“Vita sommersa” -Mostra Personale d’arte di Claudia Strà

L’arte è incontro d’anime e creatività.

Un mese fa ho incontrato Claudia Strà, artista, pittrice, ceramista, che ieri ha inaugurato una personale, “Vita sommersa” presso  la Galleria d’Arte Contemporanea STATUTO13, in Via Statuto, 13 (corte interna) a Milano, Brera District.

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Le opere di Claudia raccontano leggerezza e profondità, ampi spazi ricchi di sentimento. I colori sono eterei, pennellate soffici, i pensieri paiono volare di fronte agli azzurri accesi, ai verdi nascosti, al bianco che traspare, come una poesia impressa sulla tela.
Quando ho conosciuto Claudia, la sua dolcezza, il modo sereno di fare, mi ero immaginata così le sue opere, perché molto spesso siamo quello che raccontiamo.

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Questa è l’opera di Claudia Strà, “Potessi parlarti stasera”.
In ceramica un asciugamano ricamato dalla mamma di Claudia, un gomitolo a rappresentare l’intreccio della vita e una farfalla, che è simbolo di rinascita, di eternità.

La farfalla sul gomitolo prima della mostra si è rotta, un’ala spezzata. Claudia mi ha contattata per un restauro Kintsugi ed ecco che ora rappresenta non solo la rinascita ma anche la bellezza della fragilità.

kintsugi chiararte claudia stra

La mostra sarà aperta sino al 20 Marzo.

Il blog di Claudia Strà 

Una mancanza

Mi sono svegliata con una mancanza, una mano che mi ha tolto il cuore, il fiato strozzato, il corpo compresso, schiacciato, incastrato.
Non ci ho fatto caso, pensavo passasse, un giro breve, il sole che sorge, una nuvola bassa che evapora lenta, la saliva che scende, un boccone mal digerito, il tempo.
Ma lei si è accresciuta, s’è fatta presenza generata dall’assenza e ha stretto il collo, una sciarpa non messa, l’affanno, il senso del divenire annullato.
Ancora non mi sono arresa, lo sguardo rialzato, il fiero combattere dell’esistenza, e ho percorso strade, cammino, le luci, la gente, le regole chiare del divenire, il fallimento.

Infine, anima mia, ho accettato il segno, il suo divenire, lo scroscio, il vento, e quieta mi sono seduta ad aspettarne il dolore.
Ma sei arrivata tu.
E il tuo amore, la tua tenerezza lontana, mai spenta, il tuo cuore fedele.
E mai assenza fu così presenza dentro di me.

Chiara

Aspettami e io tornerò

C’è nelle parole un senso greve talvolta, che sfiora, ferisce e penetra la pelle. Entra fiero dove sa colpire, in spazi maturi, ormai logori di affetto, pesanti ingombri di macerie e ricordi o altri ancora carichi di presente, il sangue vivo intriso e le mani ancora calde di sentimenti.
C’è nelle parole un senso feroce talvolta, che smuove e sposta radicate convinzioni, riaffiora morti annegati nei mari eterni del dolore, amori inconsolabili, amici lontani, madri arcane e padri quasi estinti. Urla forte nel suo silenzio, e risveglia, rinnovando convinzioni.

Oggi ho letto nel blog di Bartiromo Marco (qui), la poesia “Apettami ed io tornerò” di Konstantin M. Simonov, poeta russo e in un attimo, mi sono ritrovata a risentire le mie mancanze, i miei dolori, ciò che ho perso, ciò che non ritrovo, e lo stesso di me, immaginandomi mancanza per qualcuno che so che c’è.
E il patire alle volte è così forte che quasi manca il fiato, si perdono le forze, si sente soffocare il cuore nel disperato Continua a leggere

Tra due pareti di vita.

enchanted doll marina bychkova

Enchanted Doll Marina Bychkova

E’ un tempo, definito e chiuso, tra due pareti di vita.

E’ il tempo di un bacio aspettato, di te che non tornerai più, del tuo viso mite, la malinconia appoggiata agli occhi, il segno delle cicatrici profonde, al lato destro del cuore, giù, fin dentro ai polmoni.
E’ di un abbraccio, il tuo, il senso della mia vita, infanzia donata, maturità dispersa, senza il tuo sigillo di danza su di me. 
Te ne sei andata di Maggio, di fiori vestita, un bianco candore che resta scolpito nel legno, senz’altra parola che pace alla vita, rifugio di morte, ricompensa d’eternità.

E’ il tempo del giorno presente, di te che ti sporgi dal mondo, al culmine del precipizio e di grigio ti vesti d’anima, e fai prece ogni mattina di quel cambiamento che non viene, che aneli distratto dal tuo passato.
E’ di un abbraccio, il tuo, il senso della mia vita, adolescenza donata, maturità condivisa, il tuo affetto forte danza su di me.
Non te ne andare di Maggio, di nero vestito, che di candore non resta ma solo difetto, di chi la vita senz’altra parola getta e il tuo rifugio di morte sarà pena per l’eternità.

Tu, tra tutto ciò che fugge, resta.

Chiara

Padre – Madre

Francia, Venezia, Bologna…genitore 1 – genitore 2.

E’ di questi giorni la notizia che alcuni comuni italiani vorrebbero adottare, come già in Francia, la dicitura all’anagrafe di genitore 1 e genitore 2.  Un segno dei tempi che cambiano, un gesto di uguaglianza e di solidarietà per le coppie gay nel caso di adozione di un figlio.

La lingua italiana, pregevole e articolata, ricca culla di cultura, ha nel suo vocabolario parole che da sempre caratterizzano le persone.
Sono parole pulite, chiare, che identificano, senza offese né ingiurie.
Sono parole semplici.

Ma ecco che invece arrivano i professoroni ( siamo sicuri che i politici abbiano davvero studiato?) e con la solita falsa ipocrisia, ammantano le parole e stravolgono, le confondono, nel nome di una falsa parvenza di rispetto.

“Operatore ecologico” = spazzino
“diversamente abile” = disabile o handicappato
“collaboratore scolastico” = bidello

Davvero le prime parole sono meglio delle seconde?  Davvero basta chiamare una persona Diversamente abile, per togliergli la sua disabilità?

PADRE MADRE.
Non esiste altra famiglia che questa, secondo me.
E chiamare Genitore 1 e Genitore 2 due persone che non sono né padre né madre e  mai lo saranno ( perché mi spiace, non sono contro le coppie omosessuali, anzi, ma contraria fortemente all’adozione di bambini da coppie omosessuali) è snaturare la bellezza del concepimento e della vita.

Chiara