Invisibile

Invisibile.
Non sempre abbiamo voglia di mostrare le ferite, semplicemente non serve, non aggiunge nulla al racconto di noi, è un passato finito, lontano, superato
Lasciano un solco dorato, questo sì, che si confonde con la nostra pelle, e si intravede, c’è ma non parla più.
Kintsugi Chiararté, tecnica tradizionale giapponese, lacca urushi e polvere d’oro puro.

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Le linee dorate sono sottili, quasi invisibili su questo gres color terra, scompaiono ma ci sono; così è per noi la vita, non sempre osiamo o riteniamo di mostrare le nostre ferite, ma sappiamo esserci. Profonde, toccanti, il nostro essere vivi.

Kintsugi è una tecnica giapponese nata alla fine del 1400 in Giappone. Una tecnica non solo artistica ma che ha implicazioni filosofiche e psicologiche molto ampie, che riguardano le nostre ferite, quelle dell’anima, di come siamo capaci a rinascere ogni volta più forti e unici.

Kintsugi è una tecnica lenta, utilizza la lacca auctoctona urushi, rispetta i tempi, porta alla riflessione. È un lavoro difficile e minuzioso. Quando mi metto al tavolo di lavoro, la mia mente cambia, rallenta, spesso lavoro in silenzio, il tavolo è diverso. La mente è diversa.
Su ogni pezzo vi è una rottura, un atto che non comporta distruzione ma creazione; con la rottura creo un unico imperfetto che diventa perfetto, ricamato di fili d’oro nelle linee di frattura.

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Le mie micro collezioni Kintsugi

In questi mesi ho lavorato tanto alla creazione di due micro collezioni di opere Kintsugi che ho esposto alla Milano Design Week.
Vi presento quindi il mio lavoro di restauratrice -artista.

“Musae” si ispira alle nove muse della classicità greca. Come esse rappresentano l’idea suprema dell’arte, le nove tazze restaurate con tecnica originale Kintsugi rappresentano l’ideale della rinascita di un oggetto che riprende la sua funzione originaria (dopo essere stato danneggiato), ma in una nuova veste, più preziosa, più “arte”.
E come le muse possedevano il dono di conoscere passato, presente e futuro, anche queste opere conservano in sé il passato (la loro storia), il presente (la loro estetica) e, grazie al restauro Kintsugi, il futuro (la loro nuova vita come oggetti restaurati).

“Roji” è il nome giapponese dei “giardini da tè”. Tali giardini costituiscono l’anticamera alle case del tè, luogo di cerimonia e carico di valori simbolici quanto pochi altri. Lo  scopo del roji, infatti, è quello di costituire un ponte tra il mondo fuori e la pace della casa del tè, diventando, così, luogo di puricazione e meditazione, in previsione della cerimonia del tè.
Le quattro tazze che compongono questa micro-collezione ne richiamano l’aspetto (il roji non cresce selvaggio, è curato e artisticamente decorato, così come lo sono le tazze restaurate con tecnica Kintsugi) e ne assumono lo spirito, fungendo da veicolo che avvicina, attraverso il gesto dell’offrire il tè, due vite, due persone, due sistemi di credenze e valori.

 

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La cartella stampa QUI 

“Chi vuole venire in Giappone?”

A luglio del 2018 sono stata invitata da Tv Tokyo a partecipare al programma televisivo “Who Wants to Come to Japan 世界ニッポン行きたい人応援団”, un’esperienza unica, magnifica, indimenticabile, dove ho potuto apprendere l’arte Kintsugi.

Questo il breve riassunto che oggi la tv giapponese ha dedicato alla mia esperienza

“Il 20 agosto abbiamo invitato la signora Chiara, da Biella, Italia. Si è interessata al “kintsugi” (riparazione con l’oro), l’arte di riparare ceramiche rotte applicando oro, argento o lacca ricoperta con polvere d’oro alla ceramica, unendo i pezzi assieme senza nascondere le sue “cicatrici”.
Avendo studiato per conto suo in Italia, l’abbiamo invitata in Giappone per approfondire i suoi studi imparando da un maestro.
Benvenuta in Giappone!

Al suo arrivo, è andata da Shitsugeisya Heiando, a Kyoto. Ha incontrato l’artista della lacca, il signor Hiroki Kiyokawa, che è attivo nel restauro da più di 40 anni. Le è stato concesso l’accesso al laboratorio del signor Kiyokawa, un luogo normalmente non aperto al pubblico. Ha ricevuto il permesso speciale di osservare il processo di riparazione. Dopo aver osservato i suoi lavori kintsugi, il signor Kiyokawa le ha dato consigli su come migliorare il suo lavoro.

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Il giorno dopo sono andati al tempio Honpoji, della Setta Nichiren. Ha incontrato il 96esimo Alto Sacerdote, il signor Segawa. Lui le ha mostrato una ciotola per il riso per il cui restauro ha impiegato 6 mesi. Lei è rimasta così meravigliata dalla bellezza della ciotola da restare “senza fiato”.

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Quindi è andata nella città di Daigo nella prefettura di Ibaraki, ben conosciuta per la produzione della migliore lacca del Paese. Ha incontrato un artigiano molto capace con oltre 60 anni d’esperienza, il signor Yuzou Tobita (presidente della Lacquer Preservation Society). Hanno esplorato la foresta di oltre 1600 alberi per individuare l’albero con il migliore urushi, o linfa, per la laccatura. Insieme hanno inciso l’albero della lacca per raccogliere l’urushi. Per trasformare l’urushi nella forma utile alla laccatura si rimuovono le impurità, lo si mescola, lo si espone al sole, e così via.

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Macisko san, Io e Tobita san 

Il membro della Lacquer Preservation Society ha preparato una cena di benvenuto per lei. La cena era composta da numerose specialità locali di Daigo Town, sake e soba locali, prodotti da grano saraceno coltivato dallo stesso signor Tobita. È stata la toccante conclusione di un’esperienza magnifica.

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Congratulazioni!!
Canditati adesso! Ottieni una possibilità! Puoi essere il prossimo vincitore.”

 

 

 

I nuovi corsi di Kintsugi 2018/2019

Sapete che gli oggetti rotti riparati con la tecnica kintsugi sono esposti nelle stanze del tè prevalentemente nelle prime due settimane di autunno?
È il periodo dell’anno che preannuncia la fine del germoglio, della fioritura, pronta la natura al letargo e al declino, con i colori accesi e poi spenti. Nagori viene chiamato questo periodo, un periodo in cui le persone dimostrano una speciale sensibilità e malinconia prima del silenzio dell’inverno.

Così è il Kintsugi, una malinconia serena nel saper apprezzare ciò che di noi invecchia, che si rompe, i fallimenti, i dolori, i lutti, gli amori perduti, le invalidità che la vita riserva al nostro cammino; una malinconia serena che ci porta ad amarci per come siamo, rotti ma nuovi, unici, irripetibili e per questo degni dell’oro che ci ricopre.

Per questa fine d’anno e per il prossimo 2019, ho preparato una serie di corsi, diversi tra loro per modalità e impegno ma con lo stesso filo dorato comune, per farvi conoscere i segreti e la bellezza dell’arte Kintsugi

 

18 novembre 2018, 9,30- 13,30 (qui il link con i dettagli) 
La Teiera Eclettica, Milano, in collaborazione con Giappone in Italia
Corso di 4 ore di tecnica semplificata, con resina e polvere d’oro.

-24 Novembre 2018, 9,30-17,30 (qui il link con i dettagli) 
GufieAllodole, Monteveglio (Bologna)
Corso di 8 ore, un viaggio tra tecnica, arte e metafora, in compagnia di Alessandra Cacciari, medico olistico e antropologa.

-26 gennaio, 2-9-16 febbraio, 9,30-13-30 (qui il link con i dettagli) 
La Teiera Eclettica, Milano, in collaborazione con Giappone in Italia
Corso di TECNICA TRADIZIONALE GIAPPONESE.
Una volta all’anno propongo il corso di tecnica tradizionale, con lacca urushi e polvere d’oro, seguendo le antiche orme del Giappone della fine del 1400 e in uso a pochi restauratori. Il corso è aperto a tutti, richiede pazienza e dedizione.

-16 marzo 2019, 14,30-18.30 (qui il link per i dettagli)
Atelier des Pampilles, Torino,
Corso di 4 ore di tecnica semplificata, con resina e polvere d’oro.

La -vera- filosofia del Kintsugi

Qualche giorno fa ho rivolto a due relatori del convegno “Giappone in Italia” tenutosi al Mudec a Milano, esperti di cultura giapponese, la domanda su quanto sia corretto contaminare  un’arte così antica e unica come l’arte Kintsugi con il nostro mondo occidentale.
I due esperti hanno evidenziato alcuni tratti dell’arte Kintsugi, fuori dalle scene delle grandi opere d’arte, dedicata a piccoli oggetti quotidiani, oggetti che raccontano storie senza per forza avere valori commerciali molto alti. Tutto il contrario del restauro occidentale, rivolto a grandi opere, a preziosi e costosi cimeli, mentre tutto il resto, ciò che non ha valore economico, spesso gettato o peggio ancora riciclato in qualche -irreversibile- maniera (lo stile shabby, per fare un esempio)

Kintsugi quindi è riparare con l’oro oggetti piccoli, rotti, maltrattati dagli anni, oggetti preziosi per la loro identità storica, per i racconti che narrano, per le mani che li hanno toccati, usati. Un oggetto umile, materiali preziosi.

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Questa è una piccola tazza in terracotta giapponese, a forma aperta. Viene usata per il tè del mattino. Non ha valore commerciale ma per il cliente ha un valore affettivo elevato.
Ho usato lacca Urushi, una pregiata resina estratta dalla pianta Rhus Verniciflua, lacca che impiega una settimana ad asciugare prima di passare alla fase successiva del lavoro: un tempo lento, lentissimo, un tempo senza mente, l’attesa senza denaro. Pare quasi impossibile nell’epoca della fretta.
Per la finitura ho utilizzato polvere d’oro 24kt, ne sono bastati pochi soffi per rendere piena la sua lucentezza.
Lacca Urushi, polvere d’oro 24kt. 
Un oggetto che diventa unico e prezioso. L’estetica del wabi sabi, La sua pienezza.

Un passo avanti, il mio, umilmente, verso la conoscenza.

“Il Kintsugi di Giobbe” di Daniela Grassi

Kintsugi, l’arte di riparare con l’oro, antica tecnica di restauro ceramiche giapponese, è entrata tra le tecniche che pratico nel mio laboratorio di restauro, Chiarartè.
È una tecnica di cui già ho parlato, una tecnica che porta con sé lentezza e pazienza, un ritmo pacato che quasi stride con la frenesia di strade e sentimenti. Ma che è perfetta per la mia essenza, per il mio lavoro, dove la pace e la cura delicata dei dettagli dominano ogni gesto. 

Parlare di Kintsugi mi appassiona, e per la tecnica, affascinante nella sua calma e così affine alla terra per l’uso di materiali di origine naturale, e per la sua versatilità di uso. Nasce per il restauro della ceramica, ma si può applicare a ogni materiale e andare oltre, fino all’anima. Sì, perché il Kintsugi evidenza le rotture con pennellate d’oro, creando da una lacerazione un oggetto nuovo. E così è per gli uomini, arricchiti e rinnovati ad ogni dolore e cambiamento se si ha il coraggio di non nasconderli. E affrontarli.

Svariate condivisioni, di natura diversa, si intrecciano una all’altra, generando nuove curiosità.
È il caso di Daniela Grassi che ho incontrato ad Asti in occasione della fiera Arti e Mercanti dove ho esposto il mio lavoro. Daniela ha scritto anni fa un testo sul Kintsugi con una versione nuova e curiosa, immaginando un giardiniere e la sua cura e la ringrazio per avermelo fatto conoscere, così da aggiungere tassello a tassello.

Ecco il suo testo

Il Kintsugi di Giobbe
Le mie ferite sono oro.
Un giardiniere di nome Giobbe
ha colato oro liquido là dove
tarli, malattie e stagioni impietose
avevano scavato spaccature profonde:
ferite dolorose, ma lui con semplicità
le ha riempite di grazia.
L’oro era rovente e fiammeggiava,
ma per le mie fibre è stato
balsamo e carezza,
perché la mano stessa dell’amore
lo versava dal crogiolo e
lentamente,
e teneramente,
saldava con sapienza, paura e fatica,
sofferenza ed ingiustizia,
trasformandole in fiumi abbaglianti.
Ora sui miei vecchi rami,
le foglie rifulgono nei giorni estivi
simili ad elitre cangianti,
livree di scarabei o cristalli
emersi dal profondo
e d’autunno,
prima di volare nel vento
e tornare alla terra,
diffondono baluginii, come di focolare.
D’inverno poi,
il palco delle mie radici nutrite di luce,
scioglie la neve tutt’intorno
e sul terreno tiepido non cessano di crescere
l’erba e i fiori
dando sollievo alle creature del bosco
e agli umani che giunti fino a qui
e abbandonata la pesante pena,
s’inginocchiano
lasciandosi pervadere dalla speranza.
Grandi cose e terribili
deve aver conosciuto quel giardiniere
per aver appreso a riparare il legno vivo
con il miele rosso del metallo rovente,
a curare la vita con il fuoco.
Che la sua benedizione duri per tutti
e per tutti i tempi,
anche quando da innumerevoli secoli,
sia lui che io
non saremo che cenere.

Daniela Grassi in “Il posto dell’angelo”, ed. Ellin Selae, 2013 (qui il link) 

Kintsugi Chiarartè

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