Il web

In questi giorni mi sta passando per la mente una riflessione sul web, sul suo valore. Su quello che accade e che in questi anni ho visto accadere.
Ho iniziato aprendo un profilo Facebook privatissimo, dedicato solo agli amici più stretti, con un timore esagerato per qualsiasi nuova e sconosciuta amicizia. Il primo amico Facebook, che ancora annovero tra le mie speciali amicizie, ha sdoganato la possibilità di avere rapporti virtuali che non fossero pericolosi ma importanti.
Ho inziato a seguire alcuni corsi gratuiti su come gestire il proprio personal branding (ovvero la propria figura online), ho conosciuto influencer come Domitilla Ferrari, figure che hanno fatto del web la loro vita e che hanno dedicato tempo alla formazione degli altri. Ho imparato, mi sono applicata, ho studiato, aperto sito, pagina facebook, blog, instagram, cambiato fotografie, decisa una linea editoriale.
Sono approdata anche su tinder, netlog, ma ho capito subito che andarmene era la cosa migliore.
Non sono state tutte rose e fiori, qualche cretina di passaggio c’è stata, gente che con arroganza ha tentato di spazzare via la mia figura, la mia persona. E io, un po’, ci sono cascata, ho chiuso, difeso, ho protetto il lavoro fatto, la paura di perdere la credibilità, il sonno. Poi si sa, e sono anche diretta nel dirlo, gli stronzi come escono così se ne vanno, e mai con la corona, piuttosto con la coda tra le gambe.

Ora che ho raggiunto una certa stabilità virtuale (per quanto, non saprei, arriverà qualcun altro a rompere la palle? Forse sì, ma sono sicuramente più pronta a bloccarlo che anni fa), ora che so gestire i miei account, ascolto, leggo molto, guardo.
Ma quello che trovo è un mondo diverso di qualche anno fa.
I testi sono sempre più brevi, un testo come questo verrà letto per intero da pochissimi o nessuno; e forse anch’io, davanti a un testo così, passerei veloce. Una piattaforma come WordPress che fino a solo un anno fa proponeva contenuti importanti, ora è diventata simile a Facebook, con post di buongiorno e buonasera. Con questo non giudico chi lo fa, ci mancherebbe, constato solo che c’è stato un cambiamento importante nei contenuti, con un’asticella tesa al ribasso.

Facebook è un mezzo; se usato come tale funziona e si può arrivare in tutto il mondo (se si ha accortezza di lasciare il profilo aperto). Nella realtà pochi lo usano così, per la maggior parte è una mangiatoia di schifezze da rivomitare senza ragionarci, uno spazio d’odio e presunzione dove Io è meglio degli altri, dove la condivisione forzata di post senza rilettura porta a generare enormità di fake news che generano altro odio e ancora menzogne e insulti. Non se ne esce. Alle volte per precisa volontà, mi fermo a leggere i commenti sotto a qualche notizia su immigrati, donne, religione: mi stupisco sempre di quanta macabra fantasia abbiano le persone e di come possano incolpare ipotetici -altri- di cose nefande, con epiteti di ogni genere e razza. Mi indispongo, mi arrabbio, ma leggo per farmi una precisa idea di quello che sta accandendo a noi, agli essere umani, al genere umano, la deriva violenta che sta prendendo, una deriva sgrammatica, scorretta, analfabeta.

Instagram è una vetrina, belle immagini in mostra, senza l’imbarazzo di testi o strane fantasie. Peccato che l’avvento delle stories abbia regalato un trono e una corona a tutti, proprio a tutti. 15 secondi e si comincia a raccontarsi, ma non bastano 15 secondi, una storia, due, tre, dieci, di 15 secondi in secondi di parole, consigli, presunzioni, condanne, chi propone il proprio brand, chi la propria persona, chi vende un prodotto, chi semplicemente racconta la sua cena/serata/giornata con l’augurio di piacere e di tante, tante visualizzazioni. Una gara, nessuno esente. Una catena, si parte così: un influencer (ovvero chi ha tanti fans, veri o presunti, non conta, basta siano scritti) propone un prodotto. Schiere di donne (già, purtroppo quasi solo donne) corrono ad acquistare quel prodotto, ore di fila, server giù, donne insteriche, sveglie puntate nel cuore della notte pur di accaparrarsi il prodotto -dei propri sogni?-; e dopo aver fatto l’acquisto ecco la corsa a pubblicare una storia con quel prodotto, con il tag perfetto. Che arriva all’influencer che, a caso credo, condivide quella storia sulle sue storie. Una catena, un giro vuoto, dove gli influencer, i primi, guadagnano, le altre, le acquirenti, sbavano.

Un mondo finto. Vuoto.
A questo siamo destinati? Abbiamo visto nascere e crescere una figata di possibilità di entrare nel mondo e ora questa possibilità si riduce al desiderio di fan, follow, like?

Troppe volte mi prende di chiudere tutto. Di tornare alla carta.
Ma sono consapevole che non si può, che mi taglierei fuori del tutto dal mercato, quel mercato a cui io sono arrivata proprio per merito del web. Non posso sputare sulla terra sulla quale ho seminato semi che hanno germogliato e stanno crescendo rigogliosi. Ma non posso nemmeno far finta che non esista tutto il resto, la parte nera delle persone, l’uso indiscriminato del web. La finzione, la pattumiera che naviga tra le pagine.

Quindi resto, anche in questo nuovo 2019. Resto e provo, dal canto mio, di portare avanti il mio viso, in prima persona, il mio lavoro, con determinazione. E tutto l’amore che posso tra le mani.

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Una poesia al giorno e il tempo del mio esistere rinasce a vita nuova.

Tra le cose che amo, che seguo, che mi appassionano, che mi fanno stare bene, c’è la poesia. Nulla come la lettura placa le mie tensioni, mi annulla dal vivere e rinvigorisce i pensieri.
Leggere è la vera vittoria sull’idiozia che spesso anima l’intera umanità e leggere poesia il corollario ideale alla serenità.
Ma c’è ancora qualcuno che legge la poesia, visto che a scriverne sono, forse, in troppi ma i libri acquistati sono pochissimi?

Ieri mi sono imbattuta in questo articolo “Un popolo di poeti, ma chi li legge oggi” di Luca Vaglio, nel blog Gli Stati Generali (qui il link diretto) dove si constata che a fronte di una proliferazione di poeti o cosiddetti tali, non corrisponde una eguale lettura, dedotta dalla mancata o quasi vendita dei loro libri. Di pochissimi di loro poi, se ne ha memoria.
Estrapolo una parte dell’articolo, quella in cui si cita “Sulla poesia moderna” (Il Mulino, 2005) Guido Mazzoni:
«La poesia è il più soggettivo ed egocentrico dei generi letterari, quello che, nella sua forma più comune, parla di contenuti personali in uno stile che vuole essere personale, cioè lontano dal modo ordinario di dire le cose. Contiene un elemento narcisistico che, in una società monadica, gremita e divisa in nicchie, finisce per disturbare il narcisismo altrui, perché ignora i luoghi comuni grazie ai quali gli esseri umani comunicano, magari sostituendoli con altri luoghi comuni, più settoriali. Non a caso il poeta è il primo artista a perdere il mandato sociale».
La poesia è quindi solo un atto narcisistico del poeta? Non ha quindi raffronti con il lettore, non si pone a servizio dell’altro? Il poeta giace solo nella sua torre dorata, incompreso e per questo felice?  Più è incompreso e più si sente riconosciuto nel suo ruolo? Continua a leggere

I poeti sono vivi

Amo la poesia fin dalla notte dei tempi.
Devo agli insegnamenti della mia professoressa del Liceo l’amore appassionato per la lettura, ma fin da piccola, imparando a memoria “Le Corbeau et le Renard” di Jean Le Fontaine, accolsi in me il succo eterno della poesia.
E fu così forte che mi misi a scriverne, rapita in un sogno eccelso, imbrigliando i miei pensieri nello spazio delle emozioni.
Ne inviai anche ad una casa editrice, nel lontano 1987, che mi rispose benignamente, esortandomi a proseguire, ma mettendo il dito sul mio principale difetto di scrittura: la mancanza di sintesi.

dicembre

D’altronde, uno dei testi che all’epoca amavo leggere era “La Signorina Felicita, ovvero la Felicità” di Guido Gozzanoche di sintesi ne conosce ben poca.

La poesia ha percorso ogni passo della mia vita e ne ho sempre ricercato bellezza e cura. La poesia è un rifugio, una barca per navigare, le ali per disperdermi nel vento; un abbraccio, un risveglio. La poesia è un oasi di pace.

Leggo spesso la poesia, la bramo, ne traggo succo e delizia.
Mi piace averne libri, ma apprezzo anche il web e le sue mille declinazioni. Sono moltissimi ormai i luoghi virtuali dove attingerne e scegliere ciò che si aggrada, distogliendo lo sguardo da ciò che non ci piace (è molto semplice: amare solo ciò che ci fa stare bene).
Io oggi vorrei citarvi ad esempio il blog “I poeti sono vivi ( qui il blog) , che mi piace sia per il senso di leggere poeti viventi e per il fatto di leggere una poesia al giorno in classe.
Un segno tangibile che l’arte non muore e che se sappiamo lasciarla fluire dentro di noi, senza giudizi e critiche, senza cercarne il senso profondo, solo vivendola, di certo saremo persone migliori.

St. Simon de Pieter Paul Rubens Prado

St. Simon de Pieter Paul Rubens Prado

Chiara 

 

Intervista a Maurizio Donte

1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.10402798_610348825744158_4228224993055111442_n

Mi chiamo Maurizio Donte, sono nato a Imperia ( uso il passato prossimo, ma dovrei usare il passato remoto) nel 1962, sono su facebook, col mio profilo e una pagina che si chiama Maurizio Donte Poesia Miti ed epica celtica.

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

E’ passato così tanto tempo da quando ho iniziato che davvero non lo ricordo, per passione, credo.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

Scrivo in moltissimi modi diversi: dall’epica all’ermetismo, dal sonetto e madrigale al verso libero. Un po’ di tutto, anche in prosa. Ho scritto un romanzo, il De Bello Parthico, edito da Rei, un’ucronia su Caio Giulio Cesare.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?

Sono cresciuto con mia madre che mi leggeva spesso le poesie di Angiolo Silvio Novaro e di Giovanni Pascoli ( per spesso intendo tutte le sere…) ma poi crescendo ho maturato una grande passione per Leopardi e Ungaretti. Se dovessi indicare i miei “maestri” punterei senza esitare il dito su loro due. C’è da dire che lo “stile Leopardi” mi viene particolarmente bene, a tal punto da vincere con una poesia sul tema di “A Silvia” il premio Nazionale TraccePerLaMeta dedicato a Giacomo Leopardi, a Recanati, il Maggio scorso. Ma non rinnego lo studio e la stima per molti altri autori. Dagli epici, a partire da Omero, passando per Virgilio, fino a Torquato Tasso, sulle cui orme mi sono messo. Poi Dante Alighieri, Francesco Petrarca, ma anche Cecco Angiolieri, poeta satirico della stessa epoca di Dante…sono fra le mie letture favorite, senza scordare Foscolo, Carducci, D’Annunzio…e gli ermetici del 900, mi fermo, perché l’elenco è troppo lungo. Cito ancora Melchiorre Cesarotti, per via dei Canti di Ossian, tratti dall’originale di James Mac Pherson, cui mi sono ispirato per un paio di mie opere: I Canti di Erin e il Cù Chulainn, il Mito del Mastino di Cullan, appena uscito, sempre per Rei. Due poemi epici in cui mi riallaccio ad antiche leggende irlandesi…

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.

Eclettico, e mi pare d’averlo già spiegato, il motivo.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?

Questo è proprio vero: non riesco a fare a meno di citare il mare, le onde, le rive , gli scogli, i frangenti….sarà che sono nato a Imperia, città di mare e ho navigato per un po’ di tempo…

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?

Spero sia il mio mondo interiore ad emergere, ma credo siano evidenti anche le mie letture, cui ho già fatto cenno

8)Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?

Vero pure questo, amo disegnare.

9) Quale tipo di letture preferisci?

Oltre a quelle già indicate, sono un “divoratore” di romanzi storici, principalmente sul mondo romano, di libri di storia in genere, ma anche di romanzi di avventura. In realtà leggo davvero di tutto, sono onnivoro, in questo senso, con l’esclusione di Horror e romanzetti insopportabili, di cui non cito il nome.

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog)

Ve ne sono così tanti, da temere di far torto a qualcuno, citandoli. Posso dire i nomi di quelli con cui sono maggiormente in contatto: Massimiliano Zaino e Alfonso Vincenzo Mauro, Francesco Vitellini, fra i giovani ritengo siano i migliori. ( qui il blog Athenaeum dove potrete leggerli) Poi, beh, sfondiamo delle porte aperte: N. Pardini, V.Verducci, R.Mestrone, R.Vettorello, C.Consoli, Patrizia Stefanelli, Elena Malta, Rosanna Di Iorio, Elisabetta Bagli, Elisabetta Freddi, S.Impalà, M.De Rosa, Oliviero Angelo Fuina, Stefano Baldinu… mi fermo, ma ne conosco molti altri ancora.

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

Una? Sono alla terza, in campo poetico. I due già citati poemi, e la silloge Sonetti e Madrigali d’amor e guerra, con cui ho vinto il Premio della Giuria al concorso Nazionale Voci- città di Abano Terme, l’anno scorso. Sempre editi da Rei-France e ne ho molte altre ancora da pubblicare.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?

Tutto ….pensa che sono anche un collezionista di minerali, scrivo poesie e lavoro come perito chimico….

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla).

Questa domanda mi manda in crisi. Ho scritto talmente tanto che citare solo dei versi, estratti a caso, non mi pare giusto, sarebbe poco significativo. Posso però indicare facilmente dove potete trovare alcune delle mie poesie migliori: il blog del Professor Nazario Pardini, insigne poeta e critico letterario di fama nazionale, ALLA VOLTA DI LEUCADE, VETRINA DEGLI SCRITTORI CONTEMPORANEI. (qui il blog) Il blog maggiormente seguito in campo letterario del nostro Paese.

Grazie dell’intervista e un saluto a tutti

Poesie di Maurizio Donte

SAMHAIN

Io vedo l’ombra che avanza silente,
presso la chiara via d’acqua sorgiva;
dirada la nebbia che oscura
le lievi onde del lago:
con la memoria nel tempo divago,
ricordandomi di cose lontane…

Io vedo l’ombra che lenta si stende
e sui prati dilaga
e della mia cetra sfioro le corde:
dal tempo andato ricavo le note,
che non disturbino le anime sorde
dei morti eroi
che tornano dal Sidhe.

A Samhain s’accendono i fuochi,
nella notte degli amari ricordi
e canto alle ombre, trovando gli accordi:
“Disertate, vi prego, questa notte,
gli incroci e le strade, voi non sapete
dove conduce la via delle spade:
a strani luoghi, deserte contrade
da cui la vita non torna, ma viene
la morte. Ed un soffocante grigiore
regna sovrano, nell’oscurità
priva di stelle, notte fonda senza
mattino: l’alba non sorge in quel mondo
divino, là, dove domina il Dagda,
il signor della fine”!

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XIX – L’ISOLA DI SKYA

L’acqua si muove di sotto la nave
mentre leggera s’invola alla sponda,
dove vi è nulla di lieve e soave:

l’erto castello che è cinto dall’onda,
che, della dea, è la fissa dimora.
Qui il mio legno si mette alla fonda:

scende l’eroe e va dalla signora,
Scathàch che vive su quei duri scogli,
l’arte di guerra, insegnandovi ancora.

“Qui è bene che dell’orgoglio ti spogli.”
Dico al Mastino, ma lui se la ride,
scende dal legno, ruggendo alle sfide.

Viene di corsa, saltando le rocce,
come il salmone fa sulle cascate:
viene Setànta sul ponte che oscilla,

lo salta di slancio e sembra volare.
lo guarda, la dea, torva e sprezzante,
la lancia afferra e poi corre distante.

Viene Scathàch, come nembo di fiamma:
saltar del cervo, il suo passo veloce,
intanto che il cuore d’ira s’infiamma,

si fa il suo sguardo crudele e feroce.
Si erge dall’ombra ed impugna la lancia,
e s’apre l’aria e saetta Gae Bolga:

sotto quel colpo, l’eroe si sbilancia.
Cade il Mastino, ma presto risorge,
si alza da terra, qual sole che sorge.

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XX – LA SFIDA DELLA DEA

E viene Scathàch, saltando sui fossi,
dove, dei morti, biancheggiano l’ossi,

viene furente di rabbia divina,
lei, nata donna, ora dea che rovina.

Nessuno salva dalla sua furia:
piegò quei pochi con la lussuria;

maestra di guerra, delle armi è sovrana,
nessuno che osi chiamarla puttana.

Cadono le teste, sotto la spada
della guerriera che sbarra la strada

all’erta rocca, che è cinta dall’onda
dove il guerriero, s’accosta alla sponda.

Grida la dea con rabbia potente,
si perde l’eco al sibilar del vento:
di questo, l’eroe, sorride contento.
La mano mette alla spada lucente
e poi la guarda, anche lui sorridente.
Si frange il mare, tuonar da spavento,
sulle aspre rocce, dove io meno sento.
Urla il guerriero, la sfida furente,
regge lo sguardo della dea veniente:
suona l’acciaio, con forte clangore,
e lei sorride, vedendo il valore.
La colpisce il Mastino,
ed è proprio il dolore
che la conduce ben presto all’amore;
alza la spada e s’avanza prudente,
nella sera incipiente,
disarma l’eroe con forza suprema,

vola la lama,
ma lui no, che non trema!

I tre componimenti sono un estratto di Cù Chulainn, il Mito del Mastino di Cullan, libro di nuova pubblicazione.

Recensione: “Il posto delle fragole” di Massimo Botturi

Appoggio il capo della mestizia di alcuni giorni di vita grama, nello sconforto s’accende il ricordo e la solerzia dei passi, si placa.
Apro allora con rito e cerimonia il libro di poesie di Massimo Botturi, una pagina dopo l’altra con la lentezza pigra degli anni e siedo al suo tavolo, accanto, spalla a spalla. Volto il viso ed intravedo quel guizzo rosso che genera amore e poesia. Può questo un libro di poesie? Può ridonare la pace? Riprendersi il respiro da sotto la terra?

“Il posto delle fragole” di Massimo Botturi è un campo da coltivare d’emozioni e il poeta  v’è a guida e maestro.

“Il posto delle fragole è qui, che m’hai nutritoil-posto-delle-fragole
col latte di chi fonda città
e dà nome ai fiori. E’ questo bell’andare
che ci matura al sole, è la gentile ombra
che ci facciamo dopo.
Servisse un’occasione di esserlo davvero, vicini
quasi dentro, alla felicità” ( Il posto delle fragole)

L’arte della poesia  è la sua strada e sporcarla con le mie parole par di mettere ghiaia bianca ove c’è erba prelibata.
“Ti scrivo una poesia come farei l’amore.
Entro nel foglio tutta la testa
perché è acqua, la fonte che d’estate si carica di labbra.
Gli segno gli orli come una sarta
gesso chiaro, fingo sia una tovaglia di trine […]
[…] Ti scrivo una poesia che fa cenere dei giorni
di noi, quando vibriamo come due pietre scaglie
e fuori viene un fuoco ch’è ancora da inventare” ( La cenere dei giorni)

Se t’appresti al bordo liscio e tondo delle parole del poeta, scorgerai i sentimenti di cui t’adorni capo e cuore ogni mattina; sebbene siano sue, di natura ti si generano dentro e rinascono, radici e rami impiantati.
La nostalgia, se la vuoi trovare
“E si sta come le vedove al mare
gli occhi lunghi, a misurare il cielo
piedi bagnati e lustri.
Si sta come le reti da rammendare ancora
nostalgiche del fondo
della veloce mano, dei nodi scossi addosso al corallo.
E’ un bel rumore” ( Sera) 

L’amore, prediletto figlio del poeta, d’antica e vetusta devozione e fedeltà
“Dì, te l’immagini natale tra vent’anni?
O capodanno, pieno di spari, e di rumori?
Capaci ormai di sopportare niente?
Io lo so.
Cucineremo pasta e lenticchie, una bottiglia
di quelle sigillate da timida allegria;
con le ciabatte e le doppie calze
mezze luci. La tele che sputtana musica col dire” (Timida allegria)

l’amore, quello della carne e della pelle e del silenzio delle parole
“Parole che è meglio lasciare da parte
procedere prima a carezze, su in fronte.
Parole d’addio che farebbero a pugni
parole per ridere senza rancore.
Parole che al posto del t’amo, nessuna” ( Parole)

La malinconia del tempo spezzato, tornato, riperso, inflitto, vissuto, non sprecato.
“Sapere prima il tempo che non sarai più tu 
a spegnermi la luce, non so
se lo vorrei” (L’oracolo) 

Vi è un senso passato tra le parole di Massimo Botturi, l’odore del grano tagliato, il rumore secco delle cartoline tra i raggi della bicicletta, il freddo tra i calzoni, l’acqua fredda nell’acquaio, il gabinetto condiviso sul balcone, i baci sulla bocca, il fieno tra i capelli.
“Per dire le orazioni toglieva il suo ditale
il filo già scaduto alla bocca; ed ogni cosa
veniva come a prendere luce
là, in cucina
dove la roba d’altri sostava in agonia
per farci mille lire o di più
per la bottega, i libri della scuola
le scarpe da aggiustare.” ( In lei fuggiva vita del fiore)

così come alberga la follia, l’incompreso cenno delle lettere, righe scomposte, ricercata accuratezza delle parole, affannata corsa verso l’ignoto, ne mai il poeta se ne sottrae.
“Quel che va fatto è mettersi in pace
darti il meglio
di certi spettatori celesti sconosciuti
piedi di nafta ed eliche al passo.
I loro occhi, le orecchie e i magnetofoni accesi sulle stelle.
E’ darti le autostrade finite a piedi nudi
e gli elefanti sopra le donne
a farsi indietro, come coltelli in pance di ferro.” ( Cose uguali)

Viene da chiedere residenza ne Il posto delle fragole, cambiare nazione e là dimorare. Viene da distendervi una coperta e contare i fili d’erba, i rossi germogli dei frutti ancora acerbi; viene da alzare il capo nella notte buia a contare le stelle, senza intimorirsi del rossore della guance, dei desideri spinti, delle lacrime e delle risa.
Viene da restare, così come si resta sulle labbra di un bacio d’amore vivo.
” Ti bacio sulla bocca perché mi viene bene
e tu mi fai gli applausi
e si muore un po’ meno ( Ti bacio sulla bocca) 

“Il posto delle fragole”
Massimo Botturi
Collana “Poeti senza cielo” – Genesi Editrice
ed. maggio 2012
pag.105
€ 12.00

La poesia di Massimo Botturi si trova su massimobotturi.wordpress.com

Chiara

 

 

“Vorrei andarmene in silenzio e pace”

E’ un periodo che amo condividere poesie di amici, quando sento che le loro parole combaciano con quelle che io non saprei mai scrivere.
Oggi trascrivo la poesia Vorrei andarmene in silenzio e pace di Franz de Boeuf. ( qui il blog) 

Sono belle le sue parole, vorrei fossero incise sulla mia lapide.
Sono belle le sue parole, hanno una levità che addomestica i sentimenti verso l’unica via possibile, la serenità.

Chiara

VORREI ANDARMENE IN SILENZIO E PACE

“Vorrei che la mia morte fosse lieve
come quella di nonno,
seduto a sonnecchiare dopo pranzo
quando si spense piano.
Nessun dolore o grande sofferenza
solo molta stanchezza
e un placido sorriso sul suo volto,
credo che lo sentisse.
Penso che quando arriva l’ora giusta
e arriva per ognuno
non ci sia modo migliore d’andare
che con pace e silenzio.
Dopo una vita spesa a faticare
che sia davvero eterno
il riposo che spetta ad ogni uomo
e con pace e silenzio.”

Franz de Boeuf