Fu il tuo pensiero che mi sciolse.

Il giorno in cui mi sono innamorata di te, lo ricordo ancora, aveva lo stesso sapore di questo giorno di Dicembre. Il freddo schiantava nelle ossa, ogni brivido era un sussulto, la cassa toracica un motore a scoppio, non c’era vita dentro agli alveoli, solo ghiaccio e freddo.
Fu il tuo pensiero che mi sciolse: rimasi fissa a guardare le foglie cadere dal mio acero rosso ormai stinto, sì, c’era lo stesso identico vento che sferzava le finestre e la pioggia uggiosa, nessun presagio di fortuna, solitudine e rassegnazione. Fu il tuo pensiero che mi sciolse: una goccia cadde lenta, non so come fu, la vita ferma nell’attimo infinito della sua discesa, pareva una moviola, un fermo immagine e in quella goccia vidi il tuo viso e la fermezza della vita che accade, quell’esserci nel percettibile finito.
Non posso dire se fu una luce, un caldo mi apparve negli occhi, una vampata di pacifico fuoco mi pervase, la tua mano poggiata sull’acerba pelle e non ero giovane, ma adulta formata, l’amore lo fa, di cambiare il tempo seguendo solo sé.

Fu il tuo pensiero che mi sciolse e mi innamorai di te, un arancio acerbo da maturare.

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Mark Doka

 

 

 

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Il barone Wilhelm von Gloden a Taormina: storie di nudo e bellezza.

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Foto Wilhelm von Gloden

L’Italia meridionale, dalla fine del 1800, diventa la meta preferita di giovani artisti del nord Europa, attratti dal clima, dal mare e dalla cultura radicata in ogni angolo.
Spesso erano afflitti da tubercolosi e approfittavano del mite clima invernale per curarsi. Avevano discrete disponibilità economiche e spesso non tornavano a casa ma restavano nei luoghi prescelti, Calabria, Campania e Sicilia. Il viaggio veniva chiamato Gran Tour (ne ho scritto qui Escher e il Gran Tour in Calabria

Wilhelm von Gloden, Wismar 1856- Taormina 1931, pittore mancato e fotografo tedesco, affetto da tubercolosi, viene invitato dal pittore Geleng a Taormina, dove risiede.
È il 1878 e da allora fino alla sua morte nel 1931, a parte un breve pausa dal 1915 al 1918 per la Guerra, resterà a Taormina.
Ebbe grande parte nella documentazione fotografica del devastante terremoto a Messina del 1908 ma è maggiormente conosciuto per i suoi ritratti di giovani pastori nudi, collocati in ambientazioni classiche. Le sue foto sono ispirate all’antica Grecia, una sorta di Arcadia romantica.  Attenta è la cura dell’illuminazione, la posa dei modelli che venivano cosparsi di una lozione di  latte, olio di oliva e glicerina per nascondere le imperfezioni della pelle. Innovativo l’uso di filtri e lenti.

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Si dice che Wilhelm von Gloeden non oltrepassò mai il limite della decenza, che non furono trovate fotografie esplicitamente erotiche, fu sempre molto attento a rispettare il luogo che lo ospitava; fu da traino per intellettuali omosessuali, quali Oscar Wilde ma non si hanno notizie di atteggiamenti licenziosi.

Quello che ricercava Wilhelm era la bellezza acerba dei giovani corpi, il richiamo classico nelle pose e nella scenografia, un tocco di poesia profonda tra le pieghe del corpo umano. E sullo sfondo l’intatto incanto di Taormina. 

Informazioni utili
Wilhelm von Gloeden, Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Wilhelm_von_Gloeden
Taormina http://www.comune.taormina.me.it/

 

“Amarsi è sufficiente”

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Il tocco lieve delle tue carezze tra la luce che filtra del mattino, nel letto composto d’emozioni, mi incanta di meraviglia.
E mentre il mondo tace, mentre urla e grida nei propri dolori muti, tu amami così come sono, nelle incertezze del buio, nella confusione, la spirale dell’abbandono, il tempo che incalza e preme il petto, la sofferenza, la fretta, l’ansia del non arrivare, il treno che corre, le tue mani e io, fermi ad aspettare.

“Amarsi è sufficiente”

Se io ti amassi, tu mi ameresti?

 

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Se io ti amassi, tu mi ameresti?
Ti pettinerei i capelli, lisciandone il tatto con le mani e di sentore intenso ti profumerei.
Ti guarderei partire e ritornare, con una tazza di caffè in mano e un bacio sulla bocca.
Fermi,  ad un passo dal precipizio, dispiegati verso il vuoto.

Perché l’amore è quel lembo di terra che, lasciato, ci dona le ali.

Degli stolti e delle maree

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Spesso mi attardo tra i vicoli scontrosi delle strade, ripescando frasi udite gridare da strilloni eccitati; peccavano d’alterigia e vennero persino confuse per verità, quando ben si sa che la verità è solo dei matti. Degli stolti. O degli illusi.
È solo un attimo, breve e finito, il contraltare della tanto declamata eternità e torno a camminare, all’orecchio sempre più debole quel fiato lontano, sfinito, persa la forza, come una marea ormai molle, arresa alla mancanza di rocce su cui sfogarsi. Perché la potenza si sa, la violenza soprattutto, accade solo se ci sono dei muri da profanare, dei virgulti da sterminare, delle barricate da abbattere: contro il silenzio e il bianco, nulla si può, un neutro indefinito che confonde e placa. Già: lo sapevi che questo è il modo per sconfiggere i tuoi nemici?
Un giorno qualcuno mi disse che la vita è una ruota che gira; io non so se gira, so che va avanti. E certe cose restano dietro, per sempre, nemmeno più un posto hanno nei ricordi, tanto vana fu la loro esistenza.

 

 

Fiabesche illusioni di Sturmideenkind

Esiste un mondo parallelo alla realtà, l’illusione utopica dei desideri e dei recessi profondi e inesplorati delle emozioni. Pulsioni a cui è quasi impossibile accedere, a cui neghiamo il passo, nell’illusione che lasciare affiorare una visione neutra di noi ci protegga da ogni male. rebirth

Eppure quel mondo esiste. Potente nella sua magnificenza. Inesplorato la maggior parte delle volte, taciuto, disprezzato. Sfregiato. Temuto.sturmideenkind

Ad aprirlo può solo rinascere la nostra vita.

Fotografie Sturmideenkind 

Link utili
Pagina Facebook Sturmideenkind https://www.facebook.com/Sturmideenkind/
Flickr Sina Domke Sturmideenkind https://www.flickr.com/photos/112039746@N05/

La forma

infinito

I sentimenti non hanno forma, sebbene alcuni, guardandoli, paiono delle nuvole appassite.
Ciò che provo per te ha più la consistenza della luna, una palla tonda e deliziosa, da assaggiarne pezzi a morsi, rincorrendosi, tra le lenzuola.
Ti prendo in mano e ti rigiro, una crema morbida, la linea del seno, la scoscesa cascata delle parole. Il silenzio buio e burbero di certe lontananze, l’altro, quieto, della presenza.

I sentimenti non hanno forma, sebbene alcuni, guardandoli, paiono la curva perfetta dell’amore.