Le clarisse di Urbino e la festa di Santa Chiara

Quello che hai ottenuto tienilo stretto” Santa Chiara

C’è, per ogni storia, un lieto fine, così come un inizio curioso. Sta a noi, nel mezzo, aggiungervi il sale, il contenuto, le parole, senza le quali nulla ha un senso e le domande restano senza risposta. Sta a noi accettare le sfide, chiedere e aspettare un segno, smuovere le acque dove sono chete.
Non voglio dire che siamo noi a creare gli eventi, ma di sicuro senza la nostra decisione, nulla accade.
E così è stato per Suor Chiara Paola, clarissa del Monastero di Santa Chiara di Urbino; qualche mese fa mi scrisse una lettera raccontandomi il suo sentire riguardo l’arte Kintsugi: “Si tratta del fatto di non scartare qualcosa che sembra inutilizzabile perché non ha più la forma e l’aspetto originari, ma di ri-crearlo in un modo nuovo in cui non si cancellano i segni della rottura -le ferite- ma si valorizzano con l’oro”


Suor Chiara Paola mi chiese se, tra le mie opere, ce ne fosse una brutta, invendibile, che io potessi mandarle.

Una richiesta insolita, una richiesta che ha visto il mio consenso proprio per la bellezza della stessa. Ho quindi risposto a Suor Chiara con una lettera scritta a mano e ho fatto di più: sono andata di persona a portarle una mia opera Kintsugi. Il destino, l’intreccio meraviglioso della vita, mi ha portata al Monastero di Santa Chiara proprio il giorno della festa di Santa Chiara, l’11 Agosto, giorno del mio onomastico.

La mia opera Kintsugi in dono al Monastero di Santa Chiara, Imperfetti, gres del laboratorio di ceramiche del Monastero di Bose.

L’opera che ho donato al Monastero è una piccola tazza in gres opera dei ceramisti del laboratorio del Monastero di Bose, una tazza imperfetta perché sbeccata e che io ho rotto aggiungendo un piccolo vetrino di mare al suo interno. La mia ricerca è stata precisa: per unire più simboli, due Monasteri, l’Imperfezione, l’aggiunta della diversità nell’insieme.

L’accoglienza a me riservata è stata unica, ne porterò i ricordi per sempre nel cuore. Le clarisse di Santa Chiara vivono una clasura non del tutto stretta: pur restando oltre una balconata in legno, alta fino alla cintola, dialogano con le persone nel parlatoio, hanno contatti umani, non abbiamo lesinato abbracci e strette di mano. Ho assistito alla messa solenne per Santa Chiara, messa che raccoglie molti fedeli alla Santa, officiata da un prete francescano che ha riconosciuto in Chiara l’amore e l’amicizia per Francesco, due santi così vicini e forti nella creazione di una religione vera, rivolta ai poveri, caritatevole e profonda. Il triduo 2019, è stato così ripartito: primi vespri “Il tuo nome è profumo sparso” ed è stata data in dono una spiga di lavanda; santa Messa solenne “L’àncora: quello che hai ottenuto tienilo stretto” e in dono una piccola àncora; secondi vespri “Cristo chiave della vita: mettimi come sigillo sul tuo cuore” e in dono una piccola chiave.

Monastero di Santa Chiara, Urbino

A seguito della messa sono stata invitata al pranzo domenicale, in compagnia di una famiglia ospite del monastero e di due preti, uno eremita poco lontano da Urbino. Le suore clarisse hanno pranzato nei loro locali, non senza prima averci servito attraverso il bancone, un pranzo buonissimo. L’atmosfera che si è creata intorno al tavolo era rilassata e ha assunto contorni di piena serenità quando, al termine del loro pranzo, le suore si sono unite a noi, al di là del bancone. Molto più vicine di certe vicinanze che si toccano.
La comunità delle clarisse è molto attiva. Vanta un concorso di canto corale, un concorso ceramico, la partecipazione al docu-film “Clarisse” di Liliana Cavani, del 2012, durante il quale si sono raccontate nel loro essere donne dentro a una chiesa fatta di soli uomini.

“Clarisse” di Liliana Cavani

Purtroppo non sono riuscita a ritrovare il docu-film su internet, ma mi riservo di cercarlo ancora per condividere con voi la forza e la bellezza di queste donne
Qui alcune info su “Clarisse” di Liliana Cavani

Le suore clarisse si sono fatte testimonianza con una importante lettera scritta al presidente Mattarella e al presidente Conte, “Voi siete tutti fratelli”, di cui vi posto a seguire il link del testo integrale. Una presa di posizione forte e la preoccupazione per un periodo storico davvero complesso e che calpesta i diritti umani, soprattutto degli ultimi e degli umili.
Voi siete tutti fratelli, leggi il testo

Questo mi porta l’arte Kintsugi. Mi porta dritta nel cuore, senza sconti, senza curve, diretta nel cuore delle persone, nelle loro storie, nell’amore per la bellezza, per la vita. Nel profondo respiro del mondo, quello che spesso si nasconde dentro alle pieghe, sotto i sorrisi; a nulla vale il silenzio, bisogna alzarsi, agire, riconoscere le proprie azioni. Perchè, come dice Santa Chiara che conosce e ama la parola, o meglio la conosce perché la ama, Quello che hai ottenuto tienilo stretto”

Anni fa, dopo un mio soggiorno ad Assisi, scrissi questo testo, Il Saio, un testo acerbo ma molto sentito sull’amicizia profonda tra San Francesco e Santa Chiara. Per chi volesse, ecco il link
Il saio

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I prossimi workshop Kintsugi per l’autunno

 

È l’estate il periodo del riposo, ci si stacca dal quotidiano e la mente può finalmente essere libera di dedicarsi a sè. C’è chi fa sport, chi legge, chi dorme, chi viaggia, chi semplicemente vive il proprio tempo.
Io uso l’estate per riposarmi, viaggio appena posso e incontro le persone, l’arte soprattutto, mi inerpico a cercare piccoli villaggi, artigiani sconosciuti, mi piace ascoltare le persone, fare mie le loro storie.
E progetto. Progetto l’autunno, con tranquillità e tempo mi informo sui corsi, acquisto libri che leggerò, poso le fondamenta per il tempo che verrà.

 

Se anche tra voi c’è qualcuno che ama in estate fare progetti per l’autunno, eccovi le prossime date per i workshop di Kintsugi.

 

 

Se vuoi saperne di più, chiedi l’iscrizione alla mia newsletter, a info@chiaraarte.it

Invisibile

Invisibile.
Non sempre abbiamo voglia di mostrare le ferite, semplicemente non serve, non aggiunge nulla al racconto di noi, è un passato finito, lontano, superato
Lasciano un solco dorato, questo sì, che si confonde con la nostra pelle, e si intravede, c’è ma non parla più.
Kintsugi Chiararté, tecnica tradizionale giapponese, lacca urushi e polvere d’oro puro.

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Le linee dorate sono sottili, quasi invisibili su questo gres color terra, scompaiono ma ci sono; così è per noi la vita, non sempre osiamo o riteniamo di mostrare le nostre ferite, ma sappiamo esserci. Profonde, toccanti, il nostro essere vivi.

Kintsugi è una tecnica giapponese nata alla fine del 1400 in Giappone. Una tecnica non solo artistica ma che ha implicazioni filosofiche e psicologiche molto ampie, che riguardano le nostre ferite, quelle dell’anima, di come siamo capaci a rinascere ogni volta più forti e unici.

Kintsugi è una tecnica lenta, utilizza la lacca auctoctona urushi, rispetta i tempi, porta alla riflessione. È un lavoro difficile e minuzioso. Quando mi metto al tavolo di lavoro, la mia mente cambia, rallenta, spesso lavoro in silenzio, il tavolo è diverso. La mente è diversa.
Su ogni pezzo vi è una rottura, un atto che non comporta distruzione ma creazione; con la rottura creo un unico imperfetto che diventa perfetto, ricamato di fili d’oro nelle linee di frattura.

Cicatrici d’oro

Ancora una volta la mia arte mi permette di entrare nella vita a fondo, toccandone ogni sfumatura.
Falò è un programma di attualità in onda su RSI la1 (Tv Svizzera); una delle ultime puntate ha affrontato il tema delle sfide del destino, quando questo si accanisce e rompe i piani, li spezza, li frantuma e sembra che non ci si possa più rialzare. Leonardo Colla, regista, con Roberto Bottini, ha trovato 5 storie di uomini e donne che hanno saputo rialzarsi dopo un incidente, con più coraggio e forza, persone nuove e  fiere dei loro cambiamenti.

Io. Io sono l’oro che unisce le cicatrici, mie le mani che lavorano a ricomporre la ceramica che si rompe, cadendo a terra.

Mi sento onorata di aver potuto partecipare a questo progetto che vi invito a vedere perché è un insegnamento di vita.

Cattura (3)

CICATRICI D’ORO qui il link 

Luca Cereda deve smettere di giocare a hockey a soli 26 anni per un grave problema cardiaco e diventa un allenatore di successo, trascinando l’Ambri Piotta ai playoff; Andrea Lanfri perde entrambe le gambe a causa di una meningite e si appresta a scalare l’Everest con delle protesi; Cindy Dermont Rigolli viene calpestata dal suo cavallo mentre salta un ostacolo rimane cieca da un occhio e sorda da un orecchio, torna in sella e diventa istruttrice federale d’equitazione; Enzo Muscio resta senza lavoro assieme a 320 colleghi in seguito a una ristrutturazione, vende la casa, ricompra l’azienda dove lavorava da 23 anni e si trasforma da impiegato in imprenditore di successo. Destini diversi uniti da un filo comune: un fatto grave che ha segnato l’esistenza di queste persone senza però piegarle, ma trasformandole, rendendole più forti. Il denominatore comune si chiama resilienza: una forza che ognuno di loro ha trovato superando la propria fragilità, affrontando il dolore attraverso l’immaginazione e soprattutto il lavoro. Ecco allora che le cicatrici rimaste sul corpo o nell’animo di queste persone diventano dei segni da mostrare agli altri, emblemi di un percorso virtuoso. Un percorso che diventa una testimonianza preziosa da condividere con gli altri. Molte di queste persone resilienti testimoniano la loro tenacia, la loro capacità di non mollare mai nella loro vita professionale, ma anche scrivendo libri, tendendo conferenze pubbliche nelle scuole o nelle aziende, o anche semplicemente come genitori.

 

Kintsugi: quando un’arte preziosa diventa una moda

Ecco una selezione di libri trovati online dove la parola giapponese “Kintsugi” è usata in copertina ma all’interno del libro ci sono storie, racconti, poesie, concetti tipicamente occidentali e nulla sulla tecnica.
Non dico sia un errore, anzi, solo constato come un’arte delicata che ha mille sfaccettature, che poggia le sue basi sulla forza della lacca urushi, dedicata al restauro di un oggetto, possa essere spesso usata solo per la metafora visibile dell’oro.

Alle volte mi sembra che venga violata la sua bellezza, la lentezza dei gesti che dedico nelle mie giornate, la cura sottile per le stuccature, la sapiente attenzione al dosare lacca e farina, l’attesa.
Kintsugi non è un miracolo, non è un’arte segreta, è fatica, passione, dedizione. Kintsugi è cura di una ceramica rotta che necessita di essere riparata. La funzione dell’oro è una funzione pratica, decorativa.

Forse sono un’idealista, perdonatemi per questo.

Siamo oro e siamo vivi

Ci si rompe durante la vita, in pezzi piccoli. O grandi. O solo in piccole linee che subito ripariamo. Siamo fragili questo lo so, ma siamo anche forti. Coraggiosi. Intraprendenti. Siamo oro e siamo vivi.

Kintsugi Chiararte

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Restauro Kintsugi da parte di un padre per la propria figlia, per ricordarle che la vita è delicata e preziosa.

Le mie micro collezioni Kintsugi

In questi mesi ho lavorato tanto alla creazione di due micro collezioni di opere Kintsugi che ho esposto alla Milano Design Week.
Vi presento quindi il mio lavoro di restauratrice -artista.

“Musae” si ispira alle nove muse della classicità greca. Come esse rappresentano l’idea suprema dell’arte, le nove tazze restaurate con tecnica originale Kintsugi rappresentano l’ideale della rinascita di un oggetto che riprende la sua funzione originaria (dopo essere stato danneggiato), ma in una nuova veste, più preziosa, più “arte”.
E come le muse possedevano il dono di conoscere passato, presente e futuro, anche queste opere conservano in sé il passato (la loro storia), il presente (la loro estetica) e, grazie al restauro Kintsugi, il futuro (la loro nuova vita come oggetti restaurati).

“Roji” è il nome giapponese dei “giardini da tè”. Tali giardini costituiscono l’anticamera alle case del tè, luogo di cerimonia e carico di valori simbolici quanto pochi altri. Lo  scopo del roji, infatti, è quello di costituire un ponte tra il mondo fuori e la pace della casa del tè, diventando, così, luogo di puricazione e meditazione, in previsione della cerimonia del tè.
Le quattro tazze che compongono questa micro-collezione ne richiamano l’aspetto (il roji non cresce selvaggio, è curato e artisticamente decorato, così come lo sono le tazze restaurate con tecnica Kintsugi) e ne assumono lo spirito, fungendo da veicolo che avvicina, attraverso il gesto dell’offrire il tè, due vite, due persone, due sistemi di credenze e valori.

 

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