Ringraziamenti

Ho trascorso una settimana in Giappone ospite di un progetto di cui potrò raccontare più avanti, legato alla mia passione Kintsugi. Quando sono partita per questo viaggio non avevo aspettative. Sapevo nulla o poco, non conoscevo chi mi avrebbe ospitato e seguito. Non ero mai stata prima in Giappone.
Un salto nel buio mosso dalla mia passione.
Ora, dopo una settimana unica, posso dire che ho incontrato persone gentili, cordiali, accoglienti. Il popolo giapponese ha un raffinato modo poetico di creare legami, un radicato amore per le tradizioni e una gioiosa voglia di divertire e sorprendere.
Grazie a tutti per questa meravigliosa esperienza. 

Ringrazio anche chi da casa mi ha seguito, sostenuto, chi in questi anni non ha mai smesso di avere fiducia in me, nelle mia capacità. Chi ha creduto in me anche e nonostante i fallimenti, gli amici veri, quelli che mi abitano sempre. 

Ps: a settembre vi racconterò tutto e capirete perché sono ancora senza fiato e con gli occhi e il cuore completamente ricchi 
Chiara san
Tokyo, 13 luglio 2018
 

tokyo director

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Bisogna mangiarne di polenta per diventare santi.

E adesso dimmi di quante scarpe hai bisogno per camminare, intendo anche il colore, la forma, il cappello da mettere alla processione. E non guardarmi con quel viso strano, di chi non hai messo un dito nella marmellata, che a farlo sono sempre bravi gli altri mentre tu no. Ammetti che di scarpe ne hai bisogno tante, perché a  trovare quella perfetta ci vorrebbero due vite e far scappare quella con il tacco e il rossetto, il tatuaggio alla base del collo o la calza a rete, sarebbe una follia. Perché a te il sesso fa solo restare, mica  fuggire e lo so.

Dimmi tu bene se devo stringere i lacci o lasciarli lassi, se vuoi il lucido o la polvere, perché confonde si sa ed è meglio così, a lasciare tracce poi non conviene, ci inseguono i lupi. O forse i leoni, quelli finti, senza i denti, solo criniera e nemmeno sanno fare roar, e ora lo so, ah, lo avessi saputo prima! Ma di polenta bisogna mangiarne per diventare santi. O saggi. È così.

E quindi ora che hai le scarpe ti devo anche tracciare la strada? Vuoi qualche petalo sparso o basta una striscia d’asfalto? O forse un viottolo di campagna o una riga dritta, in mezzo alle case, nell’edilizia perfetta di una città nuova, moderna, tra grattacieli e luci, moda, meraviglia e traffico, tanto, c’è da perdersi dentro, e anche fuori, insomma una bussola forse dovrei darti, mica le scarpe, quelle le trovi da te.

Ma poi cosa importa cosa ti do, prendi quello che vuoi di ciò che conta: Noi.

Fuorisalone 2018

Il Fuorisalone di Milano, evento legato al Salone del Mobile che si tiene a Rho fiera, non mi delude mai. Sono ormai diversi anni che lo frequento e ogni anno torno a casa ricca di intenti, di creatività aggiunta, consapevole che abbiamo davvero tanto da dare, da condividere, che sì, è vero, c’è la crisi, la guerra, la fatica, ma c’è anche tanta bellezza.
Ed è da questa bellezza che voglio ripartire, ogni volta.

Quest’anno il Fuorisalone di Milano mi ha vista per la prima volta protagonista. Un ruolo piccolo ma importante per me e per il messaggio che con la mia opera ho trasmesso.

Collocato da BASE, nell’installazione di CNA, curata da Sarah Spinelli, lo scolapasta di Contemporaneamente700 restaurato da me con la tecnica giapponese Kintsugi, racconta il re-design e la nostra capacità al cambiamento.

Ventura, Tortona, Brera, Corso Venezia, Centro, vi lascio alcune immagini di quello che è il Fuorisalone, l’interesse per il design, per l’oggetto e per il digitale: una forma di sviluppo emozionale e attivo al quale è difficile sottrarsi.

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Milano ha le rondini in cielo.

Milano mi accoglie con le rondini in cielo. Volano tra fili intrecciati, un garbuglio a quadri di immagini ed emozioni.

Milano è una storia da raccontare, la fede delle relazioni, lo stringersi degli occhi al sole, o racchiusi, gelatinosi, tra le nebbie.

Milano è il conservarsi di un desiderio, il discorrere lontano di mia madre; Milano è un abbraccio finito e uno da cominciare.

Milano è un filo dorato, il riverbero delle vene delle mie mani, il sudore acre della fatica; Milano è l’amore che non dico e quello che sai, il benedire di una mano.

Milano è l’ardire del suo vestito, il respiro appagato della notte, le urla, i pianti, l’indifferenza; Milano è l’adesso che mi appartiene.

Milano è una rondine che dipinge il cielo.

Fuorisalone 2018, DcomeDesign e l’arte Kintsugi

[Re]design
La trasformazione digitale e le PMI

Dal 17 al 22 aprile 2018 torna il Fuorisalone Cna CNA Lombardia, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, in collaborazione con C.L.A.A.I., la Confederazione delle Libere Associazioni Artigiane Italiane.
BASE Milano | Via Bergognone, 34

ermejo

Ospite d’eccezione è DcomeDesign, realtà associativa che promuove la creatività progettuale delle donne attraverso l’ideazione e la realizzazione di progetti di ricerca, mostre e pubblicazioni di progettiste internazionali. Rifacendosi al tema [Re]Design, DcomeDesign proporrà un concept espositivo essenziale ma molto significativo: un oggetto in ceramica progettato da Sarah Speranza Spinelli Tadesign CONTEMPORANEAMENTE700 -ceramiche artistiche è stato reinterpretato da Chiara Lorenzetti Chiarartè con la tecnica giapponese del Kintsugi, che significa letteralmente riparare con l’oro pezzi in ceramica. L’oggetto è stato rotto consapevolmente, e le linee di fenditura vengono lasciate visibili, anzi evidenziate con polvere d’oro, così da creare una nuova composizione, un’opera d’arte.
DcomeDesign fin dalla sua fondazione nel 2010 ha sempre operato facendo dialogare design e artigianato” – racconta la presidente Anty Pansera “e per questo abbiamo accolto subito l’invito di CNA e abbiamo voluto rappresentare la passione e la cura di progetto al femminile. Il Kintsugi ci è sembrato l’esempio perfetto per raccontarci e raccontare l’incontro di design e saper fare”.

 

Il Mio Giappone, un esperimento per vedermi da fuori.

Ieri sera alla galleria MADE4Art a Milano, via Voghera 14, c’è stata l’inaugurazione della mostra “Il Mio Giappone” di Guido Alimento a cui ho affiancato alcune delle mie opere Kintsugi (la mostra resterà aperta fino al 26 marzo, qui trovate i dettagli)

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È stata per me una nuova avventura, una prima di spero tante mostre, la prima dedicata all’arte Kintsugi in Italia. C’era emozione, entusiasmo, passione, tensione, stanchezza, curiosità. E c’ero principalmente io.
Vista da dentro so come sono, mi conosco bene dopo 51 anni di convivenza, ma da fuori come sono?
Come spesso accade, il vernissage è stato fotografato e così oggi mi guardo, da fuori. 

Gesticolo, tanto, non sto mai ferma con le mani. Non indico degli oggetti reali, disegno i miei pensieri. A caso, ma li disegno. Qui sono con Fiorenza, allieva del primo corso di Kintsugi tradizionale giapponese che ho tenuto a Milano il mese scorso (qui la storia ) 
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Non sto ferma nemmeno con le gambe. Lo so, mi giustifico con il fatto che ho male al ginocchio destro, che spero presto potrà avere la protesi che si merita per anzianità e scadenza di utilizzo, ma questa posa da guerriero ninja non si confà a una signora. Sto raccontando le mie ceramiche, sembra che sia pronta per partire!

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Tengo le mani in tasca. Non si fa, so anche questo, ma devo ammettere che nel mentre ero in piedi mi è preso un dolore fortissimo, come un tiranervi al braccio e l’unica posizione possibile prima di cedere al grido era di mettere la mano in tasca così da riposare la spalla.
Tutte scuse? Forse, un po’ no, ma le mani in tasca non mi sono proprio piaciute.E chissà cosa ha pensato la gente.

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Come ci proponiamo agli altri è molto importante, perché è vero che siamo noi, ma è anche vero che chi non ci conosce e non ha modo di farlo, può apprendere solo dagli attimi in cui vede. E rendere il nostro meglio è forse il modo per arrivare non solo ai pensieri ma anche al cuore delle persone.

Così, anche con un sorriso semplice e naturale. Guido Alimento e io.

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E voi vi guardate mai da fuori? 

Ps: ieri sera ho scritto due righe di pensieri che avrebbero potuto diventare un post e, invece di finire in bozze, li ho pubblicati. Chiedo scusa per chi ha creduto che fosse un post vero e grazie per i like -8- credo solo sulla fiducia 🙂

Il Mio Giappone, una selezione di opere Kintsugi affiancano le fotografie di Guido Alimento

Lo spazio MADE4ART di Milano è lieto di presentare Il mio Giappone, personale dell’artista fotografo di origine marchigiana Guido Alimento (Macerata, 1950) a cura di Elena Amodeo e Vittorio Schieroni. In mostra una selezione di fotografie realizzate da Guido Alimento durante i suoi numerosi viaggi nel Paese del Sol Levante, molte delle quali scattate nell’ottobre del 2017 a Kyoto e nei suoi dintorni.

Il Giappone, terra di grande suggestione e fascino, e la cultura nipponica hanno da sempre avuto grande influenza sulla sensibilità e la produzione fotografica di Alimento, caratterizzata da una netta predilezione nei confronti dei soggetti naturali, una profonda attenzione per i dettagli e da una tendenza verso l’astrazione.
Giardini, fiori, templi, ma anche eleganti figure femminili in abiti tradizionali: il Giappone di Guido Alimento è un luogo della mente e del cuore, dove
particolari di elementi naturali, strutture architettoniche e una presenza umana discreta e mai invasiva raccontano tante
storie diverse, catturate e restituite dallo sguardo e dall’obiettivo del fotografo.

Accanto alle fotografie di Guido Alimento, verrà presentata una selezione di opere in ceramica realizzate con la tecnica tradizionale Kintsugi da Chiara Lorenzetti; l’artista rompe intenzionalmente piccole ceramiche, ne immagina fratture e imperfezioni, per poi donare alle opere nuova forma e unicità tramite la perfezione dell’oro.

La mostra Il mio Giappone, realizzata con la collaborazione dell’Associazione Culturale Giappone in Italia (Via
Lamarmora 4, Milano), sarà aperta al pubblico dal 14 al 26 marzo 2018. . Media Partner della mostra Gaiaitalia.com

Con il patrocino del Consolato Giapponese in Italia

Notizie su Guido Alimento 
Galleria d’Arte Made4Art 
Associazione Giappone in Italia