L’innesto

si dice che una pianta germogli con il seme, la terra che nutre, il vento, sole, la pioggia, la cura, il tempo. Lento, il tempo della semina, della potatura, il fusto che sorregge, un palo vicino, la mano di chi raddrizza, alle volte si lascia libero, altre si addomestica, si dice che una pianta cresca e fiorisca prendendo forza dalla linfa, il suo fondamento.

noi

noi siamo l’innesto, il fiore mescolato, un ramo senza radici che entra nella corteccia, legato stretto, noi siamo la linfa che si mescola, profonda, un circolo vitale che muove le onde, lo sai il rumore del mare vero? noi siamo l’armonia degli scogli, la protezione dai flutti e la loro rovina, siamo. Siamo il cedimento alla passione, il letto rivoltato e le lenzuola bianche, i sogni riavvolti, le parole sommesse la notte, quando si sanguina e lo sai, i dolori rinvengono, palpabili e puri, tra le mani, noi siamo le parole sommesse che ci placano il cuore, l’amore, che sai, qui è una rima ma così non è, sei tu.

noi

 

 

E scusa se ci sei tu

E scusa se ci sei tu nelle giornate storte, appese a una stella cadente, sugli orli smangiati di un presente. Di riflesso hai il cuore, sgangherato come le scarpe quando viene inverno e rivedi i buchi che non hai risuolato d’estate, perché ogni presagio non è mai atteso, sebbene tu sappia che c’è. E non parla, ma c’è.
E scusa se ci sei tu ma non saprei fare altro, quando mi specchio nei tuoi occhi per rivedere me bambina e poi donna e tra le tue braccia ho un solo conforto, quello del tempo che sfugge e non sarà mai mio. E non resta, ma c’è.

E scusa se ci sei tu a riparare ogni mio danno, ma non so mettere riparo che non sia tu.

Torno da un viaggio

Torno da un viaggio di lavoro, tre giorni fuori casa, il mio insegnare mi porta in luoghi nuovi, luoghi belli, scelgo dove andare, ascolto le persone e mi fido di quello che sento, perché è il mio cuore che sa.
È nel viaggio il senso, dicono, è nel viaggio il vivere, è nel passare di città in paese, tra colline verdi e la pioggia sottile, tra nastri di asfalto dritti e strade impervie e strette, dove all’improvviso può comparire un cerbiatto, una volpe. O un animale totem, questo l’ho imparato ieri, con gli occhi chiusi, a casa di Alessandra, con sette donne intorno a un tavolo, i cocci sparsi, l’oro che li ricopre piano. Questo l’ho imparato ieri, o forse lo sapevo già, che i volti nuovi spesso raccontano la poesia, a saperla ascoltare, amando amare, osando amare, e non ti dico di più che lo sai.

I miei viaggi non sono mai soli. 
Sono partita da casa, da Biella, e per arrivare a Monteveglio dove mi aspettava Alessandra, sono passata da Modena, Bologna e poi, di ritorno, Milano: la mia cartina geografica ha delle bandierine e ogni bandierina è un cuore, un’amicizia nuova, una antica, un per sempre che si snoda tra i vigneti e le case e sono gli amici i fiori, alle finestre, sui terrazzi, sugli usci delle porte, il benvenuto disegnato che mi accoglie con un sorriso, un dono, una carezza, un piatto pronto e uno da cucinare, un abbraccio stretto, un ritornare alle origini, il letto dove dormire, la testa che riposa sul cuscino mentre il respiro vicino profuma di sonno e pace, tenerezza e baci.

La mia vita è fatta di pezzi, stralci e lenzuola, dipende dal tempo, da cosa accade, la poesia, il giro marcio dei cachi caduti, la delicatezza del gelsomino, la vita mia è fatta di pezzi ed è l’amico il filo che mi unisce, un filo dorato, un ricamo prezioso, ed ogni amico ha un filo e un ago e infila piano, cuce stretto, mi aggrappa alla vita, non la trattiene, la ama, questo fanno gli amici miei, amano. Me.

amici al tavolo