Penso

Penso a cos’è vivere oggi.
Siamo tutti sulla passatoia, spesso senza tappeto rosso, indagati, interrogati, giudicati, nessuno escluso, anche chi si defila viene inglobato, seguito, stanato. Siamo nel centro del gorgo, nella spirale degli sguardi, delle accuse, dei commenti, siamo nel mezzo di ogni discussione, siamo inseriti, spinti a forza, immessi, annessi, inclusi.
Già, sto parlando dell’era dell’internet, quella della iper-connessione, dell’esserci sempre, o dell’esserci ogni tanto, non conta, se ci sei, appari. E qualsiasi cosa dici è contro o a favore di te, non nascondiamoci dietro a falsi pregiudizi, è così.
Sei vegano, sei onnivoro, gay, etero, sei antivax, grillino, webete, sei poeta, artista, sfigato, se ti piace il mare, l’inverno, il caffè, la grappa, la montagna, il sesso, ci sarà sempre qualcuno che ti darà addosso a maleparole.
Se per un attimo ti scappa una parola, c’è lo screenshot, se pubblichi un video dove ti confondi e dici cose che non vorresti, c’è la viralità: nemmeno il ripensamento per cancellare.
Siamo certo stupidi, converrebbe tacere piuttosto che cancellare. Essere sicuri di quello che facciamo/diciamo, prima di premere invio, perché indietro non si torna, come un coltello che ferisce, la lama taglia, poi si cuce, ma taglia. E non c’è via di mezzo, non c’è mai, lo sai bene, ma invece siamo stupidi e lo dimentichiamo.
Forse ci vorrà del tempo per capire la deriva che abbiamo preso, per smorzare i toni, per ripagare le fatiche con un sorriso, le vittorie con un evviva, per relegare l’invidia, la gelosia, la supponenza.
Credo che uno dei modi più facili sia guardarsi allo specchio ogni mattina e pensare a come ci sentiremmo noi a sentirci dire certe male parole che siamo pronti a dire. Perché vale ancora il detto “non fare all’altro quello che non vorresti fosse fatto a te”

Tutto questo perché? Perché oggi mi sono fermata con l’auto per fare passare una signora sulle strisce pedonali: aveva in mano il telefono e si è fermata a metà delle strisce per rispondere a un messaggio. Ferma, non a piccoli passetti, ferma.
L’ho sollecitata con un colpetto di clacson ma non sto a riferirvi le male parole che ho ricevuto.
Sì, siamo tutti un po’ stupidi. Io in primis, altro che colpetto di clacson, la tromba dovevo usare!

“Scarica il pdf GRATIS” è un sito farlocco? Chi ha qualche informazione?

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Nelle mie ricerche online ho trovato l’indirizzo http://superadjacenter.xyz/1326926691_kintsugi-larte-di-riparare-con-loro# (ometto il link cliccabile per non dargli ulteriore visibilità)

Accedendovi trovo la possibilità di scaricare il PDF GRATIS del mio libro. Viene anche indicato che normalmente questo libro ti costa 11,65€” quando invece su Amazon costa 14,56€ (qui il link) 

Ho provato ad accedere al sito, occorre registrarsi e dare il numero della propria carta di credito. Ovvio che non ho proceduto.

È una cosa legale? Occorre tutelarsi? È una truffa? Occorre denunciare?
Chi sa come fare?
Perché non è tanto per il mio libro, ma per il rispetto delle regole e dell’editoria in genere.
Grazie

Il blog Bonaventura di Bello parla di un sito TRUFFA ILLEGALE simile http://bonaventuradibello.it/blog/pdf4it-libri-piratati-scaricare-libri-pdf-gratis-truffa/

Statistiche blog: i termini di ricerca

Talvolta controllo i termini di ricerca attraverso i quali si arriva al mio blog.
Non è la prima volta che mi trovo di fronte a questi, ogni volta differenti ma con lo stesso senso: le tette grosse.

squarcidisilenzio

In quattro anni di blog (correva sabato l’anniversario) ho scritto 1411 post, con 99,249 visualizzazioni, 840 followers. Di questi 1411 solo 2 hanno nel titolo la parola tette.  Altri 2 ne trattano nel post.
Tutti gli altri parlano di arte, poesia, narrativa, pensieri, immagini.

Eppure si arriva al mio blog informandosi sulle tette grandi e su come mostrare le tette.

Ma sarà un po’ strano questo mondo dell’internet e di wordpress? 🙂

Chiara 

Ps. sono consapevole che con questo post sto aumentando la possibilità di arrivare al mio blog con la parola tette grandi! (senza poi trovarle per davvero) 

 

Nascondino World Championship

Ciò che amo del web è la possibilità di sapere. Tutto di ogni cosa, tutto di tutti, nella modalità in cui ognuno di noi decide di mostrarsi.
Ovvio che non è così per tutti.
C’è ancora chi pensa che il web sia l’assoluta violazione della privacy, senza però considerare che ciò che pubblichiamo, scriviamo, i nostri commenti, la nostra presenza, è una scelta solo nostra.
Avete mai fatto una vostra ricerca su Google?
Toglietevi dal vostro account e digitate il vostro nome.

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I risultati sottolineati corrispondono alla mia identità. Nelle immagini principali, non compaio.

Altra cosa è il furto di identità, il nostro nome usato in altri contesti senza essere stati avvertiti, i testi copiati senza permesso, le foto senza crediti. A tutto questo credo possa trovarsi rimedio e con lo stesso sistema nome+ cognome su google o con altri metodi più complessi dei quali non so. Ma per questo, se c’è dolo, ci sono entità preposte e procedimenti penali e civili.

Detto ciò, penso sia importante nel web moderare l’istinto, perché ciò che scrivo, resta; anche se cancello, non cade mai nell’oblio.
Una soluzione è fare senza tema di essere smentiti, fare nel giusto, fare bene, conservando lo scontrino, la lettera, la testimonianza affinchè qualsiasi sia il problema, come si usa dire:”carta canta”, pubblicando solo ciò voglio che sia pubblicato, che ho revisionato, riletto, corretto e deciso che può essere pronto per essere letto e visto da tutti, cose di cui non dovermi vergognare o pentire. Perché l’istinto, nel web, ahimè, paga pegno.

nascondino world championship

Fonte La repubblica Milano.it

Oppure, nascondersi, partecipando al NASCONDINO WORLD CHAMPIONSHIP, 12-13 Settembre 2015, 45 squadre, 30.000mq dove nascondersi, Parco Loreto, Bergamo. (Le info nel sito qui)

Chiara

MobileGeddon: quando piccoli cambiamenti raccontano i nostri tempi

Oggi, 21 Aprile 2015, è il giorno del Mobile Geddon di Google, il giorno in cui i siti mobile-friendly, ovvero i siti costruiti per essere consultati su cellulare, avranno la preferenza nelle ricerche di Google a discapito dei siti strutturati per essere visibili su Pc.
La decisione di Google, preannunciata due mesi fa, è una decisione meramente commerciale, visto che l’incidenza dell’uso della rete con cellulare ha superato di gran lunga quella da pc. Si fanno acquisti in treno, in metro; si consultano i giornali durante le pause di lavoro, al parco o la sera, prima di dormire. Il pc è diventato un optional e molto meno efficace del cellulare.
Ecco che è venuto da sé il cambiamento radicale imposto da Google, una specie di giorno del giudizio: tutti coloro che non hanno conformato il loro sito in una versione mobile, verranno relegati agli ultimi posti delle graduatorie di ricerca di Google, a favore di chi invece per tempo si è adattato ai nuovi tempi. Cosa significa? Che anni di lavoro passati a studiare il Seo per indicizzare il proprio sito, sono da oggi spazzati da chi si è saputo innovare per tempo.

Pare, ad una visione superficiale, un piccolo cambiamento, ma guardando bene non lo è, anzi.
Questo cambiamento ci dice che siamo cambiati noi, il nostro modo di comunicare, di esistere, di fare acquisti. Che siamo un popolo di sempre connessi, che non vogliamo rinunciare a nulla e in nessun momento della giornata. E’ cambiata la nostra visione del mondo: non lo guardiamo più solo dalla nostra scrivania, ma in ogni attimo, in spiaggia, al bagno, distesi in mezzo alla natura, in ascensore.
Noi siamo cambiati: abbiamo bisogno di cose brevi ed immediate, di stimoli a spot. Non ci soffermiamo più o comunque molto poco: apriamo il nostro cellulare, digitiamo la nostra ricerca e in un secondo siamo in viaggio, siamo dove vogliamo essere in quel preciso istante, teletrasportati seguendo il filo delle nostre emozioni.

Uno smartphone che sostituisce un pc.
Il MobileGeddon per ribadire il concetto, tagliando fuori di colpo tutti coloro che non se ne erano accorti.

Alle volte ho come il sentore che il mondo abbia due velocità e che non sempre si riesca a stargli dietro.

Chiara

qui il test di compatibilità di Google per dispositivi mobili del vostro sito
Il mio Chiarartè non è compatibile, oggi vado a metterci mano!

chiararte

Bufale, pesci d’aprile e di noi che siamo un po’ fessacchiotti.

Quando ero bambina il primo di aprile si celebrava con un bel pesce di carta attaccato di nascosto alla schiena e si rideva tra i compagni sul malcapitato. pesce-05
Tra i grandi, invece, c’era chi si cimentava in scherzi d’autore: chi non ricorda, Estate 1984, il ritrovamento di tre statue di Modigliani poi rivelatesi un falso fatto da tre ragazzi livornesi?

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Ma erano casi sporadici, fatti benissimo e davvero difficile da sgamare anche dagli esperti.

Oggi. Oggi siamo nell’era dell’internet, le notizie volano come razzi da una parte all’altra del mondo in un soffio; con un computer in tre secondi, con una media abilità, si può fare di tutto, correggere immagini, modificare testi, attribuire date e mettere il tutto in rete. Con la certezza che una buona parte degli utenti non coglierà la bufala, anzi, più sarà clamorosamente falsa, e più verrà condivisa come vera.
Senza, ovviamente, verificarne la veridicità.

Vediamo come
Ieri mi sono imbattuta in questo link (clicca qui) . In sostanza viene raffigurato il  nuovo logo della regione piemonte, un orribile e infantile lombardia con stivali, occhialetti, cazzuola e progetto con la scritta edificante “Lombardia, voce del verbo lavorare”logolombardia

Come potete vedere tutti “una cagata pazzesca”

Pare che questo logo sia stato pubblicato e pubblicizzato dall’assessore regionale alle infrastrutture e alla mobilità della regione Lombardia, Alessandro Sorte, sulla sua pagina Facebook e l’articolo ne fa rimando con un link diretto.

ImmagineLa cosa più semplice da fare è cliccare il link. Io l’ho fatto. Ed ecco cosa appare.

alessandro_sorteA questo punto, o lascio perdere il link, o mi faccio delle domande.

E così cercando nel web scopro
1) il logo è vero, esiste, qualcuno lo ha disegnato ( quali manine sante? Sarà anche stato pagato o gli avranno regalato un ovetto kinder?) ma a quanto pare è solo un logo interno all’assessorato per un evento. (così dicono, mah!)
2) il motto è stato rubato a tal Angelo Capelli, consigliere regionale (che poi è un motto veramente deprimente, da andarne proprio fieri), rivale politico del Sorte. (conosco altri casi di motti rubati tra rivali, sarà uso comune. Io i miei rivali, se ne ho, nemmeno li leggo, figuriamo copiarli)

angelo_Capelli3) Del logo ora non c’è nessuna traccia, se non quella lasciata dagli screenshot e dai link che ora non rimandano più a nulla ( e non vorrei ripetermi, ma lo faccio:“ciò che si scrive resta, abbiate cura di voi e degli altri e sicurezza di quello che scrivete!” me compresa, ovvio)

Ecco che allora viene da chiedersi se era un pesce d’aprile in anticipo o una bufala, una presa in giro politica, o la verità, cosa ben più grave di tutte le altre.
E viene da chiedersi se vale la pena pubblicare la notizia come vera, quando nessuno sa la verità.
Ma l’amaro che resta è che questo dell’internet è un mondo brutto, di prese in giro, di cattiverie e noi, nella fretta di condividere e dire, condividiamo link, pensieri, immagini, senza aver prima verificato le fonti, contribuendo a spargere schifezze bugiarde e false.
E generiamo un mondo ancora più brutto di quello che già è.

Pensare che basterebbe un click in più per verificare.

Chiara 

Qui Alberto Puliafito dice più o meno le stesse cose, ma con argomenti più seri e con dettagli maggiori 

Mai in ozio

Il più forte è chi ha la prima parola e poi tace.

Già vivere spalla spalla è difficile, ci siamo anche inventati il web…certo che abbiamo proprio del tempo da perdere noi umani.

Chiara