Perché ti chiami così? (Come nasce il nome del vostro blog)

Come nasce il nome del vostro blog? 

Questa mattina ho ricevuto la quotidiana mail di “Una parola al giorno.it(ne ho scritto qui, qualche mese fa), un bel progetto che racconta le parole, parole di uso quotidiano o inconsuete, desuete, moderne o inventate.
Un dizionario dei sinonimi, stimolo a non fermarsi a “fare e dire” ma a costruire nuove emozioni in parole. Chi usa a suo agio le parole è giocoliere di parole, ed è bello leggerli.
Altri meno, forse poco inclini a sperimentare.

La parola spiegata, studiata, analizzata di questa mattina di  Una parola al giorno.it  è
SQUARCIARE

“La parola del giorno è

Squarciare

[squar-cià-re (io squàr-cio)]

SIGN Lacerare ampiamente e con violenza

dall’ipotetica forma del latino parlato [exquartiare], derivato di [quartus] ‘quarto’, propriamente ‘dividere in quattro’.

È chiaro: siamo davanti a una parola di violenza rara, e il fatto che sia comune richiede un uso particolarmente consapevole.

La sua radice è la stessa di ‘squartare’; ma mentre questo ha conservato il significato di spaccare in quattro ed estensivamente di fare a pezzi, squarciare è passato a significare più specificamente un lacerare ampio e violento. Significati parimenti cruenti, ma piuttosto diversi.

Sorvolando sui casi d’uso più spiacevoli, se non atroci (che comunque sono fin troppo consueti), si squarcia il sacchetto di biscotti che tentavamo di aprire con discrezione, il vento squarcia le nubi nere e compatte rivelando un cilestrino abbacinante, l’incontro inaspettato squarcia la noiosa routine. Come dicevamo, oltre ad essere caratterizzato da una violenza suprema, da un’ energia senza pari, l’atto dello squarciare comunica anche un’ampiezza del tratto tale che non permette ricuciture o guarigioni – volentieri in senso figurato e iperbolico. Ciò che viene squarciato non potrà più essere come prima.

Una freccia importante al nostro arco, capace di dare al discorso una forza descrittiva meravigliosa, a volte tremenda.

* * *

Grazie a Federica per il suggerimento!

A domani, con la parola del giorno!”

Interessante!
Squarciare, squarci, è parte del titolo del mio blog. 
È affascinante pensare a quanta potenza abbiano le parole: squarciare, un’apertura che non si può ricucire, uno strappo violento anche: “Ciò che viene squarciato non potrà più essere come prima”

Ho scelto il nome di questo blog pensando ad una voce che rompesse il silenzio di cui spesso portiamo il peso, non certo pensavo a cambiamenti radicali.
Ma sono contenta della definizione che Una parola al giorno.it ha dato; rende la potenza, la forza, il nucleo intorno al quale ruota l’universo.
E io, noi tutti, con lui.

Così mi viene da chiedervi: Come nasce il nome del vostro blog? 

Chiara

Espresso book machine

Il mercato dei libri subisce continui scossoni: la mancanza di lettori, la mancanza di contenuti, la predominanza delle grandi case editrici e il pullulare di piccole case editrici o pseudo tali (più volte associazioni travestite da).
Il lettore forte non si lascia traviare ma il piccolo lettore, quello dei due o tre libri l’anno, o il lettore occasionale, quello del “compero il libro – 50 sfumature di grigio –  perché lo leggono tutti” (e poi lo lasciano sul comodino alla terza pagina) vengono travolti da questo fiume in piena di editoria e carta stampata, senza conoscere la direzione.

Ma a me, del piccolo lettore, importa poco; lo lasciamo ai grandi network, alla pubblicità, a Domenica in e all’influenza dei like sui social.  Io mi interesso del grande lettore, del lettore seriale che spesso inizia una caccia al tesoro per trovare quel raro testo mai più ristampato, quel libro di cui ne sono state stampate 1000 copie e di cui non c’è più traccia nelle librerie. Certo ci sarebbe la biblioteca, ma spesso il forte lettore è anche possessivo e il libro vuole che sia solo suo.
Il problema del fuori catalogo spesso paralizza un lettore, perché rende vana ogni sua ricerca se non nei mercatini dell’usato, in una smania che solo raramente trova pace.

Espresso book machine è un innovativo processo di stampa di libri che può venire in soccorso a situazioni del genere. Dal sito di Promedia che in Italia si occupa della sua distribuzione: “ L’Espresso Book Machine è un impianto di stampa e legatoria installato presso una libreria o biblioteca, capace di produrre in pochi minuti un libro.”espresso book machine

A tutti gli effetti è una macchina che, utilizzando un particolare software (Espressnet) converte file in libri nel tempo di pochi minuti. La stampa è di livello medio, ma ha una buona rilegatura, pagine a colori e copertina morbida.
Si rivolge a case editrici che, invece di gestire magazzino, trasporto, resi e l’inevitabile fuori catalogo, possono lasciare il loro libro in un catalogo online da stampare su richiesta del lettore. A tutti gli effetti un ebook che diventa cartaceo.
Le macchine che stampano libri sono 100 in tutto il mondo, una sola in Italia presso il Mondadori Store in piazza Duomo. Questo effetto capillare di diffusione delle macchine stampanti di libri permette all’editore di distribuire il file del suo libro in tutto il mondo, così da poterlo ritrovare stampato in Giappone come in Russia.

 

mondadori espresso book machine

Il sistema è semplice: la casa editrice concede i file dei libri in catalogo (potendo così tenere un catalogo sempre aperto); il cliente arriva il libreria, cerca il suo libro e con pochi passi, è pronto per essere stampato.
Il costo è medio basso, visto che come detto prima, la qualità è media, ma il risparmio di tempo e ricerca per l’utente è tutto ripagato.
C’è poi tutta una categoria a parte, quella degli autori senza casa editrice: questi possono evitare le pseudo case editrici che promettono editoria a pagamento, caricando direttamente i propri file su Espresso Book Machine, effettuando una vera pubblicazione on demand.
Il sistema viene anche usato per stampare tesi, libri di cui si vuole avere solo una copia.
Qui il link di Book on Demand, con l’intero catalogo di 7 milioni di titoli pronti per essere stampati e eventuali richieste per libri rari o introvabili. http://www.mondadoristore.it/book-on-demand

Insomma, un sistema dinamico e economico per ritrovarsi tra le mani il libro agognato.
Per ogni info in Italia il sistema è gestito da Promedia (qui scarica la brochure informativa) 

Chiara 

 

Di marketing per vendere libri: ovvero il genio di Michele Marziani.

Si sa, per vendere un libro ormai non è necessario saper scrivere: basta una buona campagna pubblicitaria.
Quelli super famosi, i Vip delle librerie, tipi del calibro di Fabio Volo, Paulo Coelho, Bruno Vespa, Baricco, Gramellini, non devono scomodarsi molto, perché a loro ci pensano le case editrici.

Ma tutti gli altri, intendo per il 99% di tutti gli scrittori, saggisti, poeti, presenti sulla terra, se non ci mettono del loro, rischiano l’oblio in meno di uno.
Quali sono i modi per farsi conoscere e presentare il proprio libro? Quali strategie deve mettere in atto uno scrittore per riuscire a vendere almeno 100 copie del suo libro?
Le recensioni fatte da amici, parenti, conoscenti sono utili e di fiducia, visto che difficilmente un amico sputtanerà il tuo libro, a meno che non l’abbia dovuto comperare.
Siti e blog specializzati non aspettano altro che di recensire libri, libri ovviamente che sono stati inviati a gratis dallo scrittore; tali siti spesso fanno recensioni a pagamento ed è ben chiaro che se io pago per farmi recensire, voglio una recensione positiva, ecchecappero! (ne ho letto bene e in maniera esauriente qui, invito a leggerne anche voi).
Recensioni negative non ne vedremo mai, quindi, a meno di qualche odio o amicizia finita malamente.
Ci sono poi le presentazioni nelle librerie, a casa di amici, nei bar, nelle piazze. Tutto questo ha un costo di tempo, di pubblicità, di manifesti, locandine; e poi ci vuole presenza scenica, saper leggere pagine del proprio libro o trovare attori, presentatori. E amici e parenti disposti a venire a sentirti.
La tv può essere un altro modo, ma, e ve lo dico per esperienza anche se non in campo librario, un passaggio pubblicitario su di una tv locale costa una pazzia, anche quando non siamo noi a chiederlo ma è la stessa tv che, trovandoti interessante, decide di investire su di te, con un video dedicato. Che dovrai pagare tu!

E poi si fa da sé, si aggiunge ingegno e fantasia e via di autopromozione. C’è chi apre una pagina Facebook dedicata al libro, chi un profilo, chi propone pagine del libro, chi ne fa immagini, chi cerca amicizie in ogni dove, chi fa video, chi spamma via mail o messaggi, chi è ovunque, chi non c’è mai, chi aspetta, chi spinge, chi sa e chi non sa.

E noi poveri lettori ci barcameniamo in questo mondo di autopromozione, a volte, spesso, infastiditi da troppa promozione, esasperati da inviti molesti, da sovraesposizioni mediatiche: un vero slalom!

Ma.
Ma c’è anche chi si autopromoziona bene, chi sa usare il web calzandolo su di sé, come un vestito cucito apposta, perfettamente stirato, nessun dettaglio lasciato al caso e nonostante tutto, apparire sgualcito e disattento.
Come Michele Marziani, a mio modesto giudizio, un genio.
“Il pescatore di tempo” è il suo nuovo libro, appena uscito nelle librerie. Marziani, da settimane, propone nella sua bacheca divertenti siparietti.michele marziani

«Lo dica».
«No, mi rifiuto».
«Lo dica, Marziani, è un ordine».
«Il pescatore di tempo su Amazon.it adesso costa solo 7,23 euro»
«Era così difficile?»
«Uno scrittore non parla di vile denaro».
«E di cosa campa?»

Il pescatore di tempo, un libro ipocrita e aristocratico. Finalmente in libreria.

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«Mi spiegate per piacere questa cosa dei “mi piace”? Perché siete così fissate che la mia pagina Facebook deve averne duemila?»
«Prima di tutto si chiamano like».
«Va bene, poi?»
«C’è un rapporto like/vendite di libri del 3 per mille».
«Ovvero?»
«Se lei avesse duemila like venderebbe sei copie, ma non ha nemmeno quelli».
«Ne venderò cinque».
«No, la statistica è dura e matrigna: tre ogni mille, se non raggiunge i mille non vende niente».
«Beh, tre copie sono meglio di niente».
«Il suo editore – quello che ci paga – non la pensa esattamente così. Si dia da fare Marziani, trovi venticinque persone in più che dicano che la sua pagina gli piace».
«Possono anche mentire?»
«Certo, anche gli altri lo fanno, non crederà mica di piacere davvero. E poi la smetta con quei baci alle trote…»

Il pescatore di tempo, un libro che in questo momento esatto sta girando l’Italia dentro ai furgoni per arrivare domani nelle librerie.

E via dicendo. Vi invito a frequentare la pagina di Michele Marziani per ritrovare un’atmosfera rilassata e divertente, un invito-non invito a leggere per il puro piacere di farlo e a scrivere con lo stesso intento.
Ah, io il libro l’ho comperato, non ancora letto, poi si vedrà.

Chiara 

La pagina Facebook di Michele Marziani e che sia chiaro, questa non è una marketta ma puro spirito libero, come sono io. E chi mi conosce bene, lo sa https://www.facebook.com/micmarziani/?fref=nf

 

 

 

 

Scrivere ai tempi di Facebook

Il rutilante mondo della scrittura ai tempi di Facebook e delle mille e mille -presunte-case editrici che pubblicano mille e mille libri di -presunti- scrittori.

Una chiara visione di Giulio Mozzi, nel blog Vibrisse,bollettino, qualche consiglio e una manciata di errori da non compiere per non farsi cancellare dopo il tempo di un clic.

https://vibrisse.wordpress.com/2016/01/26/dieci-consigli-agli-esordienti-circa-il-corretto-uso-di-facebook/

Chiara

Il Lazzarillo de Tormes. E poi? Tutto ad 1€

“Ritengo giusto, io, che cose di tanta importanza, e magari mai viste né udite, giungano alla conoscenza di molti e non rimangano sepolte nella tomba dell’oblio, poiché può darsi che qualcuno, leggendole, trovi qualcosa di suo gusto, e che dilettino chi non approfondisca troppo. A questo proposito Plinio dice che “non c’è libro, per cattivo che sia, che non abbia in sé qualcosa di buono”; soprattutto se si considera che non tutti i gusti sono uguali, e ciò che a uno non piace può sembrare prelibato a qualcun altro; così vediamo che cose disprezzate da alcuni non lo sono affatto da altri. Da ciò deriva che nulla dovrebbe essere buttato via o lasciato andare in rovina, a meno che non fosse assolutamente detestabile, ma anzi dovrebbe essere comunicato a tutti, specialmente qualora non fosse di alcun pericolo e, al contrario, se ne potesse trarre un qualche frutto. Se non fosse così, infatti, ben pochi scriverebbero solamente per uno, perché non lo si fa senza fatica, e quelli che lo fanno vogliono essere compensati, non con denaro, ma con la speranza che le loro opere siano conosciute e lette e, se lo meritano, lodate. E a questo proposito Tullio dice: “La gloria dà vita alle arti”.

            Chi mai pensa che il soldato in testa all’assalto delle mura sia quello che maggiormente odia la vita? No, certo, è la brama di elogi che lo spinge ad esporsi al rischio; ed è questo ciò che succede nelle arti e nelle lettere. Predica assai bene il giovane teologo, ed è uomo che desidera molto il giovamento delle anime; ma chiedete al molto reverendo se si dispiace quando gli dicono: “Oh, reverendo, che magnifica predica!”. Aveva corso malissimo alla giostra l’eccellente signor Tizio, e ha regalato una sua camicia al giullare che lo elogiava per aver dato così bene di lancia: che avrebbe mai fatto se fosse stata la verità?

            E tutto funziona nello stesso modo; così, pur confessando di non essere più bravo dei miei concittadini, non mi dispiacerà che queste mie bagattelle, che scrivo con stile tanto grossolano, vengano a conoscenza di tutti coloro che possano trovarci un qualche motivo di piacere o di divertimento, vedendo come un uomo possa vivere pur tra tante disgrazie, pericoli e avversità.

            Supplico Vostra Signoria di accettare l’umile omaggio dalla mano di chi ne offrirebbe uno assai più ricco se le sue possibilità fossero pari al suo desiderio. E poiché Vostra Signoria scrive che le si scriva ed esponga il caso con tutti i dettagli, mi è sembrato corretto trattarlo non dalla metà, ma dall’inizio, affinché si abbia un’idea esauriente della mia persona; e anche perché coloro che hanno ricevuto in eredità nobili natali vedano quanta poca considerazione sia loro dovuta, perché la Fortuna è stata parziale con loro, e quanto più abbiano fatto coloro che, avendola avversa, remando con forza e destrezza, sono arrivati felicemente in porto.”

IL LAZZARILLO DE TORMES di Anonimo ( 1550 circa) SpagnaLazarillo_de_Tormes

 

Quanti libri nelle librerie! Quanti negli scantinati!
Siete mai stati nei mercatini di libri usati? Ad un solo 1€ si trova di tutto, dai classici ai romanzi rosa, fantasy, saggistica, horror, fantascienza, psicologia, giardinaggio, poesia: tutto ad 1€.
Libri bellissimi, di fama mondiale, vicino ai peggior romanzetti; appoggiati al bancone, nelle loro rilegature, sono tutti uguali, la carta leggermente ingiallita, alcuni libri comperati e mai letti, altri usati, segnati, segnalibri, santini, dediche, appunti, vita.
Vale la pena davvero come dice l’anonimo scrittore del Lazzarillo de Tormes, citando Plinio,  di leggere tutto perché anche nelle cose brutte qualcosa di bello si può trovare? È vero che ognuno ha i suoi gusti, che ciò che è bello per me può essere disgustoso per te, ma la scrittura non ha un bello assoluto?

Oggi inizio la lettura del Lazzarillo des Tormes, poi torno a dirvi.

Chiara 

Scrivere storie è uno strumento potente.

Nell’edizione appena conclusa di Mammacheblog creativo, tenutosi a Milano sabato scorso, ho avuto modo di conoscere il direttore editoriale di Giunti, Antonio Franchini, nel panel Il potere della narrazione come strumento di emancipazione.

Essendo il tema del panel strettamente legato al ruolo della scrittura come mezzo di liberazione e consapevolezza delle donne, diversi sono stati i suoi pensieri sui lettori, pensieri riscontrati dai dati di vendita: gli uomini hanno abdicato il senso della complessità, rivolgendosi sempre più alla saggistica, che risponde a richieste specifiche, lasciando alle donne la complessità psicologica dei romanzi.
È una generalizzazione di numeri, ovvio, ma fa riflettere, soprattutto il fatto che gli uomini leggono quasi solo uomini, mentre le donne non hanno diversità di genere nella lettura.

A questo punto viene spontanea la domanda: esiste una scrittura maschile e una femminile? Secondo Antonio Franchini, no.

Ecco qui sei esempi, tre femminili e tre maschili: voi sapete dirmi quali sono scritti da una donna e quali da un uomo?

1)“Ma non si voltò perché troppo temeva che fosse un’illusione del suo cuore, e troppo avrebbe sofferto di sapere che la sua mano era guarita per forza di magia, e non di amore”

2)“I suoi limpidi occhi azzurri, sotto l’elegante arco delle sopracciglia brune abbastanza marcate per dare esprezzione alla fronte, sembravano capaci di infiammare non meno che di commuovere, di comandare non meno che di implorare.”

3)” Si sentì impazzire. Lo divennero tutti, anche se la cosa li colpì in modi diversi. Alcuni erano ossessionati dal sesso. Le loro funzioni superiori erano così esauste e insensibili che divennero animali, alla disperata ricerca di qualsiasi contatto sempre più frequenti.”

4)“Dopo molte esitazioni riuscii a superare l’idea che gli uomini non parlano delle loro debolezze né dei loro problemi, pregiudizio che era radicato in me fin dai tempi del quartiere latino, dove costituiva uno dei tratti basilari di virilità”

5)“C’è nel contatto umano un limite fatale,
non lo varca né amore né passione,
pur se in muto spavento di fondono le labbra
e il cuore si dilacera d’amore.”

6)“Oh tu che hai le pupille stanche e afflitte;
Nutrile dell’immensità del mare;
Tu che le orecchie hai stordite di volgare rumore
O troppo sazie di troppo ricche melodie,
Ascolta, sino a trasalire, ciò che dicono le
vecchie caverne:
Il coro, sembra, delle antiche ninfe del mare.”

Vi darò una mano, citando i testi da cui ho preso le sei frasi, non in ordine.
-Keats “Il sogno di Adamo”
-Isabel Allende “Il piano infinito”
-Anna Achmatova “La corsa del tempo”
-Walter Scott “Ivanhoe”
-Laura Mancinelli “Gli occhi dell’imperatore”
Lev Grossman “Il mago”

Io no, ve lo confesso, io non saprei distinguere uno scritto di una donna e uno di un uomo e leggo ciò che mi piace, non conta il sesso.

E voi?

Chiara 

 

 

Leggere ai tempi dell’internet

Normalmente le recensioni vengono redatte al termine della lettura di un libro (poi forse qualcuno le scrive senza leggerlo, ma questa è un’altra storia); io questa volta mi cimenterò, ardita, in una nuova disciplina: la recensione a metà lettura.
Che poi, recensione… diciamo che racconterò ciò che ho trovato nel libro di cui vi dirò, come mi ha fatto stare e lo farò strada -leggendo- perché con  “La verità, vi spiego, sull’amore”, scritto da Enrica Tesio, sento di dovere fare così.

“Io mentre faccio le pulizie sbatto gli oggetti, sbuffo, me la prendo con le minoranze. È una lotta con me stessa prima e con lo sporco poi. Mastro Lindo ha perso i capelli dopo avermi visto lavare i pavimenti.”
Dora è una giovane donna, o una ragazza adulta, di 35 anni, separata da Davide “Senti, scusa, sono due giorni che ci penso: quel tizio con cui mi hai vista l’altra sera…non era il mio amante. Sono stata lasciata, il padre dei miei bambini mi ha detto che non mi ama, che vorrebbe, ma non ci riesce.”, madre di due figli piccoli, Pietro, tre anni “-Mamma…- Dimmi…-Io stavo nella pancia?-  Sì.- Allora ti ho vista dentlo.- Sì, tu mi hai vista dentro.-” e Micol, tredici mesi “Certo, quando Micol balla Maracaibo, il mio ateismo vacilla.”
Attorno a Dora ruotano personaggi improbabili, la mamma e la suocera “Nonna Mimmì e Nonna Nené sono due creature tanto diverse da non appartenere nemmeno alla stessa specie.”, l’amica del cuore Sara “Non è che Sara non sia capace di amare, sia chiaro, solo che si innamora davvero sempre dello stesso pericolosissimo uomo, il Dottor Stranumore.”, il divertente poeta bidello Simone, assunto come tata dei propri figli “Mi sa che scriverò una poesia sulle cose che rendono una merda la vita dei bambini.” e l’ex marito Davide “-Davide mi ha lasciata- Adesso possiamo scopare?”- A volte avere un ex amante riporta tutto nella giusta prospettiva.”

Ma è di Dora che si parla, lei con la sua autoironia, le sue frecciate, il suo conoscersi così bene da darsi per scontata, il suo perdersi ogni giorno, senza mai ritrovarsi; e sono gli affetti veri quelli che la tengono stretta alla terra, ancorata al suolo mentre lei tenta di disperdersi attaccata ai palloncini, come il nonno di Up. È di Dora che si parla, delle cose che sa di lei, della vita, ma che nasconde agli altri, per apparire quella che non è; ma ancora una volta sono i figli che la ascoltano, che quasi più saggi, le insegnano a ridere, a piangere, anche, a riprendere la strada anche quando una mattina ruzzolano tutti e tre dalle scale e il senso di colpa diventa più forte dei lividi lasciati dalla caduta.
È di Dora che si parla ed è un po’ di tutte noi mamme che leggiamo, e viene da sentirsi vicine a lei “Quando finisce la carta igienica prima di comperare un altro pacco costringo tutta la famiglia a pulirsi il sedere con salviette struccanti, fazzoletti di carta, pezzi di Rotoloni Regina dividendo i due fogli altrimenti è difficile mandarli giù nello scarico” perché anche noi siamo così, anche noi lottiamo ogni giorno per sembrare belle, preparate, confrontandoci con le mamme perfette ” -Ci sono dei parametri per essere considerate signore, e tu quei parametri non li hai- Tipo?- Una signora deve possedere un gancio per borse da tavolo.- Cos’è un gancio per borse da tavolo?-”
È di Dora che si parla, ma  come se si parlasse di noi, mamme imperfette, mamme innamorate dei nostri figli, loro al centro del nostro universo, noi che vorremmo che tutto filasse sempre liscio, ma poi succede che chiudi il dito di tuo figlio nello sportello dell’auto, tingi di rosa la sua maglietta preferita, tagli i capelli alla figlia piccola pensando -tanto sono capaci tutti- e invece viene fuori una testa a scodella, cucini patate fritte e hamburger come se non ci fosse un domani e poi ti penti se si svegliano con l’acetone.

Come ho scritto prima, questa recensione l’ho scritta mentre sto leggendo il libro, perché quello che è bello dei tempi dell’internet, è l’immediatezza.  E così posso raccontarvi che non conosco personalmente Enrica Tesio, ma l’ho contattata su Facebook per dirle che stavo leggendo il libro ed è stato curioso, perché lei mi ha risposto e poi ci siamo  scritte un po’ e sì, è davvero strano trovarsi a scrivere con la scrittrice del libro che stai leggendo.

“La verità, vi spiego, sull’amore” di Enrica Tesio
sottotitolo “Sai volare?” “No, ma faccio salti altissimi” di Guido Catalano, poeta
Edizioni Mondadori 2015
Pagine 235, costo 16€ images

Enrica Tesio e il suo affollatissimo blog “Tiasmo, prima o poi l’amore arriva. e ti incula” 
Guido Catalano e le sue poesie “Guido Catalano”

Chiara

Tu, parli con i libri?

Ieri sera ho scritto due righe, lo ammetto balzane e incomprensibili anche a me.
Ma si sa, la notte alle volte porta consiglio, altre scompiglio.
Il senso vero, ciò che volevo dire, e non dite che siete stati voi a non capire, ma lo ammetto, io a non spiegare, è che io parlo con i poeti e le loro poesie.
Mi accade, spesso la notte, ma anche durante il giorno, quando il sole ai più illumina la mente mentre a me confonde.
Parlo con i poeti, non dico poeti amici, non dico che parlo a voce, in mail, al telefono; io parlo con l’essenza distillata dalle loro poesie.
Discuto, concordo, dissento, mi altero, mi innamoro, piango, declino, sospingo, condivido, amo.
È un dialogo sordo, lo so, ma mai mi sognerei una risposta giacchè mentre parlo, parlo tra me e dispongo i miei pensieri e i miei ricordi secondo la strada tracciata dal poeta nella sua poesia. Lui mi prende per mano, magari mi spinge, lo sento alle spalle, corre via veloce, è un bel rincorrersi, ve lo lascio immaginare.

Succede mai a voi di parlare con i poeti?
Attraverso le loro parole, intendo, attraverso l’inchiostro, i punti, le rime.
Succede mai a voi di sentirvi compresi dentro ad una poesia, come se il poeta fosse vostro fratello, la madre, l’amante; succede mai di leggere la vostra vita nelle parole del poeta, quasi fosse biografo di voi e voi soltanto così da spingervi a dire: “Sta scrivendo di me”, con quel sospiro dolce nel cuore?

Suvvia non fatemi restare nel limbo di coloro che in mano un libro, perdono la testa e partono per un mondo a sé, un mondo di viaggio e incanto, in contemplazione.

Chiara

“Lasciati sorprendere” di Francesca Ravinetto.

“Ma è la verità, e lo so che fa male, ma devi accettarla. Se non te la dico io chi te la dice?”
“Ma io mi sono sempre fidata di lui. Mi prometteva che sarebbe sempre rimasto. Io ci ho sempre creduto. Mi sono fidata.”
“Sai, le persone ci riempiono di promesse ma la maggior parte poi non le mantengono. Alcuni se ne fregano di quello che dicono. Vogliono solo farsi vedere e quindi promettono, promettono, e poi fanno gli stronzi e se ne vanno senza tenere neanche una promessa. Altri perdono le speranze già dal principio. Fanno promesse ma non ci credono seriamente già da quando le dicono. Non si può mai capire chi le dice seriamente o chi così per fare. Bisogna solo imparare ad attutire il colpo quando si scopre che sono solo cazzate.” (da “Lasciati sorprendere” di Francesca Ravinetto)

Quando a 16 anni cominci a scrivere e nello scrivere si sommano le parole e le parole diventano una storia e la storia assume la forma di un romanzo breve, significa che hai delle cose da dire. Significa che tutte le ore passate tra i libri, a sfogliarne pagine senza freno, immersa nella lettura, alla ricerca di un senso o solo di un futuro, hanno dato il loro frutto e questo è il tuo tempo.
Il tempo di vedere ciò che sei, stampato e confezionato, con una bella copertina e il tuo nome dipinto sopra.
Ed essere felice. 

E’ quello che è successo a Francesca Ravinetto, che molti sanno essere mia figlia. Continua a leggere

Una poesia al giorno e il tempo del mio esistere rinasce a vita nuova.

Tra le cose che amo, che seguo, che mi appassionano, che mi fanno stare bene, c’è la poesia. Nulla come la lettura placa le mie tensioni, mi annulla dal vivere e rinvigorisce i pensieri.
Leggere è la vera vittoria sull’idiozia che spesso anima l’intera umanità e leggere poesia il corollario ideale alla serenità.
Ma c’è ancora qualcuno che legge la poesia, visto che a scriverne sono, forse, in troppi ma i libri acquistati sono pochissimi?

Ieri mi sono imbattuta in questo articolo “Un popolo di poeti, ma chi li legge oggi” di Luca Vaglio, nel blog Gli Stati Generali (qui il link diretto) dove si constata che a fronte di una proliferazione di poeti o cosiddetti tali, non corrisponde una eguale lettura, dedotta dalla mancata o quasi vendita dei loro libri. Di pochissimi di loro poi, se ne ha memoria.
Estrapolo una parte dell’articolo, quella in cui si cita “Sulla poesia moderna” (Il Mulino, 2005) Guido Mazzoni:
«La poesia è il più soggettivo ed egocentrico dei generi letterari, quello che, nella sua forma più comune, parla di contenuti personali in uno stile che vuole essere personale, cioè lontano dal modo ordinario di dire le cose. Contiene un elemento narcisistico che, in una società monadica, gremita e divisa in nicchie, finisce per disturbare il narcisismo altrui, perché ignora i luoghi comuni grazie ai quali gli esseri umani comunicano, magari sostituendoli con altri luoghi comuni, più settoriali. Non a caso il poeta è il primo artista a perdere il mandato sociale».
La poesia è quindi solo un atto narcisistico del poeta? Non ha quindi raffronti con il lettore, non si pone a servizio dell’altro? Il poeta giace solo nella sua torre dorata, incompreso e per questo felice?  Più è incompreso e più si sente riconosciuto nel suo ruolo? Continua a leggere