L’innesto

si dice che una pianta germogli con il seme, la terra che nutre, il vento, sole, la pioggia, la cura, il tempo. Lento, il tempo della semina, della potatura, il fusto che sorregge, un palo vicino, la mano di chi raddrizza, alle volte si lascia libero, altre si addomestica, si dice che una pianta cresca e fiorisca prendendo forza dalla linfa, il suo fondamento.

noi

noi siamo l’innesto, il fiore mescolato, un ramo senza radici che entra nella corteccia, legato stretto, noi siamo la linfa che si mescola, profonda, un circolo vitale che muove le onde, lo sai il rumore del mare vero? noi siamo l’armonia degli scogli, la protezione dai flutti e la loro rovina, siamo. Siamo il cedimento alla passione, il letto rivoltato e le lenzuola bianche, i sogni riavvolti, le parole sommesse la notte, quando si sanguina e lo sai, i dolori rinvengono, palpabili e puri, tra le mani, noi siamo le parole sommesse che ci placano il cuore, l’amore, che sai, qui è una rima ma così non è, sei tu.

noi

 

 

Accade che la vita si fermi

Ci si ferma spesso a pensare al futuro, tra i singulti e la fretta di un boccone al tavolo di un anonimo bar. La mente frulla di emozioni, macina dettagli, spazi, colori, ricordi, impasta l’ansia con la saliva, non tradisce il tempo e partorisce nuove idee. Il futuro attende. Il futuro genera.
E noi qui, pupazzi di ossa e nervi, alla deriva, programmiamo fiori sradicando radici. Per il futuro, volti avanti, chini su impropri lavori pesanti, inclinati dentro a letti insonni, appagati e stanchi. Il futuro chiama. Il futuro preme impaziente.
Nel mentre sorridiamo, incollati a spasmi felici d’amore, rotolati tra lenzuola colorate, immersi nella vastità dei cuori, emaniamo pace. Il futuro splende. Il futuro è la meta.

Accade che la vita si fermi. Accade che un sorriso svanisca, fiore reciso, luce-buio nell’istante, metamorfosi di dolore e, incapaci di attendere il rumore sordo del freno, anneghiamo nel nero oscuro. Il futuro si ferma. Il futuro, alla volte, muore.

Nell’attesa beata

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Monastero di Bose, Magnano, scorcio. Foto personale

Ci sono dei tempi che arrivano, li ho sempre saputi e non ho mollato mai, ma non per preghiera, per volontà. C’è sempre stata una forza, una certezza, vacillata talvolta nel buio di imposte bugie e rinata sotto la coltre della sincerità ritrovata.

Ci sono tempi che sono, confusi all’inizio per attese e ora segnati come presente. Non interessa chi intorno ha tessuto tele bucate o marcito topi dentro ai ruscelli per fare un olezzo brutto, una poesia.

Se guardo indietro vedo uno specchio che mi riflette ora, nella serenità di un prato, a leggere la mano ai fili d’erba, nell’attesa beata della tua presenza.

Quando sbocciano le rose

amore infinito

La sincerità è spesso complicata, ma la delicatezza che resta lascia un benessere profondo che ci unisce.

L’essere umano è delicato

È nella dolcezza innata dei tuoi attimi che rifugio il mio cuore, assillato dalla prepotenza e dalla mancanza di misericordia. L’invidia, di pace esente, strappa e non ricuce i legami creati negli occhi, scarnificando gli abbracci e, fiaccando la pazienza, immola l’anima al dolore.

L’essere umano è delicato, ogni battaglia vissuta è un pezzo di esistenza che se ne va, questo è vero, e spesso è riversato come un’onda su chi è accanto. Un peso che si sopporta a fatica quando la stanchezza pervade e si impregna dagli abiti al midollo.

In fondo, amore mio, basterebbe un sorriso.

Sono stata lì

Sì, sono stata lì, nemmeno lo immagini quanto sia stata lì, nel vortice lento delle carezze e del sonno, sono stata lì.
Ho posseduto le ore allentando le viti degli orologi, spegnendo la sveglia -fate silenzio quando l’amore respira- il ticchettio sincopato al cuore, il ritmo impazzito delle stagioni e la pioggia, il vento, il sole che fai accadere.
Sì, sono stata lì, a rovistare tra i cassetti e le parole lasciate senza chiave, che di chiavi non è mai stato tempo, ad arrotolare anelli di cipolla rossa buona per farne frittata, sgusciando il guscio della pelle, la tua, fino a giungere al cuore, il mio. Ho impilato a terra libri, fatto spazio tra i mille proponimenti e le tende chiuse, che al buio il silenzio fugge via e s’accosta la voce come miele alle orecchie; ho distinto il bianco dal nero, il vecchio dal nuovo, da non confondere con l’ieri che non c’è più anche se c’è stato e alle volte occhieggia, stanco, mi pare che sia così, come stanco sei tu. Ma ora non più.

Sì, sono stata lì, dove da sempre resto, mentre il polline vola tra i rami di primavera. Fermo lo sguardo un attimo e ci sei tu.

Quando sento l’amore

Ci sono momenti nella vita che arrivano perfetti, proprio quando li senti dentro.

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