Quel filo che unisce le anime

Quando due persone vivono vicine, e non intendo solo fisicamente, parlo di mente, intenti, desideri e progetti, talvolta, per una rara alchimia, accade che le cose accadano.
Hai presente quando sul pelo dell’acqua getti una pietra e questa diffonde la sua onda in grandi e lenti cerchi concentrici? Uno si diffonde nell’altro, un raggio sempre più ampio, fino a scontornarsi verso l’infinito. Oppure hai in mente quando le onde faticano ad entrare in armonia e poi arriva il momento perfetto che tutto combacia e all’unisono si accordano?
Quando due persone sono vicine dentro, quasi arrivano a somigliarsi, a dire le parole anticipandosi, sono presenti nell’attimo esatto in cui devono esserci.

Non so se siano le situazioni che si adattano o se sono le due persone che le attirano, non so il punto di partenza e forse non conta, conta quello che accade ed è armonia.
Non parlo solo d’amore, parlo di anime affini. E non parlo neppure di per sempre: questi momenti di solito hanno un tiro limitato, pochi mesi, anche meno, di perfetta sintonia, lo stesso rintocco. L’esserci senza doversi cercare, quasi anticipati i desideri.
“Al posto giusto al momento giusto” o “Il momento giusto al posto giusto”, ‘è un filo dorato che unisce le anime.

È raro ma accade, è raro e meraviglioso, alle volte inquieta nella sua magia, spesso delizia per la sua perfezione.

 

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PROSCIUGHIAMO GLI STAGNI DI NARCISO

Viene voglia di darlo davvero quel bacio per non lasciarlo secco sulle labbra, quando ti ho davanti e sorridi, nel tuo vestito di calice bianco e il verde del campo attaccato.
Quando si spengono i pensieri per la ruota che corre di fretta attaccata alla vita, che non si riesce nemmeno a formulare un nome che è già sera, io mi apparto tra le pagine di Massimo e bevo quieta il vino rosso della sua poesia.
-solo questo-

massimobotturi

Come un’eclisse, un punto di ritorno
o quello G nascosto ad Atlantide.
Poi arriva. E non importa l’età o essere padre
politico o imprudente, malvagio.
Ecco che arriva, la verità di critica e orgoglio.
Scrivi il giusto, ma non ti basta il mezzo
ed il fine è carta straccia.
Finiamoli i diari da adolescenti rotti
il miele delle api alle orecchie, quei pruriti
che a questa età diventano oro. Fuori tutto!
è roba da anarcoidi sentimentali scemi
fare poesie nel mondo quando ce n’è milioni
di ottime e di opere d’arte.
Meglio un chiodo, una scopa, una ramazza
un attrezzo da officina.
Aggiustare, costruire, fare del bene agli altri.
E allora prosciughiamo gli stagni di Narciso
c’è troppa sofferenza importante per lavare
la propria col moschetto del cazzo.
Lei non torna, e lui c’ha un’altra da un quarto d’ora
mamma è vecchia, bisogna anche legarla nel letto.
Giù al lavoro…

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Pitociu, Castellamonte.

Anni fa ho restaurato una statua in terracotta. Un soggetto caricaturale, un oste con una bottiglia di vino e un grande cappello a tuba. Era alta 70cm, tozza e pesante.
Pensavo fosse un ornamento mentre ieri, visitando la Casa Museo Famiglia Allaira di Castellamonte, in occasione della Mostra della Ceramica, ho scoperto chiamarsi “Pitociu” ed essere elementi creati per tenere ferme le coperture dei comignoli.
I volti rappresentati erano quelli dei personaggi del paese, tanto che si faceva a gara per averne uno a propria somiglianza. Una storia curiosa e divertente, come tutta l’arte, occorre solo un po’ di curiosità per arrivare al nocciolo.

LAVORO DI RESTAURO
Statua caricaturale di oste, h 70 cm, diverse rotture nella base, ricostruita con cemento.
Restauro eseguito con malta PV, colore cocciopesto, mescolata a emulsione acrilica resina PV. Finitura a cera.

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STATUE CARICATURALI, I “PITOCIU”

Questa produzione è stata realizzata solo a Castellamonte per la felice intuizione di artisti che al di là dell’inventiva avevano anche una buona dose di fantasia e di spirito critico. Infatti queste statue nascono inizialmente come un accessorio tecnico alla realizzazione dei comignoli: si trattava di collocare sopra al piano del comignolo un oggetto pesante che impedisse al vento forte delle nostre vallate di scalzarlo e scaraventarlo a terra. Sino alla terza decade dell’800 si usavano per questa necessità tecnica degli oggetti a forma di pigna, palla o fiamma di peso oscillante tra i 45 e gli 80Kg/cad. a seconda dell’ampiezza del piano del comignolo, tutti rigorosamente in terracotta.

Nel 1830 uno dei nostri artisti-artigiani stufo di creare i soliti oggetti pensò a fare una sorpresa al suo amico, maestro di scuola G. Ciafrei, e lo riprodusse in scala mutandolo in uno gnomo con fattezze somigliantissime. La sorpresa fu tanta che molti cittadini castellamontesi si fecero ritrarre creando una galleria di personaggi realmente esistiti con nome e cognome e tutti originali in pezzo unico realizzati preso la fabbrica di G. Buscaglione – Allaira.

Questi oggetti sono chiamati dai castellamontesi “Pitociu”.

Catalogo “La statuaria” Casa Museo Famiglia Allaira 
Dicembre 2011, Tuttotondo comunicazione.

Link utili
Casa museo famiglia Allaira http://www.casamuseofamigliaallaira.it/
Mostra della Ceramica di Castellamonte
https://www.facebook.com/mostradellaceramica.castellamonte

Dai un bacio a chi vuoi tu

il_linguaggio_del_core

Artist Atelier M.Guggenheim &C Zurich n°13894

Questa è una vecchia cartolina, inizio 1900, che poteva essere spedita all’amata o all’amato, raccontando sinceramente il proprio amore. L’ho ritrovata in vecchio cassetto e l’ho trovata così immediata nella sua semplicità.
Prima di tutto si rivolge con il Voi: quanta dedizione! E quanto rispetto d’altri tempi.
E in poche parole, senza tanti giri, risolve il problema: ti amo, non ti amo, mi ami, non mi ami.

Vi va di giocare con me? 
Pensate ad una persona, leggete i cuori, scegliete il vostro e speditelo all’interessato/a.

E per gioco, lo scrivete nei commenti? (per semplicità ho copiato le frasi sotto i cuori a partire da in alto a sinistra in senso orario e ho unito i numeri) 

Il linguaggio del Core 
Giuriamo amore eterno
(NB. Sottolineare con un segno il cuore destinato a far conoscere il vostro pensiero.)

1- Il vostro cuore è parteggiato
2- Voi mi trafiggeste il cuore
3- Il mio cuore infiamma per voi
4- Voi avete il cuore volante
5- Il mio cuore è sincero
6- Il vostro cuore rifugge il mio 
7- Il mio cuore è giù abitato
8- Il mio cuore è spezzato
9- Voi possedete il mio cuore
10- Il vostro cuore non mi appartiene
11- Voi avete il cuore di pietra
12- Il v0stro cuore mi attira

 

Sicily is my love, Ragusa Ibla e i carretti di Rosso Cinabro.

L’arte delle radici è quella che mi appassiona di più; il saper conservare le tecniche e riprodurle, mantenendo integra la storia e la cultura di un popolo, trattenendone il senso pieno e la bellezza, è un talento che a pochi compete. Ancora più valido se si è capaci di portare la tradizione su oggetti moderni senza stravolgerne i tratti e il contenuto.

La bottega Rosso Cinabro di Ragusa Ibla è a mio parere un grande gioiello artistico. Forte della bellezza che si respira in città, tra i palazzi signorili ricostruiti dopo il devastante terremoto del 1693, la bottega di Biagio Castilletti e Damiano Rotella, abili carrettieri, è un approdo certo dove ritrovare arte e innovazione nel rispetto della tradizione.

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Le decorazioni ricche e raffinate tipiche dei carretti siciliani sono riprodotte su svariati oggetti, riprese nei dettagli, seguendo l’estro e la tradizione: il rosso di sfondo, la narrazione di scene storiche, il decoro floreale a riempire ogni spazio vuoto.
Colori accesi, ricchezza e perfezione, i carretti di Biagio e Damiano sfilano durante le feste patronali: un occhio al nuovo e uno all’antico, i due carrettieri infatti sono anche restauratori, tesi a preservare le vestigia del passato.

Passato che torna presente anche ad opera di due stilisti, Dolce e Gabbana, che hanno voluto la Sicilia come leit motiv di una parte della loro collezione, “Sicily is my love” :
abiti, borse ed elettrodomestici.
La bottega Rosso Cinabro, insieme ad altri artisti di carretti siciliani, hanno infatti dipinto frigoriferi Smeg, realizzati in collaborazione con Dolce Gabbana, riprendendo l’arte dei carrettieri.
Sono pezzi unici, preziosi, pezzi che portano la Sicilia nelle case del mondo.

L’atmosfera che si respira in bottega è un’atmosfera di lavoro silenzioso e continuo, quella di ogni artigiano che si rispetti, umile e dedicato, forse troppo alle volte. Un artigiano non si monta la testa nemmeno se collabora con Dolce e Gabbana ma continua  a fare il suo mestiere con passione e amore, perché sa che mai si può dormire sugli allori.

La pagina Facebook di Rosso Cinabro https://www.facebook.com/artedisicilia
Rosso Cinabro, il sito http://www.rossocinabro.tk/
I frigoriferi siciliani di Dolce e Gabbana e Smeg http://www.smeg.it/frigoriferi-smeg-dolce-e-gabbana

“Sicily is my love” Dolce Gabbana e Smeg, piccoli elettrodomestici in stile siciliano  http://www.smeg.it/sicily-is-my-love/

Cambio di prospettiva

Tutto quello che desidero è vederti renderti felice.

Dimentico

Dimentico la tua voce, peraltro anche il tuo volto a volte non mi sovviene. Dimentico il timbro, la frequenza, se sussurravi o urlavi; come in un film muto le immagini si ripercuotono sul cuore in un nulla dorato, come le gabbie di un qualche vecchio film di angeli anni ’70 di periferia. O un film di fantasy, di quelli che non trasmettono più o capita solo a Natale, quando si è ubriachi di panettone e vino bianco scaduto e il cane volante mette malinconia quasi più di un peluche vinto alla lotteria della fiera.

Dimentico la tua voce, non la ricordo più, penso possa essere che invecchio, o forse che sei invecchiata tu, il tuo ricordo almeno, venti anni non sono pochi, meno di quanto hai vissuto, è vero, meno di quello che abbiamo vissuto, più dei miei figli, meno di me. Dimentico anche il tuo viso, se accade prendo una foto, una di quelle in cui nemmeno ti conoscevo e c’ero, chissà perché quelle che hanno l’odore del presente le scarto, sarebbero da ritoccare, o da continuare, chissà.

Dimentico tutto, non l’amore, quello cambia, ma sarebbe rimasto, non come la pelle o le unghie che ruotano nel cambio delle stagioni, l’amore no, quello resta, quello che mi farebbe sedere ancora una volta ai tuoi piedi mentre mi racconti una storia o cucini o solo mi guardi, con quegli occhi persi, nel bianco di un letto che non dimentico più.