Torno da un viaggio

Torno da un viaggio di lavoro, tre giorni fuori casa, il mio insegnare mi porta in luoghi nuovi, luoghi belli, scelgo dove andare, ascolto le persone e mi fido di quello che sento, perché è il mio cuore che sa.
È nel viaggio il senso, dicono, è nel viaggio il vivere, è nel passare di città in paese, tra colline verdi e la pioggia sottile, tra nastri di asfalto dritti e strade impervie e strette, dove all’improvviso può comparire un cerbiatto, una volpe. O un animale totem, questo l’ho imparato ieri, con gli occhi chiusi, a casa di Alessandra, con sette donne intorno a un tavolo, i cocci sparsi, l’oro che li ricopre piano. Questo l’ho imparato ieri, o forse lo sapevo già, che i volti nuovi spesso raccontano la poesia, a saperla ascoltare, amando amare, osando amare, e non ti dico di più che lo sai.

I miei viaggi non sono mai soli. 
Sono partita da casa, da Biella, e per arrivare a Monteveglio dove mi aspettava Alessandra, sono passata da Modena, Bologna e poi, di ritorno, Milano: la mia cartina geografica ha delle bandierine e ogni bandierina è un cuore, un’amicizia nuova, una antica, un per sempre che si snoda tra i vigneti e le case e sono gli amici i fiori, alle finestre, sui terrazzi, sugli usci delle porte, il benvenuto disegnato che mi accoglie con un sorriso, un dono, una carezza, un piatto pronto e uno da cucinare, un abbraccio stretto, un ritornare alle origini, il letto dove dormire, la testa che riposa sul cuscino mentre il respiro vicino profuma di sonno e pace, tenerezza e baci.

La mia vita è fatta di pezzi, stralci e lenzuola, dipende dal tempo, da cosa accade, la poesia, il giro marcio dei cachi caduti, la delicatezza del gelsomino, la vita mia è fatta di pezzi ed è l’amico il filo che mi unisce, un filo dorato, un ricamo prezioso, ed ogni amico ha un filo e un ago e infila piano, cuce stretto, mi aggrappa alla vita, non la trattiene, la ama, questo fanno gli amici miei, amano. Me.

amici al tavolo

 

Quando sbocciano le rose

amore infinito

La sincerità è spesso complicata, ma la delicatezza che resta lascia un benessere profondo che ci unisce.

Il dono

Meravigliosa è l’amicizia sincera, che non teme il tempo e la fatica, che non conosce spazio se non quello che dista tra cuore e cuore.
Fondante è il dire ed il sorridersi piano, sul bordo sconnesso dei giorni; unico è il sostenersi e il sapersi anche dietro alle pagine scomposte di disarmoniche difficoltà.
Serenità sarà per sempre.

Perché la verità sta in un palmo di mano.

Chiara

di come, partendo da un body contenitivo, arrivo a dissertare d’amore

Ieri sera, nello scorrere di wordpress, ho letto questo simpatico post di Vetrocolato (qui il post) .

e

A parte che così citandolo, le faccio anche un po’ di sana pubblicità che è lo scopo del suo post, mi sono ritrovata a leggere che, secondo lei, il body contenitivo-riduci-taglia-strizza-tette color carne , seppur poco sensuale, produce  “la magica sparizione di una taglia e lo strizzamento e innalzamento delle tette” e di conseguenza  da’ “una portentosa spinta motivazionale”.

Come non essere d’accordo con lei? Appunto, NON sono d’accordo.
Già anche solo immaginare il color carne, la mia spinta emozionale precipita; il body, per sua stessa natura, mi impone ricordi di notti passate a casa di nonna, quando assistevo alla sua svestizione fatta di body, guaine, calze, reggicalze, canotta di lana, cipolla sciolta, mezzora minima di disfacimento di sé per ritrovare un’altra nonna che nemmeno sapevo di avere! La parola contenitivo mi fa pensare alle vene varicose, strizza tette a pratiche sadomaso.
Quanto sto meglio nel mio intimo nero, nero-pizzo, nero-liscio, nero-tulle, nero?  Non sarò contenuta, strizzata, inguainata, ma già solo il pensiero accende ogni più interessante mia fantasia.

Leggendo ancora il post ( non volermene a male Vetrocolato, ma il tuo post l’ho trovato proprio divertente e  a me piace giocare così, leggere, guardare e poi pensare…ehhh…son problemi! 🙂  ) trovo ancora un suo pensiero. Ammettendo che il  body è un indumento anti-sesso, però prosegue:  “ma conto sul fatto che se si arrivasse al punto che qualcuno mi si volesse infilare nelle mutande, mai si tirerebbe indietro nel magico momento dell’apparizione di una taglia in più.”

Orpolà, sarà davvero così? Sarà poi vero che quello che conta è come appariamo e non quello che siamo? Sarà vero che alla gente conta che siamo perfetti di fuori ma ben diversi dentro?
Basta mentire per farci amare? Basta fingere, nascondere, per essere amati?
E siamo sicuri che dopo esserci mostrati perfetti per l’altro, proprio come ci vuole lui, nel momento in cui dovesse scoprire le diversità, resterebbe?

Ma se fosse invece che amare sia essere accettati per quello che si è, debolezze e tristezze comprese, con i propri orpelli, desideri, passioni, presenti prima e quelle successive. un completo d’esistenza tutto compreso, nessuno sconto, non c’è nulla di gratis nel sapersi amare.
Ma se fosse che se tu guardi il mio corpo e mi desideri per quel corpo sodo e tonico, nel momento in cui vuoi poggiare le mani, toccare la pelle, scopri solo una rigida finzione?
Non sarebbe meglio mostrare subito la pelle morbida, pronta all’amplesso piuttosto che mezz’ora di gabolosa svestizione?

Non sarebbe più facile amare ammettendo di essere se stessi? O forse così saremmo meno amati? 

Chiara

Ps. Grazie a Vetrocolato che si è prestata involontariamente a questo mio post.

 

Incompiuta (ho amato dentro gli occhi suoi)

Le parole saranno parole
le mani saranno mani
quando l’amore sarà amore.
Tornerà a salire da oltre il monte
il caldo sorriso, nuovo come sempre.
I baci saranno baci
nello splendore che irradierà
gli eucalipti le chiome verseranno
suonando al vento pregno.
I visi saranno visi
senza velo alcuno
e diresti che mai occhi vedesti.
Ancora nuovo,
salirà da dietro il monte
il sorriso sorgendo, sorpresa,
estasi fissa nelle reminescenze
ricordi reconditi recati ancora vivi
finalmente pronti a partire!
Quando tutto sarà tutto
e la fine sarà fine
quando l’amore sarà amore
il tutto è uno e la fine inizio
raccolti tra le braccia di un abbraccio.
Quando ti chiamerò mia Alfa, mia Omega
sarai, luce che s’acquieta a sera
e luce che ridesta il giorno.
Sarai e null’altro!
Sarai da sempre!
Quando il tempo si poserà
nell’ultima folata
come vento porterà, raccolti,
tutti gli sguardi con i quali osservammo
e gli occhi saranno occhi
tra le ciglia, dita di un’anima.
Quando io sarò io
il confine non esisterà per trattenermi
non ci sarà terra per la mia polvere
libera di cercare l’eterno
tra spazi sempre aperti.
Quando tu sarai tu
ci ritroveremo sempre, naufraghi
nel nostro abbraccio
perché l’amore sarà l’amore
e “ancora” una parola senza senso,
non ha gocce il mare dell’eterno.

Pino

Pino è una persona umile e straordinaria, un amico sincero. E compone poesie toccanti e umane. ( qui  e qui il suo contributo su Poeti d’ombra)

Chiara 

Banalità…..ahahahah,si parla di sincerità!

Eccomi di fronte all’ennesima parola banale, scontata, malconcia e consumata da quanto viene usata, da quanto alberga sulla bocca e sulla penna di tutti: fa a gara solo con l’ammmore, anzi vanno a braccetto, sincerità ed amore. Banali allo stesso modo.
Degni del miglior cartiglio di bacio perugina.

La gente si accredita di frasi come : “Io sono così e sono sincero sempre” salvo poi mentire, sempre.
Gente che mente quando giura d’amare e nel giuramento, implora e spergiura la sua infinita sincerità.
I politici sono sinceri? Le madri?  I padri? La scuola? La storia?
Neppure quella lo è stata, quanti inganni e bestemmie.

Io non ho mai avuto tema di essere sincera, ma visto che è così banale e comunque i furbi se la cavano sempre, soprattutto quando invocano, mentendo, la loro infinità sincerità, credo opterò per un nuovo look snob: il silenzio.

O forse, per strafare, opterò per la menzogna spinta e caciarona! Alla Pinocchio insomma!

Chiara pinocchio_bugia_preview_thb_03