Basterebbe un po’ di nulla

Vi invito a leggere una interessante riflessione sui nostri tempi scritta da Marina Petrillo nel blog Alaska: il titolo è “Il Grande Rancore” (qui il link diretto) .
È una visione lucida, mi ritrovo perfettamente nel fastidio e nella fatica di accettare un surplus inverosimile di notizie e informazioni: non riesco più a reggerne il carico perché tutte le notizie ormai portano con sé uno strascico lezzoso di odio e rabbia.

E pensare che basterebbe un po’ di nulla.

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Sintonie

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La Regina Elisabetta accoglie a  Buckingham Palace l’ambasciatore della Repubblica federale della Nigeria, accompagnato dalla moglie. (fonte http://www.repubblica.it)

Fu il tuo pensiero che mi sciolse.

Il giorno in cui mi sono innamorata di te, lo ricordo ancora, aveva lo stesso sapore di questo giorno di Dicembre. Il freddo schiantava nelle ossa, ogni brivido era un sussulto, la cassa toracica un motore a scoppio, non c’era vita dentro agli alveoli, solo ghiaccio e freddo.
Fu il tuo pensiero che mi sciolse: rimasi fissa a guardare le foglie cadere dal mio acero rosso ormai stinto, sì, c’era lo stesso identico vento che sferzava le finestre e la pioggia uggiosa, nessun presagio di fortuna, solitudine e rassegnazione. Fu il tuo pensiero che mi sciolse: una goccia cadde lenta, non so come fu, la vita ferma nell’attimo infinito della sua discesa, pareva una moviola, un fermo immagine e in quella goccia vidi il tuo viso e la fermezza della vita che accade, quell’esserci nel percettibile finito.
Non posso dire se fu una luce, un caldo mi apparve negli occhi, una vampata di pacifico fuoco mi pervase, la tua mano poggiata sull’acerba pelle e non ero giovane, ma adulta formata, l’amore lo fa, di cambiare il tempo seguendo solo sé.

Fu il tuo pensiero che mi sciolse e mi innamorai di te, un arancio acerbo da maturare.

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Mark Doka

 

 

 

L’amore dorato

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Quando ho iniziato a lavorare con l’arte Kintsugi amavo la tecnica. Ora ho capito che non è solo una tecnica, va oltre, oltre all’arte. Ha un messaggio forte, che tocca le corde profonde di noi.
Non so spiegarlo, lo spiegate bene tutti voi che amate i miei lavori, che li apprezzate e che comprendete l’amore che metto.
Lo stesso che arriva a voi.
L’amore che permette di vedere l’oro dove la maggior parte della gente vede le ferite.

Non piove ma pioverà.

Sarebbe bello iniziasse a piovere, di quei giorni in cui non vedi il sole e le nuvole abbuiano gli occhi. Senti dentro la malinconia salire, un pianto profondo che vibra nel sangue, non si riesce a staccarsene un pezzo nemmeno con i morsi.
Sarebbe bello essere vicini, seduti uno di fronte all’altro, nell’approssimarsi dei corpi, in quel buio che si accanisce nel cielo, tra gocce e lampi, sarebbe bello ci fosse anche il vento, una tempesta, la tormenta che sbatte le finestre, inquiete e sferzate, così è la vita, talvolta lo fa.
Sarebbe bello tornarsene a letto, non ascoltare la sveglia, restare stretti tra le coperte, nel caldo che l’amore fa, rannicchiati negli occhi i desideri e sulla pelle il profumo del mondo.
Guardo il cielo, il grigio diffuso non appaga ancora, ha un tentennamento d’autunno, timido e poco vorace, indifferente.

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Non piove ma pioverà, amore mio.

Ad occhi aperti.

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Certe persone sono così, una rosa, solitaria e delicata, potente nel suo colore e nel messaggio d’amore che porta.
È una bellezza nascosta, solo a fondo si avverte il turbine che le anima, è una bellezza che alle volte viene sfumata da storie complicate -e senza storia-. È una bellezza che va scoperta, alimentata, protetta, curata, con dedizione e tempo, tempo e presenza.

Io ho tenuto aperti gli occhi e ho visto.

Rosso. Per fortuna.

Come tutti gli anni il mio acero arrossisce. Lo fa in fretta, in Autunno, nel giro di pochi giorni arriva il freddo e lui rilascia il suo colore, rosso fiamma, passione, rosso acero insomma. Rosso come il mio cuore.
Il mio acero non è un tipo timido, lui arrossisce con grande stupore, il rosso è acceso, forte, ipnotizzante. Le persone che passano vicino si fermano e lo fotografano, o solo lo ammirano, succede che le cose belle facciano battere le pulsazioni forti. No, non ho detto domare, ho detto battere. Forte. In maniera incontrollata. Questo la bellezza fa.

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Eccolo, cosa vi dicevo? Toglie un po’ il fiato, vero? Immaginate come mi sento, io che lo vedo ogni giorno dal mio tavolo di lavoro, appare così, imponente, mica chiede permesso, è sfacciato il mio acero, occupa tutta la finestra e toglie la luce. E anche il fiato, ma già l’ho detto. Non toglie l’amore, quello no, il rosso aggiunge se mai. Questo è quando lo incontri lungo la tua vita, mica scappi all’amore no? O forse sì, dipende da te, di vita una sola ne hai, mica due.

Ma dicevo dell’acero, quello strafottente, se ne infischia dell’autunno, del fatto che sia una stagione dimessa, spesso triste e malinconica, lui esplode, e come se esplode. Sfavilla. Scintilla, Rosseggia, si dirà? In fondo il mare biancheggia. Il mio acero arrossisce ma non è timido. È un re, un Dio, una divinità! Una magnificenza a dirla tutta. Lo è.

Sai però cosa succede? Questa mattina ho alzato lo sguardo, non sarà per molto tempo, così mi affretto a scriverne, di getto, lo capisci anche tu che sto scrivendo di getto, di fretta, lo senti che sto correndo sui tasti? Divago. Questa mattina una foglia ha cominciato a volare. Non intendo come un uccello, come un aquilone.
A ben vedere sembra sospesa, volteggia ma non se ne va, sì, sospesa, come quando ti guardo nel fondo degli occhi e resto così, sospesa appunto, cercando di leggere l’amore dove va. E mica lo capisco, ma va bene così. acero2

Eccola, la foto rende come può, ma la foglia è lì, pare appiccicata al cielo. Vola ma non se ne va, si stacca ma resta. Certo il segreto c’è, non è mica magia, anche se vorrei lo fosse e forse lo è, è un filo sottile, invisibile agli occhi, ed è meglio così.

Questa mattina il mio acero è arrossito, lo ha fatto in tutta la sua magnificenza, a voler dire che tutto può. Ma poi, alla fine, se guardi bene quella foglia che se ne sta attaccata senza volare, non vuole forse dirci che siamo tutti coraggiosi ma un filo legato al cuore del nostro passato lo teniamo sempre? Dorato, trasparente, nero, quello che sia, un filo resta. E ci unisce. E non ci lascia mai.

Per fortuna.