Perni di speranza

Il mondo è uno solo. E dentro c’è tutto, il male e il bene.
Per una strana perversione della mente, vedo gente che mostra solo il male (o il presunto male, spesso attribuito a cose che non si conoscono, non a un vero male); vedo gente che prende in giro, che si mette in cattedra come giudice/censore/professore/dio.
Per una strana spirale, vedo gente che con il suo odio genera odio, in un gorgo senza fine che porta a gettare fango su tutto, indistintamente: la generalizzazione è un’arma subdola, annienta la capacità di giudizio singolo, è una fila indiana di pensieri, chiusi in gabbia.

I giovani di oggi per molti sono così
13880186_1739052116350562_3387111357766925005_nidioti, impersonali, bamboccioni, incapaci di giudizio, limitati nell’attenzione, intenti a giocare solo a Pokemon Go, il male, a drogarsi, a sbattersi in discoteca.

Avete visto in giro invece QUESTI giovani?13902831_925869540872622_3352197729295434804_n

Sono quasi 2 milioni di giovani che hanno vissuto la GMG, Giornata Mondiale dei Giovani a Cracovia. Due milioni.

Gli esempi positivi ci sono e sono molti di più di quelli negativi.
È solo che è più facile mostrarsi superiori a quattro pischelli con un cell piuttosto che inferiori a 2 milioni di ragazzi che non hanno paura di mostrare la loro fede, i loro ideali.

Riflettiamo sulla bellezza del mondo, è solo con l’amore che si salverà.
Ma occorre partire da noi, da come ci comportiamo con l’altro, da quello che scriviamo, che condividiamo.
Da quello che siamo: se siamo di esempio, qualcuno ci seguirà e sarà una scia sempre più lunga.
E non parlo di fede, ho usato l’esempio della GMG perché è eclatante, ma del coraggio di essere noi stessi perni di speranza.

 

 

#spaccababy

Quando mi succede un fatto brutto, un guaio, un acciacco, una spalla bloccata, un braccio, un ginocchio, una ferita, un passo sbagliato, l’attimo del movimento, la delusione, tendo a ritorcermi sul passato, cadendo dentro me. Facile piangersi addosso, credersi lo sfigato, il derelitto, l’anchilosato ingranaggio, la mela bacata. Facile non uscirne fuori.

Io ho il mio amuleto, il portafortuna, il santino dell’allegria, della forza combattiva, la fiducia, il passo forte, la mano sulla spalla.
Si chiama Nicole Orlando e dai Trisome Games di Firenze appena conclusi porta a casa
3 oro(triathlon – staffetta 4×100 e lungo)
2 argento (staffetta 4×400 – 200)
1 bronzo (100)
un record italiano (peso 5,79)
tre record europei (4×400 7’52” 100 17″08 e 200 37″67)
tre record mondiali (lungo 3,29 triathlon 2179 punti e 4×100 1’17″39)

Lei è il coraggio fatto donna.
Il mio mito.
#spaccababy

Nicole Orlando, tre medaglie d'oro, due argento e un bronzo ai Trisome Game a Firenze. Foto Fabio Castellanza

Nicole Orlando, tre medaglie d’oro, due argento e un bronzo ai Trisome Games a Firenze.              Foto Fabio Castellanza

Nicole Orlando https://www.facebook.com/nicoleorlando93/?fref=ts

Che se ne frega di tutti sì.

Siamo un popolo disperso, un insieme di gente sola, ognuna chiusa nel suo guscio, urlante del proprio ego -occhi aperti che non vedono se non la propria immagine riflessa-
Siamo persone che non sanno più capirsi, che non si ascoltano e parlano tra sé, tra i denti aguzzi delle indecisioni e delle proprie presunte verità: tutti peggiori a noi, noi i migliori e gli assoluti -la presunzione, i titoli incollati, l’ignoranza diffusa, il sotuttoio, le lauree pagate, i proclami-
Siamo di fretta, incuranti dei piedi degli altri, calpestiamo i fiori e i cuori, indistintamente, senza averne cura mai -i clandestini da buttare a mare, le donne inutili maltrattate, i maschi che non servono, in cambio un vibratore, o un gatto, i fiori di plastica sul balcone che tanto non si devono bagnare e fanno colore lo stesso, no? No!-
Abbiamo mille parole addosso ma mai nessuna per gli altri, solo per noi; non sappiamo più condividere, solo dire, dire, mai sentire -quante volte hai chiesto aiuto e nessuno ti ha risposto, mai una mano tesa, mai nessuno che ti abbia detto “non preoccuparti, tesoro, ci penso io”-
Inviamo mille mail ma non ne rispondiamo neppure ad una, credendo che l’altro possa capire, mentre invece mettiamo in atto inciviltà e mancanza di rispetto; non rispondiamo ai cenni di saluto perché assorti dentro di noi, incollati ai video in attesa di risposte a messaggi che mandiamo e che non rispondiamo – fa all’altro ciò che vorresti fosse fatto a te-
Siamo stanchi, delusi, incapaci di accettare il fallimento -ci buttiamo dal ponte, tre suicidi in un mese, l’ultimo questa notte, 23 anni, non è possibile volare giù da un ponte senza chiedere aiuto, cazzo!- 
Siamo incapaci di amare, nemmeno sappiamo cosa sia la parola amore, inchiodati nel fanatismo, nel possesso, nella gelosia, incateniamo i presunti amori a noi solo per sentirci più forti -hai mai provato la leggerezza della libertà dell’amare? Se non violo la tua libertà e resti, ecco questo è amare-

Guardo triste l’immensa coltre di indifferenza che ci sta ricoprendo, come una nuvola grigia, fatta di menefreghismo.
Tutto ciò porta all’individualismo, individualismo che se ben vissuto è una risorsa perché porta ad una profonda conoscenza di sé ed autostima; di conseguenza il passaggio è verso la cura per gli altri.
Ma purtroppo, la maggior parte invece vive l’individualismo come solitudine, una solitudine incapace di essere accettata, che miete vittime tra le persone intorno, considerate come traditori e su di sé, con il suicidio.

Io non non so se c’è una strada per la salvezza; vedo solo tanta rabbia a tristezza intorno, camuffate da finta autostima e divertimento; involucri vuoti, marionette al soldo della vana felicità.
Dovranno cambiare i tempi, dovranno davvero se non vogliamo vederci tutti con un cappio al collo, a strangolarci a vicenda, in attesa della morte.

Chiara 

Determinata

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Non è la forza che spinge avanti, ma la testa, il cuore, il coraggio.
Siamo diversi in una gabbia di simili.

Ti-mi amo

Chiara

E i bozzoli, farfalle.

I sogni sono piccoli e chiari, luci nella notte buia. Ci si aggrappa come si può, nel male e nel dolore, nella meravigliosa ricerca di uno spicchio di felicità. I sogni sono sogni e nessuno può dire se mai verranno accomodati nella realtà, se si dovrà ritoccare il blu intenso, o la gamba verrà storta, il sorriso bucato dei denti.
I sogni sono pazzi e irrequieti; a lasciarli soli rischiano di rovesciarti il mondo ma mettere loro le catene è farli morire per sempre.
I sogni sono liberi.
E folli.

A prenderli in mano, i sogni battono come cuori vergini, aprono le ali, volano in controtempo, ansiosi, agitati, puri, diabolici e malefici, amanti impazienti: i sogni corrono.

I sogni, quando si stancano, bozzoli di seta preziosi, si trasformano in desideri, più pacati, righe scritte di tempo definito; non inscatolati, ancora puri, ma più lieti e sereni ed avvezzi alla vita.

I miei sogni, talvolta, diventano realtà.
E i bozzoli, farfalle.

Chiara

 

Né multietnici, né integralisti: siamo unici.

Prendiamo una palla di creta e lasciamola in mano a 20 bambini di sesso, età, etnia, religioni differenti con la regola che non esistono regole.

Ognuno di loro creerà un oggetto, un animale, un simbolo, un disegno di fantasia, anche nulla, forse la palla resterà una palla, forse un castello, forse qualcuno inventerà Dio, chi una pistola, chi la famiglia, chi non farà nulla, restando seduto solo a guardare, non ci sono regole, ricordate, nessun obbligo.

Ad un certo punto un bambino tirerà la palla addosso al vicino, per ridere e il bambino piangerà, un altro si metterà a ridere sguaiato, un altro resterà seduto, nel suo nulla, mentre un bambino ancora non verrà disturbato dai rumori e continuerà il suo lavoro, una città.

foto dal web

foto dal web

Di cosa è fatta quella creta in mano ai bambini? Dei loro sogni, delle idee, dei pensieri, di ciò che gli è stato insegnato, della cultura, dei libri letti, le favole narrate, della religione, del loro Dio, dei racconti dei nonni, delle notizie viste in tv. dei giochi imparati, del colore della terra, dei ricami dei vestiti, delle guerre, delle lotte, dell’amore della mamma, del clima, delle piante, degli animali e di ogni più piccola particella dei loro ricordi.

Se tutto fosse uguale, se si azzerassero culture, religioni, idee in nome del rispetto di una impossibile integrazione multietnica, i bambini creerebbero da una palla di creta tutti lo stesso oggetto, come se venisse data loro la stessa regola, con qualche piccola differenza dovuta a dimensione e ad un guizzo di fantasia.

Siamo unici e lo siamo per quello che sono le nostre radici ed è insegnando uno all’altro il sapore della propria terra che si diventa uniti, non nascondendola.

Chiara 

 

Chi è il più veloce del mondo?

Usain Bolt, atleta giamaicano, classe 1986, primato mondiale 100m: 9” 58 stabilito ai mondiali di Berlino nel 2009.

Usain Bolt

Usain Bolt

Nicole Orlando, atleta paralimpica italiana, classe 1993, MEDAGLIA D’ORO nei 100m: 17” 89 stabilito oggi ai Mondiali IAADS ( International Athletic Association for Person with Down Syndrom) in Sudafrica e record MONDIALE nel triathlon.12274391_919702038120816_6006961622847100688_n

Forse nessuno o pochi di voi conoscono Nicole Orlando, tutti Usain Bolt perché nella politica sociale dei nostri tempi la disabilità non interessa, pur se entrambi compiono lo stesso gesto atletico.

Sì, perché, sapete qual è la cosa che li accomuna entrambi?
SONO CAMPIONI DEL MONDO NEI 100m!
E qual è la cosa che li differenzia?
Nicole è decisamente la migliore! 😉

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Foto Mauro Ficerai

Chiara

 

 

 

 

Falce di luna che al tramonto appari

Falce di luna che al tramonto appari
sospesa in cielo sopra l’orizzonte, 
la luce tua splendente sia la fonte
di puri sentimenti umanitari

con cui affrontar questi momenti amari
che l’odio insano posto c’ha di fronte,
lasciando traccia nelle assurde impronte
di fatti disumani e sanguinari.

Fai che, guardando il cielo, la coscienza
degli uomini s’affidi al vero amore,
che con la lealtà e la conoscenza

si superi l’ostilità e il timore
per chi diverso appare, e l’indulgenza
nei cuori prenda il posto del rancore.

Paolo Casalengo

(cosa sarebbe la vita senza i miei amici)

Chi sono/chi siamo

Ve la sentite di raccontarmi chi siete? Amo le storie narrate, quelle vere.

I giorni prima dell’inaugurazione di un nuovo progetto, sono giorni di ansia e trepidazione, misti a felicità e speranza.
Occorre uscire dal guscio, mettersi in mostra, apparire e non sempre è facile, soprattutto per chi, come me, non è abituato a farlo, ma lavora in solitudine e riservatezza. Sono un’artigiana, abituata al fare più che all’esserci e spesso mi muovo come un elefante negli impegni ufficiali.
Ma i tempi sono cambiati; non si può più stare seduti ad aspettare, il mondo corre in fretta e se non corri, sei fuori dal gioco. Ho quindi deciso di partecipare con la mia attività Chiarartè, laboratorio di restauro, all’evento di Cna Biella: CNAEXPOne gli artigiani. (qui il link dell’evento), tre mesi durante i quali attività artigianali locali si alterneranno nei locali di Via Italia 70 a Biella, esponendo e raccontando il loro lavoro. Un’opportunità importante per uscire dal guscio e per incontrare le persone.

Chi sono: mi è stato chiesto per diversi progetti di raccontarmi in poche righe, un altro modo per uscire da me.
E così ho scritto:

Chi sono
Chiara Lorenzetti, restauratrice.

L’arte è il mio mondo, l’umanità il mio respiro. Mi chiamo Chiara, sono nata nel 1966, ai tempi della tv in bianco e nero e del “tutti a nanna dopo carosello”. Ho mancato l’allunaggio per qualche mese. Ho seguito i cambiamenti nel mondo dal mio laboratorio di restauro, sbirciandolo attraverso i libri, le persone, le tele dipinte, i monumenti e la natura. E ora sto bene nel mio tempo.
Cosa faccio
Dopo aver studiato restauro per due anni a Firenze, nel 1991 ho aperto la bottega d’arte e restauro Chiarartè a Biella. Mi occupo di ceramiche, marmi, oggetti in legno policromi e dorati, cornici; restauro bambole e lavoro sia per privati che per enti pubblici. Nel tempo libero, oltre a prendermi cura della mia famiglia, vivo la natura, leggo e scrivo. Perseguo il mio cammino, aperta alla conoscenza e alle novità.

Chiarartè CNAEXPOne gli artigiani

Chiarartè
CNAEXPOne gli artigiani

E voi? Ve la sentite di raccontarmi chi siete? Amo le storie narrate, quelle vere.

Chiara

Bambini

bambini

I bambini, la speranza.

Chiara