Ne vedresti delle belle

Se il tempo non fosse assassino, la pietra frenata, il laccio che stringe, un treno in corsa, lo sputo dal ponte, la scia luminosa, il campo, le fragole acerbe con il sapore ancor freddo di primavera, le pelle bianca arrostita di sole, la busta strappata, le calze bucate, il respiro che gela la gola, il tempo netto di 30 secondi che valgono un pianto, un vagito.
Ah, se il tempo non fosse una corsa ai divieti, una alle disattenzioni, la regola esatta, il più e il meno, la somma, l’esile stelo del campo di grano, il pane, la fretta, la mano che non si ferma, il semaforo rosso, i piatti da lavare, il sonno, la testa ciondola, il passo svelto, la maglietta mai nei pantaloni, le ciglia folte truccate, il rossetto sbavato, le foglie cadute a maggio, il mare d’inverno, la processione.

Ah, se il tempo fosse un punto fermo e potessi avere tempo solo per te, te lo assicuro, ne vedresti delle belle.

Chiara 

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Non a me.

Non chiedete a me del suo navigare che da lungi ne vedo la rotta; non sono il suo marinaio, l’àncora o il timone. Non consulto le sue carte, la bussola del suo orizzonte.
Non chiedete a me del suo dormire, del tenue risveglio dei suoi sogni; non sono il suo cuscino né il libro con cui s’addormenta, la luce, la musica che lo accompagna. Non veglio il suo sonno, l’affanno dei suoi incubi.
Non chiedete a me lo spirito delle sue giornate, il giro obliquo della sua tazza di caffè; non sono il suo braccio, il bastone, il suo pavimento. Non bevo la sua ombra, la corsa caduca dei passi.
Chiedetemi il colore degli occhi, il fiato del respiro, la pelle e le ossa nascoste dentro la carne; chiedetemi la lista delle sue passioni, il tono della voce, la forma obliqua delle sue mani,  ma non chiedetemi la curva sbieca dei suoi pensieri, il battito affannato del suo cuore.
Non chiedetemi ciò che non posso dare, che è d’ognuno solo il suo essere e sebbene condiviso, non consegna mai la pura verità.

Chiara 

Era ora.

S’è spezzato il sortilegio di giorni neri e sempre uguali
nel correre dietro a fatti a me astrusi e dolorosi
che toccavano corde sconosciute e ferivano intenti e bei propositi.
S’è allontanato quel fiato scuro che soffocava il riso e tracimava il pianto
nel vedere e leggere scene di romanzi macabri e funesti
che bucavano gli occhi e laceravano il cuore, senza indugio alcuno.
Non più s’ode la voce che tutt’ora grida, celata alle orecchie da buone parole;
nel silenzio s’ode più solo la pace, lasciate le lotte a chi vuol sostenerle
che frenavano progetti e passi e cammini. E vita insieme.
Ora di nuovo si può tornare a scriver di libri e poesia
nel restare spalla a spalla, di serenità ritornata e aggiunta
che certezza v’è di futuro certo e senza tempo.

Or sono lieta.

…era ora…

Chiara