Il mio Kintsugi, le immagini da condividere.

Questa è l’immagine più conosciuta quando si digita kintsugi su google. Viene usata abbinata a frasi che riguardano le nostre ferite, la loro preziosità e cura, così come l’arte kintsugi fa con le ceramiche e l’oro.

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Non so dire di chi sia questa ceramica, non c’è traccia dell’autore. Resta comunque l’immagine più usata.

Sapete com’è, alle volte vengono idee strane e visto che ormai l’arte kintsugi è entrata prepotentemente nella mia vita lavorativa, ho pensato: “Cosa rende un’immagine virale? C’è modo di far usare le mie ceramiche kintsugi per raccontare delle storie?”

Ed ecco l’idea, piccola ma pretenziosa.

Queste sono alcune delle mie ceramiche kintsugi, ad alcune ho aggiunto le mie parole, altre sono solo immagini.

Possono essere condivise, usate, si possono aggiungere scritte, disegni.
Sono senza copyright, puoi cliccarci sopra (tasto destro, salva immagine) e poi scaricarla. 

Mi piacerebbe che restasse la scritta Kintsugi Chiarartè, sarebbe bello si risalisse a me. Se così non fosse, ogni immagine ha un nome, ecco, magari quello sarebbe bello restasse.

Per il resto, che sia gioco, provocazione, che sia illusione, divertimento, se vi piacciono, usatele, vediamo cosa succede. E se succede, sarà anche merito vostro. 

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La presunzione della scuola della vita.

La conoscenza rende umili e silenziosi.
Allora perché tutto questo strepito? Vaccini sì, vaccino no, vegani sì, vegani no, gay sì, gay no. Allora perché tutti si sentono in dovere di dire la propria opinione e ribadirla gridando e offendendo?
Prendiamo ad esempio i gruppi di restauratori che frequento, gruppi su Fb ma vale lo stesso anche fuori. Mi è successo di vedere pubblicati dei restauri di altri solo per essere giudicati e derisi: già, perché c’è sempre IL restauratore che sa più degli altri, che sa fare i lavori meglio di tutti, che conosce tutta la materia. Il più bravo di tutti mentre gli altri sono incapaci.
Lo stesso è nei gruppi sui vaccini, quello dei cani, dei gatti: avete mai frequentato i poeti? Sì, quelli della scuola della vita. Sono ancora peggio dei restauratori, lì combattono a suon di terzine, rime e lo fanno sbagliando congiuntivi e virgole.

Osservo, spesso leggo, mai commento. Osservo e mi domando se davvero sia necessario tutto questo parlare solo per affermare la propria presunta superiorità.
Se io sono vegano e tu no, non significa che io sono più furbo: sono vegano e basta.
Se io sono gay e tu no, non significa che vivo meglio: sono gay e basta.
Se critico il tuo lavoro di restauratore, il tuo lavoro di poeta, il tuo dipinto, il tuo racconto, non significa che sono più bravo: sono uguale a te, passibile di critica e di giudizio.
Se io non voglio vaccinare i miei figli…beh, qui non mi espongo ma non troverete magliette arancioni da queste parti.

Osservo, spesso leggo, mai commento.
E vivo meglio, ve lo dico serenamente, mentre voi tutti siete lì a ribadire, dalla cattedra della vostra scuola della vita, una delle ennesime vostre illusioni.

La poesia delle parole

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Siamo nell’epoca delle parole senza contenuto.
Io voglio i fatti, ma se devono essere parole, che siano poesia.

Vorrei mi sfuggisse una poesia

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Milano, Fuorisalone 2017, Brera District

Vorrei mi sfuggisse una poesia, tra i pensieri stretti, affollati, concentrati come soldati in partenza al fronte, alla guerra, una vana guerra. Concentrata su percorsi che si rincorrono, idee alla ribalta, intuizioni, progetti accorati, vita, vorrei che mi sfuggisse una poesia.

Perché tutto possa riprendere la lentezza che merita, come quando alzo il mio viso e incontro il tuo.

La Poesia è in te

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Forgotten garden 

La Poesia è il sentire profondo della terra, lo scandaglio dei sentimenti; è vedere con occhi profondi le rughe e le radici, i recessi delle anime, la lirica segreta delle allodole. È un talento raro, dono dei bambini e dei folli, da che gli adulti, crescendo, si coprono di scorze dure e callose, non avvezze alla meraviglia.

Adi Dekel ha 20 anni, ha occhi che inventano storie e scenografie fiabesche, il mondo dell’incanto e dell’innocenza delle donne, la fragilità e la delicatezza degli incarnati, i cuori protetti dal calore della natura.

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Unreacheable

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Abandoned

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Forgotten garden

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Link utili
Pagina Facebook Adi Dekel Photography https://www.facebook.com/AdiDekelPhotography/
Flickr Adi Dekel https://www.flickr.com/photos/adidekel/
500px Adi Dekel https://500px.com/adidekel

Due cuori

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Due cuori, giorni sommati uno all’altro, il passato lasciato indietro, del futuro nessuna cura; giorni impilati, una torre di Babele, pendente, la basi solide, il resto al vento, come è giusto che sia: la vita.
Due cuori, un amore solo, nascosti, sotterrati sotto una coltre di neve, semi sparsi tra letame e la terra, fertilizziamo la primavera con i baci, tra la pelle consumata dalle incertezze e il sangue che ribolle, come è giusto che sia: la passione.
Tu e io e in mezzo esistenze cieche, indifferenze desolanti, tracce di ferite, sillabe confuse; tu e io e in mezzo il mare.
E noi, due cuori, che con calma lo navighiamo.

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Oggi cadono le foglie. Lo so, cadono a ogni autunno, quando diventano rosse da far impallidire la tavolozza di un poeta.
Ma oggi cadono di più.
Si erano preparate ordinate, le vedevo ogni giorno affollarsi sui rami, rinsecchite ma impavide, pronte a lanciarsi ma non ancora, aspetta ancora un attimo a lasciare, un momento che da qui il cielo si vede meglio. Resta.
Le vedevo, ogni mattina, al risveglio, dalla finestra addossata al prato, resistere accolte tra le foglie ancora rosse acceso, attaccate al ramo, insieme, unite a fare pianta, memoria di primavera avvenuta, d’estate goduta, ora, l’autunno pronto per la dimissione, malinconico evento. Da avverare.

Oggi cadono le foglie.
Si è alzato un vento sinuoso e le fa cadere, una ad una, una dietro l’altra, incessantemente.
Sembra piova.
Piove vita che passa e poi, dopo, ritorna.