Nascondino World Championship

Ciò che amo del web è la possibilità di sapere. Tutto di ogni cosa, tutto di tutti, nella modalità in cui ognuno di noi decide di mostrarsi.
Ovvio che non è così per tutti.
C’è ancora chi pensa che il web sia l’assoluta violazione della privacy, senza però considerare che ciò che pubblichiamo, scriviamo, i nostri commenti, la nostra presenza, è una scelta solo nostra.
Avete mai fatto una vostra ricerca su Google?
Toglietevi dal vostro account e digitate il vostro nome.

chiara

I risultati sottolineati corrispondono alla mia identità. Nelle immagini principali, non compaio.

Altra cosa è il furto di identità, il nostro nome usato in altri contesti senza essere stati avvertiti, i testi copiati senza permesso, le foto senza crediti. A tutto questo credo possa trovarsi rimedio e con lo stesso sistema nome+ cognome su google o con altri metodi più complessi dei quali non so. Ma per questo, se c’è dolo, ci sono entità preposte e procedimenti penali e civili.

Detto ciò, penso sia importante nel web moderare l’istinto, perché ciò che scrivo, resta; anche se cancello, non cade mai nell’oblio.
Una soluzione è fare senza tema di essere smentiti, fare nel giusto, fare bene, conservando lo scontrino, la lettera, la testimonianza affinchè qualsiasi sia il problema, come si usa dire:”carta canta”, pubblicando solo ciò voglio che sia pubblicato, che ho revisionato, riletto, corretto e deciso che può essere pronto per essere letto e visto da tutti, cose di cui non dovermi vergognare o pentire. Perché l’istinto, nel web, ahimè, paga pegno.

nascondino world championship

Fonte La repubblica Milano.it

Oppure, nascondersi, partecipando al NASCONDINO WORLD CHAMPIONSHIP, 12-13 Settembre 2015, 45 squadre, 30.000mq dove nascondersi, Parco Loreto, Bergamo. (Le info nel sito qui)

Chiara

“Io, dalla parte dell’amore ferito (sempre)”

zelda was a writer

“Dopo aver letto l’articolo di #Mauro Leonardi su  #huffingtonpost sulla terribile vicenda dello stupro di Roma, mi sono rimaste sulla pelle due parole: amore ferito. Ho letto enormi bassezze e volgarità sull’argomento e, per un drammatico attimo di nulla, mi sono sentita sola e disperata. Può l’Uomo ritenere questa tragedia un’occasione per verbalizzare oscenità e luoghi comuni di livello infimo? La risposta è sì. Ma c’è un ma. Non è vero che chi grida è la maggioranza, chi grida ha solo la voce più alta. Oggi, con gentilezza, voglio dire a tutti che sono #dallapartedellAmoreferito e spero che anche voi, che passate spesso da queste parti, abbiate voglia di diffondere questo messaggio sussurrato e tenace. Questa foto è volutamente senza riferimenti al mio blog, usatela se volete. Sentitela vostra. Buona giornata a tutti #sharethelove

Così scrive questa mattina Camilla, alias Zelda was a writer (qui il suo blog), sulla sua pagina Facebook. Camilla è una delle figure virtuali che ispirano la mia vita. E dopo averla conosciuta posso dire che quello che si legge, è. Continua a leggere

Mai in ozio

Il più forte è chi ha la prima parola e poi tace.

Già vivere spalla spalla è difficile, ci siamo anche inventati il web…certo che abbiamo proprio del tempo da perdere noi umani.

Chiara 

Secret word: Parole Segrete.

Il web come sostituto al tangibile.
Molti inorridiscono di fronte a ciò, come se scrivere su di una tastiera contasse meno che scrivere sulla carta. Altra cosa il sostituire lo scritto alle parole, ma questo è un problema che riguarda entrambi i casi ed è caratteristica di ognuno aver coraggio diretto delle proprie parole o nascondersi dietro a schermo e carta.
Il web, che pare così etereo e impalpabile, lascia invece tracce indelebili e incancellabili, segni eterni, più ancora della carta stessa; si sa che ogni scritto, fotografia che noi pubblichiamo entra in una rete infinita, si snoda, si compone con altre parole, si avviluppa ad altre immagini e nulla può più essere cancellato.
Qualcuno sta cercando di porvi rimedio, studiando l’oblio telematico o l’eredità digitale su facebook dopo la morte, altri invece perseguono nel credere all’immortalità delle parole in rete, custode e deposito.
Secret Words è un progetto in fase di definizione (qui la notizia) 
Parole Segrete.
Quante ne abbiamo, appoggiate ai denti, sul limitare delle labbra, pesi profondi sul cuore che non riescono né possono emergere.
Secret Words si ripromette di conservarle e di mandarle all’interessato il giorno della vostra morte. Il progetto è semplice: si scrive un file con le cose che non si sono dette a qualcuno; lo si invia a Secret Words con l’indirizzo del destinatario; si è liberi di cambiare il file, cancellarlo, cambiare mittente tutte le volte che si vuole; il giorno della propria morte, un vostro garante avverte Secret Words dell’accaduto e dopo alcuni accertamenti sulla sua veridicità, il file viene inviato al destinatario.

Questa notizia mi ha fatto pensare. Ho cercato dentro di me parole non dette, segreti non confessati che vorrei confessare a qualcuno. Dopo la mia morte.
E non ho trovato nessuno a cui confessare alcunché né cose da confessare dopo la mia morte.
Perché confessare qualcosa dopo la morte? Quando non ci sarà più possibilità di confronto? Quando l’altro, che già dovrà accettare la nostra morte, si troverebbe a fare i conti con qualcosa che non ha saputo mai?
Ma se abbiamo ritenuto di non dire qualcosa a qualcuno quando eravamo in vita, perché farlo dopo la nostra morte?
Certi segreti, se sono tali, occorre che restino segreti, doppiamente dopo la nostra morte; pensare di poterli liberare è solo un espediente, in vita, di liberarsi la coscienza, soprattutto se sono segreti pesanti e dolorosi.

Se invece la mia parola segreta è il Ti amo che non ti ho mai detto, meglio dirlo in vita che dopo morti, non pare?

Chiara 

 

#selvaggiahaitoppato: ovvero,un mondo di #

[Dove parlo di vuoto e nulla ma che va tanto di moda e per farlo leggo questo interessante post di Germano Milite “#Selvaggiahaitoppato: piccola lezione di web marketing alla Lucarelli (qui) ]

Non so se vi è capitato di seguire la storia Francesco Sole/Selvaggia Lucarelli versus Web tutto.

In breve Selvaggia Lucarelli, web influencer, nota per le sue dissacranti stroncature di personaggi famosi di cui tutti, sono certa, sentiamo necessità, decide di prendere sotto la sua ala di protezione il lancio del libro di Francesco Sole, alias Gabriele Dotti, youtuber ,di cui tuttittismi sentiamo la necessità, vero?
Il libro è una raccolta di frasi fatte e copiate da personaggi famosi che Francesco Sole pubblica nel web spacciandole per sue. Francesco ha più di un milione di fans nella sua pagina Facebook, un fenomeno di comunicazione, ma occorre tenere presente che più del 70% sono haters, ovvero suoi detrattori, iscrittisi alla sua pagina solo per criticarlo e offenderlo. 71B5ld4rTmL
Il post di Selvaggia  Lucarelli dedicato al libro di Francesco Sole  pare subito ai frequentatori del web una mera e banale operazione di marketing e in breve viene creato l’hastag #selvaggianonmentire ( chi ha un profilo twitter o Facebook inserisca l’hastag e legga) . Migliaia di detrattori iniziano la loro campagna di critica a Selvaggia Lucarelli, critiche idiote e sprezzanti ed offensive, ma molte costruttive ed argomentate.
L’hastag sale al primo post dei trend di twitter.

Ora, Selvaggia Lucarelli avrebbe potuto tacere o ammettere di avere toppato.
Invece eccola pronta a difendere la sua web influenza, arrivando addirittura a darsi il merito di aver generato l’hastag e della sua diffusione. Incapace di reggere le critiche, perché fondamentalmente fatta di nulla, “… oltre a mostrarsi piuttosto ignorante nella materia che vorrebbe insegnare, scambia anche la Zanichelli (nota casa editrice) per lo Zingarelli (altrettanto noto dizionario) quando invita i suoi incolti detrattori a leggere un vocabolario di italiano per rendere più eterogenea e forbita la propria dialettica. Con sprezzo del ridicolo, scende ulteriormente di livello quando rivendica la sua libertà di scrivere ciò che vuole (manca il “gne gne gne”) su chi vuole, dimenticandosi però che questo comporta lo stesso diritto anche per il resto del mondo che può a sua volta legittimamente criticarla per ciò che diffonde pubblicamente online.” e “…poi indirettamente sforna la banalissima ed abusatissima (oltre che falsissima) massima del “bene o male purché se ne parli” al fine di vestire da vittoria una clamorosa batosta per la sua immagine pubblica.” (citazioni dall’articolo segnalato all’inizio del post).

Ne nasce quindi un nuovo hastag,  #selvaggiahaitoppato, che invito a diffondere.

Le considerazioni da fare sono molte, per chi ne sente la necessità, ovvio. Perché a ben vedere di Selvaggia e Francesco poco ce ne cale, credo. Ma il discorso va ben oltre al caso specifico.

Questo mondo virtuale, come spesso mi ritrovo a dire, non è un luogo senza regole. Non è un posto dove si può fare tutto quello che ci piace; non è detto che con una tastiera tra le mani e un profilo siamo liberi di dire tutto quello che ci piace, offendere, decretare le proprie regole. Il web è fatto di persone, occorre tenere conto anche di loro.
Non siamo eterni ed invincibili, dobbiamo essere pronti alle critiche, magari farle proprie e avere l’umiltà di chiedere anche scusa. O tacere piuttosto.

E soprattutto occorre non vestirsi di tutto quello che viene scritto su di sé, perché, e qui vi spiazzo citando Fedez  e il testo di Magnifico (qui) 
“Fuori è magnifico si ma tu un po’ di più
sei la bellezza a due passi a portata di manicure
ma so che quando troveranno il centro dell’universo rimarrai delusa a scoprire che non sei tu?”

Chiara
( beh, avete capito che come Germano Milite, ho sfruttato l’hastag #selvaggiahaitoppato solo per salire nella Seo  ? ) 

Come sgamare un mentitore.

Diversi sono i modi per scoprire chi mente, la cosa migliore, dicono, è guardargli le mani e gli occhi. Quelli parlano.
O, ai tempi di Internet, basta fare poche ricerche, controlli incrociati e mettere insieme i dati. La menzogna viene scoperta in un attimo, certo solo se la si vuole trovare!

Già; perché quando scopri la menzogna, talvolta, rimami spiaciuto. Era tanto bello credere a quello che ti veniva detto, a quello che pensavi fosse, a quello che vedevi e ti pareva, che scoprire la realtà, troppo spesso cruda e nuda e quasi mai piacevole (a cosa servirebbe mentire le cose belle?) ci mette addosso un profondo disagio, un dispiacere forte, una delusione cocente.
La menzogna ferisce, ma non solo perché ne siamo stati vittima e quindi siamo portati a perdere la fiducia, ma anche perché il fatto che abbiamo davanti quasi mai ci piace. Quello nuovo intendo, quello nascosto dalla menzogna.

Ed è così che mi sento io ora.
Appena ascoltato questo brano presentato nel web come  Inno Ufficiale di Expo 2015, mi sono sentita euforica e ancora lo sto ballando! Un brano perfetto per una manifestazione a tutt’ora da cinque lire, le ballerine splendide, perfette per il periodo di crisi; e che dire della scenografia, degli effetti speciali: io già lo amo!

Potete ben capire come mi sento, dopo aver fatto una breve ricerca nel web, ad aver scoperto che NON è l’inno ufficiale di Expo 2015 ( che canterà banalmente e noiosamente Andrea Bocelli). Potete capire come mi sento tradita, ora che so le parole a memoria e ho imparato anche il balletto!

Ricordatevi di non mentire. Mentire è stupido e poco produttivo. Mentire è dare dello stolto a chi si mente. E se le persone vi spingono a mentire,se non accettano le vostre cose, forse, significa che non hanno vera fiducia in voi. 
Mentire è un gioco infantile.

“Milano è. Milano è. Milano è….Milano è expo…lalalalalalalalalllalallalllaalalalala…Milano Expo…Milano expo…ohohoho!”

SU LE MANI, BALLIAMO!
Non vi sentite a mille anche voi?

Chiara

E tu, sei unico?

Globalizzati, incarcerati, messi in fila come polletti in batteria, uniformati, tutti dello stesso colore, tutti con le stesse idee. 
Dov’è finita la mia unicità? La mia bellezza originale? 
Io, me stessa, irripetibile, un intreccio di dna che solo io ho.
Dov’è il suono della mia voce che svetta tra il rumore? Dov’è il mio viso che, irripetibile, riflette nello specchio sole e notte?

Mat Hanon, redattore di Wired, ha compiuto un esperimento. Per 48 ore ha messo “mi piace” a tutti i post che apparivano sulla sua bacheca di Facebook, qualunque fosse il contenuto. ( qui potete leggere tutto l’esperimento e le conclusioni) 

Parecchie sono le considerazioni da fare. Primo tra tutti la scoperta che i contenuti che appaiono sul telefono sono maggiormente di natura commerciale rispetto a quelli che appaiono sul computer, a discapito dei post personali di amici e conoscenti.
Inoltre l’algoritmo di Fb ottimizza i nostri gusti, rendendoci in bacheca le notizie che preferiamo, i contenuti che approviamo, creandoci un mondo utopistico dove le nostre idee vengono approvate e mai contraddette.

Facebook non è la vita, certo, ma se usciamo da questo virtuale ed entriamo nel mondo, ci accorgiamo che tutto viene velato, nascosto  e noi singoli valiamo meno che nulla.
Che nel caos amalgamato e ridotto al minimo, sempre al ribasso, noi contiamo come un baccello di pisello e se non siamo nella massa ancora di meno.
Se si grida insieme, se si grida la stessa cosa, anche se stupida ed inutile, allora esistiamo, altrimenti siamo polvere.

Io non ci sto!
Io sono unica. Di me ne esiste una sola! ( meno male????) 😉 
E tu?

Chiara