L’innesto

si dice che una pianta germogli con il seme, la terra che nutre, il vento, sole, la pioggia, la cura, il tempo. Lento, il tempo della semina, della potatura, il fusto che sorregge, un palo vicino, la mano di chi raddrizza, alle volte si lascia libero, altre si addomestica, si dice che una pianta cresca e fiorisca prendendo forza dalla linfa, il suo fondamento.

noi

noi siamo l’innesto, il fiore mescolato, un ramo senza radici che entra nella corteccia, legato stretto, noi siamo la linfa che si mescola, profonda, un circolo vitale che muove le onde, lo sai il rumore del mare vero? noi siamo l’armonia degli scogli, la protezione dai flutti e la loro rovina, siamo. Siamo il cedimento alla passione, il letto rivoltato e le lenzuola bianche, i sogni riavvolti, le parole sommesse la notte, quando si sanguina e lo sai, i dolori rinvengono, palpabili e puri, tra le mani, noi siamo le parole sommesse che ci placano il cuore, l’amore, che sai, qui è una rima ma così non è, sei tu.

noi

 

 

Un pensiero bambino.

Foto Michele Galluccio

Foto Michele Galluccio – IRIDE Soluzioni Multimediali

 

E mi innamoro di te ogni volta che ridi, quando accarezzi i miei capelli, stanco, e ripieghi su di me i tuoi giorni, le afflizioni, il tempo perso, quello dedicato e il tempo che passi con me, tra le lenzuola infiammate d’amore, il caffè riscaldato, le mani appassite, il cuore che batte, tu.
E si rinnova ogni giorno il pensiero, piccolo, breve, bambino, di quel per sempre che non tace, seppure nascosto tra le tue mani, amore, e aspetto, al sorgere del sole, il tuo ritorno, il mio incontro, tu.

Chiara

L’essenza #2

hai scelto me

S’erano aspettati nel tempo, snocciolando le ore, dipingendosi i ricordi, vivendo della loro stessa assenza.
Ma fu quel l’attimo che li unì, il presente unico e perfetto, irrinunciabile e vero, che li
raccontò al mondo.
E restarono incisi nella memoria della storia.

Chiara

Milano

Mi capita spesso di essere a Milano. E’ una città che amo da sempre, da bambina per i suoi negozi scintillanti, ora per un insieme di mille piacevoli motivi.
Milano è ricca d’arte, la sto scoprendo poco alla volta; è ricca di arte antica e moderna: Milano accoglie.
Milano accoglie ogni contraddizione, la bellezza e il disgusto.
A Milano tutto è ben accetto, un uovo colmo zeppo di sorprese.

Cosa dire di questa meraviglia apparsa in corso Indipendenza?

fonte_la_repubblica

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Viene da domandarsi se siano asparagi giganti o magri e lunghi falletti!
Merita davvero una visita.

E cosa dire ancora del premio ambitissimo vinto? Milano ha il “grattacielo più bello del mondo“2014 ( qui il dettaglio di INTERNATIONAL HIGHRISE AWARD)
Il Bosco Verticale, progettato da Stefano Boeri, nel quartiere Porta Nuova, è un grattacielo ove uomini e natura convivono. Ad ogni piano sono state situate piante d’ogni specie, nello specifico sue due torri residenziali di 80 e 112 m di altezza (27 e 19 piani, 113 residenze totali)  si trovano 800 alberi fra i 3 e i 9 metri di altezza, 11.000 fra perenni e tappezzanti, 5.000 arbusti, per un totale di oltre 100 specie diverse.
Un progetto ardito.
Chissà come sarà tra dieci anni questo grattacielo che è stato costruito nel paese dell’incuria?
Provate a guardarlo bene, se vi capita anche di persona e poi ditemi: ma è davvero il più bel grattacielo del mondo?

fonte_tgcom24

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Chiara

Il possesso risiede nella libertà

Ho ritrovato per caso questo testo che ho scritto il 17 Agosto 2012.
Constato con piacere che sono ancora d’accordo con me e per questo, lo pubblico qui, chiedendo il vostro di confronto.

“Nel vivere comune si è soliti dire ” è mio” , ” è tuo” delimitando il possesso delle cose che ci stanno intorno. Fa parte del vivere sociale avere una proprietà privata, segno non solo di benessere economico ma anche di benessere mentale.
Finchè risiede nelle cose, senza esagerazione, ha ragione d’essere.
Ma l’uomo, vorace ed ingordo, ha traslato il senso del possesso alle persone, ai sentimenti. Si è soliti sentire due innamorati dire “sei mio, sono tua” che all’inizio pare un gioco, una promessa romantica, ma spesso diventa un cappio stretto, che soffoca con gelosia ed invidia.
Anche nel rapporto tra genitori e figli, succede. Il genitore si sente, oltre che culla anche padrone.
E così i figli vivono la propria vita stretta nei sogni del genitore, ed ogni loro sforzo per crescere viene tarpato. Il genitore tiene legato i figli a casa propria, non dando loro gli strumenti per volare verso l’ignoto. La scusa comune è che si vogliono proteggere, la verità sta invece nel fatto che il genitore vuole possedere il futuro dei propri figli, plasmandolo a propria somiglianza. E’ un fatto inconscio molto spesso, non cattiveria, ma taglia per sempre le ali della libertà ai figli facendo nascere rancori e dissapori, e in seguito carenza di autostima e incertezza personale.

Far crescere i propri figli significa donar loro libertà. Restare accanto silenti, con passi leggeri, osservando con attenzione ma non interferendo. Vederli assurgere, vederli cadere, sbagliare e vincere, senza giudicare.

Questo fa un genitore che ama i propri figli.

Questo ho visto fare da una mamma con i propri figli e così, ora, amerei somigliarle.”

Chiara 

Il piano superiore.

Piccole aspettative, briciole sparse senza consistenza.
Progetti semplici, desideri sicuri.
Parole sincere, chiarezza, fermezza e decisioni.
Percorsi organizzati, nel limitare la frenesia.

Ma basta una frase che sfugge al raziocinio, per far volare lontano le convinzioni, un soffione sferzato dal vento.
Poche parole che ti portano in un piano superiore, differente dalla vita, un piano nel quale, “almeno è bello crederlo”, le cose sono destinate ad accadere e le persone ad incontrarsi.

E’ il gioco sorprendente della vita, delle relazioni, delle esistenze.
E  la sua magia.

Chiara

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Un incontro

Un uomo s’appresta alla porta, lo sguardo distinto e il viso pallido di chi ha un dolore conficcato nel cuore.
Sorride ed entra con fare garbato.
A nulla valgono le mie scuse che l’attività è chiusa in quel momento, resta in centro alla stanza, senza voglia alcuna di andare.
Sento un calore emanato e sorrido, rivolgendogli lo sguardo attento che aspettava.
“Posso restare qui un po’? Lei ha tanti oggetti belli ed antichi e questo posto è luminoso. Sono appena passato “là”, dove lei sa, nel magazzino dove è successo il fatto. Sento un’angoscia salirmi addosso e ho bisogno di respirare bellezza”

Raccontarsi vita fu immediato, dai suoi occhi lucidi sgorgava tenerezza, tenerezza di padre che ha visto la vita sconfitta, che non si dava pace di quel tracollo. Nel mentre le parole inanellavano pensieri, l’immagine del cappio si formava sempre più netta nelle nostre menti e fu come vederlo davvero, quell’attimo eterno del non ritorno.

“Ma lei  si immagina? Cosa avrà provato nel fare quella strada sapendo che la stava facendo per l’ultima volta? Si sarà detto ” questa è l’ultima volta che scendo, poi non salirò mai più”. Secondo lei, lui lo capiva che stava andando verso la fine, verso la morte?”

” Non credo” gli dissi, ed era quello che pensavo ” non credo lui sapesse che non sarebbe tornato più, era troppo concentrato nella sua determinazione, credo sentisse solo il desiderio di finire il prima possibile”

” Ma lei, mi dica, se solo qualcuno lo avesse incontrato, un saluto, sarebbe bastato per fargli cambiare idea…ci fosse stato qualcuno in questo cortile…..”

Un caffè, si parla d’altro, il tempo scorre; mi saluta .
“Le chiedo scusa se abbiamo fatto la nostra conoscenza in un’occasione così funesta”  ci diamo la mano e ci scambiamo un’intesa.

…………….chissà….chissà se avesse incontrato qualcuno, un saluto, sarebbe bastato a fargli cambiare idea?…….

Chiara