Ci si innamora sai, anche delle parole

È mattina potrei svegliarti non posso, il respiro si allenta sul cuscino, pare che sogni -è la pioggia di fuori che fa così rumore?- Mi giro piano, vorrei guardarti, dicono che i sogni svaniscano a guardarli negli specchi, un piede si infila tra le lenzuola, sorrido.
Vorrei chiamarti non posso, si altera la voce al tuo cospetto di fronte agli occhi un velo di azzurro, il fiato si aggira tra i polmoni, in giri larghi e non sembra uscire, paia che muoia invece rido, mentre tu, distratto, ti appoggi a me.

Preparo il caffè, la strada la so, riassetto nel mentre foglie cadute, una goccia d’acqua, un moscerino che vola, il sapore della sera prima, la cena scaldata nel piatto, una luce di candela che vibra, come l’amore, sai com’è, preparo il caffè e ci metto l’acqua che scende piano, forse scorre veloce ma a me pare che sia lì da sempre, ad aspettare me e il tuo caffè, idoli benedetti dal sole del mattino, mentre io, ancora sazia, sorrido di me.

Cammino, ed è ancora silenzio il mio mentre tu hai acceso mille parole in giro, in volo, una nuvola, una colonna, un’ala di falco o gabbiano o solo di fata, dipende da te mentre io ascolto, appoggiata ai palmi caldi, sporchi di fame e caffè, profumo di anime, un traghetto nel cuore.

Potrei amarti, del viso tondo riempirmi le mani, ma sono le tue parole ora a fare un nido di stelle, intorno al capo, riassettando i capelli sciolti dal vento, nella confusione felice dei miei pensieri.

Ci si innamora sai, anche delle parole.

Come un cassetto sparpagliato

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Qualche chiodo ribattuto, scappato da una cornice di famiglia, divelta dal tempo corroso; un foglio usato, una parola mozza incollata alla penna, calligrafia tremula dell’infanzia finita e tornata, così è la vecchiaia; due pastiglie masticate e non ingerite, una caramella per la gola, un santino e una corona, sgranata e non pregata, succede quando la notte incalza tra le rughe. Un fazzoletto piegato a mano, odoroso di eucalipto e nel segreto, una castagna d’india, per azzuffare i malanni alla porta, lasciandoli stesi, così si fa nelle mani delle nonne, così è un po’ l’amore, lo sai anche tu.
Come un cassetto sparpagliato sono io, ripiegata male, troppi nodi mai risolti, una macchia di colore, forse un filo d’erba.
E un tuo bacio. Che mi disordina d’amore.

Perché ti chiami così? (Come nasce il nome del vostro blog)

Come nasce il nome del vostro blog? 

Questa mattina ho ricevuto la quotidiana mail di “Una parola al giorno.it(ne ho scritto qui, qualche mese fa), un bel progetto che racconta le parole, parole di uso quotidiano o inconsuete, desuete, moderne o inventate.
Un dizionario dei sinonimi, stimolo a non fermarsi a “fare e dire” ma a costruire nuove emozioni in parole. Chi usa a suo agio le parole è giocoliere di parole, ed è bello leggerli.
Altri meno, forse poco inclini a sperimentare.

La parola spiegata, studiata, analizzata di questa mattina di  Una parola al giorno.it  è
SQUARCIARE

“La parola del giorno è

Squarciare

[squar-cià-re (io squàr-cio)]

SIGN Lacerare ampiamente e con violenza

dall’ipotetica forma del latino parlato [exquartiare], derivato di [quartus] ‘quarto’, propriamente ‘dividere in quattro’.

È chiaro: siamo davanti a una parola di violenza rara, e il fatto che sia comune richiede un uso particolarmente consapevole.

La sua radice è la stessa di ‘squartare’; ma mentre questo ha conservato il significato di spaccare in quattro ed estensivamente di fare a pezzi, squarciare è passato a significare più specificamente un lacerare ampio e violento. Significati parimenti cruenti, ma piuttosto diversi.

Sorvolando sui casi d’uso più spiacevoli, se non atroci (che comunque sono fin troppo consueti), si squarcia il sacchetto di biscotti che tentavamo di aprire con discrezione, il vento squarcia le nubi nere e compatte rivelando un cilestrino abbacinante, l’incontro inaspettato squarcia la noiosa routine. Come dicevamo, oltre ad essere caratterizzato da una violenza suprema, da un’ energia senza pari, l’atto dello squarciare comunica anche un’ampiezza del tratto tale che non permette ricuciture o guarigioni – volentieri in senso figurato e iperbolico. Ciò che viene squarciato non potrà più essere come prima.

Una freccia importante al nostro arco, capace di dare al discorso una forza descrittiva meravigliosa, a volte tremenda.

* * *

Grazie a Federica per il suggerimento!

A domani, con la parola del giorno!”

Interessante!
Squarciare, squarci, è parte del titolo del mio blog. 
È affascinante pensare a quanta potenza abbiano le parole: squarciare, un’apertura che non si può ricucire, uno strappo violento anche: “Ciò che viene squarciato non potrà più essere come prima”

Ho scelto il nome di questo blog pensando ad una voce che rompesse il silenzio di cui spesso portiamo il peso, non certo pensavo a cambiamenti radicali.
Ma sono contenta della definizione che Una parola al giorno.it ha dato; rende la potenza, la forza, il nucleo intorno al quale ruota l’universo.
E io, noi tutti, con lui.

Così mi viene da chiedervi: Come nasce il nome del vostro blog? 

Chiara

Tu, parli con i libri?

Ieri sera ho scritto due righe, lo ammetto balzane e incomprensibili anche a me.
Ma si sa, la notte alle volte porta consiglio, altre scompiglio.
Il senso vero, ciò che volevo dire, e non dite che siete stati voi a non capire, ma lo ammetto, io a non spiegare, è che io parlo con i poeti e le loro poesie.
Mi accade, spesso la notte, ma anche durante il giorno, quando il sole ai più illumina la mente mentre a me confonde.
Parlo con i poeti, non dico poeti amici, non dico che parlo a voce, in mail, al telefono; io parlo con l’essenza distillata dalle loro poesie.
Discuto, concordo, dissento, mi altero, mi innamoro, piango, declino, sospingo, condivido, amo.
È un dialogo sordo, lo so, ma mai mi sognerei una risposta giacchè mentre parlo, parlo tra me e dispongo i miei pensieri e i miei ricordi secondo la strada tracciata dal poeta nella sua poesia. Lui mi prende per mano, magari mi spinge, lo sento alle spalle, corre via veloce, è un bel rincorrersi, ve lo lascio immaginare.

Succede mai a voi di parlare con i poeti?
Attraverso le loro parole, intendo, attraverso l’inchiostro, i punti, le rime.
Succede mai a voi di sentirvi compresi dentro ad una poesia, come se il poeta fosse vostro fratello, la madre, l’amante; succede mai di leggere la vostra vita nelle parole del poeta, quasi fosse biografo di voi e voi soltanto così da spingervi a dire: “Sta scrivendo di me”, con quel sospiro dolce nel cuore?

Suvvia non fatemi restare nel limbo di coloro che in mano un libro, perdono la testa e partono per un mondo a sé, un mondo di viaggio e incanto, in contemplazione.

Chiara

Poesia in vendita o in regalo?

[Dove non parlo di me ma di cosa leggo]

La scrittura è una delle forme d’arte e creatività da me preferite. Leggere è un’aprirsi al mondo, un rinchiudersi dentro alle emozioni, estraniarsi e condividere. Apprezzo le parole ordinate, la scelta curata degli aggettivi, le virgole messe al posto giusto, la punteggiatura, l’armonia. Un bel libro, un racconto, una poesia, un saggio, deve suscitare curiosità, innovazione, ricerca della perfezione, attenzione alla grammatica, al senso logico.
La scrittura necessita tempo, aggiustamenti, ritocchi, tagli, rifiniture; si deve sentire il cesello, la fatica ed è lì che nasce il capolavoro.

Una delle ramificazioni della scrittura che maggiormente amo, da sempre, è la poesia. Mi approccio alla poesia con sentimenti puri, sempre disposta, come tra le braccia di un amante, a farmi sorprendere.
Non cerco nulla quando leggo una poesia, piuttosto mi lascio trovare, scoperta nelle mie emozioni.
La poesia è là, su di un piedistallo di perfezione, un’elegia d’incanto, una pala d’altare, un’alba dorata. La poesia è purezza, devozione, racchiusa in uno scrigno.
Così la vedo io.

Nel contemporaneo dei nostri tempi, la poesia è tutt’altro. Tutti sanno scrivere poesia, tutti ne confezionano a rime pari o dispari, tutti gettano i loro sentimenti dentro ad una scatola disarmonica di parole, nella convinzione che poesia sia puro sentire.
Tutti, tanti ne scrivono: occorre ordinarli, schedarli, racchiuderli in gruppi chiusi o farli disperdere tra gli altri?

Tempo fa seguii la manifestazione Cortili in versi ( anche sul blog Poeti d’Ombra), un manifestazione che raccoglieva diversi poeti permettendo loro di recitare i loro versi per strade e cortili. Tale manifestazione ha prodotto come coda un concorso di poesia dedicato ad uno studioso e divulgatore di poesie.
Parto da questo concorso per esprimere cosa penso. ( qui il concorso, qualora a qualcuno di voi interessasse partecipare, il tema proposto è intrigante ” Vita di quartiere” ed è aperto anche ai bambini)

C’è un proliferare di concorsi di poesia, fatevi un giro su Concorsi Letterari. net (qui il link), alcuni richiedono una quota di iscrizione, altri gratuiti, tema molto spesso libero ( è molto difficile trovare un poeta che sappia scrivere di un tema specifico – a parte l’amore, lì tutti eccellono), alcuni promettono premi in denaro, altri in gratificazione, altri in pubblicazione o personale o in un bel e-book tutti insieme appassionatamente.
Ogni regolamento porta con sé la clausola che le poesie inviate non saranno restituite e resteranno di proprietà di chi ha organizzato il concorso che nulla dovrà all’autore degli eventuali guadagni di una sua pubblicazione.

La poesia sente la necessità di essere in concorso? La poesia sente il desiderio di essere venduta ad altri per vedersi pubblicata? La poesia è pronta ad essere giudicata? E da chi poi? Quali sono questi giudici che possono mettere mani e naso tra le righe di una poesia e decidere quale  sia il vincitore?
Sento dappertutto dire che la poesia è emozione pura e quindi, proprio per questa caratteristica, soggettiva. Il giudice di un concorso saprà essere invece oggettivo o si farà solo guidare dalle sue emozioni? O forse, come ormai tutto in Italia, vincerà chi conosce?

La poesia si può vendere o la si svende per una pubblicazione?

Molto meglio chi si autopubblica, perché ha il coraggio di sé, delle sue parole, e magari non venderà un libro, ma avrà conservato la dignità dei suoi pensieri e tutte le sue opere saranno sue.
Molto meglio ancora per chi, come me , legge e può scegliere ciò che ama, senza alcun condizionamento.

Chiara

Le mie parole producono cambiamenti

Le mie parole hanno il sapore della mia mente, si mescolano al fiato ed affiorano oltre i pensieri.
Si appoggiano sulle tue labbra mentre mi pronunci e con la lingua ne raccolgo il seme delicato.
Sanno di miele le mie parole sul tuo petto, amore; appoggio l’orecchio a rifluirne il senso riascoltando i tuoi battiti su di me.

Le mie parole hanno il sentire della mia libertà, si uniscono con forza e superano  muri d’indifferenza.
Si scaraventano sulla tua mente mentre mi leggi e condizionano in un attimo la tua di libertà.
Sanno di disagio le mie parole sul tuo vivere, essere, lo sai; mi scosto di lato nel vederne la potenza occulta su di te e non rido.

Le mie parole hanno il dono del nulla, si perdono in fretta tra il traffico distratto dei sentimenti.
Sfiorano cose, volano, alle volte toccano, altre ancora sfondano, mai distruggono.
Sanno di me le mie parole, occorre vivermi per comprenderle.

Chiara