Uno spicchio di cielo

Vaso Kint doratura finito

È uno spicchio di cielo, il luminoso ardire di declivi assolati, la pietra d’angolo della nostra relazione. È un graffito al muro, la pittura d’oro dell’amanuense, lo scrivere fitto della notte solcato da un sogno improvviso, le tue mani sulle mie, lo scendere ripido della montagna, il nero della pece, il segno che lasci tu.

È un lavoro che arricchisce l’arte Kintsugi, mi porta a conoscere ceramisti e le loro vite narrate attraverso la terra e le loro mani. Amo la mia passione, incontro il cielo e ne invento storie meravigliose.
Chiara 

Vaso in ceramica di Ptičkart – Ars Vascellari
Rottura, opera Kintsugi di Chiara Lorenzetti, Chiarartè

 

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E il tuo?

Sebbene insigni poeti ne abbiano scrutato le viscere, romanzieri le segrete più buie, pittori ne abbiano cercato i colori e scultori le rotondità,
ancora nulla si sa dell’amore.

Eppure, ognuno di noi sa dove risiede.

Il mio, per te, è nel soffio che sento ogni volta che mi pensi.

luce

E il tuo?

C’è speranza: la terra ferita.

Il dramma del terremoto che ancora sta colpendo il centro Italia, le vittime, la sofferenza, i lutti; c’è chi ha perso tutto, nulla tornerà più come prima.
Oltre alla gente c’è l‘arte, i monumenti, le opere nei musei, nelle Chiese, i campanili, gli affreschi:  Amatrice è uno tra i 244 borghi più belli d’Italia, con palazzi e chiese medievali, ricco di storia e cultura.
Tutto pare spazzato via, torturato lungamente.

Le foto di Amatrice dei Carabinieri  (qui il link completo)

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Visti così prende lo sconforto, la desolazione, un senso di impotenza e di irreparabile.
Ma non serve perdere la speranza, c’è chi è riuscito in imprese che all’inizio parevano assurde e improbabili.

Vi invito a vedere il video del crollo di parte della volta della Basilica di Assisi per il terremoto del 1997 e la sua certosina ricostruzione. 
Alle volte anche l’impossibile diventa possibile.

Auguro a questa terra ferita di potere tornare a essere splendida come prima.

In ginocchio

sagrada familia

Sento la tua fede immensa, lo sciabordio del mare, la risacca delle tue costole infrangersi accanto.
È il timore della tua vastità che mi possiede e rende fertile alla penitenza.
Chino il capo in preghiera mentre  il tuo canto mi tende all’infinito.
Chiara

Chiaravalle e i suoi monaci: in fondo è il sesso l’unico scopo dello stare insieme, no?

Senza sesso non si vive. Il sesso fa unire persone, sopportare persone, fa uccidere, violentare, fa morire. Il sesso parla più dell’amore e lo si confonde, molto spesso. Quante cose si sopportano per una bella seduta di sesso.

Chiaravalle è uno dei luoghi a me più cari. Per il suo fascino antico, la sua storia, l’architettura, la festa medioevale, il suo chiostro affascinante, la colonna con il capitello a nodo. Chiaravalle ha un’anima pulsante, racconta vita e silenzio, racconta meditazione e pace.
Qui ne ho scritto con le immagini della festa medioevale e qui ne ho scritto per raccontare il modo di dire “avere voce in capitolo”.

Ovvio quindi che sono rimasta stupita, affaticata, un po’ sconvolta da questa notizia: “Sesso, denunce e forse ricatti tra le celle dell’Abbazia di Chiaravalle”
Chi vorrà leggere l’articolo lo troverà qui.
In breve si dice che siano stati denunciati atti sessuali, palpamenti, rapporti orali, tra i monaci e alcuni pellegrini, più che altro disadattati senza fissa dimora. Non si prospetta un vero reato, tanto che il caso è stato archiviato, perché tutti gli atti sono stati consenzienti e i monaci, ove hanno trovato un rifiuto, si sono tirati indietro.
Il sesso è vita, non si può restare senza sesso, è inutile credere di sì. Senza sesso vi è solo castrazione.
E poi, chi mai è capace più di compiere atti di vera castità? Ma se si è scelta la castità, si deve essere abbastanza forti per accettarla e viverla come regola di vita, non contravvenirla per puro piacere!

Immaginare il sesso tra le colonne del chiostro di Chiaravalle, pare un sacrilegio.

Chiaravalle_Chiostro

Chiaravalle_Chiostro

O forse fa molto  Il Nome della Rosa?
(chi ha modo di leggere fino a qui, spero comprenda il senso ironico del post)

Chiara

Abbazia di Viboldone

“Il senso del limite insegna a stare con naturalezza dentro la propria finitudine” Giorgio Boatti

Non  molto tempo fa ho visitato l’Abbazia di Viboldone, nella periferia Sud di Milano. Un luogo antico inserito suo malgrado  in un contesto suburbano incasellato e grigio; un pezzo di storia intatta, quasi estraniata dal mondo e segregato tra tangenziali, svincoli, casermoni e centri commerciali.
Sarà la fede che lo ispira, sarà la potenza dell’arte medievale, sarà un briciolo di rispetto dei tempi trascorsi, quando si varca il cortile dell’Abbazia, ci si sente trasferiti in un incavo di serenità.
Per commentare le mie immagini, non userò le mie parole, come mi è solito, ma il testo di Giorgio Boatti da “Sulle strade del silenzio. Viaggio per monasteri d’Italia e spaesati dintorni” ed.Laterza.(qui la pagina facebook).

Il senso del limite insegna a stare con naturalezza dentro la propria finitudine.
E’ una pratica che richiede l’esercizio dell’attenzione verso gli altri. Un’attenzione da mantenere sempre in allerta, prendendo consapevolezza di quanti altri gesti e modi di essere da parte nostra possono essere invasivi e intrusivi, colpendo ambiti di sensibilità che ci stanno attorno.

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Questo allenamento al governo di sé, delle proprie parole e dei propri gesti, dell’essere consapevoli dello spazio nel quale ci si colloca e dell’uso che si sta facendo del tempo, proprio e altrui, porta a poco a poco a camminare su una sorta di crinale. Lì, invisibile, corre il filo di ciò che è essenziale. A noi e agli altri.2

 

Le mezze misure, le ambiguità, gli accomodamenti, prima ancora di essere interdetti da norme formali – i confini della clausura, per esempio, o l’inizio del Grande Silenzio a partire da una data ora-, sono respinti perché rappresentano una stonatura. Sono una distonia perché opposti e speculari alla scelta di un modo di vivere che ha senso solo se riesce a essere integro, congruo, in ogni aspetto duraturo.

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O si è, insomma, quel che si dice di voler essere, o non lo si è. E allora è inutile fare del teatro o della rappresentazione per camuffare la situazione.

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Il silenzio, proprio perché mette al vaglio ogni parola, è un efficace sparigliatore di ambiguità, un formidabile bastone di sostegno per restare coerenti ai propri propositi. Con l’andare del tempo, ci si rende conto non solo della fatica che questa modalità di stare con se stessi e con gli altri, almeno all’inizio, impone, ma anche della liberazione che a poco a poco regala.

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La sensazione, quasi fisica, è di disporre dentro di sé di un tempo fattosi più lento e arioso.

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E’ di muoversi in uno spazio interiore che si è fatto più agevole, essenziale, sgombrato da inutili orpelli che normalmente lo inzeppano”

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Ho voluto inserire lo scritto di Giorgio Boatti tra le mie immagini, perchè è stato scritto durante un soggiorno nel monastero di Viboldone, adiacente all’Abbazia e retto dalle suore  della comunità di Madre Margherita Marchi. Vi ho ritrovato molti dei sentimenti da me provati, un senso di rientro nella propria mente, un assetato desiderio di distacco e intimità.
Ciò che ho sentito equivale a quello che sentirete voi

Chiara 

 

La strada per la quiete

Questa è la strada per la quiete.
Nessun indugio, nessun sconto alle parole, ricerca continua tesa a chiudere il cerchio.
Fa male, lo so, alle volte viene voglia di fuggire, di non aver mai iniziato il viaggio.
Lo so.

Costa impegno, sudore, sentimento, passione.
Ma se vale
-E vale-

Se davvero senti che vale
Non esitare.
E sarà di nuovo ora di riprendere la strada
La strada per la quiete.

Chiara 

 

Chiesa di San Secondo Magnano ( BI)

Chiesa di San Secondo
Magnano ( BI)