Ci si innamora sai, anche delle parole

È mattina potrei svegliarti non posso, il respiro si allenta sul cuscino, pare che sogni -è la pioggia di fuori che fa così rumore?- Mi giro piano, vorrei guardarti, dicono che i sogni svaniscano a guardarli negli specchi, un piede si infila tra le lenzuola, sorrido.
Vorrei chiamarti non posso, si altera la voce al tuo cospetto di fronte agli occhi un velo di azzurro, il fiato si aggira tra i polmoni, in giri larghi e non sembra uscire, paia che muoia invece rido, mentre tu, distratto, ti appoggi a me.

Preparo il caffè, la strada la so, riassetto nel mentre foglie cadute, una goccia d’acqua, un moscerino che vola, il sapore della sera prima, la cena scaldata nel piatto, una luce di candela che vibra, come l’amore, sai com’è, preparo il caffè e ci metto l’acqua che scende piano, forse scorre veloce ma a me pare che sia lì da sempre, ad aspettare me e il tuo caffè, idoli benedetti dal sole del mattino, mentre io, ancora sazia, sorrido di me.

Cammino, ed è ancora silenzio il mio mentre tu hai acceso mille parole in giro, in volo, una nuvola, una colonna, un’ala di falco o gabbiano o solo di fata, dipende da te mentre io ascolto, appoggiata ai palmi caldi, sporchi di fame e caffè, profumo di anime, un traghetto nel cuore.

Potrei amarti, del viso tondo riempirmi le mani, ma sono le tue parole ora a fare un nido di stelle, intorno al capo, riassettando i capelli sciolti dal vento, nella confusione felice dei miei pensieri.

Ci si innamora sai, anche delle parole.

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Una sola anima

E ancora stupisce l’amore che nessuno ha mai potuto allontanare e che, tra le fitte trame della pelle, fluisce in un abbraccio eterno

Due corpi vicini sono una sola anima

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foto Paola Rezzonico

Immorale

Chi mi legge sa che difficilmente espongo il mio pensiero in ambito politico. Anzi, non ne troverà traccia in questo blog. Non perché non ne abbia, ma perché credo che questo non sia il contesto, visto che tendo a mettere in risalto la bellezza, spesso la bellezza dell’arte.

Nemmeno oggi esporrò il mio pensiero politico, ma voglio raccontare come mi sento dopo aver letto che il governo, facente capo al pensiero del vice premier Di Maio, dopo aver raggiunto l’agognata meta del reddito di cittadinanza, sta -o ha già deciso- che con i soldi del reddito appunto, non si potranno fare spese immorali.

Ho sentito che le sigarette e il gratta e vinci sono immorali, così come più spese all’Unieuro. A parte le sparate, ma davvero qualcuno pensa di decidere quali spese siano morali e quali no?

La carità, perchè purtroppo, comunque lo si giri, il reddito di cittadinanza è una carità, è gratuita. Vi è mai successo di donare dei soldi a un barbone per strada e accompagnarlo nel negozio per assicurarvi che quei soldi li spenderà secondo il vostro canone di moralità?
Ma cos’è morale e cosa immorale? La lavatrice è morale e l’asciugatrice immorale? La televisione immorale e il quotidiano morale (ah, no, i quotidiani sono la morte nera)? E i libri, il caffè, gli assorbenti con le ali saranno morali e quelli interni immorali?
E il rossetto sarà morale o immorale? E se una donna vorrà truccarsi con il suo reddito di cittadinanza, perché magari non ha mai potuto farlo prima, si vedrà rifiutata la carta?

Ma stiamo ragionando su quale assurda decisione il governo sta prendendo? La decisione di cosa sia morale o no, stanno decidendo per i poveri…no,davvero questa non è la felicità come prospetta Di Maio, ma la peggiore UMILIAZIONE.

Io, lo so che scrivo una cosa antipatica, se fossi povera quei soldi non li vorrei e mi terrei, povera la mia DIGNITA’

 

 

La prima pagina di un diario di viaggio

Sono passati ormai più di due mesi dal mio primo sensazionale viaggio in Giappone. Ho racconti, ricordi ed emozioni vivissimi ma ancora non riesco a metterli per iscritto.
In parte è la mancanza di tempo, perchè il tempo è sempre poco e quello che ho lo dedico a restaurare ceramiche; in parte è che i ricordi sono tantissimi e non so come descriverli, se ordinarli o lasciarli liberi di vivere secondo il loro istinto.

Oggi, nel blog della Rete al femminile Biella provo a descriverne alcuni. Un viaggio che mi ha insegnato tanto, che porterò sempre con me.

tempio argento

“Cosa succede dentro di noi all’arrivo di una notizia positiva e inaspettata?
All’inizio siamo incredule, pensierose, ci affrettiamo a capire se sia uno scherzo o no e, infine, siamo senza parole.
O meglio, io sono rimasta senza parole quando Yu Akao mi ha spiegato il significato del biglietto che mi stava consegnando.

“Chiara san sei stata invitata in Giappone per partecipare al programma di Tv Tokyo, Nipponikitai! (Chi vuole venire in Giappone)”
Vuoi che ti racconti dall’inizio come è andata? Cercherò di essere breve anche se le emozioni che ancora sono dentro di me, se esplodessero, brevi non sarebbero affatto.

Il mio incontro con il Kintsugi
Da qualche anno ho iniziato a lavorare con la tecnica Kintsugi, arte giapponese che consiste nel riparare ceramiche con lacca urushi e polvere d’oro. Ho imparato da sola, guardando video (pochi), leggendo qualche informazione (pochissime); ho usato i miei 27 anni di restauro per provare, fallire, riprovare, riuscire. Quando ho raggiunto una buona conoscenza, ho raccontato la mia arte nel web. Con costanza: ogni giorno un post, approfondimenti sul sito, foto su Instagram, ho scritto un manuale dedicato.

Ed è proprio nel web che Tv Tokyo mi ha trovata: appassionata di cultura giapponese, autodidatta, mai stata in Giappone, la protagonista perfetta per il loro programma. (continua qui) 

I sogni degli uomini

Mentre lavoro ascolto la conferenza di Brunello Cucinelli. (ne ho scritto anni fa qui) 


Un visionario, un saggio, forse matto, di certo un uomo che pensa. Un sognatore.

Poche volte ho incontrato nella mia vita uomini sognatori e quelle poche volte sono rimasta affascinata a seguire i loro pensieri, quasi che le parole disegnassero scenari lontani ma raggiungibili. Avere dei sogni non significa realizzarli, ma tendere a provarci. Significa avere ogni mattina uno scopo, un appiglio per migliorarsi. Un modo nuovo per fare degli anni ricchezza e non peso.

Certo spesso gli uomini sognatori vengono confusi per pazzi, gli si toglie il potere della speranza, denigrati come perditempo da persone cullate nel sepolcro dell’invidia.
Invece l’uomo sognatore è la speranza, incarna il vero senso del presente che si fa futuro, non guarda indietro, non si ferma con le sconfitte e ogni giorno incastra un mattone per costruirsi.

Incontrare uomini sognatori è un grande dono.

tengo a precisare che per uomo intendo proprio uomini, non genere umano

 

Il tempo della lacca Urushi

Poter andare alla radice di una passione, scavare fino al nocciolo profondo, è una grande fortuna. E una preziosa opportunità.
Durante il mio viaggio in Giappone sono stata invitata a visitare Daigo, zona agricola dove si coltiva la pianta Rhus Verniciflua da cui si estrae la lacca Urushi. E ho imparato più di quanto immaginassi. Toccare con mano un’arte, sperimentarne la fatica, ha reso ancora più bello il mio lavorare.
Ora, ogni volta che apro un tubetto di lacca per preparare la colla, lo stucco, la vernice per applicare la polvere d’oro, sento la potenza e la forza di un prodotto naturale che nasce dalla terra e che l’uomo ha saputo scoprire e usare per fini eccelsi. 

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Vi ho raccontato che l’estrazione della lacca è faticosa e poco produttiva. 
Vi ho raccontato di come la lacca sia allergizzante 

Quante caratteristiche ha la lacca Urushi?
Oggi vi racconto che è così preziosa che deve essere accudita, rispettando i suoi tempi. 

Una volta estratta e filtrata, la lacca viene usata per proteggere, abbellire e impermeabilizzare oggetti in legno o cartapesta. I risultati sono prodotti lucenti e duraturi.

Per arrivare a questo risultato tanti sono i passaggi e tante le pause e sono di queste che voglio raccontarvi.
I primi ad accorgersi della bellezza della lacca furono i giapponesi, nel periodo Jomon, vale a dire circa 5.500 anni fa. Scoprirono che la lacca induriva lasciandola nei campi dove la estraevano, vicino ai fiumi, in ambienti molto umidi e caldi.
E così, nel tempo, vennero costruiti dei contenitori chiamati “muro” dove riporre gli oggetti laccati riproducendo le stesse condizioni ambientali, con temperature dai 22° ai 25° e umidità tra 60% e 80%; contenitore che ancora oggi si usa, sia in formato artigianale che semi industriale.

La lacca. La lacca con le sue caratteristiche, la lacca lucida, forte, impermeabile. La lacca protettiva. La lacca che ha bisogno di noi. Sembra quasi impossibile ma è così.
La lacca da sola, lasciata su di un tavolo, non indurisce perfettamente. Ha bisogno di tempo.
Tra una mano e l’altra deve passare almeno una settimana dentro al muro. Le fasi si dilatano, passano mesi per realizzare un’opera, mesi per restaurare un lavoro con l’arte Kintsugi che si nutre di lacca Urushi, è il suo ingrediente base.
E durante questo periodo io mi trovo ad accudirla, a controllare ogni giorno temperatura e umidità, come se fosse una pianta che cresce.

Quante cose ho imparato in Giappone, poche ne sapevo. Tante verranno da sè.

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Le mie mani e la lacca rossa urushi: nori urushi

 

La metafora della lacca urushi

La lacca Urushi è una lacca estratta da Rhus Verniciflua, una pianta autoctona giapponese. Ha svariate modalità di utilizzo: riconosciuta per la sua grande capacità impermeabilizzante (fino al 100%) e per la sua durezza una volta completata l’essicazione, viene usata fin dall’antichità per rivestire tazze, ciotole, armature, foderi per katane, scatole in legno, fino ad arrivare alla decorazione di templi e palazzi imperiali.
La raccolta della lacca urushi segue in Giappone tempi molto particolari, (ne ho scritto qualche giorno fa, leggi qui) ed è per questo preziosa e al contempo molto ricercata, ragion per cui è diventata la lacca degli imperatori.
Ma la lacca Urushi ha anche una sua caratterisica particolare, oltre ad essere difficile da raccogliere e ad avere tempi di essicazione lunghi e che abbisognano di particolari condizioni di caldo umido: la lacca Urushi è velenosa. Allergizzante più che velenosa: se viene in contatto con la pelle, si formano delle chiazze nere che restano per parecchi giorni. A qualcuno il problema si ferma alla macchia, per altri la pelle gonfia, così gli occhi, e possono esserci problemi di irritazioni anche più gravi.

La lacca Urushi dopo la raccolta appare mista a pezzetti di corteccia. Con pazienza si filtra più volte (fino a 10) e poi si usa su oggetti in legno, con svariate mani fino ad ottenere lucentezza e durevolezza.

Fino a che la lacca è fresca resta allergizzante. Poi, una volta essicata, perde questa caratteristica e diventa duratura e perfettamente atossica.

Ed ecco la metafora. La lacca che a forza viene estratta dalla pianta usa il suo veleno per contrastare l’uomo. Mantiene questa forza per tutti i passaggi, provando a farlo desistere viste le potenti reazioni allergiche. Ci prova, con forza mantiene il suo coraggio.
Ma alla fine si placa. Alla fine accetta la sua nuova vita e ciò che dona è il meglio di sè: non diventa una lacca molliccia e delicata, diventa la più forte, resistente, lucida e bella lacca che si sia mai vista.

Questo fa la lacca, lotta, combatte e quando è alla fine trasforma la sconfitta in vittoria.

Dopo il mio viaggio in Giappone, (non hai visto il video del programma? Ecco il link) dopo aver imparato ad estrarre la lacca e averne viste le caratteristiche, nutro per la lacca Urushi una devozione e stima che mi fa sentire umile e in quasi preghiera ogni volta che decido di usarla.
Con rispetto, così, come un inchino a una divinità.

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