizzo, ovvero il restauro della ceramica.

La mia attività di restauratrice ed esperta in questa arte -dopo anni di studio e approfondimenti fino al viaggio in Giappone dove ho incontrato maestri con cui ho potuto lavorare e dialogare- viaggia non solo nelle mie ceramiche e nei miei corsi, ma anche, e soprattutto, nel web.
Questo viaggio fa arrivare la mia arte e la mia persona in ogni parte del mondo e mi rimanda contatti e suggestioni: ricevo infatti quasi ogni giorno messaggi di persone che vogliono raccontarmi le loro esperienze, chiedono consigli, suggerimenti, o solo ringraziano per quello che faccio. O solo scrivono “belle”, così, senza lasciare altra traccia di sè. E va bene così.

Oggi vorrei raccontarvi di Giovanna Belloni, architetto, ballerina, che nel mese di Marzo ha messo in scena a Milano lo spettacolo di danza “Kintsugi, oro nelle cicatrici” 

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“Ispirato alla medesima filosofia, lo spettacolo di Belloni vuole mostrare come una ferita e un dolore possano significare rinascita e nuova bellezza, e lo fa attraverso la danza, accompagnata dalla musica dal vivo della violista Elizondo. L’opera racconta in tre quadri le diverse tematiche esistenziali: il senso di abbandono, incomprensione ed emarginazione, l’Alzheimer e le fratture fisiche e dell’anima, l’invecchiamento del corpo e il suo continuo riadattarsi alla diverse fasi della vita. Sullo sfondo una scenografia suggestiva e di forte impatto, che interpreta attraverso effetti luminosi la fusione dell’oro liquido e la ricostruzione e cicatrizzazione delle ferite più profonde.” Tratto da Giornale della danza 

E vorrei raccontarvi di Raffaella Castagnoli, fotografa, che con la sua opera “Kintsugi” ha vinto il 3° Portfolio sul Po, tappa conclusiva di “Portfolio Italia 2018 – Gran Premio LUMIX”. L’autrice fotografa il sottobosco toscano mettendo in evidenza i rifiuti lasciati dall’uomo, contornandoli con la polvere d’oro.

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“L’Autrice ha creato un lavoro concettuale che affronta le problematiche relative alla riparazione delle ferite inferte alla natura dalla poca cura dell’uomo. La natura contaminata diventa stampa e, ferita a sua volta, viene recuperata e impreziosita ispirandosi a una antica tecnica tradizionale giapponese, l’arte del “Kintsugi”.Tratto da art-vibes

Tutto nasce da qui, dalle ceramiche, dalle loro rotture. Una fragilità fisica che viene portata sulle fragilità umane. (nella foto una mia ceramica Kintsugi, foto Fabio Bastante)

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Una mia ceramica Kintsugi, foto Fabio Bastante

E voi, cosa ne pensate di queste contaminazioni?
Avete un vostro personale Kintsugi da raccontare?

 

 

I nuovi corsi di Kintsugi 2018/2019

Sapete che gli oggetti rotti riparati con la tecnica kintsugi sono esposti nelle stanze del tè prevalentemente nelle prime due settimane di autunno?
È il periodo dell’anno che preannuncia la fine del germoglio, della fioritura, pronta la natura al letargo e al declino, con i colori accesi e poi spenti. Nagori viene chiamato questo periodo, un periodo in cui le persone dimostrano una speciale sensibilità e malinconia prima del silenzio dell’inverno.

Così è il Kintsugi, una malinconia serena nel saper apprezzare ciò che di noi invecchia, che si rompe, i fallimenti, i dolori, i lutti, gli amori perduti, le invalidità che la vita riserva al nostro cammino; una malinconia serena che ci porta ad amarci per come siamo, rotti ma nuovi, unici, irripetibili e per questo degni dell’oro che ci ricopre.

Per questa fine d’anno e per il prossimo 2019, ho preparato una serie di corsi, diversi tra loro per modalità e impegno ma con lo stesso filo dorato comune, per farvi conoscere i segreti e la bellezza dell’arte Kintsugi

 

18 novembre 2018, 9,30- 13,30 (qui il link con i dettagli) 
La Teiera Eclettica, Milano, in collaborazione con Giappone in Italia
Corso di 4 ore di tecnica semplificata, con resina e polvere d’oro.

-24 Novembre 2018, 9,30-17,30 (qui il link con i dettagli) 
GufieAllodole, Monteveglio (Bologna)
Corso di 8 ore, un viaggio tra tecnica, arte e metafora, in compagnia di Alessandra Cacciari, medico olistico e antropologa.

-26 gennaio, 2-9-16 febbraio, 9,30-13-30 (qui il link con i dettagli) 
La Teiera Eclettica, Milano, in collaborazione con Giappone in Italia
Corso di TECNICA TRADIZIONALE GIAPPONESE.
Una volta all’anno propongo il corso di tecnica tradizionale, con lacca urushi e polvere d’oro, seguendo le antiche orme del Giappone della fine del 1400 e in uso a pochi restauratori. Il corso è aperto a tutti, richiede pazienza e dedizione.

-16 marzo 2019, 14,30-18.30 (qui il link per i dettagli)
Atelier des Pampilles, Torino,
Corso di 4 ore di tecnica semplificata, con resina e polvere d’oro.

“Come oro nelle crepe”

Se la delicatezza è un dono, la fragilità è un talento. Occorre coraggio per esserlo, fragili intendo; occorre essere centrati sul proprio dolore per dedicarsi la fragilità.
Occorre aver fatta tanta strada per concedersi il lusso di mostrarla questa nostra fragilità di esseri umani, fragili, rotti, a pezzi scomposti, fragili sul corpo, nell’anima, sul cuore.
Fragili, segnati dalle cicatrici, per questo unici. Noi.

Gioia di Biagio nasce a Firenze nel 1985. Intorno a sette anni, a conseguenza di svariati problemi fisici, scopre nei suoi geni quelli della sindrome di Ehlers Danlos, una sindrome rara, rarissima, che porta ad alterazioni del tessuto connettivo.
Gioia si ferisce, Gioia si lussa una spalla, Gioia cade e si taglia il mento, Gioia vive dentro a una bolla di cristallo, Gioia non correre, Gioia non cadere.

Gioia si nasconde, nasconde le sue ferite, ha paura dei giudizi dei bambini, ha paura di sé. Ma Gioia ha una luce dentro, che scalpita e brilla da sotto le ceneri di una vita dolorosa e predatrice. E così Gioia diventa oro, rinasce da sé e si mostra, timidamente prima, poi con passione, mostra e insegna, con le sue dita dorate, che la fragilità non si deve combattere ma si può solo vivere. Amando, Amandosi.

Ho incontrato Gioia un anno fa, felice che la mia arte Kintsugi le sia servita per prendere consapevolezza di un percorso importante come quello di “Come oro nelle crepe”, nato nella sua mente, realizzato per la prima volta a Milano, alla Corte di Miracoli, ora un libro, una performance artistica, un atto di presa di coscienza.
Per Gioia, per tutti noi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Info per approfondire

Il libro in vendita Mondadori 
Fragile, progetto fotografico di Ilaria di Biagio, sorella di Gioia 
Le cardamomò, gruppo musicale dove Gioia suona da anni 
Associazione italiana sindrome di Elhers Danlos Onlus 

 

Ci si innamora sai, anche delle parole

È mattina potrei svegliarti non posso, il respiro si allenta sul cuscino, pare che sogni -è la pioggia di fuori che fa così rumore?- Mi giro piano, vorrei guardarti, dicono che i sogni svaniscano a guardarli negli specchi, un piede si infila tra le lenzuola, sorrido.
Vorrei chiamarti non posso, si altera la voce al tuo cospetto di fronte agli occhi un velo di azzurro, il fiato si aggira tra i polmoni, in giri larghi e non sembra uscire, paia che muoia invece rido, mentre tu, distratto, ti appoggi a me.

Preparo il caffè, la strada la so, riassetto nel mentre foglie cadute, una goccia d’acqua, un moscerino che vola, il sapore della sera prima, la cena scaldata nel piatto, una luce di candela che vibra, come l’amore, sai com’è, preparo il caffè e ci metto l’acqua che scende piano, forse scorre veloce ma a me pare che sia lì da sempre, ad aspettare me e il tuo caffè, idoli benedetti dal sole del mattino, mentre io, ancora sazia, sorrido di me.

Cammino, ed è ancora silenzio il mio mentre tu hai acceso mille parole in giro, in volo, una nuvola, una colonna, un’ala di falco o gabbiano o solo di fata, dipende da te mentre io ascolto, appoggiata ai palmi caldi, sporchi di fame e caffè, profumo di anime, un traghetto nel cuore.

Potrei amarti, del viso tondo riempirmi le mani, ma sono le tue parole ora a fare un nido di stelle, intorno al capo, riassettando i capelli sciolti dal vento, nella confusione felice dei miei pensieri.

Ci si innamora sai, anche delle parole.

Una sola anima

E ancora stupisce l’amore che nessuno ha mai potuto allontanare e che, tra le fitte trame della pelle, fluisce in un abbraccio eterno

Due corpi vicini sono una sola anima

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foto Paola Rezzonico