La presenza dell’esserci

castell_arquato-francesco_chiara

Si snocciola in tasca il tempo trascorso insieme, dispiegato sul tavolo del bar, tra le tazzine del caffè bevuto in fretta, ingoiato insieme alle parole e agli occhi -fissi- su di te.

Sono stati giorni -lunghi- trascorsi dietro al vetro, senza mai perdersi uno sguardo, sfiorandosi solo la pelle, a volte nemmeno, un filo di respiro tra noi, solo un’intesa sollecita e pura, e cedimenti, paure, corse per sfuggirsi e ritrovarsi, un unico punto fermo, noi.
Sono stati giorni nei quali abbiamo dubitato di quello che avevamo scritto/detto/fatto/visto/sentito, in nome di falsi miti, fenici bruciate e mai risorte, un utero in affitto abortito, una bava di lumaca infettiva, dove passava lasciava arso e brullo. Abbiamo dubitato, corso il rischio di finire, di spegnerci, di non esistere e forse, di non essere mai esistiti.

Sono stati giorni pesanti. Succede che li ripensiamo, più tu che io, che sai bene, la mia memoria dovrebbe essere lunga -sono una donna si dice- ma non lo è, o forse ero morta quando ci siamo fatti a pezzi, non li voglio ricordare più, sono stati giorni bui, ora non più.

Guardo questo muro. Siamo in un bel borgo, ci sono muri ben conservati, case, mattoni, piccole vie pulite e linde. C’è gente che cammina, parla, gente che sorride, potrebbe essere la nostra casa, siamo fatti così, accogliamo, ci apriamo agli altri, siamo il filo da cui tutto si dispiega, siamo un unico sorriso e due vite.
Guardo questo muro. C’è una pianta, forse è glicine, ma è presto, siamo ancora in inverno, non ci sono le gemme ma si vede che la pianta è viva. Resta lì, appoggiata al muro, lui la sorregge, lei lo decora.
Sembriamo noi due, la nostra casa è muro, tu la forza, io la linfa, tu il sostengo, io il decoro.

Guardo questo muro. E poi guardo te, che mi sei accanto e parli e penso che, alle volte, casa è dove sei con me.

Annunci

“per le restaurazioni”

Sono restauratrice di ceramica dal 1991. Restauro secondo il metodo classico italiano, che ha due tipologie: il metodo estetico e quello conservativo.
Nel restauro estetico si nascondono le rotture completamente e l’oggetto diventa uguale a prima della rottura. s

Nel restauro conservativo le rotture vengono lasciate e si eseguono stuccature e colorazioni simili alla ceramica ma che non nascondono.

1454987_601036799944922_1182119873_n

Capite quindi che quando ho iniziato a dedicarmi all’arte Kintsugi, arte giapponese che mette in evidenza le rotture con la polvere d’oro, mi sono trovata di fronte a un modo completamente diverso di lavorare, tanto che i primi tempi cambiavo addirittura il tavolo di lavoro per riuscire a concentrarmi.

v5

Quando dopo due anni di prove spesso fallimentari, mi sono proposta per prima cosa nei gruppi di restauratori, sono stata parecchio osteggiata. La mia arte per molti di loro non è conforme al nostro modo di vedere il restauro.
Non mi sono fatta fermare, credo in quello che faccio, forse sono testarda, di sicuro coraggiosa e i risultati stanno arrivando.

Oggi leggo questo articolo de Il Fatto Quotidiano: “Firenze, l’Opificio che fa rivivere le opere d’arte di tutto il mondo che lotta per l’esistenza per l’organico quasi a metà

In breve si specifica che c’è carenza di organico, soprattutto per il restauro della terracotta. Che mancano i soldi, non certo le persone, che il bando dei restauratori fermo da anni non aiuta certo la situazione.
È un articolo triste e amaro. Per me lo è anche di più perché il giornalista chiama “le restaurazioni” i restauri e questo mette seriamente in ginocchio anche la cultura. Mi si accapona la pelle a sentire “le restaurazioni”, davvero!

Oltre a non avere più interesse per il restauro non si ha nemmeno più cultura per parlarne.

Se io avessi scelto di restare ferma sulla visione occidentale del restauro, ora forse, dopo 27 anni di attività, avrei chiuso in maniera fallimentare.
Ho invece cambiato mentalità, aperto il mio concetto di arte, mescolato la mia sapienza con quella del mondo. Non mi reputo un genio, solo ho seguito l’istinto, non sono rimasta immobile sulle mie convinzioni, ho accettato il diverso, il nuovo, la condivisione.
E ora farò di tutto per portarlo avanti con passione.
Perché questo è il nuovo mondo.

 

 

Ci si inerpica stretti nei vicoli dell’esistenza

maccagno_lago_maggiore

Ci si inerpica stretti nei vicoli dell’indifferenza, sono tempi bui di tensione e violenze verbali, anni di scorribande nelle piazze, bottiglie rotte, muri imbrattati di ideologia, non di fede che si è persa da tempo dietro a un pifferaio ubriaco.
Ci si inerpica e smarrirsi è un attimo, perdere il cuore intendo, la testa resta ma non ragiona, tenta di non vedere, si scollega da sé in un loop di sveglia, dormiveglia, sonno, vita, morte.

Cosa possiamo ancora scegliere, uomo o Dio che stai al fondo della luce? Ci è data una scelta o si è fatto il tempo nella nullità dell’esistenza?

Ci si inerpica stretti nei vicoli dell’esistenza, l’ho detto, costa fatica restare umani. Costa denaro, costa il cuore. Il mio. Il tuo. Costa la vita. Un prezzo equo per restare umani.

Visto, considerato, ritenuto e lo sbaglio di data: il pasticcio del bando restauratori (o meglio “la vergogna”!)

Nel 1998 inizia l’odissea dei restauratori italiani: si ritiene di dover istituire un Albo di restauratori così da certificare il proprio lavoro, con affidabilità riconosciute a livello nazionale. Per fare questo viene attivato dal Mibact il bando per i restauratori: vengono prodotti kg e km di carta con certificati, fatture, progetti da mandare in via telematica per poi arrivare, o a un esame di abilitazione qualora i lavori eseguiti non dovessero raggiungere il limite minimo richiesto, o direttamente l’accettazione.

Dal 1998 ad oggi, solo proroghe e il nulla di fatto.

Per chi di voi non sapesse nulla della materia (e credo siate tanti se non tutti), vi allego, pagina per pagina, l’ennesima proroga arrivata a fine dicembre, pochi giorni prima della data della precedente proroga. Vi copio pagina per pagina, non pretendo che le leggiate tutte, basterà solo uno sguardo per comprendere la follia.

Ah, la data della proroga è? 31 marzo 2017! Hanno quindi dovuto fare la correzione, visto il palese errore.

In quali mani siamo? In quali mani è la cultura italiana, i suoi beni? Già, forse sono tutti su Meraviglie di Alberto Angela.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Analfabeti funzionali in Italia: il 47%?

Partiamo da questa slide di Salvatore Russo a Mammacheblog autunno, tenutosi a Milano, sabato 26 novembre:

14803191130960

il 47% degli italiani sono analfabeti funzionali. E siamo il top della gamma, ovvero i peggiori al mondo.

Si vabbè, lo dice Salvatore Russo, chi è poi Salvatore Russo? È questo signore qui e fa un sacco di cose interessanti che trovate in questo link qui .salvatore_russo

Lo so, non basta che lo dica una persona, deve essere anche vero. Ecco che allora ci aiuta Wikipedia, che non sarà la Bibbia, ma qualcosina sa. cattura

Sì, siamo i primi della classe in analfabetismo funzionale. Ma cos’è l’analfabetismo funzionale?
“Con il termine analfabetismo funzionale si intende l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana” ovvero l’incapacità di leggere un bugiardino, di compilare correttamente un modulo di iscrizione, di comprendere perfettamente un testo dove si sommano parole e numeri. Non si parla di analfabetismo, ovvero di chi non sa leggere e scrivere, ma di persone che hanno un’istruzione media, che hanno frequentato la scuola ma che non riescono, o per pigrizia, o per incapacità, o per mancanza di approfondimento, a comprendere al 100% quello che leggono.
Ci sono 4 gradi di livello di alfabetismo funzionale, inferiore, basilare, intermedio e competente; l’analfabeta funzionale si colloca nel gradino inferiore. E in Italia il 47% della popolazione è sul quel gradino.

È un dato allarmante, certo possiamo nasconderci dietro alla statistica del pollo, ma chi è solito informarsi, leggere in giro, soprattutto nel web, non può che concordare con questa affermazione: gli errori grammaticali ormai sono la legge; le persone pubblicano articoli senza leggerli e se li leggono li travisano. È spesso impossibile dialogare perché, a parte il fatto che si è persa l’attitudine all’ascolto, spesso o non ci si riesce a spiegare o non si viene capiti.
Non aiuta il web, le notizie semplificate, stringate, non si approfondisce quasi più e un testo lungo viene scartato a priori.

Quindi è ora di gettare la spugna?

Link utili

Wikipedia Analfabetismo funzionale il link https://it.wikipedia.org/wiki/Analfabetismo_funzionale
Enciclopedia Treccani: analfabetismo di ritorno http://www.treccani.it/enciclopedia/analfabetismo-di-ritorno_%28Lessico-del-XXI-Secolo%29/ 

La pietà perduta

La Vignette sul terremoto in Italia pubblicata da Charlie Hebdo "Terremoto all'italiana: penne al sugo di pomodoro, penne gratinate, lasagne". L'ultima, ("lasagne"), presenta diverse persone sepolte da strati di pasta. ANSA+++ EDITORIAL USE ONLY NO SALES NO ARCHIVE+++


ANSA+++ EDITORIAL USE ONLY NO SALES NO ARCHIVE+++

La Vignette sul terremoto in Italia pubblicata da Charlie Hebdo
“Terremoto all’italiana: penne al sugo di pomodoro, penne gratinate, lasagne”.

“…circa 300 morti in un terremoto in Italia. Ancora non si sa che il sisma abbia gridato ‘Allah akbar’ prima di tremare” 

Abbiamo un problema, l’umanità è scomparsa, la pietà perduta, il rispetto calpestato.
Non dico che non si debba ridere, non voglio censurare ironia, satira, libertà di pensiero.
Dico solo che ogni essere umano dovrebbe sapere dove stanno i limiti e quando non superarli.
Perché secondo me dei limiti ci sono.
E a perdonare tutto rischiamo di non saper più distinguere il bene dal male.

Fertility day, 22 settembre.

Sono madre di due figli meravigliosi e sono orgogliosa di esserlo. Loro sono la mia luce, il mio destino, l’amore unico e vero.
Ho scelto di farli quando per me era il momento giusto, il momento giusto per me.
Non il momento che qualcuno aveva deciso per me, non una data simbolica, da abbinare a una scatola di cioccolatini, due fiori e un biglietto musicale. Non il momento obbligato da un dito puntato, uno slogan da quattro soldi, un marketing disgustoso e paranoico.
Il Fertiliy day è un’offesa per le donne e gli uomini (che neppure figurano, forse chi lo ha ideato crede che i bambini li porti la cicogna o lo spirito santo).

Questo slideshow richiede JavaScript.


Quindi il 22 settembre ci si trova tutti a fare del sesso in giro?