“Amarsi è sufficiente”

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Il tocco lieve delle tue carezze tra la luce che filtra del mattino, nel letto composto d’emozioni, mi incanta di meraviglia.
E mentre il mondo tace, mentre urla e grida nei propri dolori muti, tu amami così come sono, nelle incertezze del buio, nella confusione, la spirale dell’abbandono, il tempo che incalza e preme il petto, la sofferenza, la fretta, l’ansia del non arrivare, il treno che corre, le tue mani e io, fermi ad aspettare.

“Amarsi è sufficiente”

Se io ti amassi, tu mi ameresti?

 

polsa

Se io ti amassi, tu mi ameresti?
Ti pettinerei i capelli, lisciandone il tatto con le mani e di sentore intenso ti profumerei.
Ti guarderei partire e ritornare, con una tazza di caffè in mano e un bacio sulla bocca.
Fermi,  ad un passo dal precipizio, dispiegati verso il vuoto.

Perché l’amore è quel lembo di terra che, lasciato, ci dona le ali.

La forma

infinito

I sentimenti non hanno forma, sebbene alcuni, guardandoli, paiono delle nuvole appassite.
Ciò che provo per te ha più la consistenza della luna, una palla tonda e deliziosa, da assaggiarne pezzi a morsi, rincorrendosi, tra le lenzuola.
Ti prendo in mano e ti rigiro, una crema morbida, la linea del seno, la scoscesa cascata delle parole. Il silenzio buio e burbero di certe lontananze, l’altro, quieto, della presenza.

I sentimenti non hanno forma, sebbene alcuni, guardandoli, paiono la curva perfetta dell’amore.

Una foglia sparsa

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Lo lasciò posato sul davanzale ad aspettare ogni mattino il consueto vociare della strada. Spolpato del cuore, una rinsecchita pelle a ricoprirgli le terga, qualche grano di buccia avvizzita e i semi, aridi e deposti.
Per qualche tempo pensò fosse un viaggio di ritorno, il bicchiere di caffè lasciato finché si freddi, il bucato steso, la pentola a bollire; ma nulla accadde se non il vento. E qualche foglia sparsa.

Quando fu chiaro che nessuno sarebbe tornato, cartolina mai spedita a un mittente ignoto, non fu preso dalla desolazione, dall’isteria del pianto o della solitudine avverata.
Vide il calore del sole che l’aveva scaldato sempre, fuori dalla fitta rete.
E s’accorse di esserne fuori.

 

minuziosi particolari

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Piccoli dettagli di un lavoro che appassiona e scruta dentro, inventa storia, ridona integro passato.

Ieri, rivedendo questo scatto realizzato per la pagina facebook Chiarartè, laboratorio di restauro, ho visto un dettaglio minuzioso che non avevo scorto prima. Tra le linee del disegno c’è una firma, Fiore, che si aggiunge al marchio Albissola dipinto nella base. Il vaso è grande, ma quel dettaglio non lo avevo colto prima e solo il fermo immagine me lo ha regalato.

Vi è mai successo che una fotografia vi rendesse un dettaglio prezioso? Uno sguardo non visto?
Abbiamo occhi che selezionano: l’obiettivo della macchina fotografica fa per noi l’intero orizzonte. 

Chiara 

Vittorio Sella e Matteo, la montagna fotografata.

Vittorio Sella ( Biella 1859-1943) è a tutt’oggi considerato uno dei più grandi fotografi di montagna.
Nipote di Quintino Sella, fondatore del Clup Alpino Italiano, erede di una generazione di banchieri, sceglie di trascorrere la sua vita in montagna, compiendo numerose escursioni di grande livello alpinistico: nelle Alpi, le invernali di Monte Bianco, Cervino e Monte Rosa; nel Caucaso; nel monte Sant’Elias in Alaska; nel monte Ruwenzori, in Uganda.
Siamo alla fine del 1800, primi 1900, epoca in cui le fotografie venivano fatte su lastre fotografiche 30×40; Vittorio Sella inventò degli zaini speciali e delle sacche da sella per poterle trasportare in montagna, riuscendo quindi a fotografare luoghi di cui mai prima si erano avute immagini.

Le fotografie di Vittorio Sella sono conservate presso la Fondazione Sella a Biella.

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Per fare una buona fotografia, si sa, non basta una buona attrezzatura: ci vuole talento, occhio, poesia; una bella fotografia deve essere capace di narrare il tempo fermandone i secondi. Vittorio Sella sapeva dipingere le sue fotografie, cogliere le profondità, le stagioni, la fatica della montagna, con rara sensibilità.

La fotografia è un’arte che si eredita? 

Matteo Sella, pronipote di Vittorio Sella, ha 20 anni, frequenta il primo anno di ingegneria e nel tempo libero coltiva la passione per la fotografia.
Pare abbia nel sangue lo stesso gene della bellezza, la stessa passione dell’avo Vittorio per quelle montagne così care a noi biellesi, prepotenti nella loro costante presenza e bellezza, ma piccole per imprese ardite così da spingere la passione verso nuove mete.

Alcune fotografie di Matteo Sella

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Chiara

Link utili
La pagina Wikipedia Vittorio Sella https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Sella
La Fondazione Sella https://www.bancapatrimoni.it/bpa/informativa/fondazione_sella.jsp
La pagina facebook di Matteo Sella Photograpy https://www.facebook.com/Matteo-Sella-photography-1026466797375555/timeline

Bill Gekas e le fotografie dipinte.

Bill Gekas è fotografo nato a Melbourne, in Australia. Inizia la sua attività negli anni ’90, da subito influenzato dall’antica pittura: i colori, i tessuti, le scenografie, vengono riprese e rimodellate nelle sue foto.
Ma è con la nascita di sua figlia che il suo lavoro diventa una celebrazione della vita, attraverso gli scatti della bambina.

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Le foto di Gekas paiono quadri, curate nei dettagli, nei toni: regna armonia a serenità.
Ma viene da chiedersi, come ieri, nelle foto di Sally Mann(qui l’articolo) se sia lecito o no usare i figli nelle proprie opere d’arte; se non sia un’intrusione nella vita dei bambini, un affidarli ad un futuro mediatico che non hanno richiesto.
Detto questo, che mi è doveroso come madre, trovo che questa bambina abbia in sé una profonda poesia, che sprigiona dai suoi sguardi, dagli atteggiamenti anche se costruiti. Le foto diventano dipinti in movimento, ritratti senza tempo e luogo: una introspezione fino all’anima.

Chiara

Link utili
Il sito di Bill Gekas http://www.billgekas.com/
Bill Gekas su 500px https://500px.com/billgekas
La pagina Facebook di Bill Gekas https://www.facebook.com/billgekas?fref=ts
Bill Gekas su 1X https://www.facebook.com/billgekas?fref=ts 

Body farm: le inquiete immagini di Sally Mann.

Sally Mann è una delle più celebri fotografe contemporanee. Nata nel 1951 in Virginia, ha vinto parecchi premi e prodotto diversi libri, facendo della sua carriera un tempo dedicato a fermare le immagini, rivedendone i contorni secondo un sentire malinconico e profondo.
Madre di tre figli, non ha avuto esitazione nel fotografarli, anche se spesso criticata per la deriva pornografica.
C’è un senso di morte e sesso nelle sue immagini, di dolore e mestizia; il bianco e nero, le immagini spesso sfocate raccontano di una vita celata, di meandri della mente, di incubi e eccitazione. Sally narra la vita, il suo fulgore e la sua decadenza, dove le stagioni paiono nostalgiche e il tempo ad un passo dalla fine.
Anche nelle foto dei suoi figli si avverte una cupezza al pari di una cartolina antica, di un passato che non torna quantunque presente.

Alcune immagini prese dal sito di Sally Man 

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Body Farm è un terreno dove vengono lasciati i corpi di persone decedute alla decomposizione. I corpi, che sono donati alla scienza, vengono studiati dagli addetti della scientifica e di medicina legale per valutarne i tempi e i modi.  Esistono attualmente cinque Body Farm nel mondo, tutte negli Stati Uniti e Sally Mann ha realizzato un servizio fotografico nella tenuta del Tennesee.
Non ho volutamente copiato le fotografie del progetto Body Farm ( che troverete nel sito qui ) perché le immagini sono forti e disturbanti; ma attraggono fortemente, questo sì.
E attraggono perché la morte incuriosisce, così come la vita. È il nostro percorso.

Link utili
Il sito de Il salone del lutto da cui ho preso ispirazione per l’articolo http://salonedellutto.com/2014/10/06/sally-mann-body-farm/
Il sito di Sally Man http://sallymann.com/

Chiara