Del mare raccolgo i vetrini

Del mare raccolgo i vetrini, i pezzi dimessi e spezzati di esistenze intere. Levigati, rotolati dalla furia delle onde, sbattuti da rocce e scogli, approdano sulla spiaggia in cerca di quiete.

Così come io ti tengo al seno, amore mio, dopo le tue mille tempeste, a riannodare desideri e sogni nel verso esatto del tempo. 

-il mio sud- 

Ho lasciato indietro il passato

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Ho lasciato indietro da tempo il passato, forse non lo sai, quell’inquieta e rissosa gabella che ho pagato, il dazio greve quando snocciolavo le sillabe tra i denti prima di proferire verbi.
Ora sono avanti, miglia oltre il confine del cielo, a vivere le mie ore serene, in completa armonia. E sospiro accennando un sorriso quando sento le tasche vuote, i fogli bianchi, la scritta dorata ricamata, l’accenno timido e intimo del suo amore.

Il mio Kintsugi, le immagini da condividere.

Questa è l’immagine più conosciuta quando si digita kintsugi su google. Viene usata abbinata a frasi che riguardano le nostre ferite, la loro preziosità e cura, così come l’arte kintsugi fa con le ceramiche e l’oro.

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Non so dire di chi sia questa ceramica, non c’è traccia dell’autore. Resta comunque l’immagine più usata.

Sapete com’è, alle volte vengono idee strane e visto che ormai l’arte kintsugi è entrata prepotentemente nella mia vita lavorativa, ho pensato: “Cosa rende un’immagine virale? C’è modo di far usare le mie ceramiche kintsugi per raccontare delle storie?”

Ed ecco l’idea, piccola ma pretenziosa.

Queste sono alcune delle mie ceramiche kintsugi, ad alcune ho aggiunto le mie parole, altre sono solo immagini.

Possono essere condivise, usate, si possono aggiungere scritte, disegni.
Sono senza copyright, puoi cliccarci sopra (tasto destro, salva immagine) e poi scaricarla. 

Mi piacerebbe che restasse la scritta Kintsugi Chiarartè, sarebbe bello si risalisse a me. Se così non fosse, ogni immagine ha un nome, ecco, magari quello sarebbe bello restasse.

Per il resto, che sia gioco, provocazione, che sia illusione, divertimento, se vi piacciono, usatele, vediamo cosa succede. E se succede, sarà anche merito vostro. 

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Il barone Wilhelm von Gloden a Taormina: storie di nudo e bellezza.

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Foto Wilhelm von Gloden

L’Italia meridionale, dalla fine del 1800, diventa la meta preferita di giovani artisti del nord Europa, attratti dal clima, dal mare e dalla cultura radicata in ogni angolo.
Spesso erano afflitti da tubercolosi e approfittavano del mite clima invernale per curarsi. Avevano discrete disponibilità economiche e spesso non tornavano a casa ma restavano nei luoghi prescelti, Calabria, Campania e Sicilia. Il viaggio veniva chiamato Gran Tour (ne ho scritto qui Escher e il Gran Tour in Calabria

Wilhelm von Gloden, Wismar 1856- Taormina 1931, pittore mancato e fotografo tedesco, affetto da tubercolosi, viene invitato dal pittore Geleng a Taormina, dove risiede.
È il 1878 e da allora fino alla sua morte nel 1931, a parte un breve pausa dal 1915 al 1918 per la Guerra, resterà a Taormina.
Ebbe grande parte nella documentazione fotografica del devastante terremoto a Messina del 1908 ma è maggiormente conosciuto per i suoi ritratti di giovani pastori nudi, collocati in ambientazioni classiche. Le sue foto sono ispirate all’antica Grecia, una sorta di Arcadia romantica.  Attenta è la cura dell’illuminazione, la posa dei modelli che venivano cosparsi di una lozione di  latte, olio di oliva e glicerina per nascondere le imperfezioni della pelle. Innovativo l’uso di filtri e lenti.

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Si dice che Wilhelm von Gloeden non oltrepassò mai il limite della decenza, che non furono trovate fotografie esplicitamente erotiche, fu sempre molto attento a rispettare il luogo che lo ospitava; fu da traino per intellettuali omosessuali, quali Oscar Wilde ma non si hanno notizie di atteggiamenti licenziosi.

Quello che ricercava Wilhelm era la bellezza acerba dei giovani corpi, il richiamo classico nelle pose e nella scenografia, un tocco di poesia profonda tra le pieghe del corpo umano. E sullo sfondo l’intatto incanto di Taormina. 

Informazioni utili
Wilhelm von Gloeden, Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Wilhelm_von_Gloeden
Taormina http://www.comune.taormina.me.it/

 

Immagina…

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Questa è la foto di un grande vaso portaombrelli che ho restaurato con la tecnica Kintsugi, questa immagine è la parte del lavoro dove le crepe sono coperte con lacca urushi rossa. Solo dopo verranno coperte con la polvere d’oro. Il rosso serve per scaldare l’oro, per dare corpo, per rafforzarne la potenza cromatica, non è una scelta casuale. Con l’argento, ad esempio, si usa il nero che raffredda.

Mi hanno fatto notare che quelle che io vedo come linee di rottura, sono dei disegni e, come per le nuvole, diventano ciò che la nostra mente immagina.

Avete voglia di lasciare libera l’immaginazione e di giocare con me?
Voi che cosa vedete?

Immagina

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Milano, Corte dei Miracoli, “Chiuso il giovedì”

Non puoi metterti nei miei panni, non entreresti nelle mie scarpe, ho troppa storia che non ti appartiene, che non sai, che non incontri nelle tue sere.
Non saprei – e nemmeno vorrei –  dirti come si sta, quello che vedono gli occhi, attraverso, l’aria che entra nei miei polmoni, il letto in cui dormo.
Puoi vedere i piedi, quello sì; ed immaginare il resto, ciò che sta sopra?

“Sai immaginare una nuvola? E se non esistesse?”
“Sai immaginare un fiore? E se non esistesse?”

No, non si può immaginare ciò che non si sa.

 

 

“Non ho bisogno di te, ho voglia di te”

Oggi lascio parole e immagini di altri parlare per me, perché dicono perfettamente ciò che penso e sono.

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“Non ho bisogno di te, ho voglia di te. Non ho spazi vuoti da riempire, ho spazi da condividere. Non mi aspetto che tu mi renda felice, desidero sorridere della tua gioia e farti sorridere della mia. Non ti amo da morire, non sono tua e non sei mio. Sono completa anche senza di te, sei perfetto anche senza di me. Non morirò se andrai via, non smetterai di essere felice se andrò via. Non ti carico della responsabilità della mia personale soddisfazione, ti accolgo come specchio e messaggero, ti offro i miei occhi per indagare nei tuoi. Non ti lego né mi lascio legare dal bisogno di essere amata, dalla paura dell’abbandono. Io non sono sola senza di te, tu non sei perso senza di me. Siamo due meravigliosi e preziosi universi, completi, perfetti, che si incontrano per creare nuovi mondi. Non chiuderò porte e finestre per tenerti accanto a me, non ti permetterò di limitare il mio volo. Onoro la tua libertà scegliendo ogni giorno la mia.”

Emanuela Pacifici 
Evento “Come oro nelle crepe” https://www.facebook.com/events/1886462831608449/
Emanuela Pacifici http://lacustodedellestorie.blogspot.it
Kintsugi Chiarartè kintsugi.chiaraarte.it