Cercami ancora

"Cercami ancora"

“Cercami ancora”

Cercami ancora tra l’odore degli agrumeti in fiore e la salsedine che risale sui muri, acre e pungente, desolata come la solitudine.
Cercami ancora tra l’erba fresca della notte, rassettata dal vento, impegolata di rami e insetti, pigra come l’inettitudine.

Cercami ancora sulle tue labbra, distesa nell’amplesso dei tuoi baci.

“Cercami ancora” 100×120
2016 Luca Gastaldo 

I nudi di Aleah Chapin

“Olio su tela di canapa o lino. La pittura a olio ha l’eccezionale capacità di descrivere la luce e la forma, oltre che la delicatezza della pelle. È proprio un materiale formidabile e non ce ne sono di simili. Uso la fotografia come riferimento ma i miei quadri sono tutti dipinti a mano.”

Aleah Chapin, 28 anni, pittrice americana dell’isola pacifica di Whidbey, dipinge donne anziane amiche della madre che si sono prestate a farle da modelle. Donne che hanno vita alle spalle e che non temono il passare degli anni, l’inevitabile decadenza fisica, il corpo che cede, il seno flaccido, le rughe, le menomazioni dopo una mastectomia, i capelli bianchi, le vene varicose, la pelle molle.
I suoi quadri sono grandi il doppio delle modelle, imponenti ma leggeri e leggiadri. Non volgari ma intimamente materni.

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È un gioco, non c’è alcuna sofferenza o rabbia nei volti delle donne di Aleah; c’è la consapevolezza degli anni, la forza dell’amicizia, della comprensione tra donne, non c’è competizione, solo serenità.
I tratti sono precisi e curati, i particolari evidenziati, non c’è intento alcuno di nascondere o di esaltare, solo raccontare, come una storia che si dipana negli anni e parla di amore, figli, eccessi, cultura, esperienze. Vita.
La tecnica di Aleah è straordinaria e i risultati eccellenti dal punto di vista pittorico.

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Cosa possiamo dire dal punto di vista dell’impatto emotivo? Piacciono o no?
È giusto mostrare solo corpi perfetti, o lo è accedere alla decadenza inevitabile dei nostri corpi?
Ciò che vedo in questi quadri è una profonda armonia delle donne, un gioco di parti condiviso, armonia che purtroppo non vedo nelle donne meno mature, sempre disposte a offendere e deridere le altre donne in una lotta continua per la supremazia.
Aleah Chapin ci mostra che l’impietoso passare degli anni corrisponde al cedimento del corpo e ad una rigenerata mente e anima meravigliosa.

 

Link utili

Il sito di Aleah Chapin http://www.aleahchapin.com/
La pagina facebook  https://www.facebook.com/aleahchapinartist/
Instagram https://www.instagram.com/aleahaleah_/
Intervista su d.repubblica.it http://d.repubblica.it/personaggi/2014/12/05/news/aleah_chapin_arte_pittura_intervista-2397088/

La cornice

Vi siete mai chiesti a cosa serva una cornice in un quadro? E soprattutto, avete mai notato a fondo la cornice o avete sempre e solo guardato il quadro?
Se vi chiedessi com’è fatta la Gioconda sapreste più o meno dirmi tutti; ma se vi chiedessi la cornice? È di legno dorato o nero e poi, la Gioconda ha la cornice o è solo una tela?

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Una parte del mio lavoro riguarda proprio le cornici e il loro restauro. Per me la cornice è fondamentale, un tutt’uno con il quadro, nata in contemporanea, fusi e armoniosi. Le cornici venivano fatte da maestri artigiani, scolpite, dorate in oro in foglia, erano e sono preziose testimonianze d’arte.
Ma spesso così non è, le cornici vengono cambiate, ridipinte, dorate quando nere e laccate in nero quando dorate, (come accade quando morivano regnanti); vengono tagliate, incise, lavate come fossero vetri e rovinate per sempre. Non si usa grande attenzione alle cornici, fateci caso la prossima volta che vi soffermerete non solo sul quadro: troverete sbeccature, mancanze, pennellate di oro di diverso colore, sfarinamento da tarme; quadri perfetti e lucidi dentro a cornici scialbe e trascurate.
Provate anche a cercare i quadri nei cataloghi e controllate quanti di loro sono fotografati con le loro cornici e quanti no: vi sorprenderete a trovare poche tracce delle loro cornici, come fosse un’aggiunta non utile alla sua lettura, un accessorio superfluo.

Questa è la Monna Lisa con la sua cornicegioconda

Cambia vero? Assume un tono diverso, più importante, lo stile si evidenzia, i dettagli, i tratti.

La cornice è il luogo perfetto dove l’opera d’arte riposa.
Per me è così al punto che talvolta non vedo neppure il quadro 🙂

Chiara

“Bisognerebbe meditare prima di diventare poeti!”

Rosetsu Nagasawa Pittore giapponese 1754-1799

Rosetsu Nagasawa
Pittore giapponese 1754-1799

“Se si usa la ragione, il carattere s’inasprisce, se si immergono i remi nel sentimento si è travolti. Se s’impone il proprio volere ci si sente a disagio. È comunque difficile vivere nel mondo degli uomini.
   Quando il malessere di abitarvi s’aggrava, si desidera traslocare in un luogo in cui la vita sia più facile. Quando s’intuisce che abitare è arduo, ovunque ci si trasferisca, inizia la poesia, nasce la pittura…

   Poiché è difficile vivere in un mondo da cui non si può evadere, si deve tentare di renderlo più accogliente così da poterci abitare meglio, sia pure per il breve tempo concesso all’effimera vita umana. Qui nasce la vocazione del poeta, qui il Cielo assegna al pittore la sua missione. Gli artisti sono preziosi, perché rasserenano questo mondo e arricchiscono il cuore degli uomini.
È la poesia, è la pittura a svellere da questo mondo le preoccupazioni che gravano sulla nostra vita, a proiettare davanti ai nostri occhi un mondo gradito…

   Un poeta versa infinite lacrime, mentre per un uomo comune ne può bastare un litro. Quindi il poeta è più tormentato di un uomo qualsiasi, i suo nervi sono molto più sensibili. proverà gioie ignote al volgo, ma anche incommensurabile tristezza. Bisognerebbe meditare prima di diventare poeti!…

  L’amore sarà meraviglioso, la pietà filiale stupenda, la fedeltà al proprio signore e alla patria perfetta. Ma quando vi siamo impegnati, ci lasciamo travolgere dal turbine dei profitti e degli svantaggi e diventiamo ciechi alla bellezza e alla perfezione. Così non riusciamo più a intuire dove sia la poesia…

   Ma nell’attimo in cui ci preoccupiamo dei disagi che ci procura la pioggia scrosciante e della stanchezza delle nostre gambe, non siamo più personaggi di una poesia. Ritorniamo a essere gli ottusi, comuni uomini di sempre. Non notiamo il fascino delle nuvole e delle nebbie fluttuanti. Non affiora nel nostro animo alcun sentimento per i fiori che appassiscono e per gli uccelli che cantano.”

Natsume Soseki “Guanciale d’erba” 1905

Rosetsu Nagasawa pittore giapponese

Rosetsu Nagasawa
pittore giapponese

La realtà fatta quadro: le fotografie dipinte di Inge Prader

Gustav Klimt, eccelso pittore austriaco, (Vienna 1862-Neubau 1918), convinto esponente dell’Art Nouveau, nasce artista tra mosaici e ceramiche. È questo suo tratto che contraddistingue la sua arte, un riflesso di specchi e ori sui quali incastonare corpi e sentimenti. I suoi quadri, frutto dell’evoluzione di affreschi per palazzi viennesi, sono di grandi dimensioni e rappresentano i tormenti e le passioni di uomini e donne, avvolti, contorti, adoranti, in pellegrinaggio perenne verso il centro del proprio ego. Colpiscono nella ricchezza di dettagli, nell’uso dell’oro, nella finezza floreale degli abiti e degli scenari, nella popolazione curiosa e fantastica dei personaggi.

Inge Prader, fotografa austriaca, in occasione della 23 edizione del Life Ball, il più grande evento di beneficenza in Europa per le persone affette da HIV e AIDS, ha realizzato enormi quadri umani del periodo d’oro di Gustav Klimt. Una volta allestiti gli scenari, i modelli sono stati dipinti e vestiti seguendo ogni più piccolo dettaglio, ricreando perfettamente l’atmosfera magnificente dei quadri del pittore austriaco.

Danae – 1907 

Danae Gustav Klimt

Il fregio di Beethoven, Il Cavaliere 1902

Il fregio di Beethoven, Il Cavaliere (1902)Fregio di Beethoven, le forze ostili (1902)

Fregio di Beethoven, Le forze ostili (1902)

Vita e Morte 1908 

Vita e morte 1908

Fregio di Beethoven, Il coro e L’abbraccio (1902) 

Fregio di Beethoven, Il Coro e l’Abbraccio (1902)

Un risultato eccellente

Chiara

Link utili

Foto da articolo Keblog
Pagina Facebook Inge Prader
Sito Inge Prader
Profilo Instagram Inge Prader 

“Bisogna fidarsi degli artisti”

Da “Enzo Cucchi parla con Carlos D’Ercole”
-Ma come è fatto un artista?
Da decenni, al mattino presto, mi metto a girare per Roma, sfioro le pareti, mi gratto contro i muri di questa città
Cosa cerchi?
“Non ho rapporti con l’universo”.
Dunque?
Non mi resta che fare l’artista. Infatti, alla fine, vado sempre dal coloraio. È un negozio bellissimo…”
Cucchi parla con le mani
“Con le parole ci si smarrisce e con le mani ci si ritrova”

Spesso vengo chiamata artista, per il lavoro che svolgo di restauratrice e per il mio approccio creativo alla vita. Mi piace molto esserlo.
Come dice Cucchi, mi ritrovo a curiosare negozi di colori, immaginario fantastico per miei desideri. Sfioro, invento, narro linee, intreccio matite, annuso la carta.
E come Cucchi, quando mi perdo dietro alle parole, quando non comprendo, quando non riesco a darmi capire, quando sento un fermento dentro che non so spiegare, dipingo, modello, disegno, costruisco; assento la mente nel meraviglioso esistere delle mani.

E voi vi sentite artisti?

Chiara

Il mio canto d’amore

 “Felicità è amore, nient’altro. Chi può amare, è felice”
Herman Hessela mia libreria herman hesse

Il mio canto d’amore è per te, che da anni mi sei accanto, nel silenzio frusciante delle pagine lise dai sogni, un passo dopo l’altro, raccogliersi vivo di sentimenti. Sviscerato ogni incanto e pur sempre nuovo ad ogni rilettura, fedele amico senza tempo, indomito avversario delle mie lacrime, fuoco mai spento, amore eterno e perpetuo.

Amo di lui i suoi scritti, i pensieri che trasudano, il suo tempo antico, le notti insonne, certi turbamenti e il potere forte della presenza dell’uomo.
Così come amo, dopo averlo visto in mostra ad Asti e in seguito a Montagnola, i suoi quadri, dai tratti leggeri, i colori soffusi, la poesia innata, l’infantilismo cronico delle menti argute, il riposo e la serenità.

Herman Hesse pittore

Herman Hesse pittore

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L’ispirazione è unica?

Tra le molte cose che mi diverto a fare, c’è anche la pittura. Nessuna aspirazione, solo divertimento. E così, per gioco, anni fa dipinsi “Ego”.egoAll’epoca mi divertivo ad usare questa tecnica delle linee intersecate tra loro, poi riempite con pochi colori di base. Non sempre la risultanza cromatica era buona, ma nel caso di “Ego” fui pienamente soddisfatta.

Nessuno ha mai pensato di essere originale, siamo un infinitesimo ripetersi nell’Universo, ma lo stesso mi ha sorpreso venire a conoscenza dell’opera di Gabriele Orozco, “Samurai Tree”, leggendo su The Guardian un articolo su Christian Scheidemann,  fondatore e presidente del Contemporary Conservation.

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Christian Scheidemann posa di fronte a “Samurai Tree” di Gabriele Orozco

Con una breve ricerca, ho trovato che Samurai Tree è un’opera del 2005 che l’autore ripropone in svariate versioni, mantenendo colori e tecnica.

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Samurai Tree, una delle versioni

La similitudine con “Ego”, parte prima di tutto dall’uso dei tre colori: bianco, blu e rosso e dalla tecnica delle linee intersecate e riempite con i colori a contrasto. Ciò che varia è la realizzazione finale e il concetto che le anima, ognuno tiene stretto il suo.

Questa piccola situazione mi ha portato a riflettere che non esiste un’opera unica, che le idee vengono mescolate e sono reminiscenze del passato, fusione di altri concetti; che non esiste innovazione vera ma rimaneggiamenti in chiave odierna di esperienze passate.

E voi, cosa ne pensate?
Avete avuto modo di ritrovare vostre opere in lavori simili di altri?
Esiste l’innovazione o siamo solo lenti cambiamenti su radici esistenti?
In questo caso non possiamo parlare di copiare perché non conoscevo l’opera di Gabriele Orozco e tantomeno lui conosceva la mia!

Chiara

Appartieni al mondo

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 Il mondo di Francesca

Questo è il mondo che hai di fronte a te.
E’ abitato da piante, pesci, animali e dalle persone.
Puoi scegliere dove risiedere, puoi scegliere di non risiedere.
Puoi decidere di viaggiare, di restare immobile.
E puoi decidere di incontrare occhi e mani, dividere il tuo pane, non conta il colore della pelle e l’ideologia di pensiero. O decidere di restare solo, nel tuo buco, indifferente allo spazio sopra il tuo cielo.

E’ una tua scelta.
Fa come puoi.
Ma ricorda sempre che quel mondo ti appartiene. E tu appartieni a lui.
Non sprecare, non disprezzare, non gettare. Il tempo passa e tutto resta.
O forse non torna più.

Chiara

Germogli d’arte, uno sguardo tra le piccole cose che diventano grandi.

Come posso raccontare come sono?
Chi lo fa scrivendo, chi disegnando, chi tacendo. Ognuno ha il suo modo di essere sé.
Conoscersi, accogliere, ascoltare l’altro attraverso l’arte è il mio intento. Cogliere i piccoli germogli, esplorarli con delicatezza, annusarne profumi e sensi.
Nasce da questo Germogli d’arte, che racchiude poesia, narrativa, pittura, scultura e musica con un occhio alle opere e uno alle persone.
germoglidarte

Come altre volte è accaduto, ad accompagnare i miei viaggi artistici c’è Francesca, mia figlia, giovane talentuosa e i suoi disegni.
Il blog è in divenire, abbiate la pazienza di seguirlo con la lentezza del tempo che passa.

https://germoglidarte.wordpress.com/

Chiara