E scusa se ci sei tu

E scusa se ci sei tu nelle giornate storte, appese a una stella cadente, sugli orli smangiati di un presente. Di riflesso hai il cuore, sgangherato come le scarpe quando viene inverno e rivedi i buchi che non hai risuolato d’estate, perché ogni presagio non è mai atteso, sebbene tu sappia che c’è. E non parla, ma c’è.
E scusa se ci sei tu ma non saprei fare altro, quando mi specchio nei tuoi occhi per rivedere me bambina e poi donna e tra le tue braccia ho un solo conforto, quello del tempo che sfugge e non sarà mai mio. E non resta, ma c’è.

E scusa se ci sei tu a riparare ogni mio danno, ma non so mettere riparo che non sia tu.

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Un viaggio in Giappone, ciò che resta e che sarà. (il video)

Sono stata ospite, dal 7 al 15 luglio 2018, di Tv Tokyo in Giappone, a Kyoto e Daigo, per apprendere l‘arte Kintsugi. 
Un viaggio emozionante, pazzesco, irripetibile, un sogno avverato prima ancora di averlo desiderato, questo alle volte la vita può.
Per chi volesse vedere tutta la mia esperienza condensata in un’ora di trasmissione, ecco il video intero su youtube.
Lo so, per chi non conosce il giapponese potrà sembrare da subito ostico, ma io parlo in italiano: se vi lasciate scorrere vedrete che almeno il senso generale lo capirete.
Altrimenti sono qua per spiegarvi i dubbi 🙂

Dietro a quest’ora di programma ci sono 10 giorni di lavorazione e studio.
Ecco che man mano, per chi è interessato, racconterò dettagli e impressioni.
A volte saranno dettagli tecnichi sul Kintsugi, altri sulla lacca, altri ancora sul cibo, il modo di vivere in Giappone, sui trasporti, sulle relazioni.

Se ci siete, venitemi a trovare ogni tanto, confronteremo le nostre impressioni sul Giappone per chi lo conosce e c’è già stato e racconterò tutto quello che so a chi invece il Giappone nemmeno se lo immagina.

 

Limiti

Questi sono i miei piedi. Sotto di me un muro scosceso di pietre. Lo so, da qui sembra piano; da sopra no, non lo è. Non è un muro però pazzesco, non occorrono corde fisse, basta scendere piano. Con attenzione. Senza paura.

Io invece ho paura e a causa di un pesante problema al ginocchio destro, un muro scosceso per me diventa un ostacolo grande. Un limite che da sola non so superare. Un limite fisico osteggiato dalla mente diventa invalicabile.

Vicino al muro scosceso c’è un prato con una stradina. Al fondo uno scorcio stupendo di mare. La gente arriva per fare una foto, per deliziarsi del vento ma il prato ha una recinzione di filo spinato. O meglio, il prato ha il filo spinato che diventa solo un filo di ferro sottile nella stradina.

È un filo di ferro. Non una montagna, non un filo spinato. Un filo. Un filo basso. Basta alzare una gamba e si passa. Ma la gente si ferma. Arriva tranquilla al filo e si ferma. Indecisa sul da farsi. Passano pochi attimi e tutti poi scavalcano ma prima si sono fermati.

Un limite resta un limite. Un limite fisico è insuperabile senza la mente. Un limite fisico aiutato dalla mente diventa superabile.

Ci si inerpica stretti nei vicoli dell’esistenza

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Ci si inerpica stretti nei vicoli dell’indifferenza, sono tempi bui di tensione e violenze verbali, anni di scorribande nelle piazze, bottiglie rotte, muri imbrattati di ideologia, non di fede che si è persa da tempo dietro a un pifferaio ubriaco.
Ci si inerpica e smarrirsi è un attimo, perdere il cuore intendo, la testa resta ma non ragiona, tenta di non vedere, si scollega da sé in un loop di sveglia, dormiveglia, sonno, vita, morte.

Cosa possiamo ancora scegliere, uomo o Dio che stai al fondo della luce? Ci è data una scelta o si è fatto il tempo nella nullità dell’esistenza?

Ci si inerpica stretti nei vicoli dell’esistenza, l’ho detto, costa fatica restare umani. Costa denaro, costa il cuore. Il mio. Il tuo. Costa la vita. Un prezzo equo per restare umani.

C’è sempre qualcuno che

C’è sempre qualcuno che la sa meglio di te, la conosce prima di te, la conosce intera, intendo la verità.

C’è sempre qualcuno che ha le spalle più grandi delle tue, o più piccole, dipende da come ti esponi; che ha le caviglie più sottili, il seno più sodo, piccolo, tondo, la pancia senza cellulite, il trucco perfetto, c’è sempre qualcuno pronto per una sfilata, con l’abito di Fendi e le scarpe del supermercato, vestito meglio, con più accessori, più colori, più fiori, più righe e nastri.

C’è sempre qualcuno che sa scrivere meglio di te, sa declamare poesie meglio te, rifinire, lavorare, parlare in pubblico, in privato, che sa mangiare meglio di te, cucinare come un chef stellato, addobbare il tavolo, le sedie, il giardino, la camera da letto. C’è sempre qualcuno che ama meglio di te.

C’è e c’è sempre stato e sempre ci sarà, ma c’è anche il modo per non incaponirsi, sfuggirsi, invidiare, farsi la bile, il pancreas e il fegato amaro: c’è da guardare, alle volte imparare, altre dimenticare, altre ancora far finta di nulla.

E prima di tutto c’è da essere sé.

In my blood

In un rivolo dorato, stretto nel petto, rigoglioso scorri, piccole lancinanti scosse mi percorrono, passione spinta oltre.
È quando ti sfioro che le ansie si consumano, piatto svuotato, un cassetto disordinato di eventi e tu, la riga che divide, il bianco e il nero, metti in ordine il disordine che dentro mi alberga, senza mai dovermi chiedere le chiavi.
Nel mio sangue riversa l’incomprensione, nel tuo la mia redenzione.

Sta finendo anche l’acqua benedetta

acqua santa

Ridotta dentro a una ciotola azzurra, piccola, mesta, rilegata tra stretti confini di vetro, l’acqua santa agogna lo spazio perfetto della fonte. Ma è poca, due dita al massimo per sporcarsi di benedizione e si perderebbe.

È un segno dei tempi se anche l’acqua benedetta viene risparmiata?
Verrebbe prosciugata dalle crepe del marmo, bevuta dai fedeli, rubata dai piccioni, sconsacrata dai turisti? Quanto costa l’acqua santa? Quanta dedizione deve sprecare il prete che la benedice? Forse un litro è troppo? È uno sforzo che non può sopportare? Forse teme che la bevano, la colorino, ci mettano la schiuma, il sapone, le dita dentro?
Le dita servono, sono il segno del fedele, anche una mano potrebbe immergerci per fare ancora più sua la pace della fede.

Allora perché è così poca, Signore? Per rammentare che la fede sta finendo, che il tempo del fiume del battesimo di Gesù è terminato e restano solo poche gocce alla fine?

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