Invisibile

Invisibile.
Non sempre abbiamo voglia di mostrare le ferite, semplicemente non serve, non aggiunge nulla al racconto di noi, è un passato finito, lontano, superato
Lasciano un solco dorato, questo sì, che si confonde con la nostra pelle, e si intravede, c’è ma non parla più.
Kintsugi Chiararté, tecnica tradizionale giapponese, lacca urushi e polvere d’oro puro.

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Le linee dorate sono sottili, quasi invisibili su questo gres color terra, scompaiono ma ci sono; così è per noi la vita, non sempre osiamo o riteniamo di mostrare le nostre ferite, ma sappiamo esserci. Profonde, toccanti, il nostro essere vivi.

Kintsugi è una tecnica giapponese nata alla fine del 1400 in Giappone. Una tecnica non solo artistica ma che ha implicazioni filosofiche e psicologiche molto ampie, che riguardano le nostre ferite, quelle dell’anima, di come siamo capaci a rinascere ogni volta più forti e unici.

Kintsugi è una tecnica lenta, utilizza la lacca auctoctona urushi, rispetta i tempi, porta alla riflessione. È un lavoro difficile e minuzioso. Quando mi metto al tavolo di lavoro, la mia mente cambia, rallenta, spesso lavoro in silenzio, il tavolo è diverso. La mente è diversa.
Su ogni pezzo vi è una rottura, un atto che non comporta distruzione ma creazione; con la rottura creo un unico imperfetto che diventa perfetto, ricamato di fili d’oro nelle linee di frattura.

Cicatrici d’oro

Ancora una volta la mia arte mi permette di entrare nella vita a fondo, toccandone ogni sfumatura.
Falò è un programma di attualità in onda su RSI la1 (Tv Svizzera); una delle ultime puntate ha affrontato il tema delle sfide del destino, quando questo si accanisce e rompe i piani, li spezza, li frantuma e sembra che non ci si possa più rialzare. Leonardo Colla, regista, con Roberto Bottini, ha trovato 5 storie di uomini e donne che hanno saputo rialzarsi dopo un incidente, con più coraggio e forza, persone nuove e  fiere dei loro cambiamenti.

Io. Io sono l’oro che unisce le cicatrici, mie le mani che lavorano a ricomporre la ceramica che si rompe, cadendo a terra.

Mi sento onorata di aver potuto partecipare a questo progetto che vi invito a vedere perché è un insegnamento di vita.

Cattura (3)

CICATRICI D’ORO qui il link 

Luca Cereda deve smettere di giocare a hockey a soli 26 anni per un grave problema cardiaco e diventa un allenatore di successo, trascinando l’Ambri Piotta ai playoff; Andrea Lanfri perde entrambe le gambe a causa di una meningite e si appresta a scalare l’Everest con delle protesi; Cindy Dermont Rigolli viene calpestata dal suo cavallo mentre salta un ostacolo rimane cieca da un occhio e sorda da un orecchio, torna in sella e diventa istruttrice federale d’equitazione; Enzo Muscio resta senza lavoro assieme a 320 colleghi in seguito a una ristrutturazione, vende la casa, ricompra l’azienda dove lavorava da 23 anni e si trasforma da impiegato in imprenditore di successo. Destini diversi uniti da un filo comune: un fatto grave che ha segnato l’esistenza di queste persone senza però piegarle, ma trasformandole, rendendole più forti. Il denominatore comune si chiama resilienza: una forza che ognuno di loro ha trovato superando la propria fragilità, affrontando il dolore attraverso l’immaginazione e soprattutto il lavoro. Ecco allora che le cicatrici rimaste sul corpo o nell’animo di queste persone diventano dei segni da mostrare agli altri, emblemi di un percorso virtuoso. Un percorso che diventa una testimonianza preziosa da condividere con gli altri. Molte di queste persone resilienti testimoniano la loro tenacia, la loro capacità di non mollare mai nella loro vita professionale, ma anche scrivendo libri, tendendo conferenze pubbliche nelle scuole o nelle aziende, o anche semplicemente come genitori.

 

Delicata e forte, così, come me.

Spesso taccio, sempre più spesso scompaio anche da qui.
Non nascondo le emozioni -sembrerebbe- le proteggo.
In un mondo confuso, violento, sciocco, ignorante  non voglio sporcare la mia voce; in un mondo che non sa stare nella corsia lenta in autostrada quando il traffico è libero per una presunta sensazione di inferiorità, non riesco a vivere comodamente.
In mezzo a razzisti, a omofobi, ad analfabeti funzionali e non, in mezzo alla saccenza, alla presunzione, all’invidia, non respiro, non riesco ad allungare le braccia e le gambe, scomoda come in un teatro piccolo, tra le poltrone schiacchiate contro il muro. In un mondo in maiuscolo io torno ad essere in corsivo.

Taccio, perché taccio? Faccio silenzio perché il muro della vergogna di un mondo troppo spesso indecente, cadendo, mi ha sepolto. Viva, senza fiato, sepolta sotto un peso che non riesco a sopportare, taccio.

Ma tacere non significa non vivere.
Tacere è fonte di spirito creativo, il silenzio spesso genera amore quando si coltiva come una rosa rossa.
Delicata e forte.
Come me.

 

Kintsugi: quando un’arte preziosa diventa una moda

Ecco una selezione di libri trovati online dove la parola giapponese “Kintsugi” è usata in copertina ma all’interno del libro ci sono storie, racconti, poesie, concetti tipicamente occidentali e nulla sulla tecnica.
Non dico sia un errore, anzi, solo constato come un’arte delicata che ha mille sfaccettature, che poggia le sue basi sulla forza della lacca urushi, dedicata al restauro di un oggetto, possa essere spesso usata solo per la metafora visibile dell’oro.

Alle volte mi sembra che venga violata la sua bellezza, la lentezza dei gesti che dedico nelle mie giornate, la cura sottile per le stuccature, la sapiente attenzione al dosare lacca e farina, l’attesa.
Kintsugi non è un miracolo, non è un’arte segreta, è fatica, passione, dedizione. Kintsugi è cura di una ceramica rotta che necessita di essere riparata. La funzione dell’oro è una funzione pratica, decorativa.

Forse sono un’idealista, perdonatemi per questo.

Siamo oro e siamo vivi

Ci si rompe durante la vita, in pezzi piccoli. O grandi. O solo in piccole linee che subito ripariamo. Siamo fragili questo lo so, ma siamo anche forti. Coraggiosi. Intraprendenti. Siamo oro e siamo vivi.

Kintsugi Chiararte

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Restauro Kintsugi da parte di un padre per la propria figlia, per ricordarle che la vita è delicata e preziosa.

Le mie micro collezioni Kintsugi

In questi mesi ho lavorato tanto alla creazione di due micro collezioni di opere Kintsugi che ho esposto alla Milano Design Week.
Vi presento quindi il mio lavoro di restauratrice -artista.

“Musae” si ispira alle nove muse della classicità greca. Come esse rappresentano l’idea suprema dell’arte, le nove tazze restaurate con tecnica originale Kintsugi rappresentano l’ideale della rinascita di un oggetto che riprende la sua funzione originaria (dopo essere stato danneggiato), ma in una nuova veste, più preziosa, più “arte”.
E come le muse possedevano il dono di conoscere passato, presente e futuro, anche queste opere conservano in sé il passato (la loro storia), il presente (la loro estetica) e, grazie al restauro Kintsugi, il futuro (la loro nuova vita come oggetti restaurati).

“Roji” è il nome giapponese dei “giardini da tè”. Tali giardini costituiscono l’anticamera alle case del tè, luogo di cerimonia e carico di valori simbolici quanto pochi altri. Lo  scopo del roji, infatti, è quello di costituire un ponte tra il mondo fuori e la pace della casa del tè, diventando, così, luogo di puricazione e meditazione, in previsione della cerimonia del tè.
Le quattro tazze che compongono questa micro-collezione ne richiamano l’aspetto (il roji non cresce selvaggio, è curato e artisticamente decorato, così come lo sono le tazze restaurate con tecnica Kintsugi) e ne assumono lo spirito, fungendo da veicolo che avvicina, attraverso il gesto dell’offrire il tè, due vite, due persone, due sistemi di credenze e valori.

 

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La cartella stampa QUI 

Ci si ama forte

Ci si ama forte tra le pietre lisce della strada e il vento di una primavera che non arriva e già va.

Si rotolano le mani nelle tasche mentre ancora calde ricordano amplessi disegnandoli a tratti, appoggiati alle spalle, racchiusi in un abbraccio nel viale.
C’è un tempo per coltivare, la terra morbida dove affondare.