Lo stai facendo nel modo sbagliato

Si dice spesso che il modo migliore per capire gli altri sia di mettersi nei loro panni. Indossa le mie scarpe si usa anche dire. Significa diventare empatici con l’individuo, leggere le emozioni con i suoi occhi, con le sue esperienze.
Non è un risultato certo, ma sicuramente più efficace che restare seduti sulla nostra riva.

Così deve avere pensato la geniale Sylvi Listhaug, ministro norvegese per l’immigrazione. Volendo provare l’emozione e la sofferenza dei migranti naufragi, ha pensato di farsi gettare in acqua ed aspettare di essere salvata.
E come lo ha fatto? Tuta impermeabile che oltre a proteggere dal freddo permette di restare a galla; canotto di salvataggio a due metri di distanza, cineoperatore che filma ogni attimo…sorriso di circostanza.Cattura

http://youmedia.fanpage.it/video/aa/VxngYuSwVH056nrs

No, cara ministro, lo stai facendo nel modo sbagliato!

E non dico altro.

Chiara 

Né multietnici, né integralisti: siamo unici.

Prendiamo una palla di creta e lasciamola in mano a 20 bambini di sesso, età, etnia, religioni differenti con la regola che non esistono regole.

Ognuno di loro creerà un oggetto, un animale, un simbolo, un disegno di fantasia, anche nulla, forse la palla resterà una palla, forse un castello, forse qualcuno inventerà Dio, chi una pistola, chi la famiglia, chi non farà nulla, restando seduto solo a guardare, non ci sono regole, ricordate, nessun obbligo.

Ad un certo punto un bambino tirerà la palla addosso al vicino, per ridere e il bambino piangerà, un altro si metterà a ridere sguaiato, un altro resterà seduto, nel suo nulla, mentre un bambino ancora non verrà disturbato dai rumori e continuerà il suo lavoro, una città.

foto dal web

foto dal web

Di cosa è fatta quella creta in mano ai bambini? Dei loro sogni, delle idee, dei pensieri, di ciò che gli è stato insegnato, della cultura, dei libri letti, le favole narrate, della religione, del loro Dio, dei racconti dei nonni, delle notizie viste in tv. dei giochi imparati, del colore della terra, dei ricami dei vestiti, delle guerre, delle lotte, dell’amore della mamma, del clima, delle piante, degli animali e di ogni più piccola particella dei loro ricordi.

Se tutto fosse uguale, se si azzerassero culture, religioni, idee in nome del rispetto di una impossibile integrazione multietnica, i bambini creerebbero da una palla di creta tutti lo stesso oggetto, come se venisse data loro la stessa regola, con qualche piccola differenza dovuta a dimensione e ad un guizzo di fantasia.

Siamo unici e lo siamo per quello che sono le nostre radici ed è insegnando uno all’altro il sapore della propria terra che si diventa uniti, non nascondendola.

Chiara 

 

Il capezzolo scomparso

L’ipocrisia è uno stato mentale di chi non sa prendere una decisione. Si tenta di mettere una pezza, una maschera, di nascondere la realtà.

E’ un modo per proteggersi, certo, la vita è già così faticosa alle volte, ma è anche un modo per non prendersi le proprie responsabilità.

Ognuno di noi ha il suo campo di azione, uno preferito e le tecniche di ipocrisia sono differenti a seconda dei tempi, delle stagioni, delle relazioni, dei fatti che accadono.
Noi come singoli e noi come società, ovvio. Noi come contesto di azione privato e pubblico.

Essere coerenti e coraggiosi è difficile e quasi nessuno ci riesce.
E come potrebbe visto che siamo inseriti in un mondo come questo?
Parlo di Facebook, che poi è la rappresentazione della vita, anche di quella di facciata.
Un mondo in cui posso mostrare una testa sgozzata, un video di un’esecuzione, agnelli scuoiati, massacri, pagine di donne provocanti, di odio razziale; dove posso vedere profili di gente assurda, violenta, ignorante.
Un mondo in cui l’immagine di donna nuda, per essere pubblicata, deve apparire così!

foto presa da Facebook

foto presa da Facebook

E’ una finzione, lo sappiamo bene tutti, una sorta di contentino per gli stupidi. Si offende e chi ha fatto l’immagine e chi la guarderà.
Si pensa che basti non dire, non fare vedere, perché gli altri non credano che sia.
Che mondo di sciocchi.

Chiara

Le nuove regole di Facebook
Rimuoviamo le foto dei genitali delle persone o che ritraggono fondoschiena completamente in vista. Rimuoviamo anche le immagini di seni femminili dove è visibile il capezzolo, ma permettiamo sempre la pubblicazione di foto di donne che allattano o che mostrano il seno con cicatrici causate da una mastectomia. È permessa anche la pubblicazione di fotografie di dipinti, sculture o altre forme d’arte che ritraggono figure nude. Le restrizioni relative alla visualizzazione di nudità e alle attività sessuali si applicano ai contenuti creati digitalmente a meno che non vengano pubblicati a fini educativi, umoristici o satirici. Sono vietate le immagini esplicite di rapporti sessuali. Anche le descrizioni di atti sessuali che entrano troppo nel dettaglio potrebbero essere rimosse.”