Dunque

Dunque il tempo passa, amico mio, succede che ci si incontrino gli occhi, o le mani, succede che mi interessi a te, alla tua pelle chiara, al soffio di un dente bucato, quelle parole che un giorno erano chiuse ora scorrono lisce, dunque dimmi cos’è cambiato che non so?

Dunque il tempo passa, amico mio, non sai quanto mi strugga nel soccorrerti sempre, nemmeno lo vedi, talvolta sì, quando mangiamo la cioccolata senza pensare che poi è solo zucchero e passerà, le lacrime no, la fitta al cuore, una allo stomaco, viviamo di coltelli conficcati, tu li togli a me, io a te, ritornano i bastardi, li cacciamo via e siamo così, due binari paralleli che si incontrano in un letto, per tornare a correre in direzioni diversi, facciamo giri enormi e tante parole, non hai mai taciuto, nemmeno io, forse chissà, doveva andare così.

Dunque sai, il tempo passa, amore mio, e lo vedo sai quando accarezzi me, i miei pensieri scardinati, i capelli che poggio stanca, la sera, nel grembo delle tue parole.

 

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Accade che la vita si fermi

Ci si ferma spesso a pensare al futuro, tra i singulti e la fretta di un boccone al tavolo di un anonimo bar. La mente frulla di emozioni, macina dettagli, spazi, colori, ricordi, impasta l’ansia con la saliva, non tradisce il tempo e partorisce nuove idee. Il futuro attende. Il futuro genera.
E noi qui, pupazzi di ossa e nervi, alla deriva, programmiamo fiori sradicando radici. Per il futuro, volti avanti, chini su impropri lavori pesanti, inclinati dentro a letti insonni, appagati e stanchi. Il futuro chiama. Il futuro preme impaziente.
Nel mentre sorridiamo, incollati a spasmi felici d’amore, rotolati tra lenzuola colorate, immersi nella vastità dei cuori, emaniamo pace. Il futuro splende. Il futuro è la meta.

Accade che la vita si fermi. Accade che un sorriso svanisca, fiore reciso, luce-buio nell’istante, metamorfosi di dolore e, incapaci di attendere il rumore sordo del freno, anneghiamo nel nero oscuro. Il futuro si ferma. Il futuro, alla volte, muore.

Non sei nulla

Alle volte mi soffermo sui termini di ricerca del mio blog, divertente e indicativo.

cattura

Questo è quello di oggi “non sei nulla”

Forse la persona stava cercando di sapere se la doppia negazione in italiano è un’affermazione o una negazione: è una negazione. Affermazione lo è nella lingua latina.
O forse stava cercando come dire a qualcuno, un/a compagno/a, un/a figlio/a, un/a collega, un capo, la terribile frase “non sei nulla”, che devasta nella sua forza presuntuosa e annientatrice. E liberatrice.
O forse, peggio ancora, la persona che ha digitato quelle tre parole cercava di sé, nel suo sentirsi nulla, vuoto, perso per sempre.

Una doppia negazione, tre parole e là dentro può esserci un mondo.
Inarrivabile, sconosciuto. E solo.

Fiabesche illusioni di Sturmideenkind

Esiste un mondo parallelo alla realtà, l’illusione utopica dei desideri e dei recessi profondi e inesplorati delle emozioni. Pulsioni a cui è quasi impossibile accedere, a cui neghiamo il passo, nell’illusione che lasciare affiorare una visione neutra di noi ci protegga da ogni male. rebirth

Eppure quel mondo esiste. Potente nella sua magnificenza. Inesplorato la maggior parte delle volte, taciuto, disprezzato. Sfregiato. Temuto.sturmideenkind

Ad aprirlo può solo rinascere la nostra vita.

Fotografie Sturmideenkind 

Link utili
Pagina Facebook Sturmideenkind https://www.facebook.com/Sturmideenkind/
Flickr Sina Domke Sturmideenkind https://www.flickr.com/photos/112039746@N05/

PAS – Persone Altamente Sensibili

Ho sempre pensato di essere diversa. Mi sentivo un torrente in piena, “la punta di una infinita freccia”, una corsa continua, innamorata ad ogni sospiro, gli occhi spalancati e sorpresi per ogni più piccola meraviglia del creato.
Sentivo il cuore  delle persone accanto a me battere, andavo oltre lo sguardo, negli angoli ciechi della mente, in silenzio, ad osservarne le colorate sfaccettature.
Sorridevo spesso, fiduciosa nel presente, attenta ai dettagli, alle cose piccole, alle sfumature, poco incline al tutto, delegata alla condivisione, alla tolleranza, spesso mi rifugiavo nei miei angoli silenziosi, muta e desiderosa del mio io, gradevole spazio la solitudine. Ho sempre disegnato, dipinto, creato con le mani e la mente, rifuggito le situazioni intense, i rumori troppo forti, i botti di ferragosto, le bottiglie stappate, le luci intense mi provocano dolore, così i suoni forti. Ho amato profondamente, con ogni senso, ho amato l’amore, l’amicizia alla stessa stregua, così come i libri, i figli, la natura, il tempo, la notte, i desideri.

Ho sempre pensato di essere diversa, gli altri non erano come me. Lo sapevano, certo; mi indicavano, mi prendevano con sé, poi cambiavano, il mio esistere così possente. Me ne sono fatta una colpa, molto spesso, tentando, castrandomi, di cambiare. Di essere come gli altri, indifferente. Non è mai stata una scelta indenne da rischi e fallimenti ed ho fallito ogni volta, questo sì, tornando mesta alla mia diversità. Sono stata usata, troppo spesso credendomi debole, confondendo i miei silenzi con la paura, le mie parole credute vane, i fatti verranno, adorata, poi persa, poi amata, poi lasciata inerme, sempre ritrovata. Mi è stato chiesto scusa troppe volte, ferita altrettante.

Quando pensavo di essermi persa, trovai una parola: empatia e mi ancorai stretta.

Poi ho capito: è la mia natura e l’unico senso è lasciarla fluire, pur con tutti i difetti e diversità, con le accezioni forti e dolorose, con la forza prepotente dei miei affetti, l’amore, il tocco delle carezze, l’ansia del tempo, lo sbocciare dei fiori, le canzoni urlate, i gesti incomprensibili, la voglia di conoscere, esistere, l’allegria, i periodi bui, il mio farmi da parte, l’esistere, la mia presenza.

Ora scopro che ho un nome.
Che non sono solo diversa, ma che ho un nome, una denominazione. Che persone come me sono state studiate e capite.
Ora scopro che ho un nome e che qualcuno mi capisce.
PAS – Persone Altamente Sensibili.
Non è una patologia, ma uno stato dell’essere.

Le persone altamente sensibili:
1. Reagiscono in modo eccessivo agli stimoli ambientali.
2. Tendono a sentirsi incomprese.
3. Sono molto empatici
4. Vivono ad un ritmo più lento.
5. Faticano a prendere le decisioni.
6. Hanno un intuito acuto.
7. Godono della solitudine
8. Sono più sensibili alle critiche.

A seguire due articoli illuminanti e molto interessanti sull’argomento
Il meraviglioso cervello delle persone altamente sensibili (qui)
Chi sono le persone altamente sensibili (qui)

“Le Persone Altamente Sensibili hanno questa particolarità: quella di sentire e capire il mondo attraverso un sistema nervoso più acuto e sofisticato. Non scelgono di essere così, lo sono e basta; perciò devono imparare a vivere con il cuore, accettando questo prezioso dono, perché soffrire non è un obbligo, ma un’opzione che non vale la pena scegliere.”

Ora scopro che ho un nome e che qualcuno mi capisce.
E non ho altra scelta che accettarmi per quella che sono: me.

Chiara

Area protetta

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Ecco, proprio così.
Occorre pazienza e tempo per costruirla, l’area protetta.
E si sa, è sempre violabile dagli stolti.
Ma per poco, dà la sensazione di tranquillità.

Chiara

“Entri la gente giusta” – Certosa di Serra San Bruno

Esistono luoghi in cui il silenzio diventa tangibile, uno stato del vivere.
Vi sono alcune persone che fanno di quei luoghi la loro dimora, un’esistenza dedicata alla preghiera.

Uno di questi luoghi è la Certosa di Serra San Bruno, in Calabria.
Le vicende della Certosa nascono con il desiderio continuo ed impellente di solitudine e nascondimento di San Bruno, detto il Brunone, nato a Colonia nel 1030. San Bruno, dopo una residenza a Reims, si trasferisce nel Delfinato, nella valle della “Cartusia” (da cui deriva l’italiano “Certosa” e il francese “Chartreuse“) alla ricerca della solitudine e della preghiera continua. Con pochi monaci, fonda la prima Certosa, nel 1084, nel silenzio dei boschi e delle montagne. San Bruno viene però richiamato a Roma, dove resta per qualche tempo, salvo poi sentire nuovamente forte la sua vocazione al deserto, alla vita interiore, alla pace.
Ottiene quindi un terreno dal conte Ruggero d’Altavilla, nelle terre denominate Torre ( ora Serra San Bruno) nella Calabria centro-meridionale. Non fu facile convincere la chiesa a lasciarlo andare dalle sue cariche (era stato nominato arcivescovo) ma la sua vocazione era tanto forte quanto inarrestabile.
Il silenzio il suo pane, la solitudine la sua unica compagna, una vita parca il suo essere.

La Certosa di Serra San Bruno vide la posa delle sue fondamenta nel 1094; pochi anni dopo, San Bruno là vi morì, nel 1101.
E’ in Italia una delle Certosa più attive; i monaci che possono accedervi hanno dai 20 ai 45 anni; passano dalla fase del noviziato a quella del monaco. A reggere la Certosa vi è il priore, eletto democraticamente dai monaci.
Fanno vita riservata, ognuno nella propria cella, isolata da mura dalle altre; ad ognuno spetta un compito, dal falegname al panettiere, dal sarto al rilegatore. Le ore passate al lavoro ritemprano il corpo poco abituato ai movimenti e permettono alla Certosa di bastare a se stessa. Il resto del tempo lo impiegano pregando, che è l’unico e vero motivo della loro scelta. La preghiera come veicolo universale d’amore, di aiuto; la preghiera come massima scelta d’amore e fedeltà.
I monaci trascorrono in maggior parte il loro tempo nelle loro celle; escono alle ore comandate dei vespri, richiamati dal suono delle campane. Mangiano, leggono, lavorano nelle loro celle. Non posseggono telefono, connessione internet, non hanno televisione. L’unico contatto con il mondo lo hanno da una copia dell’Osservatore Romano e dell’Avvenire.
Non hanno contatti con il mondo esterno: fino a poco fa gli uomini potevano visitare la Certosa, ma ora l’ingresso è vietato. Solo così si può conservare il dono prezioso e raro della solitudine, senza invasioni, distrazioni.
Non ha mancanze il monaco, abbandona la sua vita passata e si dedica al poco, all’utile, rifuggendo il superfluo.
La domenica si pranza al refettorio insieme, pasti frugali, vegetariani. In periodo di Quaresima viene tolto anche latte, burro e formaggio.
Non è una vita di privazione e stenti: è una vita di liberazione.
Sono sereni i monaci, vivono il quotidiano giorno per giorno e finiscono i loro giorni in una tomba senza nome, terra alla terra ( per chi volesse leggere, ne ho parlato qui, nella Certosa di Calci)
Un giorno alla settimana vivono la spaziamento, una passeggiata nei boschi intorno alla Certosa, per rinvigorire il corpo. Un’uscita che permette loro di approfondire i rapporti, di conoscersi meglio.

Arrivano da ogni parte del mondo i monaci della Certosa di Serra San Bruno, uniti dalla fede.
Sono alla ricerca della pace e dell’amore e vengono accolti con rispetto, in accordo con le regole della Certosa.

Resto affascinata dalla vita dei Monasteri; più volte ho avuto modo di visitare l’Abbazia di Chiaravalle a Milano, l’Abbazia di Viboldone, il monastero di Bose. Vi è nel silenzio che si respira, un respiro del mondo, il respiro della storia, la vita dei santi, il loro percorso, le fatiche, la loro immensa umanità.

Della Certosa di Serra San Bruno sono venuta a conoscenza leggendo “Sulle strade del silenzio. Viaggio nei monasteri d’Italia e spaesati d’intorni” di Giorgio Boatti. Un libro che non smette di aprirmi nuove vie, nuove intenzioni. Ed è leggendo questo libro che ho trovato questo video “I solitari di Dio” di Enzo Romeo,  unica testimonianza attiva della vita dei monaci all’interno del monastero.
Una vita semplice, una vita vera. C’è chi, come l’autore, si chiede se non siano vite sprecate quelle dei monaci, dedite a sé e alla preghiera.
“Se la preghiera ha un profumo, noi pensiamo di spandere il suo profumo sulla terra tutta”, così spiegano di sé i monaci

E’ un scelta di vita, radicale, fondante; una scelta di profonda pace ed amore per sé: ecco che solo così si può essere pronti a donare amore incondizionatamente.

Chiara 

Qui il sito della Certosa di Serra San Bruno