E noi a parlare del mare

E noi a parlare del mare, delle vestigia antiche arroccate su impervie montagne, le grotte di tufo della benedizione, dei boschi di mafia, mentre fuori scorre la consueta monotonia della fila di macchine e olio, cellulari urlanti, il rientro a casa, il senso dell’eternità.

Mi accorgo di essere viva quando sento il presente respirare.

#innamoratadellacalabria

Quest’estate sono stata in vacanza in Calabria, una terra che amo molto, forse perché in parte mi riconosco.
La Calabria è una terra aspra, dura, a tratti ostile; le montagne sono irte, i boschi fitti, nidi di ladri e di piromani, culla di poesia e arte. Il mare la costeggia, accarezzandola dolcemente, a volte, sferzandola con violenza altre. Ovunque si guardi si vede la natura sporgersi sulle case, impossessarsi delle radici, in un continuo ritorno al passato, spinti verso il presente.
I paesi sono sperduti, solitari, abbandonati, spesso, ma anche vissuti profondamente da quell’emigrare e tornare, ogni anno, un orologio che non si spegne, la terra che chiama i suoi figli a raccolta, il sangue che pulsa forte solo quando ricongiunto.
La fede è viva, la fede è potente, scalza, è passione mai doma, è il lento cantilenare delle processioni, le statue ricamate, il mare che non perdona, i figli che non tornano più, le madri chine nella preghiera.

La Calabria è una terra che amo, così come la terra dove vivo, il Biellese. Per omaggiare la mia provincia lo scorso anno ho partecipato a #innamoratidelbiellese, una settimana personale di scatti fotografici di dettagli e panorami. (qui il link del progetto) 

Quest’anno ho rivolto il mio cuore alla Calabria, con alcuni scatti che la raccontano da par mio, con i miei occhi, le cose che vedo e sento quando la sfioro, quando mi accompagna nei miei giorni, quando mi resta vicino accanto al mio sonno: #innamoratadellacalabria.

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Ti farò delle cose belle.

tramonto

Ti farò delle cose belle, amore mio, che di orrore e perversione è pieno il mondo.
Saranno tocchi di farfalla, piume dorate, racconti di poesia e pace.
Non cucinerò il nettare degli dei, la manna del cielo, ma piccole briciole di pane, il miele che gronda dagli alveari, le stille della pioggia che scivola dalle foglie verdi. Sussurrerò il tuo nome, il nome delle stagioni, recitando a memoria le lodi e le preghiere, non le urla dell’Universo che grida per erigere muri e desolazioni.
Le mie mani sfioreranno la tua pelle, non saranno mai sberle, le mani mie sono fatte per amare.
Per amare te.

Il respiro del mare

Mise le mani a conchiglia davanti alla bocca, poteva sentire il suo alito caldo respirargli addosso.
Era uno strano effetto espirare ed inspirare se stesso, un circolo vizioso, una combustione lenta, forse alla fine sarebbe finito l’alito. O forse no.
Mise le mani a conchiglia ed insieme al respiro fece uscire un filo di voce che rimbalzò tra le pareti morbide della pelle. La voce venne fuori profonda, l’Amen di un baritono al termine dell’Ave Maria tra i muri spessi della cattedrale, forse così non l’avrebbe sentito nessuno. O forse sì.

Mise le mani a conchiglia e disse ti amo.
Lei, distante una vita intera, sentì il respiro del mare.

Chiara

Lo stai facendo nel modo sbagliato

Si dice spesso che il modo migliore per capire gli altri sia di mettersi nei loro panni. Indossa le mie scarpe si usa anche dire. Significa diventare empatici con l’individuo, leggere le emozioni con i suoi occhi, con le sue esperienze.
Non è un risultato certo, ma sicuramente più efficace che restare seduti sulla nostra riva.

Così deve avere pensato la geniale Sylvi Listhaug, ministro norvegese per l’immigrazione. Volendo provare l’emozione e la sofferenza dei migranti naufragi, ha pensato di farsi gettare in acqua ed aspettare di essere salvata.
E come lo ha fatto? Tuta impermeabile che oltre a proteggere dal freddo permette di restare a galla; canotto di salvataggio a due metri di distanza, cineoperatore che filma ogni attimo…sorriso di circostanza.Cattura

http://youmedia.fanpage.it/video/aa/VxngYuSwVH056nrs

No, cara ministro, lo stai facendo nel modo sbagliato!

E non dico altro.

Chiara 

Quando avrò sistemato le cose

Quando avrò sistemato le cose, il tempo finito, il nuovo da vivere, le porte chiuse, la parole da rinnovare, i libri da leggere,
mi trasferirò in Calabria.

Ho più amici lì che qui; è una terra dura che mi affascina, la sua cultura sgorga dalla radice e ho voglia di studiarla ed impararla. Il mare e la montagna racchiusi, lo sguardo fiero della gente, i calli sulle mani, il fazzoletto nero in testa, i riti antichi, l’ndrangheta e i figli, che crescono puliti. La musica, l’olio, il vino, la carta dei libri, Federico II di Svevia, la chiesa ortodossa, l’emigrazione, la terra secca, le arance mature, la conserva di pomodoro, la piazza. I castelli, le chiese di fede, i boschi inesplorati. Le corse e i silenzi. L’omertà. La fedeltà, l’amicizia. La famiglia.

foto Nicodemo Misiti

foto Nicodemo Misiti

Scegliere un solo scorcio di Calabria è un sacrilegio che non mi sento di affrontare, quindi rimando il mio futuro e la mia scelta tra le immagini meravigliose di Calabria di Nicodemo Misiti e il suo blog Calabria foto (qui il link) .

E voi, avete un luogo dove riporre la vostra vita futura? O siete già lì?

Chiara 

Tu, amalo.

marePerché la vita è così e devi cavalcarla e io non riesco a stare ferma anche se ho giorni come i tuoi, solitari, desolati, sfiduciati e non voglio più nessuno nella mia vita.
Se avessi una vela verrei con te, staremmo in silenzio, non occorre altri che se stessi per respirare il mare.
E forse piangeremmo, chissà, confondendo il sale con il sale, ma l’amarezza fluirebbe via, da qualche parte che non so, ma se ne andrebbe e resterebbe il mare.
Null’altro che il mare.
Tu, amalo.
Tu, amalo, come ami me e il vento, d’estate il caldo e la pelle nuda, la tua.
E la vita, la mia.

Chiara

Sembra di sentire il mare.

Sembra di vedere il mare da qui, il vento avvolge il tempo e lo dimora.
Sembra di vedere il mare, tu, le tue parole dette e la tua mano calda ancora poggiata sul mio seno. Ne sento il profumo d’erba che breve è il ricordo dei giorni.
Tu, la tua passione.
E io che ho sempre detto si.
-La mia mitezza, il tempo asciutto del grano in attesa della mietitura; nessun diniego che d’accettare il tempo è la mia rovina. Nessuna rabbia, intonsa pedina.-

Sembra di sentire il mare da qua e il rumore sordo delle conchiglie che mi riportano l’amore.
Quello che tu devi a me.

Chiara

Bianca solitudine

varazze

Raccolgo i frutti di una vendemmia matura,
gli acini succosi e dolci, spremuti tra i denti bianchi.
M’adagio ai bordi del tuo letto a sentir narrare sconfitte e preci,
mentre con la mano vaghi fino all’orizzonte della mia pelle,
nessuna compassione per gli incubi trascorsi
nutriti di desiderio che non sazia.

Raccolgo i frutti di una vendemmia matura
e di semi gravidi ancora rendi fertile la mia terra.
Nel benedire gli attimi ci scambiamo gli anelli
di fede eterna e imperitura, lo sguardo restio all’abbandono
e, nel divenire,
ci ammantiamo di bianca solitudine.

Chiara

Blue waltz

Sgranocchio gusci di nocciole e mandorle calde mescolate all’ambra dolce che cola, rigata, dal viso, rannicchiata nel nido delle tue parole.
E lì resto.
Dietro a me un filo dipanato per tempo, nel tempo, assente e ritorto, annodati ricordi e frammenti di te e me e chiocciole in gara sui muretti d’estate e foglie come pasto e corse spensierate a nascondino.
E’ passato.
Inciampo breve e poi lungo negli incontri casuali e desiderati e d’essere parte mai paghi e stanchi e.
E’ stato.
Odorano di gelsomino le tue mani, di salsedine e burro, un crogiolo ogni rivedersi, appartenere di colori diversi ad ogni ritrovarsi, sazi di sé nell’interezza.
Sei tornato. Ci sei sempre stato.

La vita è una storia. Un giro di valzer. Una scalata.
La vita è un’onda che va e torna e alcune volte va per sempre, altre no.

Prelude n°3 Yoav llan 

Chiara