C’è speranza: la terra ferita.

Il dramma del terremoto che ancora sta colpendo il centro Italia, le vittime, la sofferenza, i lutti; c’è chi ha perso tutto, nulla tornerà più come prima.
Oltre alla gente c’è l‘arte, i monumenti, le opere nei musei, nelle Chiese, i campanili, gli affreschi:  Amatrice è uno tra i 244 borghi più belli d’Italia, con palazzi e chiese medievali, ricco di storia e cultura.
Tutto pare spazzato via, torturato lungamente.

Le foto di Amatrice dei Carabinieri  (qui il link completo)

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Visti così prende lo sconforto, la desolazione, un senso di impotenza e di irreparabile.
Ma non serve perdere la speranza, c’è chi è riuscito in imprese che all’inizio parevano assurde e improbabili.

Vi invito a vedere il video del crollo di parte della volta della Basilica di Assisi per il terremoto del 1997 e la sua certosina ricostruzione. 
Alle volte anche l’impossibile diventa possibile.

Auguro a questa terra ferita di potere tornare a essere splendida come prima.

Realtà che non confermo

Anni fa ho conosciuto virtualmente Elisabetta. Elisabetta ha una storia importante, una storia difficile che non ha mai avuto paura di raccontare.
Il suo coraggio, la sua forza, pur nel dolore e nella difficoltà, la rendono davvero speciale e io la stimo molto.
Vi invito a leggerla, è una brava scrittrice.

OssiTossina

Dice che la depressione inquadri, ridimensioni l’ego tiranno, renda profondi empatici umani e forti e coraggiosi, in poche parole faccia crescere.

Io però volevo restare piccinapiccina.

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Ti farò delle cose belle.

tramonto

Ti farò delle cose belle, amore mio, che di orrore e perversione è pieno il mondo.
Saranno tocchi di farfalla, piume dorate, racconti di poesia e pace.
Non cucinerò il nettare degli dei, la manna del cielo, ma piccole briciole di pane, il miele che gronda dagli alveari, le stille della pioggia che scivola dalle foglie verdi. Sussurrerò il tuo nome, il nome delle stagioni, recitando a memoria le lodi e le preghiere, non le urla dell’Universo che grida per erigere muri e desolazioni.
Le mie mani sfioreranno la tua pelle, non saranno mai sberle, le mani mie sono fatte per amare.
Per amare te.

Quello che resta

Questo è un giorno di dolore per il terremoto che ha colpito il centro Italia.
Ogni giorno purtroppo su questa terra martoriata è un giorno di dolore.
Oltre alla persone, penso anche alle opere d’arte, di cui la nostra Italia è ricca. Penso alle case, alle cose, quelle di cui tutti noi ci circondiamo, alle volte magari in maniera eccessiva.
Alle volte, il più delle volte, il frutto di una vita di sacrifici.
Oltre alle persone penso alle case, quelle distrutte dai terremoti, quelle che dentro avevano la vita, quelle che poi sono state ricostruite.
E penso a quelle che sono rimaste ferme al momento del crollo, sospese a metà tra il cedimento e la forza del restare. Quelle case sono ancora lì, incatenate da ferro e legno, a memoria del passato, quello che resta.

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Ex voto, da Melicucco a Paola

Mi piace raccontare storie, ancora di più ascoltarne.
Quella che vi racconto oggi è una storia tra devozione, rapimenti, truffe e amore paterno. Tutto questo ambientato nel Sud, in Calabria per precisione.

Nel Santuario di San Francesco da Paola, in Calabria, in uno dei corridoi della chiesa antica si trova una grande statua di San Francesco realizzata nel 1993 dal maestro Giuseppe Correale con questa targa.

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Foto personale Agosto 2016

In breve, Michele Pronestì da Melicucco, Reggio Calabria, fa costruire nel 1993 una statua del santo che dona al santuario come ringraziamento per l’aiuto del santo stesso alla salvezza del figlio Ottavio.
Chi è Michele Pronestì da Melicucco e cosa è successo a suo figlio? Ma soprattutto perché gli è concesso di mettere una statua così grande nella chiesa quando gli altri ex voto sono tutti riposti in diverse stanze fuori dalla chiesa? (a questa ultima domanda non so rispondere, però me la sono fatta)

Michele Pronestì è un imprenditore agricolo di san Fili, a Melicucco e sindaco DC di Melicucco negli anni ’80. Melicucco è una ridente cittadina di 5000 abitanti, nella piana di Gioia Tauro, famosa per il raduno dei giganti e il ciuccio bruciato, che si tiene ogni anno durante la festa di San Rocco, il 16 Agosto.
Alle 17,30 del 5 Novembre 1988 Ottavio Pronestì, figlio di Michele, viene rapito mentre era in uno suo podere; un suo colono, Rocco Luzza, viene legato e imbavagliato e solo dopo molto tempo riesce a liberarsi e a dare l’allarme a casa Pronestì, in san Fili, a Melicucco.
Ottavio viene cercato in ogni dove dalla polizia di Serra San Bruno ma soprattutto in Aspromonte dove si ritiene siano tenuti in ostaggio anche gli altri rapiti: siamo infatti nel periodo dei sequestri Casella, Celadon, di Maria Grazia Belcastro, tutti ancora nelle mani dei rapitori.
L’Anonima sequestri chiede alla famiglia Pronestì 5 miliardi di lire per il riscatto; a Melicucco ci si interroga sul perché di questo rapimento, la famiglia Pronestì è benestante, ma non ricca.
Michele Pronestì si rende curioso personaggio nella richiesta allo stato Italiano di farsi carico del costo del sequestro; e inoltra ricorso per ottenere l’indennizzo dei danni patiti per il rapimento direttamente al governo, con una citazione in giudizio e l’appello al Presidente della Repubblica.
Ottavio Pronestì, 5 mesi dopo, riesce a liberarsi e a fuggire, le preghiere al santo tanto venerato in Calabria ottengono il risultato sperato. Tanto da indurre negli anni a venire la costruzione della statua come ex voto.

Michele Pronestì sale appena un anno dopo agli onori della cronaca per una truffa miliardaria ai danni della CEE e per questo finisce in carcere con altre 34 persone.
A gennaio del 2016, l’amministrazione comunale di Melicucco gli intitola la sala conferenze.

Storie, storie di persone sconosciute, di luoghi noti, di gente, di ‘ndrangheta, di rapimenti, di DC (già, la DC, come ieri, nel racconto di Stefano Rivetti e il Cristo di Maratea), storie del sud, di devozione, fede, ex voto, amore paterno. Storie di cui non conosci bene l’inizio e non comprendi la fine.

Anche in questo caso, come ieri, le notizie che ho sono poche, provate ad approfondirle con i link a seguire.

Link per approfondire
Articolo La Repubblica 6 novembre 1988, il rapimento http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/11/06/sequestrano-il-fratello-del-sindaco.html
A
rticolo da StopAndrangheta http://www.stopndrangheta.it/stopndr/key.aspx?k=A,Ottavio+Pronest%C3%AC
Articolo La Repubblica 25 Luglio 1989, l’arresto per truffa http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/07/25/truffa-da-100-miliardi-ai-danni-della.html
Inaugurazione della sala conferenze a Melicucco http://www.strettoweb.com/2016/01/melicucco-rc-questa-sera-la-cerimonia-di-intitolazione-della-sala-conferenze-a-michele-pronesti/363506/
Le opere di Giuseppe Correale da Siderno http://www.giuseppecorreale.it/biografia3.htm

 

Il Cristo Redentore di Maratea e il Conte Stefano Rivetti di Val Cervo.

Questa è la statua del Cristo Redentore di Maratea (Basilicata).

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Foto personale agosto 2016

Alta 21 metri, costruita in cemento e conglomerato di marmo, viene realizzata da Bruno Innocenti nel 1965 sulla cima del monte che ospita il santuario di San Biagio e dove si trovano i resti della vecchia Maratea. È attualmente la seconda statua di Cristo più alta al mondo dopo quella di Rio. 
Ai suoi piedi, dentro a una grotta, vi è seppellito colui che l’ha commissionata, il Conte Stefano Rivetti di Val Cervo, morto nel 1988.

La storia inizia nel 1951, quando il sud viene interessato da un forte intervento dello Stato, la Cassa del Mezzogiorno. A Maratea, regione governata dalla DC di Emilio Colombo, si presenta Stefano Rivetti, figlio di imprenditori biellesi. Usufruendo della consistente cifra di 6 miliardi di vecchie lire, costruisce a Maratea la Lini e Lane. L’innovazione portata dal Conte, il suo modo di fare mondano, cattura subito tutto il paese e l’elettorato, tanto da diventare a tutti gli effetti la figura del salvatore (si dice che il Cristo abbia la sua fisionomia): gli viene data carta libera su tutto, diventa “presidente della A.A.S.T., commis­sario prefettizio dell’ospedale di zo­na, presidente della casa di riposo, presidente del consorzio per il nucleo di sviluppo industriale del golfo di Policastro, e gestore di ogni attività comunale tramite i suoi uomini pie­montesi e alcuni locali eletti al comu­ne nella lista della DC”.

Purtroppo però lo sviluppo economico non arriva; i soldi della cassa del mezzogiorno vengono impiegati per comperare nuovi macchinari, sì, ma che verranno spediti a Biella, mentre a Maratea verranno impiegati i vecchi macchinari dismessi.La Lini e Lane chiuderà dopo poco. A Praia a Mare il Conte costruì una nuova azienda tessile, la Marlane, poi passata a Marzotto, ora fallita ma in auge per i danni mortali subiti dalle persone che vi lavoravano vittime dei veleni emessi.

La storia del Conte Stefano Rivetti è una storia interessante, uno “spaccato”, come scrivono quelli bravi, del dopoguerra, nella continua lotta tra Nord e Sud, in uno stato governato da politici democristiani e da imbrogli, fallimenti, collusioni, in uno sperpero continuo di denaro e in deliri di onnipotenza. La figura del Conte è una figura amata e discussa al tempo stesso: visto come benefattore in una zona della Basilicata impervia e fortemente depressa, vittima di una forte emigrazione, gli viene lasciata mano libera su tutto e non sempre fece bene.

Non so descriverla bene questa storia, perché lunga e molto articolata: rimando quindi gli interessati ai link che ho lasciato poco sotto per approfondire la nostra bella e molto spesso vituperata Italia.

A Man who became God, il video che racconta brevemente la storia del Conte di Val Cervo.

Info utili
Il testo esaustivo “INDUSTRIA E TURISMO AL SUD NELL’ESEMPIO DI RIVETTI. Ingenue speranze e forti delusioni in uno spaccato della storia di Maratea” http://www.calderano.it/Testi/Sergio/12.htm

La storia della famiglia Rivetti http://www.archivitessili.biella.it/site/home/il-tessile-biellese-ieri-e-oggi/protagonisti/imprenditori/articolo6588.html
Stefano Rivetti su Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Rivetti_di_Val_Cervo
Una visione positiva del Conte “Il Conte Stefano Rivetti, l’imprenditore gentiluomo” Marianna Trotta http://www.ecodibasilicata.it/2011/conte-stefano-rivetti/?print=pdf
Marlane, la fabbrica dei veleni https://miglieruolo.wordpress.com/2013/04/16/marlane-la-fabbrica-dei-veleni/
L
a statua di Cristo redentore da Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Statua_del_Redentore_(Maratea)

 

 

Quando scrivo

Da quando scrivo nel blog una parte della mia via è cambiata. Mi trovo a relazionarmi con gente sconosciuta: alcuni passano solo una volta, commentano e se ne vanno, altri restano, altri ancora diventano amici.
Quello che scrivo qui diventa di tutti, non è più solo mio, sebbene sia una mia opinione.
Quello che scrivo qui viene letto da tutti, anche da chi non si vede, che non lascia un mi piace o un commento. E sono questi i giudici più pretenziosi. 
Occorre quindi che faccia attenzione di chi scrivo, delle parole che uso, delle eventuali allusioni; devo fare attenzione a citare i luoghi dove sono, le persone con cui parlo, i sentimenti.
Già, perché la propria vita privata se resa pubblica, diventa un cappio da gogna.
E io, amici cari, delle vostre gogne non so cosa farmene.

Ecco che quindi, quando scrivo qui, o anche in altri social, scrivo quello che voglio si legga. 

È bello scrivere, le persone rispondono, leggono e rivivono dentro di sé le mie parole, come fossero il loro amore, la passione, le loro amicizie; è bello scrivere, chi legge si commuove, si lascia andare ai ricordi, mi racconta pezzi della propria vita.
Quello che prima era un gioco ora è sempre più un parte importante, uno scambio continuo con le vostre bellezze. Uno scambio di sogni, se vogliamo, una confidenza, un insegnamento. E io mi sento fiera di me per quello che nasce in voi quando scrivo.

No, non sono una scrittrice, come mi ha chiesto Antonio qualche giorno fa; ma quando, come ieri sera, trovo questo commento: “Molto bello, vorrei piangere. L’amore, a volte, è ineluttabile.” penso che non serve essere una scrittrice, basta scrivere sentimenti che toccano il cuore.