Delicata e forte, così, come me.

Spesso taccio, sempre più spesso scompaio anche da qui.
Non nascondo le emozioni -sembrerebbe- le proteggo.
In un mondo confuso, violento, sciocco, ignorante  non voglio sporcare la mia voce; in un mondo che non sa stare nella corsia lenta in autostrada quando il traffico è libero per una presunta sensazione di inferiorità, non riesco a vivere comodamente.
In mezzo a razzisti, a omofobi, ad analfabeti funzionali e non, in mezzo alla saccenza, alla presunzione, all’invidia, non respiro, non riesco ad allungare le braccia e le gambe, scomoda come in un teatro piccolo, tra le poltrone schiacchiate contro il muro. In un mondo in maiuscolo io torno ad essere in corsivo.

Taccio, perché taccio? Faccio silenzio perché il muro della vergogna di un mondo troppo spesso indecente, cadendo, mi ha sepolto. Viva, senza fiato, sepolta sotto un peso che non riesco a sopportare, taccio.

Ma tacere non significa non vivere.
Tacere è fonte di spirito creativo, il silenzio spesso genera amore quando si coltiva come una rosa rossa.
Delicata e forte.
Come me.

 

Quel giorno in cui tacqui per tutto il giorno

Certi momenti si curano solo con il silenzio, un silenzio di parole che come un domino entra sotto livelli di pelle, grasso, sangue, muscoli e cuore.
Il cuore, che prima strappava i battiti, si quieta al ritmo del silenzio, un inconsueto modo di ragionare, nel nulla cieco e buio, dove adagiarsi, cadendo senza rete.

E dopo.
Dopo la voce ritorna, intonata.
Lo sai.

Basterebbe un po’ di nulla

Vi invito a leggere una interessante riflessione sui nostri tempi scritta da Marina Petrillo nel blog Alaska: il titolo è “Il Grande Rancore” (qui il link diretto) .
È una visione lucida, mi ritrovo perfettamente nel fastidio e nella fatica di accettare un surplus inverosimile di notizie e informazioni: non riesco più a reggerne il carico perché tutte le notizie ormai portano con sé uno strascico lezzoso di odio e rabbia.

E pensare che basterebbe un po’ di nulla.

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La creazione silenziosa

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È quando mi sei accanto, nell’ordinato silenzio della sera, che comprendo la meraviglia della nostra creazione.

Chiara

E il mio

Quando i nostri corpi s’incontrano, nell’estasi liquida dei sensi, non conta sia notte o giorno. S’annulla il tempo nella danza orgiastica delle mani, orgasmi ricamati sui bordi delle lenzuola, i capelli sfatti ridipinti sui cuscini.
Verrà il tempo del rendere conto, il passo di fronte al nulla eterno e se dovrò dire ciò che mi mosse, non troverò parole se non cantando la tua gloria.
Il tuo amore.

E il mio.

Chiara

Non si fa male a nessuno a darsi una mano in silenzio

Giro confusa tra promozioni industriali, telefoni che squillano, presentazioni, tacchi, trucco, sorriso, presenza, volantini nella buca delle lettere, per terra, gridati, email che scorrono, pagine ardite di egocentrismo, l’amore incensato, la coppia, l’eterno, l’essere sempre, stimoli visivi, luminosi, canori, incessanti tarli perforano la mente.

Esserci.

Ritrovo la pace  tra le pagine segrete, nessuno conosce, nessuno spia, nessuno grida, nessuno giudica, solo le essenze, gli occhi che sanno, nessuno può sapere quello che non sa.

Non si fa male a nessuno a darsi una mano in silenzio.

Chiara

La rassegnata solitudine del nulla.

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Resta un indugio vuoto dopo il tempo di festa, un nulla sbiancato, le parole ormai dissolte dai muri, intonsi, mai letti.
Il tarlo dell’attesa non s’appaga e si ridispone in equilibrio perfetto, allineato nella cornice, sospeso tra il pianto e il riso.
Pare dica:” Sono qui che ti aspetto”

Chiara

Creare

Frammento d’idea, lucida visione notturna, inaspettati incontri, buio silenzio, tormentate estasi, orgasmi, tristezza, amore, un viaggio inesplicato, la mente dispersa, l’esistere, raccimolare schegge di presente, rimescolate di colore e poesia, incubi ripetuti.

L'arte lenta e antica del trompe l'oeil, delicate suggestioni di festa. Vigliano, La Malpenga.

L’arte lenta e antica del trompe l’oeil, delicate suggestioni di festa.
Vigliano, La Malpenga.

Creare è rinascere ad ogni respiro nella pelle di un’altro, senza mai appartenersi.

Il destino di ogni artista è di non essere mai sé.

Chiara 

PAS – Persone Altamente Sensibili

Ho sempre pensato di essere diversa. Mi sentivo un torrente in piena, “la punta di una infinita freccia”, una corsa continua, innamorata ad ogni sospiro, gli occhi spalancati e sorpresi per ogni più piccola meraviglia del creato.
Sentivo il cuore  delle persone accanto a me battere, andavo oltre lo sguardo, negli angoli ciechi della mente, in silenzio, ad osservarne le colorate sfaccettature.
Sorridevo spesso, fiduciosa nel presente, attenta ai dettagli, alle cose piccole, alle sfumature, poco incline al tutto, delegata alla condivisione, alla tolleranza, spesso mi rifugiavo nei miei angoli silenziosi, muta e desiderosa del mio io, gradevole spazio la solitudine. Ho sempre disegnato, dipinto, creato con le mani e la mente, rifuggito le situazioni intense, i rumori troppo forti, i botti di ferragosto, le bottiglie stappate, le luci intense mi provocano dolore, così i suoni forti. Ho amato profondamente, con ogni senso, ho amato l’amore, l’amicizia alla stessa stregua, così come i libri, i figli, la natura, il tempo, la notte, i desideri.

Ho sempre pensato di essere diversa, gli altri non erano come me. Lo sapevano, certo; mi indicavano, mi prendevano con sé, poi cambiavano, il mio esistere così possente. Me ne sono fatta una colpa, molto spesso, tentando, castrandomi, di cambiare. Di essere come gli altri, indifferente. Non è mai stata una scelta indenne da rischi e fallimenti ed ho fallito ogni volta, questo sì, tornando mesta alla mia diversità. Sono stata usata, troppo spesso credendomi debole, confondendo i miei silenzi con la paura, le mie parole credute vane, i fatti verranno, adorata, poi persa, poi amata, poi lasciata inerme, sempre ritrovata. Mi è stato chiesto scusa troppe volte, ferita altrettante.

Quando pensavo di essermi persa, trovai una parola: empatia e mi ancorai stretta.

Poi ho capito: è la mia natura e l’unico senso è lasciarla fluire, pur con tutti i difetti e diversità, con le accezioni forti e dolorose, con la forza prepotente dei miei affetti, l’amore, il tocco delle carezze, l’ansia del tempo, lo sbocciare dei fiori, le canzoni urlate, i gesti incomprensibili, la voglia di conoscere, esistere, l’allegria, i periodi bui, il mio farmi da parte, l’esistere, la mia presenza.

Ora scopro che ho un nome.
Che non sono solo diversa, ma che ho un nome, una denominazione. Che persone come me sono state studiate e capite.
Ora scopro che ho un nome e che qualcuno mi capisce.
PAS – Persone Altamente Sensibili.
Non è una patologia, ma uno stato dell’essere.

Le persone altamente sensibili:
1. Reagiscono in modo eccessivo agli stimoli ambientali.
2. Tendono a sentirsi incomprese.
3. Sono molto empatici
4. Vivono ad un ritmo più lento.
5. Faticano a prendere le decisioni.
6. Hanno un intuito acuto.
7. Godono della solitudine
8. Sono più sensibili alle critiche.

A seguire due articoli illuminanti e molto interessanti sull’argomento
Il meraviglioso cervello delle persone altamente sensibili (qui)
Chi sono le persone altamente sensibili (qui)

“Le Persone Altamente Sensibili hanno questa particolarità: quella di sentire e capire il mondo attraverso un sistema nervoso più acuto e sofisticato. Non scelgono di essere così, lo sono e basta; perciò devono imparare a vivere con il cuore, accettando questo prezioso dono, perché soffrire non è un obbligo, ma un’opzione che non vale la pena scegliere.”

Ora scopro che ho un nome e che qualcuno mi capisce.
E non ho altra scelta che accettarmi per quella che sono: me.

Chiara

Non disturbate l’amore

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Ti accosti ai miei desideri, riversi nell’erba a fare l’amore.
La passione è una briciola di tempo maturata tra le nostra dita.

Chiara