Serve davvero tutto questo sesso?

Sto leggendo Norvegian wood di Murakami, spinta più dalla curiosità che da effettivo interesse. Di Murakami si scrive tanto, si condividono citazioni, al punto da indurmi a leggerlo.
È un libro scorrevole, ben scritto; la storia è semplice, arricchita da importanti flashback; il tono è pacato, lo stile essenziale. Lo sto leggendo rubando tempo alle cose che faccio, il che significa che è appassionante, incuriosisce nei dettagli.
Purtroppo però non trovo quel Giappone che speravo di trovare: Murakami si sofferma sulle persone, facendone profonde indagini psicologiche mentre abbozza solo, come acquerello, il paesaggio e la cultura.

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I personaggi di Murakami sembrano normali ragazzi occidentali, tanto che se non fosse per i nomi, sarei tentata di immaginarli a New York piuttosto che a Roma. E fanno anche tanto sesso, come è giusto e piacevole che sia a 20 anni, come a 50.
Solo che serve davvero descrivere tutto questo sesso in un libro?
Murakami è delicato, la sua narrazione è erotica, non pornografica; non posso dire che infastidisca, solo che non me l’aspettavo da un libro di un autore giapponese così acclamato.

Vero è che il caso dell’anno è stato Cinquanta sfumature di nero, e questo forse la potrebbe dire lunga su cosa cercano le persone dai libri.

Insomma, la mia non vuole essere una recensione, ma una considerazione dettata più da un’aspettativa -disattesa- che da un’opinione.
Voi lo avete letto Murakami?

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La prefazione

Da tempo volevo acquistare un libro di Raymond Carver e “Di cosa parliamo d’amore quando parliamo d’amore” è il mio primo.
Ho aspettato come un’amante il suo sposo, le persone che lo hanno raccomandato me lo hanno fatto immaginare come un innamorato sul ciglio della porta, pronto ad aspettarmi.
Apro il libro e trovo la prefazione di Diego De Silva. Premettendo che nulla ho contro Diego De Silva, che neppure so chi sia, ma ad aspettarmi sull’uscio io ci volevo Carver, non lui.
Cosa può aggiungere in più delle parole di uno scrittore, un prefazionista? Il suo pensiero, non il mio. E mi serve? No.

No, non amo le prefazioni, non le leggo, di certi libri ne ho anche tolto le pagine per ridare vero valore all’autore perché è solo di lui che mi importa. Spesso le prefazioni sono raccolte di parole vuote. Scritte da persone che non so. E che non mi interessano.

Amo la biografia, quanto è bello sapere la vita degli autori (avete mai letto ad esempio la vita di Calvino?), com’è interessante vedere in quali anni è stato scritto un libro, quali accadimenti possono aver fatto cambiare un’idea, rafforzarne un’altra.
E mi piacciono anche le postfazioni, quelle che arrivano dopo la lettura, e sono come il profumo lasciato sul collo dopo l’ultimo bacio.

Consigli utili per blogger

Oggi nel blog della Rete al Femminile di Biella dove anch’io scrivo, una delle nostre blogger, Silvia Cartotto, ci racconta come aprire un blog: tante utili informazioni per chi dal blog cerca qualcosa in più.

“Il fenomeno dei blog in Italia è in continua ascesa: iniziato nel 2011, esploso nel 2013, oggi non si arresta e il web è invaso. Se sei stata una delle prime buon per te, se invece sei nuova e ti piacerebbe capirne di più, queste righe dovrebbero aiutarti ad iniziare con il piede giusto. Quello del “scrivo su un blog perché ne sento il bisogno” e non del “scrivo perché voglio guadagnare”, per intenderci.

Continua qui http://www.retealfemminilebiella.com/wannabe-blogger-da-passione-a-lavoro/

Esiste il prezzo giusto di un libro?

Quanto deve costare la verdura, il pane, il lavoro dell’idraulico, dell’architetto? Come possiamo determinare la differenza?
Usiamo il metro del materiale usato? Del tempo? Della professionalità? Della preparazione? Dell’esperienza?
E chi lo determina il prezzo giusto? Il lavoro o il mercato?

Prendiamo ad esempio un libro e un ebook, come si determina il loro prezzo? 
Dal numero di pagine, dalla qualità della carta, dal peso della copertina, dal numero delle fotografie a colori, dalla popolarità dello scrittore.
Questo è un metro abbastanza comune, ma non vi sembra che in questo conto non troviamo il tempo e lo studio che l’autore ha dedicato al libro?

Ieri mi è stata mossa la critica che il costo del libro che ho autopubblicato, Kintsugi, l’arte di riparare con l’oro, sia elevato rispetto al numero di pagine.
Il libro costa 14,40€ su Amazon e l’ebook 6,99€. 
Il prezzo del libro è condizionato dal costo impressionante che in Italia subiamo per la stampa, quello dell’ebook da una media ragionevole tra altri testi online.
Vero è che ho trovato testi gratis, a 0,99€, a 9,99€.

E mi domando: non è che la riduzione forzata dei costi degli ebook e dei libri porta inevitabilmente al discredito della nostra cultura? Non siamo ormai troppo abituati al tuttogratis, allo sconto, alle promozioni, al gadget, da perdere di vista il vero valore di quello che acquistiamo consapevolmente? 
Dietro a ogni libro c’è tempo, passione, dedizione, lavoro. Tanto lavoro, nel mio caso un anno di studio, spesso difficoltoso visto il vincolo della lingua e la penuria di informazioni, e tre mesi per la redazione.
Un anno di studio su di una materia di cui nulla è in commercio in Italia (e anche all’estero, tanto che vendo copie anche fuori Italia, pur avendo per ora solo la versione in italiano – a breve quella in inglese).
Se mettessi il libro in vendita a 0,99€ magari ne venderei qualche copia in più, ma non sarebbe svendere il mio lavoro?

È un post di domande il mio, se avete tempo e voglia vi invito a trovare insieme a me qualche risposta.

 

Sarò capace? E servirà?

Come qualcuno forse sa, sto studiando da un anno circa la tecnica di restauro Kintsugi, ovvero riparare con l’oro ceramiche nuove e antiche. 

Ho letto tanto, ho studiato di più. Mi sono informata, mai in maniera superflua. Ho approfondito, chiesto, cercato. Mai sul bordo, sempre dentro, a fondo.

Kintsugi è una tecnica giapponese, nata alla fine del 1400 in Giappone.Una tecnica che non è solo artistica ma che ha implicazioni filosofiche e psicologiche molto ampie, che riguardano le nostre ferite, quelle dell’anima, di come siamo capaci a rinascere ogni volta più forti e unici.

Kintsugi è una tecnica lenta, utilizza una lacca autoctona, rispetta i tempi, porta alla riflessione. È un lavoro molto difficile e minuzioso. Quando mi pongo al mio tavolo per restaurare con la tecnica Kintsugi, la mia mente cambia, rallenta, spesso lavoro in silenzio, il tavolo è diverso. La mente è diversa.

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Che cosa leggo invece nei vari siti italiani e europei che parlano di Kintsugi?
“La tecnica del kintsugi è estremamente semplice e puoi applicarla su oggetti in porcellana o ceramica, ma anche su altri materiali simili. In commercio puoi trovare un kintsugi repair kit, oppure puoi procurarti semplicemente della colla epossidica e della polvere d’oro o d’argento.

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“Il Kintsugi è una pratica giapponese che consiste nell’utilizzo di oro e argento liquido”

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Questi due esempi. NO, la tecnica Kintsugi non è resina epossidica (che asciuga in 10 minuti), NO, non è oro colato.

Riuscirò a fare capire il valore della VERA tecnica Kintsugi giapponese? Sarò capace di fare vedere e apprezzare la differenza?
E secondo voi, servirà? O vi terrete il surrogato di Kintsugi?

Ah, il libro è qua, poi arriverà su Amazon, per ora
Lulu  http://www.lulu.com/shop/chiara-lorenzetti/kintsugi-larte-di-riparare-con-loro/paperback/product-23039130.html

o spedizione diretta a 14€ senza spese di spedizione e con segnalibro handmade. (basta mandare una mail a chiara.lorenzetti66@gmail.com)

libro

‘Kintsugi, l’arte di riparare con l’oro’. Il Giappone della fine del 1400, l’arte e la filosofia Zen.

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“una malinconia serena che porta ad amarci per come siamo, rotti ma nuovi, unici, irripetibili e per questo degni dell’oro che ci ricopre”

Così le ultime righe di “Kintsugi, l’arte di riparare con l’oro”, un saggio di 96 pagine che ho scritto in questi mesi, da quando, un anno fa, ho incontrato e conosciuto la tecnica giapponese Kintsugi. Si tratta di restaurare gli oggetti in ceramica con un lento procedimento che mette in evidenza le rotture con la polvere d’oro.
Me ne sono innamorata, ho studiato, approfondito, letto tanto, ho scelto di usare la tecnica originale importando i prodotti dal Giappone e ho provato, fallito, riprovato.
I primi tempi sono stati frustranti, di 4 pezzi incollati ne restava intero uno. Ora è passato un anno, ho preso padronanza del lavoro, ho iniziato a restaurare per clienti oggetti e ho preparato delle ceramiche che ho rotto e aggiustato.

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Da questo studio  ‘matto e disperatissimo‘ è nato questo libro che ho autopubblicato.
Per chi fosse interessato, lo spedisco personalmente, al costo di 14€ senza spese di spedizione. E in omaggio il segnalibro handmade Kintsugi, l’albero d’oro.

Basta inviare una mail a chiara.lorenzetti66@gmail.com con il vostro indirizzo e lo spedirò a stretto giro di posta.
Pagamento Paypall, Postepay o Bonifico.

Qui il link di Amazon https://www.amazon.it/Kintsugi-larte-riparare-con-loro/dp/1326926691/ref=sr_1_3?ie=UTF8&qid=1486113931&sr=8-3&keywords=kintsugi

“Kintsugi, letteralmente “riparare con l’oro”, è una tecnica giapponese per aggiustare oggetti in ceramica. Le linee di rottura sono lasciate visibili, anzi evidenziate con polvere d’oro, così da creare un nuovo oggetto, un’opera d’arte.”

Kintsugi, l’arte di riparare con l’oro, racconta la storia dell’ottavo shogun del Giappone, Ashikaga Yoshimasa, della sua tazza da tè e di come, rompendosi, abbia visto nascere la tecnica Kintsugi.
Yoshimasa vive durante l’epoca Muromachi, 1435-1490, un’epoca fertile culturalmente: vede infatti la nascita della cerimonia del tè, dell’ikebana, del teatro No, della scrittura con inchiostro nero, del Kintsugi.

Sommario
-Ashigaka Yoshimasa e il periodo Higashiyama bunka
Cha no yu, la cerimonia del tè
-Ikebana, l’arte di riporre i fiori recisi
-Teatro No
-Sumi-e, pittura con inchiostro nero
-Ceramiche giapponesi per la cerimonia del tè
-La tecnica Kintsugi
-La lacca urushi
-La tecnica di restauro
-Il lavoro e l’arte
– La filosofia Kintsugi: mushin e mono no aware

ISBN 9781326926694
Copyright Chiara Lorenzetti (Licenza di copyright standard)
Prima edizione
Pubblicato 23 gennaio 2017
Lingua Italiano
Pagine 96
Rilegatura Copertina morbida

“Bisognerebbe meditare prima di diventare poeti!”

Rosetsu Nagasawa Pittore giapponese 1754-1799

Rosetsu Nagasawa
Pittore giapponese 1754-1799

“Se si usa la ragione, il carattere s’inasprisce, se si immergono i remi nel sentimento si è travolti. Se s’impone il proprio volere ci si sente a disagio. È comunque difficile vivere nel mondo degli uomini.
   Quando il malessere di abitarvi s’aggrava, si desidera traslocare in un luogo in cui la vita sia più facile. Quando s’intuisce che abitare è arduo, ovunque ci si trasferisca, inizia la poesia, nasce la pittura…

   Poiché è difficile vivere in un mondo da cui non si può evadere, si deve tentare di renderlo più accogliente così da poterci abitare meglio, sia pure per il breve tempo concesso all’effimera vita umana. Qui nasce la vocazione del poeta, qui il Cielo assegna al pittore la sua missione. Gli artisti sono preziosi, perché rasserenano questo mondo e arricchiscono il cuore degli uomini.
È la poesia, è la pittura a svellere da questo mondo le preoccupazioni che gravano sulla nostra vita, a proiettare davanti ai nostri occhi un mondo gradito…

   Un poeta versa infinite lacrime, mentre per un uomo comune ne può bastare un litro. Quindi il poeta è più tormentato di un uomo qualsiasi, i suo nervi sono molto più sensibili. proverà gioie ignote al volgo, ma anche incommensurabile tristezza. Bisognerebbe meditare prima di diventare poeti!…

  L’amore sarà meraviglioso, la pietà filiale stupenda, la fedeltà al proprio signore e alla patria perfetta. Ma quando vi siamo impegnati, ci lasciamo travolgere dal turbine dei profitti e degli svantaggi e diventiamo ciechi alla bellezza e alla perfezione. Così non riusciamo più a intuire dove sia la poesia…

   Ma nell’attimo in cui ci preoccupiamo dei disagi che ci procura la pioggia scrosciante e della stanchezza delle nostre gambe, non siamo più personaggi di una poesia. Ritorniamo a essere gli ottusi, comuni uomini di sempre. Non notiamo il fascino delle nuvole e delle nebbie fluttuanti. Non affiora nel nostro animo alcun sentimento per i fiori che appassiscono e per gli uccelli che cantano.”

Natsume Soseki “Guanciale d’erba” 1905

Rosetsu Nagasawa pittore giapponese

Rosetsu Nagasawa
pittore giapponese