La lumaca verde

Non si era visto nessuno quel mattino. Stava seduta da ore, nemmeno le contava, ascoltava i battiti, respirava, non era passato nessuno a toglierle dalla fronte una piccola lumaca verde. Si era fatta una sosta sulla sua fronte, non credo volesse farci il nido, o forse sì, non si era sentita di disturbarla, qualunque cosa volesse quella lumaca a lei stava bene stare ferma ad aspettare. 
Le piaceva aspettare mentre su di lei accadeva la vita. Ascoltava a fondo quello che succedeva dentro e fuori di sé. Quello che le accadeva addosso le piaceva. Ci teneva conto. Se ne prendeva cura, anche quando aspettava. Perché avere pazienza non significava per lei attendere, ma lavorare, essere presente sempre, non abbandonare mai. Lei difficilmente abbandonava chi amava, anche nelle ore della pioggia e del disagio, quando il nero le strappava le vene, se si era decisa ad accogliere, accoglieva. 

Come quella piccola lumaca verde che da ore stava sulla sua fronte. Non aveva alcuna intenzione di andare via, stava bene su di lei, lo capiva da come si quietava ogni volta che lei respirava, pareva andassero a tempo, una melodia strana che a raccontarla viene da sorridere, la storia lo fa. Credo stesse decidendo la vita, aveva un tramestio strano, indaffarato, confuso, ribolliva un po’, poi si quietava, lei lo sentiva sulla fronte, quello sì, ma anche nel cuore perché si sa, quando senti l’amore lo senti che arriva, dove va, ne annusi il profumo, ne senti la pelle, anche di una lumaca verde, già.
Era una battaglia e lei c’era, una sconfitta e lei c’era, una vittoria e c’era, un compleanno e c’era, un nulla vuoto e c’era, non esserci sarebbe stato una follia.

Perché quando lei decideva di ospitare un’anima nuova dentro di sé, restare accanto, anche in silenzio, era l’unica poesia che sapeva recitare. E quando la vita dai, poi la vita ripaga. 

 

Rete al femminile, donne che fanno rete.

Oggi il mio nuovo post sul blog della Rete al Femminile:

“Non si smette mai di imparare”: questo è uno dei motti che noi artigiane e libere professioniste abbiamo appeso sulle pareti dei nostri laboratori/uffici.
Se sei nuova del mestiere, se hai appena aperto la partita Iva, tienilo a mente: studiare, crescere ogni giorno, tenersi aggiornata, incontrare persone, essere sempre curiosa, è il modo migliore per dare vitalità alle giornate ma soprattutto per accrescere la propria professionalità. Perché si sa, e per chi non lo sa glielo dico ora, non si vive di solo talento, sebbene in un mondo di improvvisazione si è portati a crederlo: dietro a un passo di danza ci sono anni di studio, nella grammatica accurata di un testo, l’analisi precisa; nel tratto di un quadro la ricerca dei colori, nella perfezione della luce di una fotografia la continua ricerca di nuovi filtri e obiettivi.

Tutto questo si può imparare studiando, frequentando corsi, workshop: ma se ciò che cerchiamo ancora non c’è?
O se c’è è in un’altra lingua, se non esistono corsi da frequentare, se troviamo poche informazioni confuse, ma nonostante tutto riusciamo ad imparare, cosa siamo pronte a fare?
A condividere con gli altri i nostri sforzi o a tenere segreti i passi del nostro successo?…

Continua qui “Ho un’idea e voglio raccontarla in un libro, come faccio?” 

La prefazione

Da tempo volevo acquistare un libro di Raymond Carver e “Di cosa parliamo d’amore quando parliamo d’amore” è il mio primo.
Ho aspettato come un’amante il suo sposo, le persone che lo hanno raccomandato me lo hanno fatto immaginare come un innamorato sul ciglio della porta, pronto ad aspettarmi.
Apro il libro e trovo la prefazione di Diego De Silva. Premettendo che nulla ho contro Diego De Silva, che neppure so chi sia, ma ad aspettarmi sull’uscio io ci volevo Carver, non lui.
Cosa può aggiungere in più delle parole di uno scrittore, un prefazionista? Il suo pensiero, non il mio. E mi serve? No.

No, non amo le prefazioni, non le leggo, di certi libri ne ho anche tolto le pagine per ridare vero valore all’autore perché è solo di lui che mi importa. Spesso le prefazioni sono raccolte di parole vuote. Scritte da persone che non so. E che non mi interessano.

Amo la biografia, quanto è bello sapere la vita degli autori (avete mai letto ad esempio la vita di Calvino?), com’è interessante vedere in quali anni è stato scritto un libro, quali accadimenti possono aver fatto cambiare un’idea, rafforzarne un’altra.
E mi piacciono anche le postfazioni, quelle che arrivano dopo la lettura, e sono come il profumo lasciato sul collo dopo l’ultimo bacio.

Complicato

cuore

 

 

Non c’è nulla di così complicato che l’amore non possa risolvere.
Se lo vuoi.

Quando ascolto il cuore, vengo da te

Quando ascolto il cuore, connetto stretta la ragione, imposto le ore seguendo la tua luna e regolo in armonia la distanza tra me e te. Sulle labbra poggio il tuo desiderio, ne assaporo lenta la dolcezza, nell’aspro dei giorni acri dipanandone il senso, mi appoggio alla tua schiena deponendomi ai piedi della serenità, tra le braccia, gli occhi, tra i muti pensieri che diventano aria e vento e delicata tenerezza. E forza.

Quando ascolto il cuore, si rinnova la forza, la decisione di ciò che siamo e non appongo sigilli né muri ma vengo da te. Ogni volta che si apre il tempo, non chiedo perdono a chi mi sta accanto, vengo da te, non aspetto il verbo né la processione, vengo da te, la fede è nella presenza, non serve rosario per recitarla ma guardarsi negli occhi, sentendo la voce. Vengo da te che mi scosti i capelli dal viso e con le dita disegni l’esistenza intera, e il coraggio folle e vero di essere qua. Non demando ad altri la mia penitenza, la dipano in fretta lungo la strada per esserne vuota davanti al portone, vuota e poi colma quando apri l’uscio, nessuno è rimasto fuori perché il tempo dei miei presenti è tuo: se sei il destino corro veloce per arrivarti.

Quando ascolto il cuore mi riempio di girasoli.

Quando incontri Gioia

Gioia è una condizione di vita, un attimo spesso fugace, improvviso, un lampo, beato e splendido. Siamo così attratti dal buco nero delle disillusioni che spesso non vediamo Gioia. Eppure c’è.

Gioia è una donna. Una donna con profondi occhi azzurri nei quali si vede -se solo si ferma lo sguardo- il mare, il suo fondale, l’orizzonte e quello che c’è oltre. Gioia ha dolcezza e sorriso contagiosi, non so se è il nome a definirti la vita, per Gioia lo è.

Gioia dovrebbe stare immobile. Per un valido motivo, ma Gioia è in movimento. Lo è perché “nessuno sa essere forte come una persona fragile”. Gioia ha scelto di amare, cantare, praticare Aikido, conoscere gente, viaggiare. Ha scelto di vivere quando le condizioni fuori e dentro di sé le imponevano di fermarsi.

“Se io penso davvero di essere forte, lo sono”

Video di Cristiana  Capotondi, montaggio Jacopo Ramella Pajrin per Telethon

Gioia ha tanti progetti, “Fragile”, una raccolta fotografica di sua sorella Ilaria, “Le Cardamomò”, gruppo musicale e mille altri fantastici.

Il prossimo progetto lo farà anche con me. E ve ne racconterò, a breve, appena tutto sarà definito.
Parlerà di oro. Parlerà di lei. E parlerà di me. 

Gioia è affetta dalla sindrome di Ehlers Danlos, ma vi assicuro che di Gioia è l’ultima cosa che vi verrà di pensare.

Fragile http://www.ilariadibiagio.com/site/index.php?/projects/fragile/
Gioia di Biagio https://www.facebook.com/gioiadibiagio
Jacopo Ramella Pajrin http://www.lavoricreativi.com/profilo-persona/DIREZIONE%20CREATIVA/122894.html
Le Cardamomò http://www.lecardamomo.com
Sindrome di Elher Danlos https://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Ehlers-Danlos

Nell’attesa beata

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Monastero di Bose, Magnano, scorcio. Foto personale

Ci sono dei tempi che arrivano, li ho sempre saputi e non ho mollato mai, ma non per preghiera, per volontà. C’è sempre stata una forza, una certezza, vacillata talvolta nel buio di imposte bugie e rinata sotto la coltre della sincerità ritrovata.

Ci sono tempi che sono, confusi all’inizio per attese e ora segnati come presente. Non interessa chi intorno ha tessuto tele bucate o marcito topi dentro ai ruscelli per fare un olezzo brutto, una poesia.

Se guardo indietro vedo uno specchio che mi riflette ora, nella serenità di un prato, a leggere la mano ai fili d’erba, nell’attesa beata della tua presenza.