Dr Lakra al MAO, TATTOO, l’arte sulla pelle. Restauro Chiarartè

Con molto piacere oggi ho trovato una mia opera restaurata esposta nella mostra “Tattoo, l’arte sulla pelle, artisti contemporanei, tatuatori e tatuati, opere e personaggi del passato si mescolano e dialogano in un percorso suggestivo, che guida il pubblico in un viaggio e una riflessione sull’uso sociale, culturale e artistico del corpo.” al MAO, Museo d’Arte Orientale a Torino.

L’opera è una statua di pin up in gesso dipinta con tatuaggi in blu dall’artista messicano Dr Lakra e di proprietà di Angela Missoni.

La statua si era rotta diversi anni fa durante un trasporto e ho provveduto al suo restauro, secondo accordi con la committenza con restauro estetico.
Il lavoro è risultato complesso per la minuzia dei dettagli dei tatuaggi; con grande soddisfazione constato che a distanza di anni il lavoro si presenta ancora integro e ben conservato.

Questo slideshow richiede JavaScript.

U.mani.tà, la poesia tra le mani

In questo mondo scalcagnato sembra più difficile incontrare la bellezza e poesia nelle persone. C’è più indignazione che serenità, più corsa che riposo. C’è molta diffidenza nei volti, attese nelle parole, scontri, spesso accesi su toni opposti e mai, mai pacati. E nemmeno ci si spinge a tentare di comprendersi. Si urla e basta. 
Questo mi appare il mondo di questi tempi. E viene normale non credere, disilludersi, sottovalutare. 

Accade che le convinzioni si rovescino e così mi è successo con Jacopo Tealdi.
Ho chiesto a Jacopo, nuovo cliente a cui riparerò un prezioso oggetto con l’arte Kintsugi, di raccontarmi una storia, La storia del suo oggetto. Mi aspettavo due parole striminzite e invece mi sono trovata imbarcata per un viaggio onirico e magico. Jacopo sa usare bene le parole, le sceglie corrette e dedicate, soppesandone, senza darlo a vedere, il sapore e l’emotività.
Ma di questa storia vi racconteremo più avanti, quando il lavoro sarà iniziato e finito, quando il suo oggetto prezioso avrà un nuovo nome e una nuova, potente vita.

Oggi voglio raccontarvi del suo spettacolo. Mi sono fidata, questo ho fatto. Jacopo Tealdi, cliente da poche ore, mi ha invitata a vedere quello che a suo dire, era, è, Lo spettacolo. Uno spettacolo unico nel suo genere, nuovo, moderno, allegro, comico, poetico. Emozionante. 
E sì, mi sono fidata e no, non mi ha mentito Jacopo.

Nel buio della periferia torinese, alla Cascina Duc, con gli occhi sgranati e lucidi dell’emozione della bambina che alberga in me, lo stupore nel petto, ho assistito a un’ora e mezza di dialoghi tra le sue mani: MrPiccolino,  il Professor LuisDaimon, la soubrette diva LadyWanda, il più grande ammaestratore di papera al mondo BwlBwlKubadilisha. Personaggi velocemente cambiati, movimenti così veloci da fare dimenticare che a parlare erano mani, non vere persone. Jacopo, nel suo spettacolo “U.Mani.tà” viaggia tra ironia e divertimento, poesia ed emozione, portando i suoi spettatori in un viaggio fantastico, fino a farli diventare unicorni!

E no, non mi sono mai sentita prima un unicorno e sì, ora sì.

 

La pagina Facebook di Jacopo Tealdi Art , cercate le nuove date. 

“Io per la Sacra sono disposto a morire”

“Io per la Sacra sono disposto a morire” così dice don Giuseppe Bagattini, 82 anni, rettore della Sacra.

Ieri un incendio scoppiato sul tetto del monastero adiacente alla Sacra di San Michele, ha fatto temere il peggio per uno tra i luoghi più suggestivi e affascinanti d’Italia.
La cronaca è storia, così come lo è il Monumento. Le parole del rettore invece sono presente e lasciano un segno.
Voi sareste disposti a morire per qualcosa? Intendo un bene materiale, certo un simbolo, ma comunque un bene materiale. Io ci sto pensando da questa mattina ma non ho un luogo a cui mi sento così fortemente legata, non parlo di un luogo aulico, basterebbe anche la propria casa, un angolo di bosco, un capanno degli attrezzi, un museo, un’opera d’arte.

“Io per la Sacra sono disposto a morire”
E noi siamo capaci di provare un amore così immenso?  O è una follia?

12222-51777-kGBG-U110120728767042CG-1024x576@LaStampa.it

foto La Stampa

Kintsugi, i corsi.

Il Laboratorio esperienziale Kintsugi, l’arte di valorizzare le crepe della vita di cui vi ho raccontato qualche giorno fa qui è un laboratorio tra arte manuale e arte dell’anima.
Si alternano momenti di lavoro sulla ceramica a momenti di lavoro su di sé.
Vista la curiosità e l’attenzione per l’arte Kintsugi, sia quella semplificata che quella originale giapponese, a breve farò partire due tipologie di corsi: uno di 4 ore dedicato alla versione moderna occidentale con resina a e polvere d’oro e uno di 4/5 giorni, 3 o 4 ore al giorno, dove si imparerà la tecnica originale con lacca urushi e polvere d’oro.
Durante i due corsi si imparerà la storia della nascita del Kintsugi, la cultura giapponese e la tecnica.
A breve tutti i dettagli, ora alcuni attimi della serata di venerdì 31, presso Container Torino.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Laboratorio Kintsugi a Torino

Ciao a te che stai imparando a conoscere l’arte Kintsugi.

Se hai acquistato il mio libro “Kintsugi, l’arte di riparare le crepe della vita” hai qualche tassello in più per innamorartene: hai imparato la storia, la cultura, la tecnica e la filosofia, piccoli saggi da approfondire.
Se non lo hai acquistato e vuoi farlo ora, ti lascio il link. Lo trovi su Amazon sia in versione cartacea che ebook: l’ebook ha più immagini e tutte a colori. Se sei iscritto a KindleUnlimited il download è gratuito.
https://www.amazon.it/Kintsugi-Larte-Riparare-Con-Loro/dp/1326926691

17022056_688759564582540_5130263010072405945_n

Ti propongo oggi una nuova esperienza, il Laboratorio esperienziale tra Arte manuale e Arte dell’anima.
La prossima data è a Torino, il 31 Marzo, dalle ore 20,30 alle 23, presso  Container Torino, via del Carmine 11.
Il laboratorio è inserito nel Festival della Psicologia di Torino e ha un costo ridotto di 20€. 

Qui di seguito il link per la prenotazione obbligatoria sul sito del Festival della Psicologia, prenotazione da effettuare entro il 28 Marzo.
https://psicologiafestival.it/piemonteintreatment/workshop-larte-di-valorizzare-le-crepe-della-vita/

Io ti aspetto, chiederti se quest’esperienza nuova dell’arte Kintsugi ti ha lasciato un segno, la voglia di un cambiamento, una svolta.
O se invece è passata via, senza lasciare traccia.

A me, se devo dirtela tutta, ha cambiato la vita.

Chiara

Storie di oggetti e di persone

Gli oggetti conservano storie, le raccontano con le parole di chi li possiede, con quelle degli artisti e artigiani che li hanno realizzati.
E con le rotture.

tazza1

Questo piattino di Meissen, decorazione cipolla in blu su fondo bianco, appartiene ad Alessandra. È un regalo di nozze da parte dei suoi genitori, acquistato direttamente nella fabbrica di Meissen. Il resto del servizio è intatto, a parte questo piattino che nel 2014 è caduto. Alessandra ha provato ad aggiustarlo ma presto ha desistito.
Non ha buttato via i pezzi; quello era un oggetto prezioso e per la manifattura e per il ricordo e ha pazientato.
Nel frattempo Alessandra ha conosciuto la tecnica Kintsugi e se n’è innamorata, perché si sa -e voi lo sapete- del Kintsugi ci si innamora. Ha riposto il piattino nella sua scatola aspettando che la vita le facesse conoscere un restauratore esperto nella tecnica originale giapponese.

Alessandra incontra il mio libro “Kintsugi, l’arte di riparare con l’oro”, lo acquista su Amazon e oggi ci siamo incontrate, lei, il suo amore per il Kintsugi e il suo piattino, e io con la mia arte. kintsugi-unalettrice

Alessandra è Una lettrice e a breve vi racconterà nel suo blog di me e del mio libro.
E io passo passo, racconterò la storia del restauro del suo piattino.
Grazie Alessandra, a presto.

Informazioni utili
Il blog di Una lettrice (in costruzione) http://www.unalettrice.org/
Profilo Instagram di Una lettrice https://www.instagram.com/unalettrice/
La pagina Facebook di Una lettrice https://www.facebook.com/1lettrice
Speed BOOK Date Torino 11 Febbraio, stay tuned https://www.facebook.com/events/1596675460348386/

S-fortuna o caso?

“Nulla accade per caso” : così spesso si usa dire come se ci fosse una sorta di disegno stellare che determina gli eventi, una concausa che porta a fare scelte invece di altre, a fermarci in alcuni progetti e a spingerci in altri.
Non è facile leggere i segni e spesso, per semplicità, etichettiamo i fatti con fortuna e sfortuna: fortuna per gli accadimenti che ci sembra ci spingano, sfortuna per quelli che ci fermano. Spesso fortuna si abbina a felicità e sfortuna a dolore.

Due giorni fa camminavo lungo Po a Torino.

lungo-po1

Un paesaggio suggestivo a due passi dal centro.
La piena del mese di Novembre ha lasciato segni visibili e inconfutabili di una natura che non chiede, agisce.

lungo-po2

La sabbia ha coperto i viali, pezzi di plastica sono finiti fin sui rami delle piante che costeggiano la passeggiata, rami spezzati sono sparsi sul terreno, anche se in minima parte perché è stata fatta una accurata pulizia da parte del comune.
Proprio uno di questi rametti, appuntito per un taglio netto con il falcetto, è finito sotto al mio piede; come una leva perfetta, il ramo si è ribaltato verso la mia gamba e si è piantato sotto al ginocchio, ferendomi in modo non proprio lieve tanto da dovermi fare mettere i punti.
Il medico che mi ha curata ha continuato a ripetere “che sfortuna, ma come è stata sfortunata”.
A ben vedere non mi  reputo sfortunata, piuttosto maldestra, ma ho riflettuto sulla casualità di questo fatto.

Voi cosa pensate della fortuna e della sfortuna? Siamo vittime di sfortuna e meritevoli di fortuna? I fatti accadono per caso o per un disegno del destino?
E se i fatti parlano, cosa avrà voluto dirmi quel bastone che si è conficcato nella mia gamba?

Forse lui lo sa. O nemmeno se lo domanda.

lungo-po

 

 

Mao Torino: se vuoi sapere, studia

Il percorso di studio della tecnica Kintsugi, antica tecnica di restauro giapponese, è complesso e molto interessante. Non potendo per ora andare in Giappone, approfitto delle occasioni vicine per approfondire. Ho quindi deciso la visita al Mao di Torino, Museo delle Arti Orientali.
Situato nel centro storico di Torino, nel rinnovato quartiere di San Domenico, il Mao è ospitato nel prestigioso palazzo Mazzonis. Il museo è inserito in maniera discreta nell’architettura del palazzo, con rispetto e armonia.
Diviso su 4 piani, racconta l’arte orientale con 2200 opere, Asia meridionale e Sud-est asiatico, Cina, Giappone, Regione Himalayana, Paesi Islamici. A piano terra, esposizioni temporanee e vicino alla biglietteria, due piccoli giardini Zen coperti.
Il Mao è un’occasione ghiotta per trascorrere un’ora in Oriente, tra religione e arte, confrontandosi con ceramiche cinesi del periodo Neolitico, fino a splendidi abiti da Samurai giapponesi del 1700.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Sito Mao http://www.maotorino.it/
P
alazzo Mazzonis, via San Domenico 11
Orario:  da martedì a venerdì dalle 10 alle 18
Sabato e domenica dalle 11 alle 19
Chiuso il lunedì
Costo biglietto 10€ con molte possibilità di riduzione (vedi sito)

Di gabinetti, barconi e gommoni!

Qualche giorno fa vi ho raccontato di Reframe” di Ai Wei Wei (qui l’articolo) , una installazione sui muri bugnati di Palazzo Strozzi a Firenze con gommoni arancioni a ricordare il sacrificio dei migranti nei nostri mari. Spesso un sacrificio pagato con la morte. E vi ho raccontato il mio dissenso per quest’opera, brutta e poco incisiva a mio parere (a proposito del mio articolo, ringrazio Antonio Sereno per averlo proposto alla Presidenza nazionale Unionturismo di Roma)
L’opera è questa

Foto pagina Fb Palazzo Strozzi

Foto pagina Fb Palazzo Strozzi

Di diverso genere, pur trattando una tematica simile è invece Sbarchi” di Velasco Vitali, posizionata a Torino, nel cortile del Rettorato, in via Po. 

velasco-vitali

L’opera è ben inserita nel contesto: il chiostro, lineare e pulito, riflette i suoi colori sulla barca rovesciata. L’atmosfera raccolta del luogo porta a fare una riflessione, i corpi nudi toccano la sensibilità e si viene portati a sentirci noi stessi nell’atto di cercare una nuova dimensione, una nuova appartenenza, migranti e sconosciuti in un mondo che non sentiamo mai davvero nostro.

Ecco che allora l’arte può dire e dare messaggi, può e deve comunicare, solo che quello che conta è il linguaggio; il nostro presente è fatto, purtroppo, di grandi scenografie colorate, di autori incensati ma che di sostanza hanno ben poco mentre altri, meno famosi, riescono a dare molto di più con meno ma più significativo.

Vogliamo aggiungere ancora qualcosa su questa benedetta/maledetta arte contemporanea? Proviamo a  spostarci a New York, al Guggenheim Museum. 
Maurizio Cattelan, dopo l’annunciato ritiro dal mondo dell’arte, ritorna dopo cinque anni con “America”, un gabinetto ricoperto d’oro, non opera da ammirare, ma da usare.
America, che nel suo nome ricorda le debolezze del mercato americano in campo artistico, è collocato in una normale toilette fruibile da uomini e donne. Si fa la fila ordinata, si entra, si espletano le proprie necessità fisiologiche e si esce. Tirando l’acqua, naturalmente.

america-cattelan

Link utili
Il sito del Guggeheim Museum https://www.guggenheim.org/
Il sito di  Velasco Vitali http://www.velascovitali.com/

Il drago non si droga.

Torino, Salone del libro, 12-5-2016

SCUSAMI SANTIPPE
se spesso sono stato sgarbato, se sembro scansafatiche stando sempre sulla strada senza scopo. 
Sul serio senza scopo?
Sbagli, Santippe. Speculare sullo spirito serve.
-Socrate!- sai solo sgridarmi. -Smettila! Stai scialacquando secondi su secondi; stai sperprerando settimane, secoli! […]

Walter Lazzarin
Scrittore per strada

Incontrare Walter tra gli stand del Salone del libro di Torino è stata una curiosità piacevole.
Seduto a terra su di un asciugamano, la fida macchina da scrivere Olivetti verde, i libri sparsi sul pavimento e un ticchettio ininterrotto.olivetti

 

Walter Lazzarin gira l’Italia dall’ottobre 2015: trascorre qualche giorno in una città, incontra la gente, ascolta le loro storie, racconta la sua e nel frattempo scrive. Scrive tautogrammi,  un componimento nel quale tutte le parole hanno la medesima lettera iniziale, e li regala ai suoi lettori. Io ho ricevutoScusami Santippe scritto nel tempo breve di un caffè e di gradevoli chiacchiere.

il drago non si droga

Walter racconta che regalare un testo, originale e anche complicato come un tautogramma ad un possibile lettore, è un gesto che serve a dargli credibilità: se piacerà il racconto, piacerà anche il suo libro.

E il suo libro si legge in fretta: “Il drago non si droga” (edizioni Redfox) narra la storia di Giacomino, diviso tra una mamma che si barcamena nella vita da mamma single e un padre, drogato, che non lo ha mai riconosciuto ma che all’improvviso torna, tra i suoi amici Pollo e Elio e il suo drago verde, confidente e saggio amico.
È un mondo divertente e divertito quello di Giacomino e dei suoi amici, ma anche crudele e reale, un mondo dove non viene risparmiata la morte, dove la droga uccide e fa uccidere. Ci sono coltelli e pistole, contornati da abbracci e giochi, tra fraterne amicizie e genitori sempre in affanno.

walter lazzarin

“A Chiara, che dà nuova vita alle cose su cui il tempo ha immesso qualche imperfezione, perché sa che un di-meno in apparenza può diventare un di-più nel concreto. 
In bocca al drago per la tua idea!” (riferendosi alla tecnica Kintsugi che sto studiando)

Walter Lazzarin, classe 1982, laureato in Economia e Filosofia,  ha deciso di lasciare la scuola e il lavoro per girare per un anno intero, da ottobre 2015 a settembre 2016, l’Italia intera, vivendo dei soli proventi dei suoi libri venduti e dell’ospitalità delle persone. Proprio per questo si definisce “Scrittore per strada” un modo sicuramente nuovo di proporre la lettura come stile di vita.

Ad ogni lettore di “Il drago non si droga” uno scatto ricordo: grazie Walter e buon viaggio 🙂

13233142_1020802241300607_6728831175547464997_n

Potete seguire Walter e trovare le città dove incontrarlo nel suo blog Scrittore per strada http://scrittoreperstrada.blogspot.it/
e sulla sua pagina Facebook https://www.facebook.com/scrittoreperstrada/?fref=ts

Chiara