Ora è Natale

Sto lavorando a un grande progetto dove le mie opere Kintsugi vedranno la vita tra le mani di atleti e persone comuni. Sto lavorando tra Roma e Milano, seguendo una scia nuova, con persone che mi stanno accogliendo in un mondo che non conoscevo e tutto è sorpresa. E lavoro duro.

Il regista che racconta la storia, come un narratore antico, tra poesia e visione onirica, è Giovanni Bedeschi. Di cui, dico il vero, fino a ieri non conoscevo alcunchè.
Ieri, al rientro a casa dopo una giornata di lavoro a Roma, gli ho scritto, con la consapevolezza che certi incontri sono il Natale.

Caro Giovanni
Sono solita pensare che la vita sia fatta di incontri e che proprio questi incontri siano la nostra strada: ogni atto che compiamo ha dentro di sé una ragione e una storia e se non sempre ne cogliamo subito il senso, poi, ad ascoltare, il senso arriva.
Sto rientrando a casa in treno, cerco su Google Bedeschi film, più per passare il tempo a dirti il vero che per cercare qualcosa. 
Trovo te. Ascolto la tua intervista e già si rafforza quello che, guardandoti lavorare, avevo intuito, la tua poesia intensa, la tua freschezza, la profondità umile e delicata.
E poi scopro “Pane dal cielo”.
Non so spiegarti bene cosa ho provato, ho visto il trailer, le interviste, ho pianto.
Posso dirti che questi giorni di lavoro intenso mi avevano distratto dal Natale: ora, dopo aver vissuto le emozioni toccanti di Pane dal cielo, so con certezza che il Natale, quello del cuore, è arrivato.
Grazie
Di cuore

Chiara”

Dove tu sei, Buon Natale

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Cosa importa se qualche augurio è di facciata, un panettone ammuffito posato sul tavolo, una cartolina spedita via mail, senza il cuore, pigiare invio solo per dovere.
C’è anche questo nel nostro Natale, l’ovvietà e il nulla colmo di canditi e gusci di noci, il muto rattristarsi delle vetrine illuminate, i piatti di cappone e mostarda, la carta luccicante e il vuoto nel fondo degli occhi.

Già, c’è anche questo nel mio Natale, ma appena posso mi fermo nel silenzio di questo prato, dove respiro il forte battito della terra, terra dove le anime si sono posate, lievi, prima di me, tra un esserci ed un esistere, spezzati i cuori, mai abbandonati. Mi fermo e ammiro ciò che vedo. E sento.

Sento e amo, questo faccio tra marmi, lapidi e fiori deposti, tra le preghiere, le lacrime, le promesse e i desideri. Amo e dipingo il mio Natale di poesia, consapevole che anche dietro all’ovvietà c’è un cuore. Che batte e vive.
Non esiste la vita senza la sua fine: è nel passare che sta la vera gioia. Anche quella del Natale.

Buon Natale Sereno
Chiara

Se nevica (50 anni non arrivano per nulla)

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Se nevica lascio aperta la bocca per raccogliere i fiocchi di neve sulla lingua, è solleticante sentirli sciogliere. E se vedo un albero che si illumina ad intermittenza mi fermo a contare le palline e i colori, scegliendone il ritmo.
No, non mi arrampico sulla cima dei grattacieli e non farei bungee jumping mai, non corro nuda negli stadi e non mangerei un verme mai.

Spesso vedo la gente correre, in ansia, di fretta, spesso senza una meta, con la testa ripiena di cose da fare, cose da dire, cose da riempire; io sto ferma. Molto. Osservo e sto in silenzio, alle volte, poche, dico, altre non penso neppure, sto.
Non mi interessano le corse natalizie e se decido di correre non mi lamento, l’ho scelto io no? Non sono per i regali a tutti e a tutti i costi, ma sono per i biglietti di natale, fatti a mano, uno per ogni persona che amo, a cui scrivo a mano, con la penna bella, la Lamy, che ho comperato per sentirmi bene.

Faccio cose, le faccio per me, le faccio per gli altri e se sono obbligata, borbotto ma le faccio. E spesso dico no. Anche quando dovrei dire sì, quando ci si aspetterebbe da me un sì, dico no.
Quando ero più giovane ero una sorta di furetto furioso, ero dovunque, in ogni dove e in ogni perché, senza tempo, senso, definizione, c’ero. E mancava il fiato, questo sì, spesso cedevano le gambe, ero felice, non lo so, credo di sì.

E lo sono anche ora, credo di più.
50 anni non arrivano per nulla, arrivano per farci capire che la vita è una sola, per i più fortunati magari di più, chi lo sa; una sola, preziosa, meravigliosa, dolorosa anche, ma unica.
Ho imparato che i sentimenti passano, che le persone si perdonano, che altre si dimenticano, altre ancora sono qua, con me.
E corro molto di meno, mi affanno di meno e se qualcuno mi impone qualcosa cerco di capire il mio ruolo e se possibile, correggo il tiro.
Forse ho meno soldi, meno lavoro, ma molta, molta più vita, amore e serenità.
Amore, vita e serenità che voglio augurare a tutti. 

Del Natale

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casa mia

Giorni che ruotano attorno al Natale. Panettone, pandoro, luci natalizie, regali, pensieri buoni. Ma non per tutti è un sentire felice, anzi, c’è un bell’accanimento contro il Natale, una sorta di rabbia, noia, diffidenza.
C’è chi festeggia e chi critica chi festeggia e chi critica chi critica chi festeggia: quanto tempo perso!

Ieri, sul muro di un’armeria, ho visto le lucine di natale fatte a forma di pistola e fucile e mi è venuto da sorridere: il natale del “siamo tutti buoni” è andato a farsi fottere!
Sarà, ma poi, a ben vedere, stiamo tutti a sgomitar ma c’è posto per tutti, per i Grinch e per gli Elfi, che vi state a gridare?

Se si guarda bene, il natale è una medaglia con due lati:
-si ricevono regali che alle volte non piacciono, ma altre sì (amo ricevere i regali dalle persone che amo)
-si fanno regali che alle volte non si vogliono fare, ma altre sì (amo fare i regali alle persone che amo)
-si incontrano parenti che alle volte non sopportiamo, ma altri sì (amo )
-si fanno le vacanze che alle volte non vogliamo fare, ma altre sì (durante le vacanze c’è tempo per me)
-si dorme di più al mattino che alle volte non ci va, ma altre sì (amo svegliarmi senza la sveglia)
-si mangiano un sacco di cose caloriche che fanno ingrassare, ma alle volte no (e poi che m’importa?) 

Sono ingenua, vero? Il mondo è degli stronzi, acidi e incazzati, vero?
Pazienza

Buon Natale

Chiara

L’odio è il figlio scemo dell’ignoranza

Il web ha reso tutti intelligenti? No, semplicemente più stupidi. Stupidi perché incapaci di approfondire e capire.
In Italia il 60% della popolazione legge meno di un libro all’anno: cosa pensate che possano comprendere queste persone? Formano la cultura guardando Fazio alla tv? I telegiornali? Leggendo Facebook? O i blog?
Potreste controbattere che certi libri è meglio gettarli che leggerli, ma (tolto quelli autopubblicati che non hanno avuto un editing professionale) si spera che i libri pubblicati dalle case editrici siano corretti, perlomeno nella grammatica.

Un popolo di calcio e reality show cosa può apprendere da questi? Ignoranza e volgarità, nulla più.

Lo so, sto facendo di tutt’erba un fascio, ma non posso che essere disgustata quando leggo che il calendario dell’avvento di Lindt, 1001 Weihnachts Traum, da dieci anni in commercio, che si riferisce alla celebre raccolta di novelle orientali “Le mille e una notte”, avente come disegno l’immagine di un castello arabeggiante, sia stata scambiata per una moschea e tale fatto abbia innescato una marea di commenti ignoranti e beceri sulla pagina Facebook di Lindt Italia.

Foto da Bufale un tanto al chilo

Foto da Bufale un tanto al chilo

Qui uno dei tanti commenti e la tranquilla e pacata (il marketing detta legge ma talvolta basterebbe bannare, bloccare e cancellare, tanto poco merita certa gente)lindt

Per chi avesse del tempo da perdere, qui il link della pagina Facebook di Lindt Italia per seguire i commenti (la gente sa che sta commentando con il suo nome e cognome e che Facebook non è un luogo privato senza orecchie o occhi? Mah…)

Potreste dire: “ma è un caso isolato!”. Sappiamo bene che mentite a dirlo e così vi presento un altro caso.
Questa volta si parla di disabilità, di pregiudizio; una foto del di bambini di una scuola di Cosenza  su di un palco, con l’immagine di una bambina in sedia a rotelle messa dietro agli altri, quasi in una situazione di disprezzo, viene fatta girare per il web, con urla e grida contro chi ha creato questa situazione di forte discriminazione: povera bambina, sul palco e nessuno la vede. Una scena da piccola fiammiferaia.
Ma anche questa volta c’è l’ignoranza che la fa da padrona, la fretta del dire, e così, quello che è solo un momento di preparazione diventa il marchio di infamia.

Foto firmata

Foto firmata

Per la vera storia della foto, vi invito a leggere l’analisi precisa dei fatti, con argomentazioni e fonti certe, fatta da Iacopo Melio, che prima di dire ha voluto sapere. Qui il link al suo blog e all’articolo 

Potremmo andare avanti per ore, vero? Di quella foto ho letto commenti aberranti nel web, cose da storcere lo stomaco. Sì, perché la rabbia sta salendo, l’intolleranza, il razzismo e sono le notizie stesse, false e falsate (volutamente?) che lo aumentano.

Io non so che Natale sarà, se mai più tornerà la pace, ma me lo auguro. Forse basterebbe leggere di più, la storia di quello che è stato, la bellezza, la verità.

Chiara 

Né multietnici, né integralisti: siamo unici.

Prendiamo una palla di creta e lasciamola in mano a 20 bambini di sesso, età, etnia, religioni differenti con la regola che non esistono regole.

Ognuno di loro creerà un oggetto, un animale, un simbolo, un disegno di fantasia, anche nulla, forse la palla resterà una palla, forse un castello, forse qualcuno inventerà Dio, chi una pistola, chi la famiglia, chi non farà nulla, restando seduto solo a guardare, non ci sono regole, ricordate, nessun obbligo.

Ad un certo punto un bambino tirerà la palla addosso al vicino, per ridere e il bambino piangerà, un altro si metterà a ridere sguaiato, un altro resterà seduto, nel suo nulla, mentre un bambino ancora non verrà disturbato dai rumori e continuerà il suo lavoro, una città.

foto dal web

foto dal web

Di cosa è fatta quella creta in mano ai bambini? Dei loro sogni, delle idee, dei pensieri, di ciò che gli è stato insegnato, della cultura, dei libri letti, le favole narrate, della religione, del loro Dio, dei racconti dei nonni, delle notizie viste in tv. dei giochi imparati, del colore della terra, dei ricami dei vestiti, delle guerre, delle lotte, dell’amore della mamma, del clima, delle piante, degli animali e di ogni più piccola particella dei loro ricordi.

Se tutto fosse uguale, se si azzerassero culture, religioni, idee in nome del rispetto di una impossibile integrazione multietnica, i bambini creerebbero da una palla di creta tutti lo stesso oggetto, come se venisse data loro la stessa regola, con qualche piccola differenza dovuta a dimensione e ad un guizzo di fantasia.

Siamo unici e lo siamo per quello che sono le nostre radici ed è insegnando uno all’altro il sapore della propria terra che si diventa uniti, non nascondendola.

Chiara 

 

Palle di Natale

L’avete già fatto l’albero? Sentite l’atmosfera natalizia? No? fatevi un giretto in un qualsiasi supermercato, il panettone spopola! O camminate per le strade: luci colorate augurano buone feste!
Prestino, vero? Qui sembra primavera, altro che neve.

Ma si sa, il Natale prima o poi arriva e meglio non farsi trovare impreparati.
Ecco quindi per voi le PALLE DI NATALE, da usare sui vostri alberi, alle finestre e…tutti i giorni.

-ci aggiorniamo …eh, sì, si dice sempre così, poi passano almeno sei mesi di silenzio!
– non è un problema, è un’opportunità…l’unico modo per sopravvivere alle disgrazie.
andate, vi raggiungo dopo…lascia presupporre 1)mi scappa la pipì 2)dopo, quando?
-sentiti libero…però se ti azzardi a dire e fare quello che non voglio io, ti uccido.
-giusto due foglie di insalata...condita con un bicchiere d’olio, wurstel, maionese, uova, olive, salame…
-non è suonata la sveglia...più o meno come si è rotto l’ascensore, non partiva l’auto, c’era traffico.

-non ho niente da mettermi...un evergreen, anche con due cabine armadio e un’intero piano della Rinascente
-prossima volta offro io…sì, se siamo solo in due e prendiamo un bicchiere d’acqua liscio
-per te gli anni non passano mai…adorabile ipocrisia tra amiche che non si vedono da anni e si invidiano l’età
-non disturbi mai...ma se non chiami e non ti fai vedere è meglio.

-quando vuoi ci sono…la palla migliore, da appendere fuori dalla porta dell’ufficio, del laboratorio, di casa, stampata nei biglietti da visita, come foto profilo dei social!

Buon Natale! 

Chiara 

Link utili
Le Palle di Natale sono disegnate da Elyron    www.elyron.it
L
e Palle di Natale il sito    www.lepalle.it

Quando ami quello che fai

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progetto Milena Maffei (vedi link fondo pagina)

Cita una celebre frase di Confucio “Scegli un lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in vita tua

Questo è vero per chi ha avuto il coraggio e la fortuna di poter seguire la propria indole. Non sempre è fattibile ma quando si riesce, si apprezzano dettagli e le ore non pesano quasi mai.
Così oggi voglio raccontarvi uno dei miei ultimi lavori, e uso proprio questo esempio per incentivare i professionisti a tenere alta la bandiera della loro professionalità e a coloro che si improvvisano, di lasciare perdere. Certo costeranno meno, ma se i risultati sono questi!

Statua in gesso raffigurante Gesù bambino, altezza 50cm, posizionata presso il Santuario di Oropa, nel presepe allestito nel periodo natalizio.
Così è come appariva lo scorso natale adagiato nella mangiatoia.1 (2) (Copia)

Avviciniamoci al volto e vediamo un incarnato livido, pesanti sopracciglia e riccioli posticci. Il tutto appare finto e plastificato. Anche il vestito, di un azzurro bebè così come il rosa delle decorazioni, lineette infantili e piccole stelline.

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Il restauratore è un preciso e scrupoloso compilatore. Non deve eccedere nella fantasia e nella creatività, ma attenersi all’originale. Potete quindi ben immaginare cosa provi un restauratore quando l’originale lo scopre.3 (Copia)

È un passo dopo l’altro, un lavoro lento, qui eseguito a bisturi, che porta alla luce la freschezza del vero. I colori rinascono, prima seppelliti sotto un’accesa quanto inopportuna creatività.

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Restaurare significa rendere il più possibile originale l’oggetto, non falsare l’epoca, non aggiungere, non togliere, attenersi alle regole. Nessun volo pindarico, nessuna scivolata, nessun ricciolo aggiunto, nessun colore nuovo. Solo attenzione ai dettagli, ritocchi dove manca, solidità e stabilità. Nessuna offesa all’epoca viene fatta.

Così si ottiene il risultato sperato.7 (Copia)

Questo è il classico risultato che, confrontando il prima e il dopo, porta la gente a dire: “Eh, ma ha cambiato tutti i colori!“, mentre si è solo ripristinato l’originale che era stato nascosto sotto una mano di colore.

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L’arte del restauro è un’arte delicata, un mondo in cui occorre rispetto e umiltà; noi non possiamo emergere sull’oggetto, ma restare meri artigiani al suo servizio.

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Link utili

Il mio sito Chiarartè dove trovate la scheda tecnica del restauro (link diretto)
La pagina Facebook di Chiarartè
Il sito di Milena Maffei, Identità visive 
La pagina Facebook di Milena Maffei che ha creato l’immagine principale del post

Chiara 

Il poeta

Oh beato quell’essere umano che di dono ha la favella, l’arte eccelsa della parola!
Sa mescolare lettere ad incanto e nascerne vita nuova d’emozioni.

Non ha timore, il poeta, di prestarsi a modello d’amore o passione, di raccogliere da prati fiori da donare a Muse predilette. Non ha timore, il poeta, di provare sul suo cuore lo strazio di sentimenti finiti, stracciati, la morte lo attende e non la teme, l’abbraccia che dentro al cuore sprofonda ogni volta che compie l’inimmaginabile viaggio al centro di sé.

Ne fa un albero, il poeta, di parole cesellate e perfette, ritmate e rimate e di precisione accese. Ne fa un albero, il poeta, ne costruisce prima radici profonde e lentamente, mai aduso alla fretta, ne plasma il tronco e i rami e la linfa che scorre ne è armonia.

Ne annaffia il canto, il poeta, ne mesce la terra, rinfranca il cielo, di nubi veglia la pioggia e ne riscalda la crescita il sole.  Ne annaffia il canto, il poeta, pota i rami che mai è avvezzo a ridondare e meglio sa che è togliere per vederne crescere i frutti puri.

Quand’ecco, il tempo s’è fatto pronto e poesia ne nasce e pura si posa su foglia germogliata. E’ il vento dell’esistenza a partorirla oltre, è il cuore degli uomini a farla pulsare e non è più cosa del poeta, che la vede partire e sa che di nessuno è la sua arte se non di chi la legge e ne fa cosa sua e la rigermoglia dentro di sé. 
Ahi, care Muse, che adagiate state ai piedi del letto del poeta, catturando nei suoi occhi l’amore che anelate, sappiate d’essere solo d’ispirazione ma mai di possesso alcuno, che la poesia è foglia al vento ed è di chi ha vero cuore.

Il mio augurio per questo Natale è che sappiamo avere cuore puro per accogliere la poesia dentro di noi e nessuna pretesa di averla solo per sé, che il dono, donarsi, è la grande  meraviglia dell’esistenza.
Ed è solo quando ci si dona, non si pretende, che si rivela l’amore vero e sincero. 

Chiara 

Io non ti abbrevio; ti vivo

Accade sempre più spesso che la brevità sia il nostro vivere.
Incapaci di dire “ti voglio bene” o solo affrettati nello scrivere “tvb”?
Incapaci di dire “ le mie più sentite condoglianze” o solo affrettati nello scrivere “R.i.p.“?
Per non parlare di nn, xchè, ke, tnt, bn, grz e via scorrendo.
E le faccine emoticons? Aggiungo anche loro nella affrettata corsa della vita.

E’ poi così necessario essere ovunque, fare gli auguri a tutti, ricordarsi di tutti, intervenire dappertutto, in una smania senza tempo di presenza?

Io, io non ti abbrevio.
E sì, ti voglio bene; ti amo; sono felice se ci sei; è bello stare con te; grazie; vuoi venire a fare una passeggiata con me?;come stai?; sei una persona importante per me; mi spiace se non sei stata bene; ci sono qui io, non temere; sei hai problemi, chiamami; mi manchi.

Io, io non ti abbrevio.
Io ti vivo.

Chiara