Aspettami e io tornerò

C’è nelle parole un senso greve talvolta, che sfiora, ferisce e penetra la pelle. Entra fiero dove sa colpire, in spazi maturi, ormai logori di affetto, pesanti ingombri di macerie e ricordi o altri ancora carichi di presente, il sangue vivo intriso e le mani ancora calde di sentimenti.
C’è nelle parole un senso feroce talvolta, che smuove e sposta radicate convinzioni, riaffiora morti annegati nei mari eterni del dolore, amori inconsolabili, amici lontani, madri arcane e padri quasi estinti. Urla forte nel suo silenzio, e risveglia, rinnovando convinzioni.

Oggi ho letto nel blog di Bartiromo Marco (qui), la poesia “Apettami ed io tornerò” di Konstantin M. Simonov, poeta russo e in un attimo, mi sono ritrovata a risentire le mie mancanze, i miei dolori, ciò che ho perso, ciò che non ritrovo, e lo stesso di me, immaginandomi mancanza per qualcuno che so che c’è.
E il patire alle volte è così forte che quasi manca il fiato, si perdono le forze, si sente soffocare il cuore nel disperato Continua a leggere

Tra due pareti di vita.

enchanted doll marina bychkova

Enchanted Doll Marina Bychkova

E’ un tempo, definito e chiuso, tra due pareti di vita.

E’ il tempo di un bacio aspettato, di te che non tornerai più, del tuo viso mite, la malinconia appoggiata agli occhi, il segno delle cicatrici profonde, al lato destro del cuore, giù, fin dentro ai polmoni.
E’ di un abbraccio, il tuo, il senso della mia vita, infanzia donata, maturità dispersa, senza il tuo sigillo di danza su di me. 
Te ne sei andata di Maggio, di fiori vestita, un bianco candore che resta scolpito nel legno, senz’altra parola che pace alla vita, rifugio di morte, ricompensa d’eternità.

E’ il tempo del giorno presente, di te che ti sporgi dal mondo, al culmine del precipizio e di grigio ti vesti d’anima, e fai prece ogni mattina di quel cambiamento che non viene, che aneli distratto dal tuo passato.
E’ di un abbraccio, il tuo, il senso della mia vita, adolescenza donata, maturità condivisa, il tuo affetto forte danza su di me.
Non te ne andare di Maggio, di nero vestito, che di candore non resta ma solo difetto, di chi la vita senz’altra parola getta e il tuo rifugio di morte sarà pena per l’eternità.

Tu, tra tutto ciò che fugge, resta.

Chiara

“Death And All His Friends”

C’è un avvicinarsi, ogni anno, da 13 anni. Un camminare in punta di piedi ai margini del cuore, come linea sottile di matita.

Mi sfiora le spalle, indomito arrivare, come onda lambisce la pelle, salmastra rimembranza di lacrime scese.

Risveglia ricordi,  clessidra perfetta allo scoccare dell’ora del pianto e turbina tra cuore ed anima a sollevare parole e immagini di vita.

Non cedo al ricatto dell’indifferenza che mi urge a scappare, ma inchino il capo alla tenera malinconia che si fa preda di me.

E vivo attimi di desolato rimpianto, di lutto mai scomparso, di abbracci di mamma che leniscono guance come carezze.

Con rose scarlatte e petali di giglio, coloro il suo giaciglio, una candela a farle da orizzonte, una preghiera da destino.

Poi riassetto le scarpe sporche di terra, il viso di pianto, il vestito di polline, e riprendo la via.

Chiara