La metafora della lacca urushi

La lacca Urushi è una lacca estratta da Rhus Verniciflua, una pianta autoctona giapponese. Ha svariate modalità di utilizzo: riconosciuta per la sua grande capacità impermeabilizzante (fino al 100%) e per la sua durezza una volta completata l’essicazione, viene usata fin dall’antichità per rivestire tazze, ciotole, armature, foderi per katane, scatole in legno, fino ad arrivare alla decorazione di templi e palazzi imperiali.
La raccolta della lacca urushi segue in Giappone tempi molto particolari, (ne ho scritto qualche giorno fa, leggi qui) ed è per questo preziosa e al contempo molto ricercata, ragion per cui è diventata la lacca degli imperatori.
Ma la lacca Urushi ha anche una sua caratterisica particolare, oltre ad essere difficile da raccogliere e ad avere tempi di essicazione lunghi e che abbisognano di particolari condizioni di caldo umido: la lacca Urushi è velenosa. Allergizzante più che velenosa: se viene in contatto con la pelle, si formano delle chiazze nere che restano per parecchi giorni. A qualcuno il problema si ferma alla macchia, per altri la pelle gonfia, così gli occhi, e possono esserci problemi di irritazioni anche più gravi.

La lacca Urushi dopo la raccolta appare mista a pezzetti di corteccia. Con pazienza si filtra più volte (fino a 10) e poi si usa su oggetti in legno, con svariate mani fino ad ottenere lucentezza e durevolezza.

Fino a che la lacca è fresca resta allergizzante. Poi, una volta essicata, perde questa caratteristica e diventa duratura e perfettamente atossica.

Ed ecco la metafora. La lacca che a forza viene estratta dalla pianta usa il suo veleno per contrastare l’uomo. Mantiene questa forza per tutti i passaggi, provando a farlo desistere viste le potenti reazioni allergiche. Ci prova, con forza mantiene il suo coraggio.
Ma alla fine si placa. Alla fine accetta la sua nuova vita e ciò che dona è il meglio di sè: non diventa una lacca molliccia e delicata, diventa la più forte, resistente, lucida e bella lacca che si sia mai vista.

Questo fa la lacca, lotta, combatte e quando è alla fine trasforma la sconfitta in vittoria.

Dopo il mio viaggio in Giappone, (non hai visto il video del programma? Ecco il link) dopo aver imparato ad estrarre la lacca e averne viste le caratteristiche, nutro per la lacca Urushi una devozione e stima che mi fa sentire umile e in quasi preghiera ogni volta che decido di usarla.
Con rispetto, così, come un inchino a una divinità.

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Il potere rende stupidi

Ieri, ascoltando la radio, mi sono imbattuta nell’analisi di uno psicologo sui fatti del Mose di Venezia e di tutte le altre corruzioni scoperte di questi tempi in Italia.

Progetto_Mose_Venezia_Italia

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Il suo pensiero è che il potere è una malattia, una patologia vera e propria che porta il soggetto a desiderare sempre di più, con avidità, perdendo ogni aggancio con la realtà dei fatti. La sete di potere, e in questo caso di denaro, conferisce al soggetto la convinzione di essere totalmente nel giusto e a non temere di essere scoperto: ciò che lui fa se lo giustifica da sé come opportuno e necessario. Una patologia da curare? Sì, con il carcere.
Lo psicologo terminava dicendo che il potere rende stupidi.

Ieri ricorreva per la mia città, Biella, il 70° anniversario dell’eccidio di Piazza Martiri. 

Inaugurazione_25_aprile_1953_ monumento_ alla_memoria

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Da Provincia di Biella.it – articolo del 04/06/2014
“La mattina del 4 giugno 1944 ventuno ragazzi furono condotti in piazza Q. Sella dopo aver passato la notte incarcerati al Piazzo. Il più anziano di loro aveva 33 anni. Arrivati in piazza, i prigionieri vennero fatti scendere dalla corriera, poi i primi cinque si avviarono in gruppo verso il centro della piazza. I ragazzi vennero fucilati prima cinque, poi altri cinque che dovettero passare sui corpi dei primi, e così fino al quarto gruppo degli ultimi sei, che dovettero assistere alla fucilazione dei quindici compagni attendendo la loro. 
Per tutta la durata dell’esecuzione risuonò il fischio delle sirene dell’allarme antiaereo. I ventuno erano stati catturati nei rastrellamenti dei giorni precedenti nella zona del Mombarone e tra i paesi della Serra. 
Una settimana dopo un altro ragazzo sarebbe stato catturato e fucilato su quella stessa piazza: i nomi sulla lapide che ricorda il sacrificio dei giovani partigiani sono perciò ventidue. L’eccidio di Biella sarebbe stato l’ultima sconfitta militare subita dalla Resistenza biellese prima della vittoriosa estate del ’44, durante la quale grande fu l’affluenza alle formazioni partigiane locali. ”
(qui l’articolo con la ricostruzione storica)

Siamo in Italia e militari fascisti in nome del potere fascista, uccisero brutalmente ventuno giovani partigiani.
Non sarò io a parlare della questione storica, ma ancora una volta possiamo vedere che vuoi per denaro, che per ideali politici o religiosi, il potere rende stupidi.
Il potere scollega il cervello, porta la gente a compiere atti, a dire e scrivere parole che non sono pertinenti con il vivere sociale e civile. Il potere provoca delirio, visioni, illusioni, cecità, egocentrismo, rabbia, violenza, ingordigia.
Il potere rende stupidi.
Ma nessuno se ne accorge.

Chiara 

 

Quanto conta per te l’autorità?

Questa mattina ho letto un interessante post “Cattivi dentro?” nel blog Strinature di Saggezza, che trovate anche nel blog dei Discutibili.
Vi invito a leggerlo e  dare il vostro contributo.
Non mi soffermo sul mio pensiero in merito, ma ne faccio nascere una nuova riflessione. In uno degli esperimenti descritti nel post di cui sopra, si parla di una autorità che induce, senza forza né coercizioni, ma solo con il potere psicologico dell’autorità, dicevo, induce il soggetto a compiere un’azione cattiva e violenta su di un altro soggetto (ho fatto un riassunto veloce, vi invito a leggere l’esperimento).

Quello che mi è parso strano è il potere dell’autorità sulle persone ai giorni nostri. L’esperimento è datato 1961, ma a quanto pare è stato ripetuto nel 2011.
Se do uno sguardo alla società attuale, vedo richieste di impeachment al capo dello stato; vedo cortei impazziti rivoltarsi contro carabinieri e polizia; vedo genitori e alunni che non rispettano gli insegnanti; figli che mettono in scacco genitori sempre più succubi; vedo indifferenza verso Dio.
A mio parere, l’autorità in quanto tale, intendo il valore del capo, di colui che ha potere economico, morale e culturale, sta perdendo i contorni netti che aveva un tempo. Si è perso il rispetto, l’educazione.
L’alfabetizzazione della maggior parte della popolazione ha fortunatamente aperto la mente e la conoscenza a tutti, ma purtroppo a ciò non è seguito un vero acculturarsi. Si è scelto di generalizzare tutto, prendendo a spizzichi di qui e di là, credendo però di avere acquisito la capacità di dire sempre e comunque la propria idea su tutto.
Chi ha ancora potere ai giorni nostri? Colui che ha carisma.
Non occorre abbia cose intelligenti o sagge da dire, conta che abbia faccia, corpo; che faccia faville, urli, strepiti; che si faccia portavoce: che sia un buon comunicatore/imbonitore. Non per nulla Grillo ha il suo seguito come  Berlusconi; persone che hanno fatto del marketing comunicativo la loro bandiera: fantocci di una ideologia.
Altro fatto per cui, a mio giudizio, si sta perdendo il valore dell’autorità, è la mancanza di una pena certa. L’autorità ha perso l’autorità; dice ma poi non fa e questo fa perdere credibilità. La gente se sa di non essere punita, si sente spinta alla ribellione. Tornando a Grillo, nessuna punizione se ti ribelli con lui, anzi, promessa di libertà assoluta; nessun obbligo, nessuna costrizione.
E come non cedervi?

E voi, come la pensate?

Chiara 

 

Il vero potere sta nella mente

Sai quei giorni difficili, pesanti, annoiati, stanchi…quelli dove tireresti calci anche alle pietre?
Infastidito anche solo dal respiro…senza un vero motivo, forse una congiunzione astrale o un sogno sedimentato.
Forse solo dei granelli nelle scarpe o briciole nelle tasche, o spine di cactus sulla sedia..

Le scelte che hai sono due : incaponirti nel malumore, ascoltare musica triste, affollarti di pensieri decadenti, litigare con tutti

o

fermarti e pensare che tanto è solo malumore e passa, ebbene si, passa.
Meglio se aiutati da una musica serena e rilassante, positiva senza essere eccessiva.
E i pensieri si dipanano, la mente si apre.

Perché il vero potere sta nella mente.

Chiara