I -miei- cocci

cocci-Pollica

Questa sono io, sono i miei cocci.
Sono partita per una meritata vacanza dopo mesi difficili, per me, per tutti, dieci giorni di mare, sole, passeggiate. Avevo cominciato a svuotare la mente -due giorni soli di vacanza possono fare miracoli- e ho ricevuto la telefonata di mio figlio, che vive lontano, che non vedevo da 8 mesi, con la rottura del perone, da operare.
Avrei dovuto essere io quella forte, fargli coraggio – l’ho fatto, di fuori l’ho fatto- ma dentro mi sono sentita precipitare e sono caduta a terra, in tanti cocci.
Le mie vacanze non sono mai semplici, non so se sia destino, non so come chiamarlo

-perdita documenti, Corsica
-macchina foto rubata, Genova
-tenda rotta, Barcellona
-macchina foto rubata, Toledo
-telefonata con mamma grave, rientro immediato
, Germania

Ogni anno al rientro a casa ci contiamo per vedere se ci siamo tutti, interi e sani
– colica renale, ricovero in ospedale, Francia
-ginocchio bloccato, pronto soccorso Peschici
-tenda bruciata, Francia

-portafoglio rubato, Lago di Garda

Ci concentriamo per divertirci, poi alla fine ne ridiamo sempre, ma anche i parenti si domandano al nostro rientro: “come è andata quest’anno?”

– macchina con sistema elettrico bruciato, Francia, vacanza senza contachilometri e tergicristallo.
-macchina rotta ferma in corsia di sorpasso a 130km, poi ripresa, poi ferma definitivamente il 15 agosto in una strada desolata a Bari.
– dito mignolo incastrato in un moschettone, lussazione e pronto soccorso, riabilitazione in vacanza, Francia
-rientro per problemi urgenti, Normandia

Quando è suonato il telefono ero a piedi in cima a una bella passeggiata a Pollica, da lontano il mare, in mano una fetta di pizza rossa…i cocci sono caduti, li ho sparpagliati lontano.

Mio figlio è stato operato a Dubai e due giorni fa è rientrato a casa. Sta bene, è giovane e guarirà in fretta per tornare al più presto a fare quello che ama.
I miei cocci sono ancora sparsi, sono tutti diversi, sono i pezzi di questi anni passati e superati, ogni volta con maggiore fatica e consapevolezza che il tempo è uno solo e che l’imprevisto è dietro a ogni angolo, nascosto.
I miei cocci hanno bisogno di cura. Prima ancora della ricostruzione, di cura.
Sarà il kintsugi la mia cura.
Saprò anche questa volta saldarmi forte, ora che dentro sono un vetro in frantumi.



Alessandra Palieri – Kintsugimental@

Kintsugi, quante declinazioni! Chi segue la mostra virtuale le sta scoprendo, passeggiando tra gesti artistici e creativi fino a moti dell’anima, profondi e toccanti.
Sono stata contattata da Dott.ssa Alessandra Palieri qualche tempo fa, ho intuito la sua dedizione e passione per l’animo umano,il rispetto e la delicatezza nell’affrontare le difficoltà condividendone i successi.
E siccome nulla accade per caso -e il mondo è piccolo-, ho scoperto che Alessandra Palieri conosce bene la mia amica artista Gioia Di Biagio. E chissà, per qualche giro bello della vita, magari presto nascerà qualcosa sul filo dorato dell’arte Kintusugi.

-se hai una storia Kintsugi, un’opera d’arte, contattami a info@chiaraarte.it

KINTSUGIMENTAL®, una nuova forma di Cultura & Salute

K. è nato nel 2013, quando assieme al presidente, cercavamo un nome che mettese insieme i nostri campi di specializzazione e li evocasse in modo univoco. Cercavamo un nome che esprimesse in se messaggi di cultura, arte, salute, mente, resilienza, la magia del corpo umano e delle sue risorse di resilienza biologica, e così emerse il connubio perfetto di unire il kintsughi alla Mente.

La prima metà del nome racconta l’arte giapponese del Kintsugi che tu ben conosci, la cui traduzione letterale riporta al “riparare con l’oro”, l’arte di fissare pezzi di ceramica, riunendoli insieme e arricchendo le cicatrici del vaso per renderlo unico e quindi prezioso, proprio grazie al la visibilità delle crepe e delle fratture.

Il kintsughi è divenuto per molti emblema della trasformazione, per questo suo prestarsi a metafora del vissuto umano e come l’oggetto diventa migliore di quanto non fosse prima del danneggiamento, anche l’Uomo diviene nuovo e porta con sé, l’oro del suo passato, pienamente parte del presente; ecco come siamo giunti a completare l’altra parte del nome, aggiungendo l’utilizzo delle risorse mentali: KINTSUGIMENTAL®.

K. è la metafora del valore arricchente dell’esperienza, metafora di cambiamento e trasformazione CREATIVA della VITA, di accettazione positiva di tale trasformazione; è un modo per legare i frammenti apparentemente non collegati, di idee e situazioni di vita di una persona, in una nuova esperienza.

Così, quando si parla di alleviare le ferite della vita, dobbiamo portare alla mente l’immagine di una ciotola riparata con il kintsugi, in cui le crepe e le fratture, si trasformano in un nuovo contenitore di maggior valore ed unicità.

E’ così che il grande contenitore K., ci porta a considerare come ogni storia, anche la più travagliata, è fonte di bellezza e che ogni cicatrice è una risorsa preziosa. Mettere a fuoco che le nostre esperienze passate formano il presente, ci apre a nuove risorse, che opportunamente attivate, ci danno nuova vita, ri-animando i nostri comportamenti e dando nuove chance alle nostre scelte.

Per meglio comprendere, usiamo la metafora del kintsugi e fondiamo la terapia KeyMethod: l’uomo è il vaso, le rotture sono gli eventi in cui si imbatte nella vita, l’oro, gli smalti. Le preziose atmosfere policrome che lo rendono unicamente attraente, sono: cultura, arte, musica, immaginazione, creatività; il collante che li unisce è la mente umana, collante reso potente dall’utilizzo di ipnosi, visualizzazioni guidate, training sensoriali.

Eccoci così di fronte a questa epoca assolutamente nuova, che ci ha fatto tutti i pezzi, chi più chi meno, ma tutti nessuno escluso siamo oggi un vaso da riparare. Così nel nostro laboratorio K, stiamo preparando un forno alchemico, così mi piace vederlo, per forgiare i nuovi talenti umani, individui forti e creativi, in grado di rispondere alla sfida del nuovo paradigma umano.

https://kintsugimental.wordpress.com

Federica Manfredi Art

Kintsugi come forza, resistenza, coraggio: Shero, opera di Federica Manfredi Art, incarna la bellezza delle ferite curate.
Ho incontrato Federica Faith Manfredi a Lucca Comics & Games l’anno scorso. Federica aveva saputo che ero lì a condurre dei corsi di Kintsugi e ha voluto conoscermi per raccontarmi di come avesse interpretato la sua metafora.
Ho un bellissimo ricordo di Lucca Comics e ringrazio ancora Aldo Gottardo per avermi invitata: ci saremo anche in questo 2020 così strano?


-se hai una storia Kintsugi, un’opera d’arte, contattami a info@chiaraarte.it

Shero

1) come hai scoperto l’arte Kintsugi? Fu grazie ad una mia cara amica illustratrice e organizzatrice di mostre ed eventi (nome d’arte Ixie Darkonn). In una delle nostre ampie chiacchierate, mi nominò quest’arte e mi mostrò delle immagini su internet. Rimasi molto colpita, non solo dalla bellezza di quei vasi ma anche e soprattutto dal significato simbolico che si può desumere o attribuire… Sin da piccola provo dispiacere per ciò che si rompe e, di mio, tento sempre di riparare prima di arrendermi e buttare! E scoprire che lo si può fare rendendo l’oggetto ancora più bello e prezioso, un oggetto d’arte, mi ha molto affascinata. Anni prima, infatti, riguardo a fratture/ferite invece dell’animo, arrivai alla risposta che una ferita anche profonda può diventare la tua forza, se tu ci lavori. E’ il lavoro… sulla psiche o su un oggetto che dà il valore aggiunto. Il parallelismo tra le fratture degli oggetti e le ferite del cuore, fu immediato nella mia mente…


2) cosa ti ha spinto a viverla su di te? Il fatto che diversi anni fa, delle ferite subite, mi avevano atterrato… nel mio percorso per risollevarmi, una volta di nuovo in piedi pensai: “Fai della ferita la tua forza!” In un certo senso è stata un opera di kintsugi! Appena ho saputo di quest’arte ho fatto subito il parallelo. Oggi dico, oltre alla tua forza, fanne anche la tua bellezza!


3) cos’è per te il Kintsugi? Un’idea profondamente umana che parte da un concetto semplice ma che diventa un’arte! Un’arte che non vive di protagonismo ma quasi un “dietro le quinte”, a servizio delle altre arti laddove c’è da porre rimedio ma che riportando in vita l’oggetto crea al tempo stesso un oggetto nuovo! Diventa protagonista con umiltà e questo ne rivela poi tuttta la sua grandezza! Ciò che è rotto non è necessariamente da buttare, anche quando ci sentiamo finiti abbiamo invece una via per tornare a splendere. Purtroppo non ho mai avuto modo di praticarla ma ho esperienza di modellazione, sbalzo, cesello, incisione, cera, insomma sono molto predisposta oltre che per il disegno, per le altri che lavorano i materiali. Studiai nela prima gioventù anche la tecnologia dei materiali, sono sempre in tempo quindi per provare con risultati decenti anche quest’arte!

4) raccontami il tuo progetto.

E’ nato in occasione di un concorso del quale seppi pochissimi giorni prima che scadesse. Il concorso StepUp!, curato in Italia da Di.R.E., prevedeva proprio la creazione di una super eroina che fosse di ispirazione per le donne vittime di violenza di ogni tipo. Ho visto subito la mia Shero, percorsa da bellissime crepe dorate sul corpo che rappresentavano le ferite del suo animo che grazie ad un dono e alla sua volontà e umanità, sono diventate appunto la sua forza, il suo super potere.

Attraverso di esso, la mia Shero riesce a curare le ferite dell’animo delle donne che hanno subito violenza. Permette loro di guarire per diventare più forti e riconquistare la propria vita, la propria serenità. E mostra agli uomini fautori di violenza, una consapevolezza diversa affinché non commettano più simili atti e non lascino in eredità ai propri figli la propria violenza… e non solo a loro ma anche a quelle donne che come madri, hanno formato uomini simili. Solo la consapevolezza delle ferite e della forza dell’animo umano, può spezzare il cerchio.

Come è diventata una super eroina, quindi? E’ una donna ferita sin dall’infanzia, da genitori anaffettivi che non hanno saputo trasmetterle cosa è un rapporto d’amore sano, ha subito violenze psichiche e a volte fisiche. Ha lottato tanto nella vita per scoprire se stessa, imparare ad amarsi, riconoscere le persone da amare e che potevano davvero amarla. Conquistata questa consapevolezza, durante un viaggio in Giappone, usando l’arte del kung fu che pratica sin da ragazzina, salva una donna che stava per essere violentata da un uomo (ma può benissimo trattarsi anche di violenza domestica). La quale, artista kintsugi e detentrice di poteri speciali avuti dalla madre che li ebbe dalla nonna (ecc.), per ringraziarla le fa un dono, un potere simile al suo: riuscire a riparare oggetti con la telecinesi ma visto l’alto livello di coscienza raggiunto dalla ragazza, questo potere si evolve nella capacità di riparare anche il cuore delle persone. L’onda (l’acqua) del mare finale simboleggia la rinascita e il network W.A.V.E (Women Against Violence Europe)

BREVE BIO

Federica Manfredi è un’artista che vive e lavora a Roma, opera nell’ambito del fumetto, la nona arte, fin dagli anni ‘90, creando fumetti e illustrazioni di generi diversi! Da metà anni ’90 fino al 2004 solo per editori italiani, anche lavori autoriali. Tra i tanti editori: Editrice Universo, Star Comix, Indy Press (con il suo Magenta), Liberty (con il suo Quietearth), Scarabeo (Arcana Mater). In seguito e fino a poco tempo fa: Editoriale Aurea, WBS, Batman Crime Solver, Prankster, Ded’A (con il suo Acqua e Fuoco) e Rainbow.

Dal 2004 al 2017 lavora soprattutto per editori USA: Marvel, Tokyopop, IDW, Devil’sDue, Amazons Studios, Dark Horse, Take Two Interactive per la canadese Chapterhouse Publishing.

Tante sono le copertine, le locandine e gli storyboard realizzati per romanzi, fiere e studi di grafica e distribuzione cinematografica.

Attualmente lavora su più fronti: Per l’EditorialeNovanta sta inchiostrando un fumetto disegnato da una grande fumettista giapponese (Yoshiko Watanabe), Illustra un libro per bambini sugli scacchi dal titolo “Ma che sei matto?“, realizza studi di sfondi e personaggi per un videogioco tratto da un’opera teatrale, Metrion e su illustrazioni per giochi da tavolo. Insegna disegno in un caffè letterario.

E’ tornata ad occuparsi del seguito di una sua opera autoriale dei primi anni 2000, Magenta, oggi intitolata Magenta&Green e che pubblica online.

Paola Matera

Kintsugi come metafora della vita, come capacità di accettare il cambiamento e fare di una sconfitta la propria forza.
Ho conosciuto Paola Matera nel luglio 2016. A quell’epoca il carissimo amico Aurelio Pitino mi chiese di presentare una parte del Anno Domini Multifestivall ad Oropa.
Nel pomeriggio artisti e cantanti si alternarono sul palco per raccontare con la loro arte le loro storie.
Paola, medico al pronto soccorso, arrivò dopo una notte di lavoro. Non ebbe alcuna esitazione nel donare la sua musica e la sua storia.
Così come non ha avuto alcuna esitazione a raccontarla a noi, nella profonda intimità di un fatto grave, pesante, e molto doloroso.
E per questo la ringrazio molto 


-se hai una storia Kintsugi, un’opera d’arte, contattami a info@chiaraarte.it

Paola Matera

“Tutto è iniziato nel 2000 quando in seguito a una delusione d’amore ho iniziato ad avere forti crampi allo stomaco.
Ero già un medico del 118 e in quell’occasione i miei colleghi hanno iniziato a farmi terapia antidolorifica; sono seguite gastroscopia, colonscopia e hanno visto che avevo un ulcera sanguinante allo stomaco.
Sono stata ricoverata per circa 15 giorni; nel frattempo sono peggiorata, nessuno capiva cosa avessi.
Alla fine sono stata operata d’urgenza all’intestino.

Mi hanno confezionato una stomia ovvero il sacchettino e hanno iniziato a farmi terapie molto pesanti.
Peggiorava di giorno in giorno, stavo veramente andando in una sola direzione: la morte.

I miei colleghi hanno deciso di trasferirmi alle Molinette di Torino e sono stata ricoverata per circa 3 mesi; ho subito un altro intervento all’intestino, sedute di plasmaferesi che è una cosa tipo la dialisi; assumevo circa 30 pastiglie al giorno.
Sono rientrata a casa con 25 kg in meno, non riuscivo neanche a muovere un muscolo ma ho deciso di riprendere a vivere: andando a lezione di canto dovevo rieducare la mia cassa toracica a respirare.

Perdendo tutta la massa muscolare, se mi cadeva un pezzo di carta a terra non riuscivo a raccoglierlo perché era molto difficile rialzarmi da terra.
Ho capito in quel periodo di essere una donna cazzuta e che dovevo sfruttare tutte le mie risorse per migliorare me stessa e per iniziare a volermi bene.

La musica mi ha aiutato moltissimo, ho avuto amici carissimi che mi hanno sostenuto e la mia famiglia. Ero un giovane medico libero professionista, sono stata a casa un anno senza stipendio.
Ma a me non importava perché ero certa che prima o poi sarei guarita tornata a lavorare.

Il 7 maggio del 2001 chiudevano la stomia e io ho ricominciato a vivere la mia vita.
Conservo ancora le cicatrici di quell’evento e di tutti gli interventi subiti

Da allora ho smesso di indossare il costume intero, non ho più paura di mostrare il mio addome anche se ricoperto da cicatrici, quelle cicatrici parlano di sofferenza ma parlano di lotta di Vittoria, di vita e di amore.

Il mio corpo è un po’ come i tuoi vasi a cui è stata data una seconda possibilità, una seconda vita sicuramente più preziosa e più bella.

Grazie infinite Chiara prima o poi anch’io voglio imparare la tua arte”

Laetitita Ricci

L’arte in ogni cosa, l’arte dove c’è imperfezione.
L’arte che è incontro, condivisione, solitudine, riflessione.
Oggi nella mostra “Kintsugi, la metafora della vita” presento Laetitia Ricci che ha intuito da una imperfezione la perfezione della metafora Kintsugi
https://www.instagram.com/laetitiaric/

Laetitia Ricci

Il destino mi ha fatto incontrare l’arte del Kintsugi.

Andando al Museo d’arte e scienza di Milano mi sono trovata casualmente faccia a faccia con un vaso bianco con delle cuciture d’oro. Affascinata ne ho parlato con la restauratrice del Museo che mi ha gentilmente spiegato accuratamente come lo avesse restaurato e mi ha raccontato del Kinstugi; era la prima volta che ne sentivo parlare. Ne fui molto colpita e andai a fare qualche ricerca.

Dopo aver fatto una mostra personale di fotografia in bianco e nero al Museo d’arte e scienza lascio le mie foto nel mio box però purtroppo presero umidità. Istintivamente iniziai a buttarle poi mi venne l’idea di utilizzare la filosofia del Kintsugi, non potendo usufruire della tecnica tradizionale. Per prova strappo una foto e nello strappare provo a dare un senso armonioso e farne una storia di eleganza. Essendo anche un’amante del puzzle ho pensato che tutti questi pezzi dovessero rinascere insieme in armonia.

Penso che il Kinstugi sia una forma di meditazione, una pace interiore come una sarta che cuce un abito prezioso o un chirurgo che chiude una ferita con del filo d’oro e sembra che il tempo sia sospeso. Ti regala una magia intima.



La mia mostra fotografica raccontava di Milano. Oggi, 15 aprile 2020, siamo costretti in quarantena da un po’ di tempo quindi ho pensato che attraverso le mie foto potevo prendermi cura di Milano; cosi ho preso la mia fotografia preferita del Duomo e ho iniziato questo percorso di guarigione. L’ho applicato anche all’Arco della pace e alla Torre Filarete del Castello Sforzesco. Desidererei proseguire questo progetto fotografando altri monumenti simbolici di ogni capitale nel mondo intero e anche luoghi di culto. Utilizzando i nostri errori, i nostri fallimenti, le nostre fragilità, le nostre ferite possiamo ricostruire insieme e fare nascere una società degna di questo pianeta.

La sincronicità mi ha fatto scoprire Chiara Lorenzetti ed eccomi qui.

Le sono molto grata nell’avermi dedicato una parte del suo preziosissimo tempo.

Un caro saluto

Laetitia

hai una storia Kintsugi da raccontare? Scrivimi a info@chiaraarte.it –

Kintsugi: accogliamo questo tempo imperfetto

Foto Francesca Savino

Diversi anni fa mi sono appassionata all’arte tradizionale giapponese Kintsugi, una tecnica raffinata di restauro che impreziosisce le linee di rottura delle ceramiche con polvere d’oro puro.

Ammirando le mie opere ho spesso provato l’emozione che dona la bellezza e la malinconia profonda della sua fragilità: cocci sparsi riuniti con lacca urushi, una resina naturale estratta dalla pianta Rhus Verniciflua, il tempo lungo, spesso mesi, di attesa tra le varie fasi, la cura lenta delle stuccature, la rifinitura dei dettagli.

In questi anni sono sempre stata cauta con la metafora che alle volte ho visto usare a sproposito e con meri fini di marketing; ma oggi, più che mai in questo momento di debolezza e instabilità, mi sento di doverla raccontare portando il mio contributo alla speranza.

Kintsugi, Kin significa oro, tsugi riparare: quante volte nella nostra vita ci siamo rotti, sopraffatti dalla fatica, quando al tempo eravamo indistruttibili. Quante volte non siamo stati in grado di rialzarci, o pensavamo non l’avremmo saputo fare e poi, con pazienza, ci siamo ricomposti, forti nelle nostre cicatrici. E così, come nell’arte Kintsugi, noi siamo i cocci, e il tempo è la cura, l’attenzione, il nostro oro.

In questi giorni ho avuto modo di fare due riflessioni, una universale e una personale.

Dopo la benedizione Urbi et Orbi del Papa in Piazza San Pietro, ho avuto un’intuizione: l’intera umanità era spezzata in piccoli frammenti, divisa da guerre, fazioni, razzismo, lotte di classe; il virus ci sta ricomponendo, non ha occhi speciali per nessuno. Il Kintsugi sta avvenendo, l’oro nelle crepe sono gli aiuti che molti stanno dando, gli scambi che abbiamo ogni giorno, nazionalità non più in lotta ma unite.

Il virus ha frantumato il nostro quotidiano: i cocci sono ora. Così, sparsi in pezzi, non ci riconosciamo. Abbiamo paura del futuro, tutto è incerto e insicuro e non si vede la fine. Rischiamo di correre disordinati e calpestare qualche pezzetto o perderlo, per non riuscire a ricomporci più.

Quando un cliente rompe un oggetto, la prima cosa che chiedo, è di riporre con cura i cocci dentro a una scatola in attesa di venire a consegnarmeli.

Credo si debba fare così, riporre i nostri cocci con cura, in questo tempo sospeso, senza fretta del futuro che, prima o poi, arriverà.

Teniamoci pronti alla ricostruzione, scegliamo la colla che riunirà le ferite, un libro, il lavoro, la famiglia, la terra, teniamoci pronti a mettere l’oro, perché quello che ci sta accadendo è sì fragilità, ma la fragilità è anche un dono. Dicono i giapponesi che la fragilità è sinonimo di cambiamento, se restiamo rigidi nelle nostre idee non riusciremo mai a mutare.

Fragilità, tempo, cura e la ricercatezza dell’oro: accogliamo questo tempo imperfetto per tornare nuovi, unici e preziosi.

Chiara

Francesca Anibaldi

“Ciao Chiara ,
Non ci conosciamo. Il tuo contatto mi è uscito su fb. E niente è a caso…
Un abbraccio
Francesca”

Le vostre storie di Kintsugi, la bellezza di un’arte che non è solo tecnica ma incarna la vita stessa. Grazie, non posso fare altro che dirti grazie Francesca, grazie alle storie che mi state mandando.
-seguite le foto per vedere le storie e le opere degli artisti in mostra-
Se hai una storia o un’opera Kintsugi, scrivimi a info@chiaraarte.it

“Mi chiamo Francesca, Franza per gli amici del cuore. Un marito british, un figlio meraviglioso.
La mia vita era frenetica, superinpegnata col lavoro che mi portava in tutto il mondo.
Esattamente 5 anni fa lo stop. Un tumore al seno. Paura e coraggio. Coraggio e paura.
Poi la ricostruzione prima interiore poi esteriore. La esteriore però non va come doveva andare. Vengo operata altre 3 volte. L’ultima 10 mesi fa. Che mi lascia svuotata.
E allora capisco che dovevo iniziare un altro viaggio con me stessa, con amore e accettazione. E comincio a capire che quelle cicatrici erano la mia parte più bella.
Narravano la mia storia. Ho frequentato un laboratorio di kintsugi. Sono buddista e credo che niente sia a caso. Ho incontrato il Kintsugi esattamente al momento giusto.

Rottura diventa bellezza. Le mie cicatrici diventano d’oro.

Grazie .

Francesca Anibaldi

Barbara Matilde Aloisio

Torno alla ceramica, questa volta con l’artista ceramista Barbara Aloisio (la trovate su instagram https://www.instagram.com/ra.ba.ma/)
Ho conosciuto Barbara durante l’ultimo corso di tecnica tradizionale che ho tenuto a Milano, il 5-6 ottobre 2019, un corso bello e sereno, fatto di scambi e condivisione. Ed era proprio nell’incontro nel laboratorio di Barbara che avremmo continuato a studiare tecnica e cultura; ma nessun problema, sarà solo più avanti nel tempo.

Se avete un’opera o un pensiero Kintsugi, scrivetemi a info@chiaraarte.it

L’arte kintsuji l’ho scoperta per caso essendo artista ceramista, mi affascinavano quelle linee d’oro dal sapore orientale. Ma il vero incontro è avvenuto più tardi approfondendo la sua storia.

In un primo momento mi sono avvicinata all’arte kintsuji per ridare vita a pezzi di ceramica che subivano qualche crepa in cottura. Il passo successivo è stato quello di creare rotture, ecco che ora la cerchi e quel pezzo integro si rivela ai tuoi occhi sotto forma di tanti nuovi cocci a cui trovare un posto, una collocazione, riscrivendo un ordine di idee. Ti trovi a ristudiarlo cercare gli incastri per poi trovare qualcosa di inaspettato, una storia tradotta in linee, linee di confine, linee di pace, di una forma riconquistata.

Il kintsuji l’ho avvicinato in un momento della mia vita denso di emozioni e segnato da grandi perdite. Accostare un coccio all’altro rappresenta prendere a poco a poco con tanta pazienza stralci di vita, trovare i giusti accostamenti, accogliere gli eventi e senza farsi trovare disarmati ricostruire una storia. Con compassione e fermezza ammirare quel tracciato nuovo che si delinea in fili d’oro. Rimane poi seguire il fluire di quelle nuove scritture che inevitabilmente segnano nuove rotte e nuovi porti da cui ammirare l’orizzonte.

I pezzi che presento in questa mostra virtuale fanno parte di un ampio progetto in cui ho creato una serie di alberi, abitati da presenza e custodie per sogni. Vorrei raccontarvelo così:

Sono cresciuta camminando nei boschi e frequentando l’orto di mia nonna, poi la campagna … le piante rappresentano per me un compagno, un essere vivente, qualcuno che coglie sensibilità simili alle nostre e per certi versi più evoluti.

I miei alberi sono viventi e per questo sognanti, ospitano creature e li sopra c’e il vivere di un mondo, l’accadere di un universo semplice, fatto di piccoli accadimenti. Il tempo opera e trasforma attraverso i vissuti questi elementi alberi, vibrano ascoltano e convivono con noi.

Mi piace pensare che ci possa essere un giardino sempre pronto in cui andare a ristorarsi, fermarsi sotto le fronde di un albero , ascoltare il cinguettare di un uccellino, magari lasciargli qualcosa da mangiare, scoprire i suoi nidi, camminare ancora, e poco più avanti, incappare in qualcosa di magnifico , di esterrefatto, di fronte al quale stupirsi, raccogliere un appunto che possa far diventare quel giorno un po’ più memorabile di un altro, perché una nuova condivisione è inciampata nei miei piedi, e riprendere e camminare.

(… su di un amaca ho visto un fiore/ soffiami di un cartamodello di gioia/ che possa sfilare dal cassetto/ per ogni giorno di amore. )

Barbara Aloisio

P.S. ringrazio Marina Marchesi per le foto

Valeria Benatti

L’arte Kintsugi non è solo ricostruzione dei cocci in ceramica, ma è anche potente metafora della vita.
La si incontra nelle relazioni, spesso complicate, così come Valeria Benatti ha ben descritto nel suo libro “Gocce di Veleno”
Ho conosciuto Valeria qualche anno fa, durante uno dei miei corsi di tecnica moderna, organizzati in collaborazione con Giappone in Italia, ospiti della delicata e cordiale Barbara di La Teiera Eclettica: ha voluto sperimentare con mano l’arte Kintsugi passando dalla metafora alla ceramica, perché, in fondo, è questo il modo migliore per comprenderla.

“Stavo scrivendo il mio secondo romanzo, “Gocce di veleno”, che è la storia di una guarigione, quando sono incappata in una foto che mi ha colpita. L’ho vista sui social, era una tazza riparata con l’oro, e la didascalia raccontava per sommi capi l’arte del kintsugi. Volli approfondire perché il tema delle ferite da superare era centrale nel mio libro. La protagonista, Claudia, esce malconcia da un amore malato e frequentando un centro antiviolenza “scopre” di essere stata vittima di molestie da bambina. Si trova dunque a dover in qualche modo curare anche cicatrici profonde e antiche, di cui si vergogna. Ebbene la riparazione con l’oro insegna proprio il contrario, e quindi ho inserito nel romanzo alcune pagine dedicate al superamento della vergogna, e alla riparazione dei traumi usando proprio il kintsugi come splendida metafora.

A libro pubblicato sono anche riuscita a partecipare a un corso basico per imparare a riparare con l’oro, e con immensa gioia ho messo in pratica quanto avevo teorizzato. Questa la coppetta che ho aggiustato con le mie mani. E a riprova che sono guarita anch’io, ho intitolato l’ultimo romanzo “Da oggi voglio essere felice”!”

Ilaria Cavallari

Ricordo sempre con grande tenerezza e affetto i miei allievi del corso di tecnica tradizionale “Kintsugi, l’arte di riparare con l’oro”
Ma la prima classe resta a tutti gli effetti quella alla quale sono rimasta più legata, diversi anni fa, organizzata a Milano in collaborazione con Giappone in Italia.
Era la mia prima esperienza di insegnamento, avevo tanta passione ma di sicuro molte meno conoscenze di quelle che ho oggi.
Ilaria Cavallari è riuscita a creare una sua linea Kintsugi che amo molto, linee chiare e semplici,uno stile sobrio e meticoloso -non potrebbe essere diversamente visto il suo background da restauratrice-

Per anni sono stata attratta dalla filosofia e dall’arte Kintsugi e quando, per una fortunata casualità, ho incontrato Chiara Lorenzetti e’ stato per me naturale ed essenziale seguire il suo corso per poter apprendere questa tecnica tradizionale Giapponese.

Da restauratrice di opere d’arte ligia al protocollo che la mia professione mi impone, sono felice di poter sviluppare parte della mia creatività nel Kintsugi.
In questo modo mi è possibile unire l’aspetto pratico e scientifico a quello creativo per sperimentare nuove vie di riparazione, che sfociano a loro modo nella meditazione e nella guarigione.
Mai come in questo momento emerge l’esigenza di valorizzare la pazienza, l’attesa, la lentezza che port
a il bello alla luce, una rottura alla rinascita e allo splendore.

Eseguo Kintsugi tradizionale con lacca urushi e polvere d’oro su oggetti rotti, donando loro nuova vita ed una preziosa unicità.
Amo le pietre dure per la loro energia ed unione con la terra motivo per cui in alcuni casi le inserisco all’interno dell’oggetto.
È una ricerca artistica ma anche spirituale poiché la rottura e la ricostruzione sono parti integranti di un processo di guarigione.

Ho creato una linea di ciondoli “LinfaOro”: impronte di foglie su ceramica su cui eseguo il Kintsugi tradizionale.
Questa ispirazione mi è arrivata dal grande potere della natura che trova dopo ogni inverno, anche il più rigido, l’energia per rinascere.



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