Kintsugi, l’arte di essere autentici

Nel mio post precedente, “Senza fretta, Kintsugi Chiarartè” (qui il link diretto), vi ho descritto con parole e immagini la lenta successione dei passi della tecnica Kintsugi, restauro giapponese per ceramiche.
La ciotola azzurra finita è così.6

Le linee di rottura sono state evidenziate con la polvere d’oro, una rete che stacca dal colore della ceramica e che crea naturalmente un’opera differente. Non si tratta solo di dare una nuova vita ma di ricostruirne l’identità evidenziandone i difetti, narrandone la storia, il passato, curandosi della fragilità che diventa da debolezza a forza.

Ben diverso dal restauro estetico usato prevalentemente in Italia e in Europa, che tende a nascondere completamente le rotture, rendendole invisibili. Nelle foto sottostanti, restauro di piatto Loretz, primi 1900, Milano.

Mi interrogo in questi giorni: secondo voi quale è più autentico?
O che meglio sentite nelle vostre corde?
Siamo pronti in Occidente a mostrarci davvero per quello che siamo?

Info per saperne di più sulla Ceramica Loretz di Enrico Venturelli 

“L’esatta denominazione della ditta, fondata a Milano nel 1896, era «C., G. Loretz & C.» e le due iniziali anteposte al cognome si riferivano ai nomi dei proprietari, Carlo (Lodi, 1841 – Milano, 1903) e Giano (Milano, 1869 – 1918) Loretz.
La loro fu una piccola impresa a regime famigliare in cui operarono, oltre ai titolari, solo tre dipendenti. La fabbrica si trovava in via Molino delle Armi, fu attiva per un decennio e cessò la produzione nel 1906, al termine della prima esposizione universale organizzata a Milano.
Ciò che distinse quella fabbrica tra le molte allora attive fu la realizzazione di uno speciale prodotto, insolito rispetto alla comune produzione di maioliche o terraglie. Carlo e Giano Loretz riproposero infatti la ceramica ingobbiata graffita, un tipo di manufatto da tempo desueto e, per tale ragione, percepito dalla raffinata clientela di fine secolo come insolito, antico e, per certi versi, primitivo. Studi successivi hanno in realtà determinato che le ceramiche imitate dai Loretz risalgono pressoché tutte al XV o al XVI secolo. Ma nella seconda metà dell’Ottocento studiosi e amatori erano convinti che le ceramiche graffite fossero un tipico prodotto medioevale. E i Loretz ricorsero a tale caratterizzazione per promuovere i prodotti della loro ditta. Nei biglietti d’invito distribuiti alla clientela e nelle insegne ideate per le esposizioni compare infatti la denominazione «Ceramiche Medioevali», sostituita solo negli ultimi anni da un più generico «Ceramiche Artistiche».
Carlo Loretz aveva cominciato a collezionare frammenti di quel tipo di ceramica più di vent’anni prima e ne aveva fin da subito tentato la riproduzione. Ma solo negli anni Novanta, e con l’aiuto del figlio, riuscì a fondare una fabbrica indipendente e a produrre manufatti di qualità elevata, con i quali partecipò alla Esposizione generale italiana di Torino del 1898 e all’Esposizione universale di Parigi del 1900 rispettivamente conquistando la medaglia d’oro e quella d’argento. Il successo fu però di breve durata, perché con l’avvento del Modernismo gli organizzatori delle successive esposizioni preclusero la partecipazione a chi produceva oggetti d’imitazione. Accadde a Torino nel 1902 e per i Loretz si trattò di un ostacolo nell’immediato insormontabile. In seguito Giano Loretz tentò da solo (il padre era scomparso nel 1903) di adeguarsi al nuovo gusto e preparò per l’Esposizione universale di Milano del 1906 una serie di ceramiche in cui la tradizionale tecnica graffita si combinava originalmente con la decorazione liberty. Però la distruzione a causa di un incendio del Padiglione delle Arti Decorative inflisse un danno così grave da condurre la fabbrica alla chiusura.”

E. Venturelli, Le ceramiche di Carlo e Giano Loretz in un album di fotografie d’epoca donato al MIC da Carlo Loretz junior, «Faenza», XCIV (2008), 1-6, pp. 7-87. I testi che lo scrivente ha dedicato ai Loretz sono accessibili in: https://independent.academia.edu/EnricoVenturelli.

Un po’ di conti su un libro autopubblicato

In questi mesi ho studiato in maniera approfondita la tecnica giapponese di restauro ceramiche con polvere d’oro: Kintsugi.

product_thumbnail
È un argomento interessante, del quale poco si trova in Italia; ho quindi deciso, nel mentre studiavo, di trascrivere gli appunti e ne è nato un libro di un centinaio di pagine che parla del Giappone, di storia, filosofia, di monaci Zen e di ikebana fino ad arrivare alla tecnica pura.
Un saggio che sarà a breve in vendita e che sarà anche un omaggio per i miei clienti che opteranno per quel tipo di restauro.

Proprio per la finalità di studio, ho deciso di seguire il canale dell’autopubblicazione.
Ho scelto Lulu. Ieri però mi è arrivata una offerta di Ilmiolibro e così ho provato a fare un confronto di prezzi.

Lulu: libro copertina morbida, 96 pagine, 15cm X 23cm. Per 50 copie,  spedizione e Iva incluse 4,82€
Il mio libro: copertina morbida, 96 pagine,  14cm x 21cm . Per 50 copie, Iva inclusa, spedizione gratuita con offerta speciale solo fino al 23 gennaio, 5,69. 

Quindi un’offerta speciale che non porta risparmio.
Lulu è americana, Il mio Libro, gruppo Espresso, italiana. Può bastare questo per un prezzo così differente?

 

Da grande (non) voglio fare l’artigiano

Nel nuovo post che ho scritto per il blog della Rete al Femminile di Biella, faccio alcune considerazioni sui sogni dei bambini e dei giovani, sul “cosa farò da grande“.
Se i bambini della V elementare ancora manifestano per almeno il 50% il desiderio di un lavoro artigianale, la media scende a zero per 3 classi di una scuola superiore.

Dove si è perso il desiderio di fare con le mani? Cosa lo ha fatto perdere?
E voi, cosa volete fare da grandi? e quello che fate è ciò che desideravate?
Come lo considerate il lavoro artigiano: umile, sporco, faticoso, creativo, soddisfacente, perfetto?

(chi dice di me “perfetto” ha indovinato!) 

DA GRANDE (NON) VOGLIO FARE L’ARTIGIANO (IL POST DELLA RETE AL FEMMINILE BIELLA, IL LINK) 

I giovani sono il futuro. E anche noi adulti.

Non sempre ci relazioniamo con i giovani, anche chi di noi ha figli; spesso li viviamo solo come figli e non come entità “giovani”. E troppo spesso accettiamo come vero quello che dai media esce: una generazione senza ideali, di sballati di telefonino e droga, molli e deboli.
Sì, è vero, certi giovani sono così, come lo siamo noi adulti. Nessuno escluso, vietato dire “io no“.

L’unico modo per capirli davvero è viverli. Vivere i giovani ascoltandoli, scendendo dalla cattedra e restando, pur nel ruolo dell’adulto, a pari.

Ho avuto modo di partecipare all’evento BonaUp! in occasione del 103 anniversario dell’Istituto Commerciale Eugenio Bona con la Rete al femminile di Biella. L’evento era incentrato sull’imprenditoria femminile.

E Tatiana lo racconta bene nel nuovo post della Rete al Femminile di Biella: Bona Up! La scuola e le imprese.(clicca qui per leggere )
bona up

Oggi invece sono stata invitata a raccontare ai bambini di V dell’Istituto Lamarmora il mio lavoro di artigiana Chiarartè:  sono andata con il mio bagaglio di oggetti rotti e un giochino da restauratore.
I bambini sono stati grandiosi, curiosi, educati, intelligenti, pronti a mettersi in gioco. Bambini che sognano di fare da grandi il meccanico, il veterinario, la cardiochirurga, il pilota di formula uno, il proprietario di un ranch, la maestra; e che collezionano gomme colorate, minerali, tappi di cartucce, calamite, punte di matite colorate, carte da gioco, cappelli, pietre a forma di cuori, animali di peluche.14947937_1184334684948461_7084819963828189689_n

C’è un mondo vasto là fuori: noi adulti le fondamenta, i giovani magnifici alberi, fiori, colori, montagne svettanti e placide pianure.

La scatola magica snc

Progetto: ” Avviare un’azienda che genera stelle cadenti”

” Il nome dell’azienda è “Scatola magica snc”.
Si rivolge alle persone sfortunate o alle persone nei momenti tristi. È un’ottima idea per chi vuole fare un regalo e nelle feste sostituisce i fuochi artificiali.

Chi ci aiuta? Abbiamo bisogno dell’aiuto di aziende Aerospaziali per raccogliere la polvere di stelle; di aziende di esplosivi per gli effetti pirotecnici e di un’azienda chimica per produrre la polvere magica.
Cosa produciamo? Una scatola che si attiva con un pulsante.
È una scatola in acciaio che contiene la polvere magica; attraverso un pulsante si attiva un tubo che spara la polvere nell’atmosfera. Raggiunta una certa altitudine si incendia (10.000m) ed ecco la stella che cade sprigionando colori diversi.
Cosa ci serve? Una scatola di acciaio, la polvere magica, un motore, un tubo, del denaro.
Perché la realizziamo? Per la scarsità di stelle cadenti, per quando non sai cosa regalare a qualcuno e per la sfortuna diffusa.
È perché tu e non un altro? Perché non è un grande macchinario ma una semplice scatola quindi i costi sono contenuti e accessibile a tutti.
E poi funziona sicuramente perché la polvere è magica!”

Questa mattina con la Rete al femminile di Biella di cui faccio parte con il mio laboratorio di restauro Chiarartè, ho partecipato alla giornata Bona Up, dedicata all’imprenditoria femminile presso l’Istituto Commerciale Eugenio Bona. Abbiamo proposto a quattro classi (2 IV, 1 V e 1 III) a rotazione idee matte di imprese impossibili su cui costruire un businnes plan.

Io, la macchina per generare le stelle cadenti l’ho già prenotata! 

Bona Up http://www.lastampa.it/2016/11/04/edizioni/biella/bona-up-storie-di-donne-di-successo-NGkQBvmRePRnAaAZmAihmK/pagina.html

1652699_1460379004-kcib-u10901512714595hk-1024x576lastampa-it

I tempi dell’imprecisione

Come spesso ho avuto modo di raccontare e sul blog e sulla pagina Facebook Chiarartè, mi sto occupando della tecnica di restauro giapponese Kintsugi (lett: riparare con l’oro). (QUI un esempio di restauro dal sito Chiarartè)
È una tecnica che vede la sua nascita nel XV sec in Giappone, nell’epoca Muromachi, sotto l’ottavo soghun Ashikaga Yoshimasa, un’epoca storicamente complessa, ma meravigliosamente fertile in ambito culturale e artistico, con la nascita della cerimonia del Te, l’Ikebana, il teatro No, la filosofia Zen e appunto il Kintsugi.

Studiare la tecnica comporta anche lo studio minuzioso del contesto, date, luoghi, circostanze, rese ancora più difficili dalla lingua, dagli usi e costumi, così differenti da noi
Ma è eccitante e interessante, in una sorta di loop di conoscenza dal quale uscire non è facile.
E meno male!

Lo studio assiduo comporta, si sa, il venire a conoscenza di quello che il mercato offre, nella sua vastità. E spesso imprecisione.
E così, navigando nel web, trovo date errate, nomi confusi, epoche rivoltate, tecniche scambiate per altro, lavori fatti male venduti a peso d’oro, improvvisazione, tanta improvvisazione.

Siamo nei tempi dell’imprecisione, del fatto in fretta e alla cavolo che tanto basta scrivere e pubblicare, dei video raffazzonati, dei lavori ancora peggio; siamo nell’epoca degli hobbisti, del “non ho la partita Iva, ci sono troppe tasse da pagare” ( e intanto lavorano, in nero).
Siamo nell’epoca dell’improvvisazione, della mancanza di approfondimento, del restare in superficie a discapito della verità.

Non è facile informarsi correttamente, consiglio di farsi eseguire i lavori da professionisti, seguire solo persone e siti di fiducia e, per quanto possibile, studiare, senza timore e con infinita passione, studiare.

Progetto Botteghe Scuola, un’esperienza di tirocinio.

Restauratrice per lavoro, creativa e amante d’arte per passione. Scrivo nel blog per sfatare il mito che un artigiano sia solo manualità pura, per comunicare con il mondo e condividere un mestiere troppo spesso vissuto come segreto e di casta.

Così mi presento nel blog della Rete al Femminile di Biella, dove scrivo da tempo insieme ad altre blogger. Ho fatto di necessità virtù e ho imparato a usare il web e le sue infinite potenzialità per superare i muri del mio laboratorio e uscire all’aperto, nel mondo, tra le gente e le opinioni.
Ma resta, lavorare sugli oggetti da restaurare, la mia più grande passione, il compito che meglio mi riesce, nel quale mi riconosco perfettamente.

È quindi stata un’esperienza interessante e formativa accogliere il Progetto Botteghe Scuola di Regione Piemonte per due edizioni, l’occasione per avere a bottega un tirocinante per sei mesi, sei mesi di formazione e crescita.

E di questo  parlo oggi nel blog della Rete al Femminile di Biella.

“Tramandare la propria arte e conoscenza è il compito primo di ogni artigiano. Restare chiusi tra le proprie mura, conservando gelosamente tecnica e materiali, è il modo più facile per far perdere le proprie tracce; spesso così viene fatto, ma siamo sicuri che sia la mossa vincente?

Da 25 anni ho una bottega di restauro a Biella e credo nella condivisione delle idee, soprattutto quando si tratta di insegnarle.
È per questo che ho accolto con entusiasmo il Progetto Botteghe Scuola di Regione Piemonte, un progetto che ha visto la sua nascita nel 2002…..(segue QUI) 

La mia arte è il silenzio e la calma

Silenzio e calma, pazienza e dedizione, questo è il mio lavoro di restauratrice.
E perseveranza.
Ognuno ha un modo diverso di vivere il lavoro, c’è chi deve correre, chi studia fortemente, chi ha un lavoro meccanico, chi noioso, chi ansioso, chi di grande responsabilità: basta trovare la propria dimensione.

Vi presento il frutto dei miei ultimi mesi di studio e di ricerca: SQUARCI.
E ve lo presento con un video che ho realizzato e pubblicato su youtube.
Buona visione.

Come ti rapporti ai tuoi clienti?

Il mio nuovo post sul blog della Rete al femminile Biella, parlo di clienti e di come ho imparato in 25 anni di attività a relazionarmi.
Voi come fate? Avete idee, suggerimenti, racconti di clienti meravigliosi o impossibili?

Come ti rapporti ai tuoi clienti? (qui il link)  http://www.retealfemminilebiella.com/come-ti-rapporti-ai-tuoi-clienti/

Il sito di Chiarartè, il mio lavoro http://www.chiaraarte.it/

Chiara

Concorso 500 funzionari MIBACT

Dopo mesi di attesa è finalmente stato emesso il mega concorsone per 500 funzionari MIBACT. Si spazia dall’archeologo, all’archivista, dall’antropologo al restauratore. download
Ho provato a vedere i termini di presentazione giusto per capirne qualcosa e mi sono infilata in un ginepraio dal quale cercherò di uscirne il prima possibile per non rovinarmi le giornate.

I 500 funzionari sono ripartiti per Regioni: il criterio quale sarà se a regioni come la Sicilia si è deciso di mandare UN solo restauratore? concorso 500 funzionari MIBACT
E c’è qualcuno che sa spiegarmi il criterio per cui sempre in Sicilia i funzionari destinati sono 9 e in Lazio 137?

Cosa serve per candidarsi? Lauree, titoli; capacità non ne vengono chieste, d’altronde perché chiederle quando si permette questo?

foto web

foto web

Forse, anzi sicuramente, gli ingeneri fiorentini sapevano benissimo parlare inglese, forse meno valutare i probabili danni di una perdita d’acqua su cui è stato permesso il parcheggio delle auto.

Il concorso come detto è aperto a diverse figure professionali, ma per tutte viene richiesta una preselezione generale, perché è pur vero che la cultura generale è il sale della vita. Con la cultura generale puoi partecipare ai quiz serali alla tv, magari non è proprio il target di partenza per un funzionario del MIBACT. O mi sbaglio?

Qui un esempio, preso dal gruppo appena nato su Facebook “Concorso 500 funzionari MIBACT” che ad oggi ha già 1474 iscritti, esempio preso da un manuale, costo 34,00 scontato 30,50 generato proprio, guarda caso, per l’occasione ( http://www.edises.it/concorsi/concorso-500-funzionari-mibact.html)

PRIMA ESERCITAZIONE

1) Quale di questi rami del diritto non fa parte del diritto pubblico?
A. Il diritto tributario
B. Il diritto penale
C. Il diritto costituzionale
D. Il diritto civile

2) Gli atti politici:
A. sono atti liberi nel fine
B. sono atti vincolati nel fine
C. sono atti che devono essere motivati
D. sono espressione del potere discrezionale dell’amministrazione

3) Le cosiddette leggi Bottai, sulla tutela del patrimonio culturale e ambientale, furono varate:
A. nel 1919
B. nel 1929
C. nel 1939
D. nel 1949

4) Qual è il significato dell’arte preistorica?
A. Ha una funzione esclusivamente decorativa
B. Ha un significato magico e propiziatorio
C. Ha una funzione pratica
D. È legata a rituali religiosi

5) They set off before daybreak.
A. Si sentono male da questa mattina
B. Sono arrabbiati da stamattina
C. Questa mattina hanno messo tutto in disordine
D. Sono partiti prima dell’alba

Gli 80 restauratori richiesti non hanno professionalità precise, ma sono restauratori generici. Viene chiaro a tutti che non esiste una figura generica di restauratore visto che ogni oggetto ha la sua materia e proprio per questo necessita di studi specifici e ristretti, assolutamente mai generici. Ma forse questo il MIBACT non lo sa.

Tengo poi a ricordare che i restauratori stanno aspettando la definizione del bando che ancora non è stato definito e quindi a tutt’oggi NON esiste legalmente la figura del restauratore; resta chiaro che se il MIBACT non rispetterà la data del 30 maggio per mettere agli atti la risoluzione del bando con i nomi dei restauratori, pochi potranno partecipare al concorsone. E questo pare ad alcuni l’ennesima mossa di uno Stato che privilegia alcuni, pochi e di casta, a discapito di tutti, tanti, tantissimi, altri.

Chiara, titolare da 25 anni di Chiarartè, laboratorio d’arte, artigiana, imprenditrice. 

Il bando del 500 Funzionari MIBACT http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_1575721874.html

Il laboratorio d’arte e restauro Chiarartè http://www.chiaraarte.it/

Il gruppo Facebook “500 funzionari MIBACT”  https://www.facebook.com/groups/concorso500mibact/?fref=ts