Siamo oro e siamo vivi

Ci si rompe durante la vita, in pezzi piccoli. O grandi. O solo in piccole linee che subito ripariamo. Siamo fragili questo lo so, ma siamo anche forti. Coraggiosi. Intraprendenti. Siamo oro e siamo vivi.

Kintsugi Chiararte

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Restauro Kintsugi da parte di un padre per la propria figlia, per ricordarle che la vita è delicata e preziosa.

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Le mie micro collezioni Kintsugi

In questi mesi ho lavorato tanto alla creazione di due micro collezioni di opere Kintsugi che ho esposto alla Milano Design Week.
Vi presento quindi il mio lavoro di restauratrice -artista.

“Musae” si ispira alle nove muse della classicità greca. Come esse rappresentano l’idea suprema dell’arte, le nove tazze restaurate con tecnica originale Kintsugi rappresentano l’ideale della rinascita di un oggetto che riprende la sua funzione originaria (dopo essere stato danneggiato), ma in una nuova veste, più preziosa, più “arte”.
E come le muse possedevano il dono di conoscere passato, presente e futuro, anche queste opere conservano in sé il passato (la loro storia), il presente (la loro estetica) e, grazie al restauro Kintsugi, il futuro (la loro nuova vita come oggetti restaurati).

“Roji” è il nome giapponese dei “giardini da tè”. Tali giardini costituiscono l’anticamera alle case del tè, luogo di cerimonia e carico di valori simbolici quanto pochi altri. Lo  scopo del roji, infatti, è quello di costituire un ponte tra il mondo fuori e la pace della casa del tè, diventando, così, luogo di puricazione e meditazione, in previsione della cerimonia del tè.
Le quattro tazze che compongono questa micro-collezione ne richiamano l’aspetto (il roji non cresce selvaggio, è curato e artisticamente decorato, così come lo sono le tazze restaurate con tecnica Kintsugi) e ne assumono lo spirito, fungendo da veicolo che avvicina, attraverso il gesto dell’offrire il tè, due vite, due persone, due sistemi di credenze e valori.

 

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La cartella stampa QUI 

Un restauro kintsugi per la quaresima di Cumiana

“Buongiorno e buon anno! Mi chiamo don Carlo Pizzocaro e sono parroco (da poco) di Cumiana in provincia di Torino. La filosofia del kintsugi ha per me un fascino particolare e diventa quasi una teologia se penso a questo scorrere di oro tra le crepe di qualcosa di più povero per renderlo non solo aggiustato, ma nobilitato. È una vera immagine della redenzione: LUI si è mescolato a noi per restituirci quella immagine e somiglianza che avevamo perduto.
Mi piacerebbe per la Quaresima valutare la possibilità di utilizzare calice e patena realizzati con questa tecnica…ne ha mai realizzati?”

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Restaurare un oggetto con l’arte Kintsugi tradizionale mi permette di incontrare storie nuove, metafore differenti, interessanti modi di vedere oltre.
Don Carlo Pizzocaro, parroco di Cumiana, ha visto nell’oro che copre le crepe il messaggio di Dio, salvezza e redenzione per gli umili, per la fragilità.
Il suo progetto mi ha subito entusiasmato; il nostro primo incontro è stato a Magnano, al laboratorio di ceramica dei monaci di Bose.
(Ne ho scritto qualche anno fa, se vuoi approfondire puoi trovare a questo link notizie sulle ceramiche di Bose)

Abbiamo scelto, grazie anche all’aiuto del monaco ceramista Nymal, una calice e una patena che ben si accordassero; da lì ne è nata una rottura studiata, nella continua ricerca dell’armonia artistica.
Il restauro è durato un mese e mezzo, per dare il tempo alla lacca urushi di polimerizzare, prendendosi il suo tempo lento, quello della fragilità che diventa forza: lacca urushi e farina di riso per incollare; lacca urushi e tonoko per le stuccature; kuro urushi per la prima rifinitura; bengara urushi per preparare la base per la polvere d’oro; polvere d’oro 24kt; finitura con leggera lacca urushi per protezione.

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Calice e patena restaurati per la parrocchia di Cumiana (Torino) 

Per approfondire
Il blog di Don Carlo Pizzocaro “Scrivimi sul cuore”
Il profilo Instagram di Don Carlo Pizzocaro “Doncapz”
Il laboratorio di ceramiche del Monastero di Bose
Il sito Kintsugi Chiarartè 

dal blog della Rete Al Femminile di Biella:” Chiara e Giulia: ci vuole anima e umiltà”

Oggi, sul blog della Rete al Femminile di Biella, la leader Marie Louise Denti, racconta di una bella e serena mattina passata insieme a raccontarci progetti, idee, sogni, scorci di passato e realizzazioni
Giulia Chiaberge è ceramista, Gioia di Biagio artista, scrittrice, io restauratrice di ceramica e arte Kintsugi.
Quella raccontata nel blog è la storia di un ciondolo che parla di noi tre, delle nostre fragilità e di quello che stiamo imparando dalla vita. A non arrenderci, a non mollare mai, a resistere insieme, unite.

Se volete leggerla tutta, qui il link al post:Chiara e Giulia: ci vuole anima e umiltà” di Marie Louise Denti 

 

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Corso di tecnica tradizionale Kintsugi: ciò che resta sono emozioni

Ogni corso ha una sua storia; ogni allievo intesse racconti, passione, arte, curiosità e insieme si crea un tessuto fitto, fatto di relazione e condivisione.

Ho scelto di dedicare parte del mio lavoro di artigiana restauratrice all’insegnamento; non è una scelta a cottimo, non voglio colonizzare il mondo con l’arte Kintsugi. Mi preme però raccontare un’arte sconosciuta o spesso interpretata in maniera poco corretta.
Il tempo che dedico è tempo ben speso, perché come io dono il mio sapere, così mi torna in piacevoli incontri, suggestioni creative e speciali sentimenti.

Insegnare la tecnica tradizionale giapponese Kintsugi è una sfida. Non si tratta solo di insegnare la tecnica, ma di far nascere negli allievi la passione.
È infatti il Kintsugi una tecnica bellissima e preziosa ma è soprattutto una tecnica complessa che presuppone una buona manualità e attitudine.
La lacca urushi, resina naturale estratta dalla pianta Rhus Verniciflua, ha, oltre le sue proprietà di resistenza, forza e impermeabilità, anche il fastidioso inconveniente di essere allergizzante per contatto: se non ben usata, si rischiano situazioni complicate e fastidiose alla pelle.
Questo è un primo scoglio che chi studia deve sapere affrontare e l’unico modo è, prima di tutto, la conoscenza; in secondo luogo, l’approccio umile e il rispetto.

La lacca ha tempi di polimerizzazione delicati che si attivano con temperatura e umidità dedicati; inoltre ha tempi molto lunghi. Tutto questo esula parecchio dal nostro vivere quotidiano, dai materiali chimici con tempi rapidi, programmati, che non abbisognano del nostro controllo; la lacca invece deve essere accudita, seguita passo passo, ogni giorno, affinchè indurisca e sia pronta per il passaggio successivo.
Quanto siamo disposti a dedicare il nostro tempo?
Questo chiedo ai miei allievi, questo spiego loro ed è questo il valore aggiunto che permette di innamorarsi del Kintsugi.

Il corso “Kintsugi, l’arte di riparare con l’oro” che si è appena concluso, organizzato in collaborazione con l’associazione Giappone in Italia e tenutosi presso La Teiera Eclettica a Milano, è stata per me un’esperienza molto interessante. Ho organizzato le lezioni in quattro giornate di quattro ore, distanziate tra loro di una settimana. Questo per dare tempo agli allievi di famigliarizzare con la lentezza della lacca. Ogni allievo aveva a disposizione due ceramiche su cui abbiamo lavorato durante le lezioni, da seguire a casa, controllando temperatura e umidità, e ogni settimana era loro compito riportarle per proseguire il lavoro.
I materiali di uso durante il corso erano invece comuni; ogni allievo doveva prendersi cura di pulire e tenerli con attenzione. È questo infatti la mia prima richiesta, sulla quale sono abbastanza rigorosa: avere rispetto e pulizia dei materiali è sinonimo di saper lavorare, un tavolo pulito è il primo passo per un buon lavoro.

Orietta, Lidia, Mara, Isotta e Helga. Cinque donne, cinque storie diverse, diverse soprattutto le finalità e le aspettative.
Abbiamo formato da subito una squadra, chi non riusciva veniva supportato dalle altre, io stessa ho aiutato in momenti di difficoltà. Il tempo è passato veloce, forse troppo, tra informazioni, silenzi di attenzione, racconti personali e una sempre buona tazza di tè offerta dalla deliziosa pardona di casa Barbara.

Cosa faranno ora le mie allieve? Per ora ammiro i loro lavori, ceramiche curate nelle quali ognuna di loro ha impresso il tocco personale. Ammiro i loro sorrisi felici. E resto in attesa di vederle sbocciare, crescere e creare, con ardimento, professionalità, ma, prima di tutto, con rispetto per un’arte che arriva da un tempo e un paese lontano e di cui noi, con passi leggeri, stiamo apprendendone il senso profondo.

https://kintsugi.chiaraarte.it/corso-di-tecnica-tradizionale-kintsugi-cio-che-resta-sono-emozioni/

Massimo Recalcati e Lessico Amoroso: la metafora del Kintsugi va bene, ma raccontiamolo corretto.

Siete stati in tanti a mandarmi il link o anche solo la suggestione del programma su Rai3 “Lessico Amoroso” condotto da Massimo Recalcati  dedicata al perdono.
Al minuto 24 circa, lo psicoanalista parla di Kintsugi ed è per questo che molti mi hanno pensato: sono felice, ma vi chiedo anche scusa se, a furia di parlarne, ho condizionato anche voi.
Su vostro consiglio ho quindi visto la puntata del programma che non avevo mai visto prima e nemmeno conoscevo Recalcati. Lo psicanalista affronta temi generali con il pubblico in sala, argomentandoli con clip video e immagini: il tema della scorsa puntata era il perdono. Perdono inteso come atto del ricucire una ferita, dell’affrontare un tradimento nella coppia e superarlo. 

E il Kintsugi cosa c’entra? 

Devo dirvi che ultimamente  il Kintsugi è come il prezzemolo, si usa su tutto,  si usa per tutto, occorre solo avere una ferita e poi far volare la metafora piegandola secondo il proprio sentire. Tutto corretto? Sì, ognuno è libero di interpretare l’arte Kintsugi, ma se si vuole parlarne occorre farlo senza errori.
E Massimo Recalcati di errori ne ha fatti parecchi e visto che mi scrivete per avvertirmi di notizie sul Kintsugi, mi sento di mettere ordine.

Ecco alcuni errori della puntata (ai quali sarebbe bastato un piccolo approfondimento per evitarli)

-Kintsugi (kin: oro – tsugi: riparare) si pronuncia Kintsughi e non Kintsugi 

– La tecnica tradizionale giapponese Kintsugi utilizza lacca urushi; nella clip video dietro a Recalcati la tecnica è quella moderna con resina epossidica, corretta ma non dal punto di vista culturale.

“La storia racconta che un ricco mandarino…” così inizia il conduttore, inventando di sana pianta una storia. Inoltre i mandarini sono cinesi, la tecnica Kintsugi è giapponese. 

“L’oggetto prezioso è stato riparato da un vecchio artigiano”, prosegue Recalcati. Questo non è un errore storico/tecnico ma di visione: chi lo ha detto che l’artigiano debba essere per forza vecchio? È questa una pregiudiziale dura a morire, a cui anch’io, all’inizio, ho dovuto sottostare: se sei giovane, non conti.

Le dipinge con oro”!
No Recalcati, no Rai3, NO! Il Kintsugi si realizza posando polvere d’oro su stuccatura realizzata con lacca urushi e finitura a pennello di lacca rossa. Polvere d’oro, non pittura d’oro.

Lo so, è la metafora quella su cui è stato messo l’accento, ma se la base da cui si parte è errata, siamo sicuri che la metafora avrà lo stesso valore?

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La fragilità è un dono, il modo in cui possiamo romperci per ricomporci.

 

Link utili
Lessico Amoroso, la puntata “Il perdono”
Massimo Recalcati, psicoanalista 

“Chi vuole venire in Giappone?”

A luglio del 2018 sono stata invitata da Tv Tokyo a partecipare al programma televisivo “Who Wants to Come to Japan 世界ニッポン行きたい人応援団”, un’esperienza unica, magnifica, indimenticabile, dove ho potuto apprendere l’arte Kintsugi.

Questo il breve riassunto che oggi la tv giapponese ha dedicato alla mia esperienza

“Il 20 agosto abbiamo invitato la signora Chiara, da Biella, Italia. Si è interessata al “kintsugi” (riparazione con l’oro), l’arte di riparare ceramiche rotte applicando oro, argento o lacca ricoperta con polvere d’oro alla ceramica, unendo i pezzi assieme senza nascondere le sue “cicatrici”.
Avendo studiato per conto suo in Italia, l’abbiamo invitata in Giappone per approfondire i suoi studi imparando da un maestro.
Benvenuta in Giappone!

Al suo arrivo, è andata da Shitsugeisya Heiando, a Kyoto. Ha incontrato l’artista della lacca, il signor Hiroki Kiyokawa, che è attivo nel restauro da più di 40 anni. Le è stato concesso l’accesso al laboratorio del signor Kiyokawa, un luogo normalmente non aperto al pubblico. Ha ricevuto il permesso speciale di osservare il processo di riparazione. Dopo aver osservato i suoi lavori kintsugi, il signor Kiyokawa le ha dato consigli su come migliorare il suo lavoro.

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Il giorno dopo sono andati al tempio Honpoji, della Setta Nichiren. Ha incontrato il 96esimo Alto Sacerdote, il signor Segawa. Lui le ha mostrato una ciotola per il riso per il cui restauro ha impiegato 6 mesi. Lei è rimasta così meravigliata dalla bellezza della ciotola da restare “senza fiato”.

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Quindi è andata nella città di Daigo nella prefettura di Ibaraki, ben conosciuta per la produzione della migliore lacca del Paese. Ha incontrato un artigiano molto capace con oltre 60 anni d’esperienza, il signor Yuzou Tobita (presidente della Lacquer Preservation Society). Hanno esplorato la foresta di oltre 1600 alberi per individuare l’albero con il migliore urushi, o linfa, per la laccatura. Insieme hanno inciso l’albero della lacca per raccogliere l’urushi. Per trasformare l’urushi nella forma utile alla laccatura si rimuovono le impurità, lo si mescola, lo si espone al sole, e così via.

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Macisko san, Io e Tobita san 

Il membro della Lacquer Preservation Society ha preparato una cena di benvenuto per lei. La cena era composta da numerose specialità locali di Daigo Town, sake e soba locali, prodotti da grano saraceno coltivato dallo stesso signor Tobita. È stata la toccante conclusione di un’esperienza magnifica.

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Congratulazioni!!
Canditati adesso! Ottieni una possibilità! Puoi essere il prossimo vincitore.”