450 milioni di dollari, la bellezza ha un prezzo?

23621289_1502037499832104_6661252886325141045_n

Salvator Mundi, fonte Rep.it

Salvator Mundi, quadro attribuito a Leonardo, è stato battuto da Christie’s per 450 milioni di dollari. Un prezzo esorbitante, il più alto prezzo mai conseguito da un’opera d’arte.  La vendita supera quella dell’opera Interchange’ di Willem de Koonin, avvenuta nel 2015 per 300 milioni di dollari.

Photo_of_Interchanged_by_Willem_de_Kooning

Interchange’ di Willem de Koonin

Salvator Mundi era stato acquistato nel 2013 dal magnate russo Dmitry Rybolovlev per 127 milioni di dollari (più in basso alcune curiose informazioni del magnate); nulla si sa invece dell’identità del nuovo acquirente. Di sicuro è che il venditore ha fatto un grande affare e l’acquirente una enorme spesa!
L’attribuzione a Leonardo non è unanime e questo rende ancora più avventurosa la cifra di 450 milioni di dollari.

repubblica_leonardo1

Momenti dell’asta fonte Rep.it

Quello che invece è certo a tutti, o almeno credo e per questo vi chiedo di scrivere nei commenti il vostro pensiero, è che quest’opera è di una rara bellezza: parto dalla cornice, in lacca nera e decori in oro e resto estasiata ad ammirare il quadro.
Lo sguardo fisso verso un punto lontano, i boccoli fini, le dita affusolate, il prezioso ricamo in oro del vestito azzurro. Pochi contrasti cromatici, molti giochi di luci e ombre, un’atmosfera soffusa e delicata, il volto quasi etereo, pare una sinopia rispetto al resto del corpo. Ma il particolare che maggiormente accentua la bellezza è il globo di vetro: la trasparenza lascia intravedere il vestito senza perdere la sua rotondità.

Sono estasiata. Resto colpita da tanta bellezza, potrei sentire la sindrome di Stendhal se potessi rimanere a guardarlo. Cosa che forse non accadrà mai visto che un’opera così eccezionale ora è in mano a un privato.

E voi, considerate quest’opera un esempio di bellezza estrema o vedete solo la mera operazione commerciale? La bellezza ha un prezzo, e sì, è possibile che sia così alto? O forse non ha prezzo e quindi è impagabile?

 

Info curiose
Dmitry Rybolovlev
Rybolovlev è il proprietario della Uralkali, società produttrice di potassio, e a partire dal 2011 ha iniziato a investire nella squadra di calcio francese AS Monaco. Nel 2010 si è classificato 79º nella lista dei miliardari per Forbes. Nel 2012 è stato classificato 119º tra i miliardari di Forbes, con un patrimonio netto di 9,1 miliardi di dollari. Il 21 maggio 2014 è stato protagonista del divorzio più caro del secolo, con il quale si impegna a pagare la cifra di 3,2 miliardi di euro alla ex moglie Elena Rybolovleva, ridotti però da una successiva sentenza a 564 milioni di euro. Le due parti hanno poi comunicato di aver raggiunto un accordo privato riguardo alla somma da versare all’ex moglie. Rybolovlev ha anche comprato dall’ereditiera Athina Russel Onassis l’isola di Skorpios per la figlia Ekaterina.

Sindrome di Stendhal 
La sindrome di Stendhal, detta anche sindrome di Firenze[senza fonte] (città in cui si è spesso manifestata), è una affezione psicosomatica che provoca tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e allucinazioni in soggetti messi al cospetto di opere d’arte di straordinaria bellezza, specialmente se esse sono compresse in spazi limitati.

 

Annunci

Ad occhi aperti.

rosa-tu

Certe persone sono così, una rosa, solitaria e delicata, potente nel suo colore e nel messaggio d’amore che porta.
È una bellezza nascosta, solo a fondo si avverte il turbine che le anima, è una bellezza che alle volte viene sfumata da storie complicate -e senza storia-. È una bellezza che va scoperta, alimentata, protetta, curata, con dedizione e tempo, tempo e presenza.

Io ho tenuto aperti gli occhi e ho visto.

Rosso. Per fortuna.

Come tutti gli anni il mio acero arrossisce. Lo fa in fretta, in Autunno, nel giro di pochi giorni arriva il freddo e lui rilascia il suo colore, rosso fiamma, passione, rosso acero insomma. Rosso come il mio cuore.
Il mio acero non è un tipo timido, lui arrossisce con grande stupore, il rosso è acceso, forte, ipnotizzante. Le persone che passano vicino si fermano e lo fotografano, o solo lo ammirano, succede che le cose belle facciano battere le pulsazioni forti. No, non ho detto domare, ho detto battere. Forte. In maniera incontrollata. Questo la bellezza fa.

acero1

Eccolo, cosa vi dicevo? Toglie un po’ il fiato, vero? Immaginate come mi sento, io che lo vedo ogni giorno dal mio tavolo di lavoro, appare così, imponente, mica chiede permesso, è sfacciato il mio acero, occupa tutta la finestra e toglie la luce. E anche il fiato, ma già l’ho detto. Non toglie l’amore, quello no, il rosso aggiunge se mai. Questo è quando lo incontri lungo la tua vita, mica scappi all’amore no? O forse sì, dipende da te, di vita una sola ne hai, mica due.

Ma dicevo dell’acero, quello strafottente, se ne infischia dell’autunno, del fatto che sia una stagione dimessa, spesso triste e malinconica, lui esplode, e come se esplode. Sfavilla. Scintilla, Rosseggia, si dirà? In fondo il mare biancheggia. Il mio acero arrossisce ma non è timido. È un re, un Dio, una divinità! Una magnificenza a dirla tutta. Lo è.

Sai però cosa succede? Questa mattina ho alzato lo sguardo, non sarà per molto tempo, così mi affretto a scriverne, di getto, lo capisci anche tu che sto scrivendo di getto, di fretta, lo senti che sto correndo sui tasti? Divago. Questa mattina una foglia ha cominciato a volare. Non intendo come un uccello, come un aquilone.
A ben vedere sembra sospesa, volteggia ma non se ne va, sì, sospesa, come quando ti guardo nel fondo degli occhi e resto così, sospesa appunto, cercando di leggere l’amore dove va. E mica lo capisco, ma va bene così. acero2

Eccola, la foto rende come può, ma la foglia è lì, pare appiccicata al cielo. Vola ma non se ne va, si stacca ma resta. Certo il segreto c’è, non è mica magia, anche se vorrei lo fosse e forse lo è, è un filo sottile, invisibile agli occhi, ed è meglio così.

Questa mattina il mio acero è arrossito, lo ha fatto in tutta la sua magnificenza, a voler dire che tutto può. Ma poi, alla fine, se guardi bene quella foglia che se ne sta attaccata senza volare, non vuole forse dirci che siamo tutti coraggiosi ma un filo legato al cuore del nostro passato lo teniamo sempre? Dorato, trasparente, nero, quello che sia, un filo resta. E ci unisce. E non ci lascia mai.

Per fortuna.

Come un cassetto sparpagliato

blumare3

Qualche chiodo ribattuto, scappato da una cornice di famiglia, divelta dal tempo corroso; un foglio usato, una parola mozza incollata alla penna, calligrafia tremula dell’infanzia finita e tornata, così è la vecchiaia; due pastiglie masticate e non ingerite, una caramella per la gola, un santino e una corona, sgranata e non pregata, succede quando la notte incalza tra le rughe. Un fazzoletto piegato a mano, odoroso di eucalipto e nel segreto, una castagna d’india, per azzuffare i malanni alla porta, lasciandoli stesi, così si fa nelle mani delle nonne, così è un po’ l’amore, lo sai anche tu.
Come un cassetto sparpagliato sono io, ripiegata male, troppi nodi mai risolti, una macchia di colore, forse un filo d’erba.
E un tuo bacio. Che mi disordina d’amore.

5 novembre, nuova data del laboratorio Kintsugi

Nuova data del laboratorio esperienziale “Kintsugi, l’arte di valorizzare le crepe della vita”

Domenica 5 novembre, ore 9,30/17, Bioglio, Biella.
A seguire il link con il programma e i costi.

evento_kin

Laboratorio esperienziale Kintsugi, l’arte di valorizzare le crepe della vita, qui il link  

 

La banalità di Lotito

Ho sempre più timore quando vedo il livore cieco, spesso immotivato, tra gli umani.

Hic Rhodus

La sceneggiata di Lotito, la pervicacia dell’idiozia degli ultrà laziali, l’uso banalizzato (prima a fin di male poi a fin di bene) dell’immagine di Anna Frank sono episodi nemmeno particolarmente significativi del mondo frantumato in cui siamo entrati, insieme agli “odiatori” di Facebook, ai giustizieri fai-da-te, agli antirazzisti coi “ma”, agli antivax punta di diamante del dilagare dell’antiscientismo, alle “mamme pancine” e via discorrendo di perdita di senno. Siamo circondati dalla banalità del male, sì, come alcuni commentatori ricordano, ma siamo circondati in particolare dalla banalità del vivere. Una categoria più ampia di quella di Hannah Arendt, che include il male “banale” (nel senso di non compreso, non concepito come tale) ma anche le ragioni del vivere.

cq5dam.web.738.462 2Noi non abbiamo più miti e riti, né icone, né ideali, né orizzonti. Mi rendo conto che ho sempre vissuto questa perdita come una “liberazione” da costrizioni sociali…

View original post 814 altre parole

Di progetti, lavoro. E di Kintsugi.

Conoscete tutti l’arte Kintsugi, vero? La mia arte Kintsugi, intendo.
Ve ne sto parlando da diversi anni, è diventato il mio cambiamento, il mio ponte per andare oltre, un nuovo stato lavorativo e di conseguenza, mentale.
Da restauratrice ad artista, da occidente a oriente, dalla capacità di saper mimetizzare un restauro alla capacità di metterlo in evidenza con la polvere d’oro.
Quanti, quanti passaggi, quanto lavoro, quante ore passate a progettare, tante! Ore trascorse a cercare il modo per raccontarmi.

Oggi ho scritto un post nel Blog della Rete al Femminile di Biella (un gran bel luogo dove c’è tanto da imparare e condividere) che parla del mio progetto Kintsugi, di come sto lavorando per farlo uscire dalle quattro pareti del mio laboratorio. E presto racconterò anche i risultati.

Qualche consiglio per presentare un progetto a nuovi clienti. (qui il link diretto) 

Avete altre idee anche voi su come catapultarsi nel magico mondo al di fuori di qui e raggiungere il cliente ideale? Ne ho sempre bisogno.