Amanti

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Si allinea la via, le deviazioni sono alchimie di un passato errato, dimenticato, ora il presente è vivo. E sono con te, una spalla che sfiora e null’altro che un destino a farci da vestito: ciò che è nudo fuori, semina amore nel cuore.

-Anche se tu non lo vedi-

Ex voto, da Melicucco a Paola

Mi piace raccontare storie, ancora di più ascoltarne.
Quella che vi racconto oggi è una storia tra devozione, rapimenti, truffe e amore paterno. Tutto questo ambientato nel Sud, in Calabria per precisione.

Nel Santuario di San Francesco da Paola, in Calabria, in uno dei corridoi della chiesa antica si trova una grande statua di San Francesco realizzata nel 1993 dal maestro Giuseppe Correale con questa targa.

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Foto personale Agosto 2016

In breve, Michele Pronestì da Melicucco, Reggio Calabria, fa costruire nel 1993 una statua del santo che dona al santuario come ringraziamento per l’aiuto del santo stesso alla salvezza del figlio Ottavio.
Chi è Michele Pronestì da Melicucco e cosa è successo a suo figlio? Ma soprattutto perché gli è concesso di mettere una statua così grande nella chiesa quando gli altri ex voto sono tutti riposti in diverse stanze fuori dalla chiesa? (a questa ultima domanda non so rispondere, però me la sono fatta)

Michele Pronestì è un imprenditore agricolo di san Fili, a Melicucco e sindaco DC di Melicucco negli anni ’80. Melicucco è una ridente cittadina di 5000 abitanti, nella piana di Gioia Tauro, famosa per il raduno dei giganti e il ciuccio bruciato, che si tiene ogni anno durante la festa di San Rocco, il 16 Agosto.
Alle 17,30 del 5 Novembre 1988 Ottavio Pronestì, figlio di Michele, viene rapito mentre era in uno suo podere; un suo colono, Rocco Luzza, viene legato e imbavagliato e solo dopo molto tempo riesce a liberarsi e a dare l’allarme a casa Pronestì, in san Fili, a Melicucco.
Ottavio viene cercato in ogni dove dalla polizia di Serra San Bruno ma soprattutto in Aspromonte dove si ritiene siano tenuti in ostaggio anche gli altri rapiti: siamo infatti nel periodo dei sequestri Casella, Celadon, di Maria Grazia Belcastro, tutti ancora nelle mani dei rapitori.
L’Anonima sequestri chiede alla famiglia Pronestì 5 miliardi di lire per il riscatto; a Melicucco ci si interroga sul perché di questo rapimento, la famiglia Pronestì è benestante, ma non ricca.
Michele Pronestì si rende curioso personaggio nella richiesta allo stato Italiano di farsi carico del costo del sequestro; e inoltra ricorso per ottenere l’indennizzo dei danni patiti per il rapimento direttamente al governo, con una citazione in giudizio e l’appello al Presidente della Repubblica.
Ottavio Pronestì, 5 mesi dopo, riesce a liberarsi e a fuggire, le preghiere al santo tanto venerato in Calabria ottengono il risultato sperato. Tanto da indurre negli anni a venire la costruzione della statua come ex voto.

Michele Pronestì sale appena un anno dopo agli onori della cronaca per una truffa miliardaria ai danni della CEE e per questo finisce in carcere con altre 34 persone.
A gennaio del 2016, l’amministrazione comunale di Melicucco gli intitola la sala conferenze.

Storie, storie di persone sconosciute, di luoghi noti, di gente, di ‘ndrangheta, di rapimenti, di DC (già, la DC, come ieri, nel racconto di Stefano Rivetti e il Cristo di Maratea), storie del sud, di devozione, fede, ex voto, amore paterno. Storie di cui non conosci bene l’inizio e non comprendi la fine.

Anche in questo caso, come ieri, le notizie che ho sono poche, provate ad approfondirle con i link a seguire.

Link per approfondire
Articolo La Repubblica 6 novembre 1988, il rapimento http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/11/06/sequestrano-il-fratello-del-sindaco.html
A
rticolo da StopAndrangheta http://www.stopndrangheta.it/stopndr/key.aspx?k=A,Ottavio+Pronest%C3%AC
Articolo La Repubblica 25 Luglio 1989, l’arresto per truffa http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/07/25/truffa-da-100-miliardi-ai-danni-della.html
Inaugurazione della sala conferenze a Melicucco http://www.strettoweb.com/2016/01/melicucco-rc-questa-sera-la-cerimonia-di-intitolazione-della-sala-conferenze-a-michele-pronesti/363506/
Le opere di Giuseppe Correale da Siderno http://www.giuseppecorreale.it/biografia3.htm

 

Pablo Atchugarry, il Michelangelo del XXI secolo

Ospito volentieri l’intervista che Paolo Casalengo, caro amico, ha fatto a Pablo Atchugarry, scultore uruguaiano, considerato il Michelangelo del XXI secolo.
Chiara 

Cara Chiara,
lo scorso febbraio ho avuto l’opportunità di intervistare lo scultore uruguaiano Pablo Atchugarry. Per quanto, per motivi contingenti, ci abbia poi messo più di tre mesi a concludere questo articolo, mi fa piacere oggi potere pubblicare sul tuo sito l’intervista, per condividere l’esperienza con Te ed i tuoi lettori.

Ho incontrato Pablo Atchugarry a Roma, ai Mercati di Traiano, uno spazio espositivo incredibilmente suggestivo, per chi non lo conoscesse, sito in Via Nazionale e affacciato sui Fori Imperiali.

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Pablo Atchugarry e Paolo Casalengo

Le opere in marmo dell’artista uruguaiano completano e rinnovano l’esposizione statuaria classica del museo. Collega l’antico figurativo, al moderno astratto, il marmo, il supporto scelto da Pablo per la realizzazione delle sue opere scultoree.

Devo ringraziare, per l’opportunità, Cristina Guarnieri, promotrice della serata “Un ponte culturale tra Italia e Urugay”, cara amica e appassionata scrittrice ed editrice. Cristina ha molto a cuore la poesia che, assieme all’arte, è il tema portante del tuo sito.

Forse mi sono dilungato troppo nel contestualizzare l’evento, ma mi perdonerai pensando che era la prima volta che intervistavo un artista di quel calibro (in realtà la prima volta che intervistavo un artista!) e quell’esperienza mi ha profondamente emozionato.

Atchugarry è un artista di fama mondiale, considerato il “Michelangelo del XXI secolo” perché scolpisce nel marmo e si ispira al grande scultore rinascimentale, lavorando la pietra per liberare le forme dall’eccesso di materia. Un approccio alla scultura “per sottrazione”.

Pablo è un “omone”, grande e grosso. Tutta la sua figura possente sembra fatta apposta per scolpire. Le sue mani sono forti e larghe, ma quando ci siamo presentati le ho sentite morbide e “pastose”, non dure e callose come ci si potrebbe aspettare da chi, nei momenti creativi, scolpisce per dodici ore al giorno.

Lo sguardo è luminoso, il sorriso aperto e sincero. Il volto si accende parlando di arte. Pensando che è un personaggio di fama mondiale, abituato a concedere interviste, la passione e l’accortezza che ha messo nel rispondere alle domande di un perfetto sconosciuto sono state, per me, una garanzia della sua sincerità artistica.

Insomma, non “se la tira” per niente! Una bella persona.

Pablo, dove vivi?

Sono spesso in giro, per l’Italia ed il mondo, ma ci sono due posti in cui scolpisco: Lecco, sul Lago di Como, dove ho uno studio da 34 anni, e l’Uruguay, dove nove anni fa ho costituito una fondazione e aperto uno studio.

La scelta dei due luoghi di lavoro, dove scolpisci, è legata all’ispirazione? Sono luoghi, conoscendo il fascino del Lago di Como e della natura sudamericana, che ti ispirano nella produzione delle tue opere?

No. La scelta dei luoghi in cui ho i miei studi è dovuta al caso della vita. Ho trovato casa a Lecco 35 anni fa. Il Lago di Como e il Marmo di Carrara erano i miei sogni fin da ragazzo. Poter lavorare in Italia e su quel marmo è stato il compimento di un destino che ho coltivato fin da giovane.

E, allora, dov’è che cogli l’ispirazione per le tue opere? Durante i tuoi viaggi?

L’ispirazione si trova scavando in noi, viene da dentro. Il vero viaggio è quello che facciamo nella nostra coscienza.

Ho preparato questa intervista con Chiara e un’altra amica. Lavorando “a 6 mani” ci siamo posti delle domande sulle tue opere e quella che ci è sembrata più pertinente è: perché alcune tue opere hanno un nome e altre no?

All’inizio, quando la mia arte era più figurativa, sceglievo dei nomi, ovvi, per le opere. Nel tempo le mie rappresentazioni sono diventate astratte, sono “opere di sintesi”. Attribuire il nome all’opera lega lo spettatore ad una precisa rappresentazione. Senza il nome lo spettatore è più libero di cogliere la propria personale interpretazione. Ho voluto evitare di fare come Fontana, per esempio, le cui opere si chiamano tutte “Concetto spaziale”. Meglio non metterne nessuno, di nome!

Questa osservazione mi fa venire in mente una questione di cui trattiamo spesso parlando di poesia: le tue opere, come le poesie, “di chi sono”? Sono tue che le crei o sono dello spettatore che le guarda?

Le opere sono autonome. Sono come dei figli. I genitori c’entrano, perché portano il loro patrimonio genetico, ma i figli sono dell’Umanità. Le opere, poi, vivono nel tempo. Il tempo è importante e conta molto sull’accettazione delle opere da parte del pubblico. Il tempo è un fattore trasversale che attraversa le opere e riesce a spostarle negli anni.

Cristina, presente all’intervista, gli ha detto che scrivo poesie e ha sottolineato che scrivo in metrica, “oggi, dove è già molto difficile che si legga poesia, scrivere addirittura sonetti è controcorrente”, ha aggiunto.

È come scolpire nel marmo. Esistono oggi tanti diversi supporti per la scultura, e ne ho anche sperimentati alcuni. Ma alla fine sono tornato al marmo, che richiede un particolare rigore tecnico nella produzione dell’opera.

Come la metrica, per le poesie, ho concluso.

Anche Michelangelo componeva sonetti, e poi scolpiva, dipingeva… Un artista grandissimo, veramente eclettico, un genio del suo tempo. Ma in tutte le epoche ci sono stati dei Michelangelo, basta scoprirli. E anche al giorno d’oggi ci sono molti giovani promettenti che bisogna scoprire, per poi aiutarli a coltivare le proprie passioni.

Ci siamo quindi salutati molto cordialmente e Cristina ci ha fatto la foto che pubblichiamo nel seguito, assieme ad alcune che ho scattato durante la serata e ad altre che ho preferito scaricare dalla rete, perché di migliore qualità.

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Mentre ricopiavo gli appunti ho sentito l’intervista di Pablo fatta nel corso della serata ed in particolare questa risposta mi è sembrata interessante per comprendere la sua arte.

“Le mie opere hanno una loro verticalità. Come le piante, nascono dalle radici e cercano la luce, sviluppandosi verso l’alto. Io sto imparando a capire, a interpretare le mie opere. Nello sviluppo verso l’alto compaiono forme tondeggianti, che riecheggiano le forme femminili, e ci danno felicità.”

Alla fine dell’incontro sono salito sulla terrazza dei Mercati di Traiano e da lì ho visto il sottostante foro nel quale, sullo sfondo delle antiche vestigia, sono state collocate le statue di Pablo Atchugarry. Beh, devo dire che l’effetto era suggestivo! Per quanto astratte, le forme scolpite nel marmo “sanno di Natura”.

Paolo Casalengo, maggio 2016

 

L’arte di Lorenzo Quinn, tra potenza e gioco.

Quando ci innamoriamo di un artista ci innamoriamo della sua arte. Siamo sicuri di saper scindere le sue opere dalla sua arte? Ovvero, di un’artista che amiamo, amiamo tutto o siamo capaci di vedere anche quello che non ci piace?
Un po’ come per le persone che amiamo, spesso i difetti, così appariscenti per tutti, a noi appaiono semplici pecche di poco conto.

Lorenzo Quinn, artista italoamericano, figlio del famoso attore Anthony Quinn, usa la scultura come mezzo di comunicazione contro le ingiustizie, alla ricerca dell’armonia e della tolleranza.
Una delle sue opere più famose ed apprezzata è “The force of nature” ispirata all’uragano Katrina e rappresenta il difficile equilibrio tra la bellezza e la fragilità umana, un nulla di fronte alla potenza devastante della natura.

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La scultura è molto evocativa, di una bellezza lineare e poetica. Si lascia leggere in ogni più piccolo dettaglio, l’impeto, la passione, la violenza, la forza.

Cosa dire invece di una delle ultime opere di Lorenzo Quinn, Vroom Vromm? Esposta al central London’s Park Lane, una grande mano di 4 metri di altezza, tiene stretta una Cinquecento blu targata Roma, la prima auto acquistata dall’artista.

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Due opere così diverse, contrastanti, suscitano in me differenti sensazioni e mi portano a dire che non sempre di un autore si può amare tutto e occorre discernimento e cura in ambito artistico ma soprattutto attento senso critico per non fare di tutt’erba un fascio.

E voi, cosa ne pensate?

Chiara 

 

Link utili

Wroom wroom Sculpture di Lorenzo Quinn
Il sito di Lorenzo Quinn
Lorenzo Quinn’s artwork 
La potenza di Madre Natura di Lorenzo Quinn

“Bisogna fidarsi degli artisti”

Da “Enzo Cucchi parla con Carlos D’Ercole”
-Ma come è fatto un artista?
Da decenni, al mattino presto, mi metto a girare per Roma, sfioro le pareti, mi gratto contro i muri di questa città
Cosa cerchi?
“Non ho rapporti con l’universo”.
Dunque?
Non mi resta che fare l’artista. Infatti, alla fine, vado sempre dal coloraio. È un negozio bellissimo…”
Cucchi parla con le mani
“Con le parole ci si smarrisce e con le mani ci si ritrova”

Spesso vengo chiamata artista, per il lavoro che svolgo di restauratrice e per il mio approccio creativo alla vita. Mi piace molto esserlo.
Come dice Cucchi, mi ritrovo a curiosare negozi di colori, immaginario fantastico per miei desideri. Sfioro, invento, narro linee, intreccio matite, annuso la carta.
E come Cucchi, quando mi perdo dietro alle parole, quando non comprendo, quando non riesco a darmi capire, quando sento un fermento dentro che non so spiegare, dipingo, modello, disegno, costruisco; assento la mente nel meraviglioso esistere delle mani.

E voi vi sentite artisti?

Chiara

Le brave ragazze di porcellana di Jessica Harrison

Le donne sono il genere umano che ha maggiori ed infinite declinazioni: buone, cattive, stronze, maghe, fate, brave, infide, invidiose, giudiziose, arroganti, precise, scrupolose, affidabili, puttane, caste, servizievoli e mille altri aggettivi.
Pensatene uno e sarà comunque perfetto per una qualsivoglia donna. Questo succede perché siamo poliedriche, metamorfiche, ingannevoli anche, un tutto in divenire. Siamo malleabili e ci trasformiamo, adattandoci a quasi ogni contesto: questo può la forza di ogni donna, nel bene e nel male.

Sarà questo il pensiero dell’artista Jessica Harrison?
Nelle sue opere, la donna principessa, abbigliata per il gran ballo, lucida di emozioni gentili, si trasforma

jessica harrison

la pelle candida, i capelli accuratamente pettinati, i vestiti ampi, d’altra foggia, il tempo passato e il nuovo

jessica harrison

Chi sceglierà il principe per il ballo? Questa nuova donna rientrerà nelle pagine mielose delle favole?

jessica harrison

E’ una brava ragazza che vuole trasgredire o una eversiva che vuole tornare alla vecchia maniera?

jessica harrison

 

Donne, donne tra sè, donne in compagnia, donne sole, donne che lavorano, donne che tramano, donne che subiscono, che falliscono, che distruggono, donne che amano.

Donne

che si tagliano la testa da sole.jessica harrison

Jessica Harrison artista irlandese, 1982
Il suo sito jessicaharrison (qui il sito)  la sua pagina facebook (qui la pagina)
Ho conosciuto un artista messicano, Dr Lakra, di cui ho restaurato una statua, e ho ritrovato parecchie similitudini. Ne avevo scritto “Dr Lakra, le immagini surreali sulla pelle” (qui il post)

Chiara

 

 

In ginocchio

sagrada familia

Sento la tua fede immensa, lo sciabordio del mare, la risacca delle tue costole infrangersi accanto.
È il timore della tua vastità che mi possiede e rende fertile alla penitenza.
Chino il capo in preghiera mentre  il tuo canto mi tende all’infinito.
Chiara

Germogli d’arte, uno sguardo tra le piccole cose che diventano grandi.

Come posso raccontare come sono?
Chi lo fa scrivendo, chi disegnando, chi tacendo. Ognuno ha il suo modo di essere sé.
Conoscersi, accogliere, ascoltare l’altro attraverso l’arte è il mio intento. Cogliere i piccoli germogli, esplorarli con delicatezza, annusarne profumi e sensi.
Nasce da questo Germogli d’arte, che racchiude poesia, narrativa, pittura, scultura e musica con un occhio alle opere e uno alle persone.
germoglidarte

Come altre volte è accaduto, ad accompagnare i miei viaggi artistici c’è Francesca, mia figlia, giovane talentuosa e i suoi disegni.
Il blog è in divenire, abbiate la pazienza di seguirlo con la lentezza del tempo che passa.

https://germoglidarte.wordpress.com/

Chiara 

Accademia Belle Arti di Brera, Milano. Avremo mai noi un piedistallo?

Viviamo in un mondo d’apparenza, non tutti ovvio, ma molti. O meglio, ci fanno vivere forzatamente in un mondo d’apparenza. E’ lo stile che è così, se vuoi sopravvivere, devi essere così. Che in sé è un bene, significa metterci la faccia, sempre.
Ma troppo spesso è un male perché l’apparenza è fittizia, una maschera. O altre è provocatoria, deleteria, offensiva, violenta, pornografica. Sì, perché in un mondo d’apparenza, se non appari, ti viene l’ansia d’apparire e lo fai in tutti i modi possibili, troppo spesso i peggiori. E’ tutta una gara a dire “io, io, eccomi, sono qua”; una gara a non perdersi neppure un pixel nel web, una notizia, una passerella, senza pensare nemmeno un attimo che ciò che è scritto resta, che la rete è una piazza, che non puoi dire, urlando e dopo disdire ciò che hai detto solo per pararti il sedere.
Si deve scrivere, si deve dire, non si può perdere l’occasione di offendere, di stupire, di apparire.

E’ una gara a salire sul piedistallo più alto, sventolando la propria di bandiera, solo la propria. 

Ecco, io penso: quanti di noi, di noi tutti, con il nostro viso, le nostre gambe, i nostri pensieri, possiamo oggigiorno pensare di essere ricordati così?

Tommaso Grossi (Bellano, 23 gennaio 1790-Milano, 10 dicembre 1790) è stato scrittore e poeta, amico di Carlo Porta e Alessandro Manzoni

Accademia Belle Arti di Brera Milano

Accademia Belle Arti di Brera Milano

Taseva tutt…

Taseva tutt, ma in fin de la campagna
sentiva on vers ch’el me passava al coeur.
Piangend, tremand voo inanz; vedi ona cagna
che la lecca sù el sangu de vun che moeur:
quest l’è sott a on cadaver, ch’el ghe bagna
tutta la faccia de sanguusc; e ‘l voeur
storgendes, strepitand de scià e de là .
come trassel de doss per refiadà.

In quel mentre dall’ultima campagna
un fioco move sospirar profondo.
Tremante accorro, veggo ingorda cagna
lambir sul petto il sangue a un moribondo,
a cui la faccia un cadavere bagna,
mozzo del capo e d’altro sangue immondo:
veggio scuotersi lui di vita al varco,
tentando torsi quel ferale incarco.

Bonaventura Cavalieri  (Milano 1598-Bologna, 30 novembre 1647) è stato un matematico italiano.

Accademia Belle Arti di Brera Milano

Accademia Belle Arti di Brera Milano

Scrisse “Geometria indivisibilibus continuorum nova quadam ratione promota (1635)”.
Suo è il Teorema di Cavalieri Bonaventura Cavalieri

Luigi Cagnola (Milano, 9 giugno 1762-Inverigo, 14 agosto 1833) è stato un architetto italiano esponente di primo piano del neoclassicismo milanese.

Accademia Belle Arti, Brera Milano

Progettò l’Arco della Pace nel 1806 a Milano

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Pietro Verri   (Milano, 12 dicembre 1728-Milano,28 Giugno 1797) è stato un filosofo, economista, storico e scrittore italiano.

Accademia Belle Arti di Brera Milano

Accademia Belle Arti di Brera Milano

Sua la creazione del foglio periodico “Il caffè”, che insieme alle sue opere e ai pensieri, contribuì a far diventare Milano centro dell’Illuminismo italiano.Alessandro Verri

Gabrio Piola (Milano 15 luglio 1794-Giussano, 1850) è stato un matematico e fisico italiano.

Accademia Belle Arti di Brera Milano

Accademia Belle Arti di Brera Milano

Legò il suo nome ai tensori nominali di tensione detti di Piola-Kirchhohff

Gabrio Piola

 

Quanti di noi potranno anche solo sognare di salire sui quei piedistalli quando il nostro presente è questo?

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Chiara

(le statue da me ritratte sono nel cortile dell’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano)

Very bello: facile ironia?

“Verybello” (qui il sito) è il nome ufficiale dato al sito di promozione di Expo 2015.

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Un sito dove trovare tutti gli eventi ( o la maggior parte di essi) presenti sul territorio italiano per tutto l’anno 2015.
Una vetrina che offre un ventaglio abbastanza ampio di eventi e mostre.

Ieri ho letto questo articolo che invito anche voi a leggere ( qui l’articolo)  ma in rete ne troverete tantissimi. Sono articoli di critica al sito, critica sulla gestione dello stesso, critiche sull’inutilità dello stesso, critiche al nome scelto.

Ho dato uno sguardo al sito. Personalmente trovo la scelta del nome terribile. Mi viene in mente “eccezziunale veramente”, segno evidente delle nostre origini, sempre pronti a dimenticare le radici e a fare i fighi con le parole degli altri.
Il sito è a scorrimento verticale, in parole povere un’agenda di eventi. Come un giornalino d’arte o il sito della proloco. Un investimento sicuramente importante in termine economici, ma che in effetti è solo una mera compilazione di eventi.
Forse verrà altro, forse si aggiungeranno cose, dettagli, ma non era meglio, se così sarà, aspettare di avere il prodotto finito?
L’immagine, non so se nessuno se ne accorto, ma la Calabria e la Sicilia, culla di buona parte della nostra arte, sono tagliate via: forse che non sono Italia?

Mi fermo un attimo a pensare: sto criticando anch’io, come tutti; non starò diventando un haters anch’io? Non sarò anch’io solo attenta alle cose negative e non a quelle positive? Non sarà che sono condizionata dalle parole di altri?

Poi leggo questo tweet, ormai l’unico baluardo di comunicazione, così pare.

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E capisco di non essere un haters, ma solo una persona di buon senso, visto che anche lo stesso promotore ed ideatore sapeva che Very bello sarebbe stato deriso e criticato.
E voi, cosa ne pensate?

Chiara