Ci si inerpica stretti nei vicoli dell’esistenza

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Ci si inerpica stretti nei vicoli dell’indifferenza, sono tempi bui di tensione e violenze verbali, anni di scorribande nelle piazze, bottiglie rotte, muri imbrattati di ideologia, non di fede che si è persa da tempo dietro a un pifferaio ubriaco.
Ci si inerpica e smarrirsi è un attimo, perdere il cuore intendo, la testa resta ma non ragiona, tenta di non vedere, si scollega da sé in un loop di sveglia, dormiveglia, sonno, vita, morte.

Cosa possiamo ancora scegliere, uomo o Dio che stai al fondo della luce? Ci è data una scelta o si è fatto il tempo nella nullità dell’esistenza?

Ci si inerpica stretti nei vicoli dell’esistenza, l’ho detto, costa fatica restare umani. Costa denaro, costa il cuore. Il mio. Il tuo. Costa la vita. Un prezzo equo per restare umani.

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Il blu di un cielo rubato

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Foto Cecilia Coperchio

È dalle mie mani che passa il cronometro esatto delle stagioni, la precisione di un dettaglio rubino, il blu di un cielo rubato.

 

Vorrei amarti per sempre

Vorrei amarti per sempre, stampato qui, come una parola inadatta al verbo, un plurale stentato, un bacio. Vorrei restarti dentro come una promessa sbiancata dall’onda sugli scogli, una mano che graffia, un dito che scorre lungo le linee errate della mia schiena e tu, che la baci senza posa. Tu.
Vorrei non spegnere mai gli occhi dietro a un tramonto, riscattare le ore spese a non raccontarsi, quelle in cui non c’eravamo, prima, il tempo strapazzato dagli orologi, non dalla vita, neppure tu.

Vorrei amarti per sempre, senza esitazioni e senza fine, in un presente lineare che oltre ai problemi e agli inciampi, sa vedere chiaro l’orizzonte.

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Milano ha le rondini in cielo.

Milano mi accoglie con le rondini in cielo. Volano tra fili intrecciati, un garbuglio a quadri di immagini ed emozioni.

Milano è una storia da raccontare, la fede delle relazioni, lo stringersi degli occhi al sole, o racchiusi, gelatinosi, tra le nebbie.

Milano è il conservarsi di un desiderio, il discorrere lontano di mia madre; Milano è un abbraccio finito e uno da cominciare.

Milano è un filo dorato, il riverbero delle vene delle mie mani, il sudore acre della fatica; Milano è l’amore che non dico e quello che sai, il benedire di una mano.

Milano è l’ardire del suo vestito, il respiro appagato della notte, le urla, i pianti, l’indifferenza; Milano è l’adesso che mi appartiene.

Milano è una rondine che dipinge il cielo.

Certe perfezioni

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Winter Wineyard. Le Langhe. Piemonte -Roberto Pellegrino

Certe perfezioni meritano il silenzio per perdersi dentro.

Tra le righe

Se mi sai leggere dove non vedo, dentro a un sussulto di parole e un magone che s’aggrappa forte, avrai trovato la porta di casa mia.
Sarai il vento della mia tempesta, il miele sul seno, la spalla del riposo, il confine impercettibile tra il tuo corpo e il mio.

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E sarai la strada dove cammino anch’io.

 

Sta finendo anche l’acqua benedetta

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Ridotta dentro a una ciotola azzurra, piccola, mesta, rilegata tra stretti confini di vetro, l’acqua santa agogna lo spazio perfetto della fonte. Ma è poca, due dita al massimo per sporcarsi di benedizione e si perderebbe.

È un segno dei tempi se anche l’acqua benedetta viene risparmiata?
Verrebbe prosciugata dalle crepe del marmo, bevuta dai fedeli, rubata dai piccioni, sconsacrata dai turisti? Quanto costa l’acqua santa? Quanta dedizione deve sprecare il prete che la benedice? Forse un litro è troppo? È uno sforzo che non può sopportare? Forse teme che la bevano, la colorino, ci mettano la schiuma, il sapone, le dita dentro?
Le dita servono, sono il segno del fedele, anche una mano potrebbe immergerci per fare ancora più sua la pace della fede.

Allora perché è così poca, Signore? Per rammentare che la fede sta finendo, che il tempo del fiume del battesimo di Gesù è terminato e restano solo poche gocce alla fine?

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