Immagina…

lacca_rossa_chiararte_kintsugi

Questa è la foto di un grande vaso portaombrelli che ho restaurato con la tecnica Kintsugi, questa immagine è la parte del lavoro dove le crepe sono coperte con lacca urushi rossa. Solo dopo verranno coperte con la polvere d’oro. Il rosso serve per scaldare l’oro, per dare corpo, per rafforzarne la potenza cromatica, non è una scelta casuale. Con l’argento, ad esempio, si usa il nero che raffredda.

Mi hanno fatto notare che quelle che io vedo come linee di rottura, sono dei disegni e, come per le nuvole, diventano ciò che la nostra mente immagina.

Avete voglia di lasciare libera l’immaginazione e di giocare con me?
Voi che cosa vedete?

Penso

Penso a cos’è vivere oggi.
Siamo tutti sulla passatoia, spesso senza tappeto rosso, indagati, interrogati, giudicati, nessuno escluso, anche chi si defila viene inglobato, seguito, stanato. Siamo nel centro del gorgo, nella spirale degli sguardi, delle accuse, dei commenti, siamo nel mezzo di ogni discussione, siamo inseriti, spinti a forza, immessi, annessi, inclusi.
Già, sto parlando dell’era dell’internet, quella della iper-connessione, dell’esserci sempre, o dell’esserci ogni tanto, non conta, se ci sei, appari. E qualsiasi cosa dici è contro o a favore di te, non nascondiamoci dietro a falsi pregiudizi, è così.
Sei vegano, sei onnivoro, gay, etero, sei antivax, grillino, webete, sei poeta, artista, sfigato, se ti piace il mare, l’inverno, il caffè, la grappa, la montagna, il sesso, ci sarà sempre qualcuno che ti darà addosso a maleparole.
Se per un attimo ti scappa una parola, c’è lo screenshot, se pubblichi un video dove ti confondi e dici cose che non vorresti, c’è la viralità: nemmeno il ripensamento per cancellare.
Siamo certo stupidi, converrebbe tacere piuttosto che cancellare. Essere sicuri di quello che facciamo/diciamo, prima di premere invio, perché indietro non si torna, come un coltello che ferisce, la lama taglia, poi si cuce, ma taglia. E non c’è via di mezzo, non c’è mai, lo sai bene, ma invece siamo stupidi e lo dimentichiamo.
Forse ci vorrà del tempo per capire la deriva che abbiamo preso, per smorzare i toni, per ripagare le fatiche con un sorriso, le vittorie con un evviva, per relegare l’invidia, la gelosia, la supponenza.
Credo che uno dei modi più facili sia guardarsi allo specchio ogni mattina e pensare a come ci sentiremmo noi a sentirci dire certe male parole che siamo pronti a dire. Perché vale ancora il detto “non fare all’altro quello che non vorresti fosse fatto a te”

Tutto questo perché? Perché oggi mi sono fermata con l’auto per fare passare una signora sulle strisce pedonali: aveva in mano il telefono e si è fermata a metà delle strisce per rispondere a un messaggio. Ferma, non a piccoli passetti, ferma.
L’ho sollecitata con un colpetto di clacson ma non sto a riferirvi le male parole che ho ricevuto.
Sì, siamo tutti un po’ stupidi. Io in primis, altro che colpetto di clacson, la tromba dovevo usare!

Kintsugi, quando arte e anima si incontrano

Due settimane fa ho condotto con Stefania Macchieraldo, psicologa, il laboratorio “Kintsugi, l’arte di valorizzare le crepe della vita”  presso il suggestivo “Oltrebosco”, uno spazio di cultura, arte, natura e buon cibo, al limitare del bosco nella conca della Valle dell’Elvo, a pochi km dal santuario mariano di Oropa.

La giornata si è alternata tra pioggia, sole, vento ma lo stretto contatto con la natura e i propri sentimenti ha reso tutto perfetto e armonioso, come se si fosse seguito un binario prescelto e unico.

Tutto nasce con l’arte Kintsugi, di cui io sono esperta, e che uso e come restauro su oggetti in ceramica di clienti e su oggetti che rompo intenzionalmente per poi renderli a vita nuova con la tecnica giapponese della polvere d’oro e della lacca Urushi.

Cosa si fa durante il laboratorio?
Prima di tutto si parte dalla conoscenza reciproca perché anche se solo per un giorno, sei persone che si frequentano diventano un gruppo.

19657214_1613978335314198_5430279404660828060_n

Ci si scambia un po’ di sé; poi ci si mette in relazione con una ceramica, l’oggetto che sarà studio della giornata. Un oggetto che diventa da sconosciuto a conosciuto, toccato, sentito, odorato.

Questo slideshow richiede JavaScript.

E poi? Si immagina una ferita, una nostra storia, la si visualizza e con la cerimonia della rottura, la si frantuma. Non è facile, non lo è la prima volta, non lo è mai, imprimere una potenza volontariamente su di un oggetto, ancora più difficile se lo abbiamo conosciuto e imparato a vivere come nostro.
Ma si può fare ed è una liberazione. Non sempre però.

Questo slideshow richiede JavaScript.

L’oggetto in ceramica rotto diventa quindi il nostro studio; io prima introduco all’arte Kintsugi, la storia, la cultura, l’arte giapponese della fine del 1400 (come racconto nel mio libro “Kintsugi, l’arte di riparare con l’oro”)  e, per gradi, insegno a riparare il proprio oggetto con la tecnica semplificata di resina e colla. Questo perché la tecnica giapponese originale che pratico sui miei pezzi è una tecnica complessa e molto lenta e non si può insegnare in una mezza giornata e senza un minimo di professionalità.
Hai paura di non essere in grado di rimettere a posto i tanti pezzi rotti? Nessun timore, occorre calma, pazienza e voglia di imparare: i risultati sono assicurati e ciò che resta è un oggetto nuovo, realizzato da noi. Unico e speciale!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Dopo la pausa pranzo il laboratorio procede con il Teatro dell’Anima condotto dalla psicologa Stefania Macchieraldo; lo psicodramma viene incentrato su una ferita personale, che verrà raccontata e in seguito rappresentata. Questo permette di viversi e vedersi al di fuori e spesso ciò che incontriamo non è quello che pensiamo, ma un altro noi. La sorpresa alle volte è grande, altre commuove, altre lascia stupiti e attoniti: ciò che si crea è un gruppo solidale che racchiude le storie e le conserva dentro sé senza giudizi e prevaricazioni. Non si deve temere di questo breve viaggio nell’anima, seguiti per mano dalla professionalità di Stefania.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Alla fine resta il cuore, un oggetto riparato con la tecnica Kintsugi, qualche ora di confidenza, di divertimento, di riflessione, ore dedicate a noi, al nostro tempo, per arricchirlo e rinnovarlo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Grazie a coloro che con me e Stefania hanno vissuto un sabato nuovo!

19511546_1614154995296532_440905813453180982_n

https://www.facebook.com/kintsugicrepevita/
http://www.oltrebosco.com/
http://www.kimila.it/
http://kintsugi.chiaraarte.it/

 

Immagina

corte dei miracoli milano

Milano, Corte dei Miracoli, “Chiuso il giovedì”

Non puoi metterti nei miei panni, non entreresti nelle mie scarpe, ho troppa storia che non ti appartiene, che non sai, che non incontri nelle tue sere.
Non saprei – e nemmeno vorrei –  dirti come si sta, quello che vedono gli occhi, attraverso, l’aria che entra nei miei polmoni, il letto in cui dormo.
Puoi vedere i piedi, quello sì; ed immaginare il resto, ciò che sta sopra?

“Sai immaginare una nuvola? E se non esistesse?”
“Sai immaginare un fiore? E se non esistesse?”

No, non si può immaginare ciò che non si sa.

 

 

“Non ho bisogno di te, ho voglia di te”

Oggi lascio parole e immagini di altri parlare per me, perché dicono perfettamente ciò che penso e sono.

io mi oro1

“Non ho bisogno di te, ho voglia di te. Non ho spazi vuoti da riempire, ho spazi da condividere. Non mi aspetto che tu mi renda felice, desidero sorridere della tua gioia e farti sorridere della mia. Non ti amo da morire, non sono tua e non sei mio. Sono completa anche senza di te, sei perfetto anche senza di me. Non morirò se andrai via, non smetterai di essere felice se andrò via. Non ti carico della responsabilità della mia personale soddisfazione, ti accolgo come specchio e messaggero, ti offro i miei occhi per indagare nei tuoi. Non ti lego né mi lascio legare dal bisogno di essere amata, dalla paura dell’abbandono. Io non sono sola senza di te, tu non sei perso senza di me. Siamo due meravigliosi e preziosi universi, completi, perfetti, che si incontrano per creare nuovi mondi. Non chiuderò porte e finestre per tenerti accanto a me, non ti permetterò di limitare il mio volo. Onoro la tua libertà scegliendo ogni giorno la mia.”

Emanuela Pacifici 
Evento “Come oro nelle crepe” https://www.facebook.com/events/1886462831608449/
Emanuela Pacifici http://lacustodedellestorie.blogspot.it
Kintsugi Chiarartè kintsugi.chiaraarte.it

 

“Amarsi è sufficiente”

camilla_giannelli_anna_laviosa-io-mi-oro-gioia-di-biagio

Il tocco lieve delle tue carezze tra la luce che filtra del mattino, nel letto composto d’emozioni, mi incanta di meraviglia.
E mentre il mondo tace, mentre urla e grida nei propri dolori muti, tu amami così come sono, nelle incertezze del buio, nella confusione, la spirale dell’abbandono, il tempo che incalza e preme il petto, la sofferenza, la fretta, l’ansia del non arrivare, il treno che corre, le tue mani e io, fermi ad aspettare.

“Amarsi è sufficiente”

Un mio articolo su La Tigre di Carta

KINTSUGI: L’ARTE DI RENDERE UNICA LA FRAGILITÀ

La storia, la tecnica e la filosofia

Quanti tipi di rottura conoscete? Comunque siano, il risultato è sempre formato da cocci, più o meno grandi, più o meno numerosi, ma cocci; ciò che cambia è il processo che ha portato alla rottura perché ogni oggetto conserva dentro di sé la sua storia.

La rottura più comune è quella accidentale dovuta a eventi naturali, un colpo di vento, un libro che scivola dalla libreria, o a un gesto maldestro, un movimento improvviso e succede il danno, la caduta a terra e la frammentazione, lo sgretolamento di piccoli pezzi.

C’è poi la rottura cercata, la rabbia che ci spinge a gettare a terra un oggetto, una sorta di parafulmine, che, quando siamo accecati, ci spinge a buttare addosso al nemico una tazza, un vaso, non conta quanto sia prezioso, anzi, alle volte più è prezioso e più ci sentiamo felici nella nostra pazzia.

E c’è l’incuria del tempo che passa, i traslochi, i cambi di destinazione, di proprietario, che fanno sì che l’oggetto si crepi, sbiadisca, si rompa.

Storie, questo conservano gli oggetti, storie di rotture, storie di vita; e pur sempre, alla fine, cocci.

L’arte kintsugi racconta storie di rotture e nasce proprio dalla rottura accidentale della preziosa tazza tenmoku di Ashigaka Yoshimasa, ottavo shogun dell’epoca Muromachi, in Giappone, verso la fine del XV secolo… continua qui “Kintsugi, l’arte di rendere unica la fragilità”