Ci si inerpica stretti nei vicoli dell’esistenza

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Ci si inerpica stretti nei vicoli dell’indifferenza, sono tempi bui di tensione e violenze verbali, anni di scorribande nelle piazze, bottiglie rotte, muri imbrattati di ideologia, non di fede che si è persa da tempo dietro a un pifferaio ubriaco.
Ci si inerpica e smarrirsi è un attimo, perdere il cuore intendo, la testa resta ma non ragiona, tenta di non vedere, si scollega da sé in un loop di sveglia, dormiveglia, sonno, vita, morte.

Cosa possiamo ancora scegliere, uomo o Dio che stai al fondo della luce? Ci è data una scelta o si è fatto il tempo nella nullità dell’esistenza?

Ci si inerpica stretti nei vicoli dell’esistenza, l’ho detto, costa fatica restare umani. Costa denaro, costa il cuore. Il mio. Il tuo. Costa la vita. Un prezzo equo per restare umani.

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Di gabinetti, barconi e gommoni!

Qualche giorno fa vi ho raccontato di Reframe” di Ai Wei Wei (qui l’articolo) , una installazione sui muri bugnati di Palazzo Strozzi a Firenze con gommoni arancioni a ricordare il sacrificio dei migranti nei nostri mari. Spesso un sacrificio pagato con la morte. E vi ho raccontato il mio dissenso per quest’opera, brutta e poco incisiva a mio parere (a proposito del mio articolo, ringrazio Antonio Sereno per averlo proposto alla Presidenza nazionale Unionturismo di Roma)
L’opera è questa

Foto pagina Fb Palazzo Strozzi

Foto pagina Fb Palazzo Strozzi

Di diverso genere, pur trattando una tematica simile è invece Sbarchi” di Velasco Vitali, posizionata a Torino, nel cortile del Rettorato, in via Po. 

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L’opera è ben inserita nel contesto: il chiostro, lineare e pulito, riflette i suoi colori sulla barca rovesciata. L’atmosfera raccolta del luogo porta a fare una riflessione, i corpi nudi toccano la sensibilità e si viene portati a sentirci noi stessi nell’atto di cercare una nuova dimensione, una nuova appartenenza, migranti e sconosciuti in un mondo che non sentiamo mai davvero nostro.

Ecco che allora l’arte può dire e dare messaggi, può e deve comunicare, solo che quello che conta è il linguaggio; il nostro presente è fatto, purtroppo, di grandi scenografie colorate, di autori incensati ma che di sostanza hanno ben poco mentre altri, meno famosi, riescono a dare molto di più con meno ma più significativo.

Vogliamo aggiungere ancora qualcosa su questa benedetta/maledetta arte contemporanea? Proviamo a  spostarci a New York, al Guggenheim Museum. 
Maurizio Cattelan, dopo l’annunciato ritiro dal mondo dell’arte, ritorna dopo cinque anni con “America”, un gabinetto ricoperto d’oro, non opera da ammirare, ma da usare.
America, che nel suo nome ricorda le debolezze del mercato americano in campo artistico, è collocato in una normale toilette fruibile da uomini e donne. Si fa la fila ordinata, si entra, si espletano le proprie necessità fisiologiche e si esce. Tirando l’acqua, naturalmente.

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Link utili
Il sito del Guggeheim Museum https://www.guggenheim.org/
Il sito di  Velasco Vitali http://www.velascovitali.com/

Lo stai facendo nel modo sbagliato

Si dice spesso che il modo migliore per capire gli altri sia di mettersi nei loro panni. Indossa le mie scarpe si usa anche dire. Significa diventare empatici con l’individuo, leggere le emozioni con i suoi occhi, con le sue esperienze.
Non è un risultato certo, ma sicuramente più efficace che restare seduti sulla nostra riva.

Così deve avere pensato la geniale Sylvi Listhaug, ministro norvegese per l’immigrazione. Volendo provare l’emozione e la sofferenza dei migranti naufragi, ha pensato di farsi gettare in acqua ed aspettare di essere salvata.
E come lo ha fatto? Tuta impermeabile che oltre a proteggere dal freddo permette di restare a galla; canotto di salvataggio a due metri di distanza, cineoperatore che filma ogni attimo…sorriso di circostanza.Cattura

http://youmedia.fanpage.it/video/aa/VxngYuSwVH056nrs

No, cara ministro, lo stai facendo nel modo sbagliato!

E non dico altro.

Chiara 

La faccia inutile dell’indifferenza.

“Se e quando arriveranno dei clandestini dalle mie parti metterò il filo spinato carico di energia elettrica intorno al perimetro del territorio del mio Comune per non farli entrare. Esattamente come si fa con i cinghiali, filo spinato con l’energia elettrica””

Così dice Gianluca Buonanno, europarlamentare della Lega Nord e sindaco di Borgosesia (Vercelli). Buonanno non è nuovo a minchiate del genere, ma quasi sempre si è fatto finta di nulla, certo che non oltrepassasse mai davvero il limite. Ma questa dichiarazione, fatta da un europarlamentare, non può passare inosservata; il pesce portato a Montecitorio, Superman dipinto sul soffitto della sala consigliare di Borgosesia, gli svariati cartelloni esposti in Parlamento, quello lo si poteva anche far passare sotto silenzio, ma una frase che incita l’odio razzista, no, non gliela si può perdonare.

Queste righe sono il senso dell’articolo di Stefano Corradino su Il Fatto Quotidiano (qui l’articolo intero) e io sono concorde con lui. Siamo talmente assuefatti alle stupidaggini, che non ne facciamo nemmeno più conto e nel mentre ci nascondiamo dietro all’indifferenza, gli stupidi, i cattivi, gli ipocriti, i razzisti, i pedofili, e chi ne ha più ne metta, crescono.

Parlo di Buonanno, ma parlo di tutti coloro che giornalmente omaggiamo della nostra indifferenza.
E’ vero che non rispondendo a minacce o insulti, non ci sporchiamo le mani della feccia nella quale loro navigano; ma non è poi vero che l’indifferenza li porta a tacere, anzi: talvolta, convinti che la nostra indifferenza significhi che hanno avuto ragione delle loro idee e della loro voce forte, che siamo dei deboli e loro i forti, depositari di ogni ragione, si ingigantiscono. E così crescendo, si rischia di non riuscire a fermarli più.

E’ ora di saper fare una scelta e di uscire dall’indifferenza se vogliamo che il mondo non finisca in mano ai violenti e ai cretini.

Chiara

Pizzo Calabro, le statue in mare di Larsen: il chiarimento!

Tutto è bene quello che finisce bene.

Qualche settimana fa compilai un post dedicato alle statue deposte nel fondale di Pizzo Calabro ad opera dell’autore danese Nikolaj Bendix Skyum Larsen, dal titolo End of Dreams. ( qui il post  “Questo è un post che ha bisogno di…”)
Mentre mi trovavo a scrivere il post, alla ricerca, come sono solita fare, di link ed informazioni in rete, mi imbattei in una strana circostanza: le foto che circolavano in rete dell’installazione, non erano di Nikolaj Bendix Skyum Larsen e nemmeno erano nel fondale di Pizzo Calabro, ma dello scultore inglese Jason DeCaires Taylor, situate nel fondale del National Marine Park.

Chiesi allora aiuto ai blogger per trovare le immagini delle vere statue di Pizzo Calabro e proprio oggi, un blogger, GianKo, me le ha inviate così come pubblicate in questo articolo della Repubblica.it. ( clicca qui per leggere e per vedere)

GianKo così scrive “Salve, scrivo da Pizzo. La informo che effettivamente Larsen ha deposto sui fondali di Pizzo del materiale che le correnti marine avrebbero poi dovuto modellare .. dico avrebbero poichè la mareggiata di ieri li ha riportati a riva.. quindi di sicuro la foto si riferisce ad altro e forse anche ad altro autore… Ciao!!!”

Nikolaj_Bendix_Skyum_Larsen,  End_of_Dreams Pizzo_Calabro

Nikolaj_Bendix_Skyum_Larsen, End_of_Dreams
Pizzo_Calabro

 

Grazie mille GianKo per aver dato completezza all’informazione!

Chiara 

 

Amarezza e pessimismo: li lasciamo vincere?

Ogni mattina mi sveglio con un sorriso e un fiore.
Ho sempre creduto che con il pessimismo, che taluni chiamato realismo, non si andasse da nessuna parte.
Atteggiarsi a vittima della vita, vedere tutto nero, annulla i progetti e i desideri.
E così, mi sveglio da anni con un sorriso e un fiore.
Ma le giornate azzannano furibonde il mio ottimismo, paiono proprio affamate ed ingorde di serenità. Mi prendono, mi spolpano, mi strattonano.
Duecento o più migranti dispersi nel canale di Siciliadownload

Duecento minatori morti in una miniera in Turchiaimages

Corruzione e tangenti all’Expo 2015 di Milanoimages (1)

Ragazze rapite in Nigeria in nome del non-diritto allo studio e alla loro schiavitùC_4_video_2021735_upiThumbnail

Potrei continuare ore, a parlare della crisi, di chi non ce la fa più. Di chi ruba, corrompe, uccide.
Fino alla mia vita privata e a cosa vedo io da qui, le vicende che vivo, io come tutti, di ingiustizie, di sofferenze, di fatica.

Vale ancora che io insegni ai miei figli, non solo a parole, ma con esempi vivi, che occorre essere buoni e corretti per sentirsi a posto con la coscienza e inseriti nel mondo, quando vedo che così non è? Bontà che molti chiamano ingenuità.
Vale ancora che io mi svegli con un sorriso ed un fiore, se anche Cristo in croce cede alla fallacità della vita?

croce di Wojtyla caduta a Cevo, Valcamonica

croce di Wojtyla caduta a Cevo, Valcamonica

Vale ancora, mi chiedo?

Sì, vale
La prima volta dei bambini – Save the children Italia

ttps://www.youtube.com/watch?v=jx-4rva2_ZQ

Sì, vale! 

Chiara