Laetitita Ricci

L’arte in ogni cosa, l’arte dove c’è imperfezione.
L’arte che è incontro, condivisione, solitudine, riflessione.
Oggi nella mostra “Kintsugi, la metafora della vita” presento Laetitia Ricci che ha intuito da una imperfezione la perfezione della metafora Kintsugi
https://www.instagram.com/laetitiaric/

Laetitia Ricci

Il destino mi ha fatto incontrare l’arte del Kintsugi.

Andando al Museo d’arte e scienza di Milano mi sono trovata casualmente faccia a faccia con un vaso bianco con delle cuciture d’oro. Affascinata ne ho parlato con la restauratrice del Museo che mi ha gentilmente spiegato accuratamente come lo avesse restaurato e mi ha raccontato del Kinstugi; era la prima volta che ne sentivo parlare. Ne fui molto colpita e andai a fare qualche ricerca.

Dopo aver fatto una mostra personale di fotografia in bianco e nero al Museo d’arte e scienza lascio le mie foto nel mio box però purtroppo presero umidità. Istintivamente iniziai a buttarle poi mi venne l’idea di utilizzare la filosofia del Kintsugi, non potendo usufruire della tecnica tradizionale. Per prova strappo una foto e nello strappare provo a dare un senso armonioso e farne una storia di eleganza. Essendo anche un’amante del puzzle ho pensato che tutti questi pezzi dovessero rinascere insieme in armonia.

Penso che il Kinstugi sia una forma di meditazione, una pace interiore come una sarta che cuce un abito prezioso o un chirurgo che chiude una ferita con del filo d’oro e sembra che il tempo sia sospeso. Ti regala una magia intima.



La mia mostra fotografica raccontava di Milano. Oggi, 15 aprile 2020, siamo costretti in quarantena da un po’ di tempo quindi ho pensato che attraverso le mie foto potevo prendermi cura di Milano; cosi ho preso la mia fotografia preferita del Duomo e ho iniziato questo percorso di guarigione. L’ho applicato anche all’Arco della pace e alla Torre Filarete del Castello Sforzesco. Desidererei proseguire questo progetto fotografando altri monumenti simbolici di ogni capitale nel mondo intero e anche luoghi di culto. Utilizzando i nostri errori, i nostri fallimenti, le nostre fragilità, le nostre ferite possiamo ricostruire insieme e fare nascere una società degna di questo pianeta.

La sincronicità mi ha fatto scoprire Chiara Lorenzetti ed eccomi qui.

Le sono molto grata nell’avermi dedicato una parte del suo preziosissimo tempo.

Un caro saluto

Laetitia

hai una storia Kintsugi da raccontare? Scrivimi a info@chiaraarte.it –

Kintsugi: accogliamo questo tempo imperfetto

Foto Francesca Savino

Diversi anni fa mi sono appassionata all’arte tradizionale giapponese Kintsugi, una tecnica raffinata di restauro che impreziosisce le linee di rottura delle ceramiche con polvere d’oro puro.

Ammirando le mie opere ho spesso provato l’emozione che dona la bellezza e la malinconia profonda della sua fragilità: cocci sparsi riuniti con lacca urushi, una resina naturale estratta dalla pianta Rhus Verniciflua, il tempo lungo, spesso mesi, di attesa tra le varie fasi, la cura lenta delle stuccature, la rifinitura dei dettagli.

In questi anni sono sempre stata cauta con la metafora che alle volte ho visto usare a sproposito e con meri fini di marketing; ma oggi, più che mai in questo momento di debolezza e instabilità, mi sento di doverla raccontare portando il mio contributo alla speranza.

Kintsugi, Kin significa oro, tsugi riparare: quante volte nella nostra vita ci siamo rotti, sopraffatti dalla fatica, quando al tempo eravamo indistruttibili. Quante volte non siamo stati in grado di rialzarci, o pensavamo non l’avremmo saputo fare e poi, con pazienza, ci siamo ricomposti, forti nelle nostre cicatrici. E così, come nell’arte Kintsugi, noi siamo i cocci, e il tempo è la cura, l’attenzione, il nostro oro.

In questi giorni ho avuto modo di fare due riflessioni, una universale e una personale.

Dopo la benedizione Urbi et Orbi del Papa in Piazza San Pietro, ho avuto un’intuizione: l’intera umanità era spezzata in piccoli frammenti, divisa da guerre, fazioni, razzismo, lotte di classe; il virus ci sta ricomponendo, non ha occhi speciali per nessuno. Il Kintsugi sta avvenendo, l’oro nelle crepe sono gli aiuti che molti stanno dando, gli scambi che abbiamo ogni giorno, nazionalità non più in lotta ma unite.

Il virus ha frantumato il nostro quotidiano: i cocci sono ora. Così, sparsi in pezzi, non ci riconosciamo. Abbiamo paura del futuro, tutto è incerto e insicuro e non si vede la fine. Rischiamo di correre disordinati e calpestare qualche pezzetto o perderlo, per non riuscire a ricomporci più.

Quando un cliente rompe un oggetto, la prima cosa che chiedo, è di riporre con cura i cocci dentro a una scatola in attesa di venire a consegnarmeli.

Credo si debba fare così, riporre i nostri cocci con cura, in questo tempo sospeso, senza fretta del futuro che, prima o poi, arriverà.

Teniamoci pronti alla ricostruzione, scegliamo la colla che riunirà le ferite, un libro, il lavoro, la famiglia, la terra, teniamoci pronti a mettere l’oro, perché quello che ci sta accadendo è sì fragilità, ma la fragilità è anche un dono. Dicono i giapponesi che la fragilità è sinonimo di cambiamento, se restiamo rigidi nelle nostre idee non riusciremo mai a mutare.

Fragilità, tempo, cura e la ricercatezza dell’oro: accogliamo questo tempo imperfetto per tornare nuovi, unici e preziosi.

Chiara

Francesca Anibaldi

“Ciao Chiara ,
Non ci conosciamo. Il tuo contatto mi è uscito su fb. E niente è a caso…
Un abbraccio
Francesca”

Le vostre storie di Kintsugi, la bellezza di un’arte che non è solo tecnica ma incarna la vita stessa. Grazie, non posso fare altro che dirti grazie Francesca, grazie alle storie che mi state mandando.
-seguite le foto per vedere le storie e le opere degli artisti in mostra-
Se hai una storia o un’opera Kintsugi, scrivimi a info@chiaraarte.it

“Mi chiamo Francesca, Franza per gli amici del cuore. Un marito british, un figlio meraviglioso.
La mia vita era frenetica, superinpegnata col lavoro che mi portava in tutto il mondo.
Esattamente 5 anni fa lo stop. Un tumore al seno. Paura e coraggio. Coraggio e paura.
Poi la ricostruzione prima interiore poi esteriore. La esteriore però non va come doveva andare. Vengo operata altre 3 volte. L’ultima 10 mesi fa. Che mi lascia svuotata.
E allora capisco che dovevo iniziare un altro viaggio con me stessa, con amore e accettazione. E comincio a capire che quelle cicatrici erano la mia parte più bella.
Narravano la mia storia. Ho frequentato un laboratorio di kintsugi. Sono buddista e credo che niente sia a caso. Ho incontrato il Kintsugi esattamente al momento giusto.

Rottura diventa bellezza. Le mie cicatrici diventano d’oro.

Grazie .

Francesca Anibaldi

Barbara Matilde Aloisio

Torno alla ceramica, questa volta con l’artista ceramista Barbara Aloisio (la trovate su instagram https://www.instagram.com/ra.ba.ma/)
Ho conosciuto Barbara durante l’ultimo corso di tecnica tradizionale che ho tenuto a Milano, il 5-6 ottobre 2019, un corso bello e sereno, fatto di scambi e condivisione. Ed era proprio nell’incontro nel laboratorio di Barbara che avremmo continuato a studiare tecnica e cultura; ma nessun problema, sarà solo più avanti nel tempo.

Se avete un’opera o un pensiero Kintsugi, scrivetemi a info@chiaraarte.it

L’arte kintsuji l’ho scoperta per caso essendo artista ceramista, mi affascinavano quelle linee d’oro dal sapore orientale. Ma il vero incontro è avvenuto più tardi approfondendo la sua storia.

In un primo momento mi sono avvicinata all’arte kintsuji per ridare vita a pezzi di ceramica che subivano qualche crepa in cottura. Il passo successivo è stato quello di creare rotture, ecco che ora la cerchi e quel pezzo integro si rivela ai tuoi occhi sotto forma di tanti nuovi cocci a cui trovare un posto, una collocazione, riscrivendo un ordine di idee. Ti trovi a ristudiarlo cercare gli incastri per poi trovare qualcosa di inaspettato, una storia tradotta in linee, linee di confine, linee di pace, di una forma riconquistata.

Il kintsuji l’ho avvicinato in un momento della mia vita denso di emozioni e segnato da grandi perdite. Accostare un coccio all’altro rappresenta prendere a poco a poco con tanta pazienza stralci di vita, trovare i giusti accostamenti, accogliere gli eventi e senza farsi trovare disarmati ricostruire una storia. Con compassione e fermezza ammirare quel tracciato nuovo che si delinea in fili d’oro. Rimane poi seguire il fluire di quelle nuove scritture che inevitabilmente segnano nuove rotte e nuovi porti da cui ammirare l’orizzonte.

I pezzi che presento in questa mostra virtuale fanno parte di un ampio progetto in cui ho creato una serie di alberi, abitati da presenza e custodie per sogni. Vorrei raccontarvelo così:

Sono cresciuta camminando nei boschi e frequentando l’orto di mia nonna, poi la campagna … le piante rappresentano per me un compagno, un essere vivente, qualcuno che coglie sensibilità simili alle nostre e per certi versi più evoluti.

I miei alberi sono viventi e per questo sognanti, ospitano creature e li sopra c’e il vivere di un mondo, l’accadere di un universo semplice, fatto di piccoli accadimenti. Il tempo opera e trasforma attraverso i vissuti questi elementi alberi, vibrano ascoltano e convivono con noi.

Mi piace pensare che ci possa essere un giardino sempre pronto in cui andare a ristorarsi, fermarsi sotto le fronde di un albero , ascoltare il cinguettare di un uccellino, magari lasciargli qualcosa da mangiare, scoprire i suoi nidi, camminare ancora, e poco più avanti, incappare in qualcosa di magnifico , di esterrefatto, di fronte al quale stupirsi, raccogliere un appunto che possa far diventare quel giorno un po’ più memorabile di un altro, perché una nuova condivisione è inciampata nei miei piedi, e riprendere e camminare.

(… su di un amaca ho visto un fiore/ soffiami di un cartamodello di gioia/ che possa sfilare dal cassetto/ per ogni giorno di amore. )

Barbara Aloisio

P.S. ringrazio Marina Marchesi per le foto

Valeria Benatti

L’arte Kintsugi non è solo ricostruzione dei cocci in ceramica, ma è anche potente metafora della vita.
La si incontra nelle relazioni, spesso complicate, così come Valeria Benatti ha ben descritto nel suo libro “Gocce di Veleno”
Ho conosciuto Valeria qualche anno fa, durante uno dei miei corsi di tecnica moderna, organizzati in collaborazione con Giappone in Italia, ospiti della delicata e cordiale Barbara di La Teiera Eclettica: ha voluto sperimentare con mano l’arte Kintsugi passando dalla metafora alla ceramica, perché, in fondo, è questo il modo migliore per comprenderla.

“Stavo scrivendo il mio secondo romanzo, “Gocce di veleno”, che è la storia di una guarigione, quando sono incappata in una foto che mi ha colpita. L’ho vista sui social, era una tazza riparata con l’oro, e la didascalia raccontava per sommi capi l’arte del kintsugi. Volli approfondire perché il tema delle ferite da superare era centrale nel mio libro. La protagonista, Claudia, esce malconcia da un amore malato e frequentando un centro antiviolenza “scopre” di essere stata vittima di molestie da bambina. Si trova dunque a dover in qualche modo curare anche cicatrici profonde e antiche, di cui si vergogna. Ebbene la riparazione con l’oro insegna proprio il contrario, e quindi ho inserito nel romanzo alcune pagine dedicate al superamento della vergogna, e alla riparazione dei traumi usando proprio il kintsugi come splendida metafora.

A libro pubblicato sono anche riuscita a partecipare a un corso basico per imparare a riparare con l’oro, e con immensa gioia ho messo in pratica quanto avevo teorizzato. Questa la coppetta che ho aggiustato con le mie mani. E a riprova che sono guarita anch’io, ho intitolato l’ultimo romanzo “Da oggi voglio essere felice”!”

Ilaria Cavallari

Ricordo sempre con grande tenerezza e affetto i miei allievi del corso di tecnica tradizionale “Kintsugi, l’arte di riparare con l’oro”
Ma la prima classe resta a tutti gli effetti quella alla quale sono rimasta più legata, diversi anni fa, organizzata a Milano in collaborazione con Giappone in Italia.
Era la mia prima esperienza di insegnamento, avevo tanta passione ma di sicuro molte meno conoscenze di quelle che ho oggi.
Ilaria Cavallari è riuscita a creare una sua linea Kintsugi che amo molto, linee chiare e semplici,uno stile sobrio e meticoloso -non potrebbe essere diversamente visto il suo background da restauratrice-

Per anni sono stata attratta dalla filosofia e dall’arte Kintsugi e quando, per una fortunata casualità, ho incontrato Chiara Lorenzetti e’ stato per me naturale ed essenziale seguire il suo corso per poter apprendere questa tecnica tradizionale Giapponese.

Da restauratrice di opere d’arte ligia al protocollo che la mia professione mi impone, sono felice di poter sviluppare parte della mia creatività nel Kintsugi.
In questo modo mi è possibile unire l’aspetto pratico e scientifico a quello creativo per sperimentare nuove vie di riparazione, che sfociano a loro modo nella meditazione e nella guarigione.
Mai come in questo momento emerge l’esigenza di valorizzare la pazienza, l’attesa, la lentezza che port
a il bello alla luce, una rottura alla rinascita e allo splendore.

Eseguo Kintsugi tradizionale con lacca urushi e polvere d’oro su oggetti rotti, donando loro nuova vita ed una preziosa unicità.
Amo le pietre dure per la loro energia ed unione con la terra motivo per cui in alcuni casi le inserisco all’interno dell’oggetto.
È una ricerca artistica ma anche spirituale poiché la rottura e la ricostruzione sono parti integranti di un processo di guarigione.

Ho creato una linea di ciondoli “LinfaOro”: impronte di foglie su ceramica su cui eseguo il Kintsugi tradizionale.
Questa ispirazione mi è arrivata dal grande potere della natura che trova dopo ogni inverno, anche il più rigido, l’energia per rinascere.



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instagram https://www.instagram.com/art_in_heart_cavallari_/

Cinzia Fantozzi

“La rinascita, il respiro ritrovato, la forza necessaria per spiccare il volo” : questo raccontano le -femminee crisalidi kintsugi- di Cinzia Fantozzi e più che mai in questo periodo abbiamo bisogno della forzaper spiccare il volo.
Ho conosciuto Cinzia Fantozzi in compagnia di Elisa Simonelli durante uno dei miei primi corsi presso Arte Insieme, nella quiete che solo Melania Cavalli e Nadia Crusco sanno ricreare.
Ho bei ricordi di quel giorno, e sono davvero felice di vedere le opere che ne sono nate.

Appassionata d’arte giapponese avevo visto alcuni lavori impreziositi dal Kintsugi in rete. In un mondo dove tutto è frenetico e dove devi essere sempre perfetta, questo concetto mi aveva molto colpito. Ho conosciuto Chiara, professionista molto preparata e sensibile, ho seguito un suo corso e mi si è aperto un mondo. Ho applicato i suoi insegnamenti alla mia ricerca artistica incentrata sulla donna e la femminilità. Ognuno di noi, soprattutto noi donne, portiamo delle cicatrici che la vita quotidianamente ci infligge. Saper valorizzare anziché nascondere, oltre che essere un modo per metabolizzare e superare più facilmente il dolore, ci rende unici.

Quest’opera è la prima delle mie femminee crisalidi kintsugi realizzata dopo gli insegnamenti di Chiara ed applicata alla tecnica Raku. Il bruco, divenendo crisalide, ha completato la sua trasformazione. Manca ancora una prova da superare per diventare farfalla, dovrà raccogliere abbastanza forza nelle ali per riuscire a rompere l’involucro di seta in un unico tentativo. La rinascita, il respiro ritrovato, la forza necessaria per spiccare il volo. Metafora di ritorno alla vita. Le ferite inevitabilmente rimarranno nell’anima e nel cuore, cicatrici della memoria, filo conduttore che attraverso il varco porta la nuova energia e ci rende unici.”

Manuela Lupino

KINTSUGI, LA METAFORA DELLA VITA, Mostra virtuale.
Tra i tanti allievi che ho incontrato in questi anni in giro per l’Italia, Manuela Lupino è tra le più entusiaste. Ha saputo apprendere l’arte e nel giro di pochissimo tempo l’ha fatta sua creandone uno stile personale con la realizzazione di opere originali e con la proposta di corsi. È una grande soddisfazione proporvi quindi la sua interpretazione della tecnica moderna dell’arte Kintsugi. – come sempre, scorrete nelle foto per vedere le altre opere degli artisti-

Tra le attività artistiche che influenzano maggiormente il mio percorso di produzione, ci sono la fotografia, la pittura, il riciclo di materiali, il collage, la cartapesta.
Faccio spesso ricerche al riguardo e qualche anno fa, nel corso di una di queste mie ricerche, ho scoperto il Kintsugi “l’arte giapponese di riparare le ceramiche con l’oro”.
Ho cominciato così ad interessarmi all’argomento, facendo ricerche al riguardo e successivamente ho deciso di inserirlo nel progetto che porto avanti: ho appreso la tecnica base del Kintsugi moderno da Chiara Lorenzetti, una delle maggiori esperte restauratrici di Kintsugi tradizionale in Italia e in Europa, che mi ha proposto di organizzare un workshop di Kintsugi moderno a Roma e ho proseguito approfondendo lo studio con il mio compagno Francesco Ferrari, cercando di apportare al Kintsugi moderno un’ulteriore personalizzazione: insieme abbiamo affinato la nostra tecnica, inserendo accorgimenti e materiali nuovi, che proponiamo anche durante le sessioni dei
workshop che organizziamo.

Il progetto “Ceramica Terapia” ha cominciato a prendere forma nel 2015, sono partita dall’argilla per affermare che la fragilità dell’anima (e non solo) è un elemento di distinzione e ricercatezza e non di debolezza, che non bisogna preoccuparsi troppo del risultato finale ma trarre soddisfazione e beneficio dal percorso che si è deciso di intraprendere.
Per questo quando ho scoperto il Kintsugi ho sentito il bisogno di abbracciarlo: la filosofia su cui si basa, era un percorso che avevo già intrapreso per conto mio, era in perfetto accordo con la mia filosofia, andava solo a completare il cerchio.

Il Kintsugi è per prima cosa, una sorprendente tecnica di riparazione delle ceramiche che offre una seconda vita ad un oggetto dimenticato o che può sembrare perso.
E’ inoltre un’occasione di riflessione che, soprattutto con la tecnica moderna, consente di spaziare per esprimere se stessi: io cerco di applicarlo partendo dalla tecnica di base e proseguendo con il mio gusto, profondo e istintivo.

Il mio progetto “KINTSUGI MODERNO SU MAN RAY PENSANDO AL MARE” si compone di due parti.
Dopo la ricostruzione con colla epossidica del piatto blu smaltato, precedentemente rotto per l’occasione, ho applicato un collage composto da una foto di Man Ray che ho strappato (presa da un numero di VOGUE 2015 che avevo messo da parte in questi anni) e piccole farfalle in carta, ricavate dallo stesso giornale.
Prima di intervenire con la parte finale del Kintsugi moderno per colmare le linee di rottura, con resina epossidica e polvere similoro mescolate assieme, mi sono occupata del retro del piatto: con piccoli pezzi di carta strappati uno per uno, sempre dallo stesso numero di VOGUE, ho creato una palette di colori con diverse sfumature di blu con la quale ho realizzato un mosaico di carta che rappresenta il mare, all’interno del quale ho inserito un frammento di foto di una spiaggia di Taormina.
Dopo l’asciugatura di entrambi i lati, ho passato una mano di resina epossidica e sul fronte del piatto, sono intervenuta con il Kintsugi moderno.

www.ceramicaterapia.it
www.kintsugimoderno.it

Gioia Di Biagio

Non seguo un filo logico per la pubblicazione degli artisti KIntsugi, ma un ordine cronologico in base a quando ricevo i vostri racconti.
Ma non è un caso, è la vita che bussa e parla, che Gioia Di Biagio sia programmata per oggi, oggi, la Pasqua di rinascita, la gratitudine alla vita.
Ho incontrato Gioia Di Biagio diversi anni fa alla Corte dei Miracoli, a Milano, insieme a Camilla Giannelli, Anna Laviosa, Greta Valentina Galimberti. Abbiamo creato un momento di condivisione sull’arte Kintsugi partendo dallo Sgretolamento. E dopo tanti anni siamo ancora qua, amici, profondamente uniti dall’oro delle nostre cicatrici .

Foto ©Giulio D’ErcoleGDE_1389

“Anni fa, una sera d’inverno, stavo sistemando casa con mia sorella. Accidentalmente lei ha fatto cadere una preziosa porcellana per terra che è andata in mille pezzi. Era la statuetta di una sposina che mi rappresentava. Nel dispiacere e nel tentativo di ricorrere ai ripari mia sorella Ilaria ha pensato a diverse soluzioni fin quando non le è venuto in mente di aver letto da poco un articolo che parlava del kintsugi, l’arte di riparare le porcellane rotte con l’oro. Quale migliore occasione? Abbiamo così riparato la statuetta con la tecnica giapponese, interpretata personalmente, del kintsugi.

Quando ho riguardato la statuina così rotta e riparata, ancora più preziosa nelle sue crepe dorate, ho pensato che ora mi rappresentava veramente.

Il kintsugi per me è la metafora dell Abbracciare il Danno, della scelta di come affrontare la propria vita, di cercare la risorsa anche dai drammi più difficili.

Ho dovuto affrontare molte difficoltà nella vita, sia fisicamente che emotivamente. Ognuna di queste difficoltà, di queste crepe ho capito poi che sono parte della mia storia e sono proprio queste che mi hanno, purtroppo o perfortuna, obbligandomi a un risveglio un po’ troppo forzato, dato l’opportunità di crescere più forte di prima.

Il kintsugi è per me scegliere di vedere tutte queste rotture che la vita ci ha provocato e scegliere di accettarle, accettarci e guardarci come siamo, meravigliosamente imperfetti. Ma preziosi.

LIBRO—–Ho scelto di raccontare la mia storia attraverso un libro biografico. Il solo scriverlo, organizzare la scaletta, ripensare al passato con lucidità, creare le prime bozze, mi è stato davvero utile per unire i pezzi della mia vita, capirli maggiormente, come nell’arte del kintsugi; frammenti che sembravano spaiati e incompatibili tra loro, indipendenti uno dall’altro, improvvisamente hanno acquistato un significato. Ripercorrendoli, mi hanno fatto capire che sono proprio questi eventi e soprattutto come ho scelto di affrontarli, che mi hanno fatto diventare la Gioia che sono oggi. “Come oro nelle crepe, così ho imparato a rendere preziose le mie cicatrici” ed Mondadori 2018

Io Mi Oro

PERFORMANCE—–Io stessa sono una porcellana preziosa, con il corpo segnato da tante cicatrici, causate da una collagenopatia (sindrome di Ehlers Danlos) che rende, tra le tante altre cose, anche la mia pelle fragile. Per anni ho cercato di nascondere le mie imperfezioni, vergognandomi della mia diversità. Poi ho capito che erano forse quei “tatuaggi di vita” ad essere parte integrante della mia storia, del mio corpo. “Ogni cicatrice ha un luogo, una data, una ragione” Nella performance che propongo, come una regina antica, chiedo alle persone di segnare su una carta i propri dolori. Poi in un rituale ancestrale ripercorro con la foglia d’oro le mie cicatrici chiedendo poi alle persone di fare altrettanto, come in un atto psicomagico, di lasciandomi la carta del loro dolore ed in cambio consegno loro una foglia d’oro. “Io mi Oro, rituale di accettazione di sé”

WORKSHOP ——-Recentemente mi è stato espresso il desiderio da parte di molte persone e spettatori di lavorare con loro attraverso la metafora del kintsugi.

Ho pensato così ad un workshop per incollare i frammenti della propria storia e mettere oro nelle crepe della propria vita. Ad insegnarmi la tecnica rimodernizzata del kintsugi è stata la restauratrice ed amica Chiara Lorenzetti. In un meraviglioso weekend lei mi ha iniziato alle sue conoscenze tecniche ed io le ho proposto la mia visione, metaforica e psicomagica del rimettere insieme i pezzi della nostra vita.

Magal – gioielli.

KINTSUGI, LA METAFORA DELLA VITA
Un pezzo alla volta, una storia alla volta.
Ho conosciuto Margherita Magal a Vicenza, in occasione della Mostra diffusa A&D Artigianato e design | VIOFF January 2020 organizzata da CNA Veneto Ovestt, in collaborazione con Marco TronconNena Agostini.
In quella occasione due artigiane si sono messe a confronto sul prezioso tema dell’arte Kintsugi: io con la tecnica tradizionale e Margherita con la sua rivisitazione moderna sui gioielli in argento.
Abbiamo in progetto alte narrazioni ora ferme, ma siamo pronte a ripartire!

“Ho scoperto l’arte Kintsugi da bambina quando mia mamma, di ritorno da un viaggio in Giappone, portò con sé una tazza crepata che era stata riparata tramite l’arte Kintsugi.
Poi sono cresciuta e il ricordo di quest’arte giapponese è rimasto custodito dentro me fino a quando una necessità pratica me l’ha fatto riaffiorare.

La necessità è stata questa.
Qualche anno fa, durante i giorni che precedono il Natale, stavo lavorando alacremente nel mio laboratorio di oreficeria per le ultime consegne dei clienti.
Uno dei lavori che mi avevano commissionato era una bracciale d’argento da lavorare lungamente a fuoco. Mentre lo lavoravo una disattenzione mi fu fatale e il bracciale si ruppe in due pezzi.
Che fare? Non c’era tempo per ricominciare il lavoro da capo e in quel momento mi riaffiorò alla memoria l’immagine della tazza crepata e riparata con l’oro.
Così rischiai e provai a risaldare il bracciale spezzato con l’oro.
Non solo la cliente fu molto comprensiva, ma la trovata le piacque così tanto che fui incentivata a sviluppare un’intera linea dedicata al Kintsugi.

Mentre creavo questa collezione – plasmavo l’argento, lo fratturavo e poi lo risaldavo- mi si è svelato interiormente il valore di questa pratica.
Arte che mi costringeva, tramite il processo di ricomposizione, a trovare sollievo dentro di me dei miei eventi traumatici personali.
Mi aiutava a rimettere a posto i pezzi del puzzle della vita e a vedere che anche dalla scomposizione si può creare un nuovo significato.
Per me Kintsugi è un’arte lenta che ti insegna che è responsabilità tua prenderti cura di ciò che ti ha ferito per donargli un senso nuovo.

Margherita – Magal Gioielli