Non piove ma pioverà.

Sarebbe bello iniziasse a piovere, di quei giorni in cui non vedi il sole e le nuvole abbuiano gli occhi. Senti dentro la malinconia salire, un pianto profondo che vibra nel sangue, non si riesce a staccarsene un pezzo nemmeno con i morsi.
Sarebbe bello essere vicini, seduti uno di fronte all’altro, nell’approssimarsi dei corpi, in quel buio che si accanisce nel cielo, tra gocce e lampi, sarebbe bello ci fosse anche il vento, una tempesta, la tormenta che sbatte le finestre, inquiete e sferzate, così è la vita, talvolta lo fa.
Sarebbe bello tornarsene a letto, non ascoltare la sveglia, restare stretti tra le coperte, nel caldo che l’amore fa, rannicchiati negli occhi i desideri e sulla pelle il profumo del mondo.
Guardo il cielo, il grigio diffuso non appaga ancora, ha un tentennamento d’autunno, timido e poco vorace, indifferente.

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Non piove ma pioverà, amore mio.

Se tocchi il mare – Sue Scobie

È la Natura che ci tocca quando ci immergiamo profondamente in lei.
Non solo la pelle; entra nei pori, fluidi vitali dell’infinito.

Sue Scobie, artista ceramista neozelandese, nasce scienziata, attratta dalla terra, dal mare, dalle onde sulla sabbia, scoscesi dirupi, conchiglie, sassi, erba, cielo. Più lo studio si fa fitto e più sente la voglia e il coraggio di allontanarsi dai libri e toccare con mano.
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La ceramica diventa così la sua vita. Della ceramica ama il senso tattile, pietra, legno, terra, la ruvidità semplice, delicata, complessa e perfetta.
Le sue opere ricordano il senso estetico del wabi sabi (per chi volesse saperne di più, un mio post), la bellezza imperfetta, una malinconia seducente che attrae verso il centro.
Di noi.

Link utili
Sito di Sue Scobie http://suescobie.co.nz/
Profilo Instagram https://www.instagram.com/suescobie_ceramics/

Annie Goldgewicht, ceramiche al profumo di pino.

dscn6989cuad_op_640x640Annie Goldgewicht è un’artista del Costa Rica; diplomata in Belle Arti, ama sperimentare e mescolare differenti materiali: ceramica, legno, metallo, pietra, tessuto, carta fatta a mano.
E natura.
Originali e innovativi i suoi vasi realizzati con base in ceramica lavorata al tornio e aghi di pino.
Gli aghi di pino selezionati vengono trattati a cera, cuciti tra di loro e poi uniti alla base in ceramica con risultati affascinanti.

Apprezzo molto l’innovazione; questa di Annie è una curiosa integrazione tra materiali di diversa consistenza e resistenza, entrambi frutto della natura.

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Per approfondire
Il sito di Annie Goldgewicht http://www.hanniegoldgewicht.com/
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a pagina Facebook https://www.facebook.com/hanniegoldgewichtart/

Il mio arcobaleno

Questa mattina, complice un tempo metereologico che variabile è dire poco, mi sono svegliata con un bellissimo doppio arcobaleno.
Gioco forza è stato fermarsi ad ammirarlo.
Io, del mio arcobaleno, ne ho fatto meraviglia dentro, sforzandomi di avere occhi bambina, di cercare la pentola colma d’oro, di indovinare le svariate sfumature di colori. Ci voglio poi fare un acquerello, fermando quell’attimo così breve e felice.
Io, del mio arcobaleno, ne faccio quello che voglio.

Così è per tutti. Anche per i “per tutti” che hanno fatto una foto e l’hanno postata sui social.
E che ora si dividono in fazioni: arcobaleno sì, arcobaleno no. Chi lo ha postato è felice di averlo fatto, chi non lo ha postato deride chi lo ha fatto; allora chi l’ha postato manda a quel paese chi lo critica, di conseguenza chi ha criticato e deriso si offende di essere stato a sua volta criticato e rincara l’offesa e via, si crea un parapiglia, una confusione che genera insulti, rancori, offese che arrivano indietro fino alla terza generazione di avi.
Questo accade con un arcobaleno, ma succede anche per molto peggio, e in questi giorni, tra Virginia Raggi, Tiziana Cantone, Di Canio, solo per fare 3 nomi, assistiamo a una platea di orride violenze, come animali da macello, scannati fino alle ossa, spolpati di dignità e coerenza.
Tutto e il contrario di tutto, sempre e comunque con la ragione incollata sul petto e tatuata sulla fronte. La propria ragione, ovvio, mai disposta a cedere, mai pronta ad ascoltare.

Ci si trova a litigare, troppo spesso, di cose di cui non si sa, solo si ipotizza, si segue la scia, fatta di preconcetti. Questa condizione genera inevitabilmente una sensazione di disagio, di tensione, di malumore, sempre in allerta sulle cose che si fanno e scrivono, diviso tra chi provoca per professione e chi invece cerca solo di creare un dialogo. Stanno nascendo generazioni di insoddisfatti, sempre in corsa verso l’approvazione e il contrario della stessa.

E pensare che basterebbe solo alzare gli occhi e godere dell’arcobaleno.

Filosofia da bucato

La vita insegna, a saperla guardare. La vita insegna nelle fessure dei muri, negli orizzonti sconfinati, nelle parole della gente, nei suoi silenzi; non ci si deve quindi stupire se anche facendo il bucato si possa imparare, una filosofia spiccia, di quella accartocciata nella carta dei cioccolatini, stesa in spiaggia, nelle colonne della Settimana Enigmistica.
O tra i buchi piccoli dello stendibiancheria.

Da anni ormai, ogni fine di stagione, un insetto simile a un’ape, corpo doppio, nero, pagliuzza dopo pagliuzza, costruisce il suo nido nel tubo di ferro del mio stendino. Il tubo ha diversi buchi; l’insetto entra (a fatica, è grande rispetto al buco) e porta pagliuzze fino a farle uscire fuori. A questo punto so che è pronto il nido.nido1

Ogni anno da anni ormai, si vede che si trova bene. Poi se quello è un vero nido dove far nascere nuovi insettini, non so perché non me ne intendo, o forse è solo un nido per sé, una riserva per l’inverno a venire.
Fatto sta che oggi, il mio insetto, ha pensato bene di portare le provviste a casa: una enorme cavalletta verde.nido

Il lavoro è stato faticoso, insetto e cavalletta insieme erano largamente più grandi del foro nel quale voleva introdurla: l’insetto si è fatto mille voli prima di trovare la giusta posizione. Pazienza, calma, determinazione.
L’ho seguita con interesse, come si fa con i figli o con se stessi, per vedere quanto la costanza fosse premiata, convinta che non ce l’avrebbe fatta mai.

E invece dopo vari tentativi, l’insetto ha portato a casa la sua provvista. Certo un po’ grande rispetto al nido, ma un pezzo alla volta e ora non c’è più.nido2

Ed è così, a leggere la vita si trovano spizzichi di filosofia da bucato e ce la insegnano gli insetti grandi che entrano nei buchi piccoli, e sono bravi poi a farlo mentre troppo spesso noi no, perché noi esseri umani spesso siamo così, non sappiamo sognare in grande perché pensiamo che le nostre vite siano troppo piccole per contenerli.

Ma non ricordiamo che i sogni a stringerli stretti entrano anche nei piccoli forellini del cuore.

Amico

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Amico è quando posso essere me, senza nascondermi né proteggermi.

È solo questione di una stupida angolazione del pensiero.

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Lo vedi l’ostacolo? Lo centri e cadi o lo aggiri e corri via veloce.
Sei sicuro sia un ostacolo e non l’opportunità per un momento di riposo? E l’oltre piano sia solo un assurdo viaggio verso l’ignoto?

È solo questione di una stupida angolazione del pensiero.

Chiara 

 

Nell’infinita presenza di te

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Beata osservo le nuvole deposte sul ciglio del cielo, intrecciate ai rami altezzosi e fieri.
Ascolto l’intenso vociare dei ritmi del mondo, il chiacchiericcio degli uccelli, lo smuoversi profondo della linfa, il blu distante dell’orizzonte.

Beata esisto, nell’infinita presenza di te.

Chiara 

La felicità è un fatto intimo #2

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Sebbene sorga ogni mattina, non ci si arrende mai al maestoso trionfo
-se ti dico quello che provo rinasco-
Ho gli occhi bucati di meraviglia.

Chiara

L’arte di Lorenzo Quinn, tra potenza e gioco.

Quando ci innamoriamo di un artista ci innamoriamo della sua arte. Siamo sicuri di saper scindere le sue opere dalla sua arte? Ovvero, di un’artista che amiamo, amiamo tutto o siamo capaci di vedere anche quello che non ci piace?
Un po’ come per le persone che amiamo, spesso i difetti, così appariscenti per tutti, a noi appaiono semplici pecche di poco conto.

Lorenzo Quinn, artista italoamericano, figlio del famoso attore Anthony Quinn, usa la scultura come mezzo di comunicazione contro le ingiustizie, alla ricerca dell’armonia e della tolleranza.
Una delle sue opere più famose ed apprezzata è “The force of nature” ispirata all’uragano Katrina e rappresenta il difficile equilibrio tra la bellezza e la fragilità umana, un nulla di fronte alla potenza devastante della natura.

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La scultura è molto evocativa, di una bellezza lineare e poetica. Si lascia leggere in ogni più piccolo dettaglio, l’impeto, la passione, la violenza, la forza.

Cosa dire invece di una delle ultime opere di Lorenzo Quinn, Vroom Vromm? Esposta al central London’s Park Lane, una grande mano di 4 metri di altezza, tiene stretta una Cinquecento blu targata Roma, la prima auto acquistata dall’artista.

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Due opere così diverse, contrastanti, suscitano in me differenti sensazioni e mi portano a dire che non sempre di un autore si può amare tutto e occorre discernimento e cura in ambito artistico ma soprattutto attento senso critico per non fare di tutt’erba un fascio.

E voi, cosa ne pensate?

Chiara 

 

Link utili

Wroom wroom Sculpture di Lorenzo Quinn
Il sito di Lorenzo Quinn
Lorenzo Quinn’s artwork 
La potenza di Madre Natura di Lorenzo Quinn