Vorrei mi sfuggisse una poesia

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Milano, Fuorisalone 2017, Brera District

Vorrei mi sfuggisse una poesia, tra i pensieri stretti, affollati, concentrati come soldati in partenza al fronte, alla guerra, una vana guerra. Concentrata su percorsi che si rincorrono, idee alla ribalta, intuizioni, progetti accorati, vita, vorrei che mi sfuggisse una poesia.

Perché tutto possa riprendere la lentezza che merita, come quando alzo il mio viso e incontro il tuo.

È solo questione di una stupida angolazione del pensiero.

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Lo vedi l’ostacolo? Lo centri e cadi o lo aggiri e corri via veloce.
Sei sicuro sia un ostacolo e non l’opportunità per un momento di riposo? E l’oltre piano sia solo un assurdo viaggio verso l’ignoto?

È solo questione di una stupida angolazione del pensiero.

Chiara 

 

“a me non succederà mai”

Quella volta aveva corso un grave rischio, maledettamente affannato. S’era sentito braccato, spinto, sospinto, acceso, spento, delirato. Non era stata una gran bella sensazione, fiuto di cane, nascosto nel sottobosco, mimetizzato tra le piante e le radici. Non dormiva la notte, vegliava il prossimo attacco, la prossima minaccia, le spalle sempre scoperte, in agguato, in attesa, fosca, nera, buia; sempre di notte, mai di giorno, il colpo arrivava e lui non lo scansava mai. Si era dato del fesso, dell’idiota, del santo, del beone, mai del leone, troppo spesso, inevitabilmente, del coglione.

Gli sarebbe bastata una mossa, ne aveva di cartucce in canna, esplosive, distruttive, un napalm che avrebbe irrimediabilmente raso al suolo ogni respiro, ogni intenzione, ogni vagito. Gli sarebbero bastate poche parole, nemmeno troppo ben confezionate, la grammatica l’avrebbe lasciata ai poeti. E sarebbe bastato, eccome se sarebbe Continua a leggere

Toccarsi fa bene.

Io non so scrivere di politica. Non so scrivere sui fatti che accadono nel mondo, su Gaza o sull’abbattimento di un aereo malese; su Renzi o Putin.
Non ho alcuna competenza critica per dire il mio pensiero.
Ancora potrei copiare notizie di giornalisti e storici, ma non avrei alcuna certezza della veridicità dei fatti: si sa, purtroppo, che la stampa segue corsi non sempre troppo chiari.
Lascio a voi quindi il compito di comprendere i fatti.

Io
Io scrivo del sentire.

Del sentire che nasce quando dal web arrivano immagini e notizie, liete o tristi. Drammi e violenze, troppo spesso violenze ma anche pandemie costruttive di speranze.
E oggi ho pensato che le persone hanno un corpo, fisico, di carne e ossa, di muscoli e nervi. Forme tonde o secche, un corpo. E quel corpo si anima e vive e pulsa.
E questo corpo, si sa, ha sempre bisogno di un abbraccio.
Sempre.

Parenti all’aeroporto di Kuala Lampur, il dolore.

foto  www.corriere.it

Parenti all’aeroporto di Kuala Lampur
Foto
http://www.corriere.it

La Germania campione del mondo per la quarta volta, la gioia.

(reuters)

(reuters)

Toccarsi fa bene.
Il ritmo del cuore batte con la stessa armonia, le tensioni si allentano, l’empatia è forte.

Sì, lo so, so scrivere solo del sentire.
Abbracciamoci.

Chiara 

 

Un volo radente sul mondo – Stefano Galli

E’ mattina, il cielo terso invita al volo. Mi servirà una macchina fotografica? Una penna? Dei colori? Come ricorderò il viaggio quando sarò a terra?
No, tranquilli, non occorre avere nulla con sé se si è avuta premura di avere come compagno di viaggio Stefano Galli. Saranno i sui occhi a dipingere la vostra immaginazione, la testa capovolta, il cuore in subbuglio, il riso scatenato, la curiosità accesa.
Sarà meglio un aereo rosso

Volo 4  Stefano_Galli 25x30

Volo 4
Stefano_Galli
25×30

o un aereo viola?
Aiuto! Un attacco militare…siamo in guerra?

"Difendere_il_nemico" Stefano_Galli

“Difendere_il_nemico”
Stefano_Galli

No, tranquilli, è tutto sotto controllo!

"Volo 3" Stefano_Galli 25X30

“Volo 3”
Stefano_Galli
25X30

E d’altronde non potrebbe essere altrimenti. Stefano Galli nasce nel 1950 a Falconara Marittima, patria di Pasquale Andreoli, pioniere dell’aviazione italiana e il mare e il suo orizzonte invitano da sempre al volo.
Un volo di fantasia e passione, tenetevi pronti  a risalire e scendere in picchiata: da vicino i dettagli dell’architettura si vedono meglio!

"Cattedrale, battistero, campanile" Stefano_Galli 60x60

“Cattedrale, battistero, campanile”
Stefano_Galli
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Certo non è comune entrare nelle case di prima mattina, non si è preparati, soprattutto se ad entrarvi è un aereo rosso in vena di evoluzioni…”mi scusi, disturbo per un caffè?”

"Una mattina senza senso"  Stefano_Galli 80x80 2008

“Una mattina senza senso”
Stefano_Galli
80×80
2008

Come di consueto, cosa vi aspettavate?
Gli uomini in pigiama a bere il caffè con la sigaretta e le donne?
Le donne intente alle faccende, sbucciano fagioli

"La sbucciatrice di fagioli" Stefano_Galli

“La sbucciatrice di fagioli”
Stefano_Galli

riassettano, puliscono, accudiscono.

"La cucina" Stefano_Galli 60x60 2008

“La cucina”
Stefano_Galli
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2008

Il viaggio non si ferma, il gioco è invitante e così si arriva al mare

"Onnipotenza crescente" Stefano_Galli

“Onnipotenza crescente”
Stefano_Galli

un’onda lunga di vita, sempre appesa all’inevitabile attimo del non ritorno.
Di fuori si lotta, dentro si ride…così è, non chiedetemi altro.

"Vita" Stefano_Galli 80x80 2010

“Vita”
Stefano_Galli
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2010

Il mondo cambia, te ne sei accorto? E ancora una volta la scenografia, lo spazio, l’orizzonte, siamo in Africa o sbaglio?

"I guardiani del fiume" Stefano_Galli 90x90 2011

“I guardiani del fiume”
Stefano_Galli
90×90
2011

Con calma, tranquilli, siamo in buone mani, ci scortano verso i loro lidi e abbiamo Stefano Galli con noi, la sua accesa interpretazione del mondo dei vivi e dei sogni e la sua passione per l’Africa, uno studio continuo di maschere, idoli e miti.
Siamo accolti alla corte di Ife

"Ife" Stefano_Galli 90x90 2011

“Ife”
Stefano_Galli
90×90
2011

siamo ospiti graditi nel cortile di Ogotemmeli

"Il cortile di ogotemmeli" Stefano_Galli

“Il cortile di ogotemmeli”
Stefano_Galli

Che viaggio! Quante emozioni! Mai fidarsi delle dicerie che nella testa di un ingegnere vi abitino solo numeri e calcoli: la fantasia e il talento artistico di Stefano Galli le smentiscono tutte!
Il volo s’appresta al termine, sebbene non si voglia abbia fine. E così il pilota acconsente ad un ultimo volo radente sul mare e sul bagnasciuga, rallenta la corsa, distendo lo sguardo, s’appaga il sentire.

"Marina" Stefano_Galli 60x60 2003

“Marina”
Stefano_Galli
60×60
2003

E’ stato un bel viaggio, da terra il mondo pare diverso che da lassù.
Meglio sporgersi talvolta, meglio capovolgersi, meglio sciogliere le redini della ragione e volare.

Chiara
( cliccando sul nome di Stefano Galli verrete condotti alla sua pagina Facebook e al suo blog. Un’occasione ghiotta per ammirare le sue opere)

Ecco il commento dell’autore
Stefano Galli pittore Grazie Chiara della bella storia illustrata e dell’apprezzamento per le mie opere, tanto più che viene da una valente restauratrice, professione artistica la sua che per propria natura induce a discernere ciò che merita da quello che può essere buttato dalla finestra, ed in proposito non dico altro.
C’era una volta uno sconosciuto artista che, come tutti gli altri pittori, metteva una parte di se in ogni opera così che, giorno dopo giorno, si ritrovò quasi trasparente al punto che passando davanti allo specchio non riuscì a capire, da quanto vedeva, se fosse ancora il giovane che si ricordava essere. Continuò comunque a dipingere ancora ed ancora perché era la sua vita,finché poveretto scomparve del tutto nelle sue opere e di lui per anni ed anni nessuno più ne parlò. Avvenne poi che un giorno un signore trovò una tela un po’ sciupata il cui dipinto a mala pena si intravvedeva ; la pagò pochissimo però incuriosito volle rivelarne appieno il contenuto e fu così che la portò da una restauratrice. L’artista fece rinascere il dipinto e con esso comparve il nome del pittore; si scoprì inoltre che fosse, anche se sconosciuto, un grande artista così che altri suoi quadri furono cercati e recuperati finché il pittore rinacque e non fu più uno sconosciuto. 
Magari un giorno lontano Chiara restaurerà qualcosa di mio che, chissà in quale cono d’ombra starnato, godrò del recupero di un pezzo di me poiché, e sono più che convinto, ognuno di noi non finisce nel perimetro della propria materia e nell’intervallo della propria vita, ma si espande in tutto ciò che ha contribuito a determinare nello spazio e nel tempo.”

 

La guerra tra poveri.

E’ guerra tra poveri quando apri la scatola di un tubetto di crema acquistato al supermercato ( costo 9€) e ti accorgi che l’hanno rubato…almeno avessero rubato il pane.
E’ guerra tra poveri quando vedi due donne accapigliarsi nella pubblica piazza, nessun ritegno, contegno, dignità, per il possesso di un uomo…almeno avessero lottato per un ideale.
E’ guerra tra poveri quando una storia continua ad esistere senza trama né personaggi, ma solo con parole urlate, sputate, vomitate or da una ora dall’altra parte, senza scopo né fine se non quello di ferire e far del male a se stessi…almeno avessero una meta.

E’ guerra tra poveri quella che non conduce al alcuna vittoria, che accresce solo rabbia e rancore e lascia tutti, nessuno escluso, delusi ed affranti, coperti di presunzione e immortalità.

Chiara 

Mercenario di sogni

Capita di ricevere in mano una spada. Avresti preferito un fiore, ma ti viene donata una spada.
Ed una causa, nobile a quanto pare, per combattere.
Ti costruisci un’armatura, dei nemici, un campo di battaglia, una resa, una tregua, postazioni  nemiche e strategie.
E parti, Don Chisciotte,  mercenario dei sogni e dei buoni propositi, alla ventura, in una guerra non tua.
Ti pare di essere nel giusto, diventi mediatore, ti accolli le spese di tanta sofferenza, deponi  i feriti, li consoli, crocerossina di anime.

Assisti a disfatte, riprese, recrudescenze e tregue, attimi velati di calma repressa.

Nel vortice di polvere nell’aria, nello scompiglio irrequieto dei corpi, assaltata dalle parole d’altri, si resta ebeti per cominciare a correre allo sbaraglio, senza alcuna meta certa, che meta non c’è, e se c’è, tu non la conosci, ricorda, la guerra non è la tua, te l’hanno messa in mano, te l’hanno messa addosso, te l’hanno scritta nelle tue pagine, ma non è tua.

Non è mai troppo tardi per fermarsi, nessun carro del vincitore o fossa del perdente colmerà la tua sete di giustizia.

Fermarsi e riprendersi la propria vita, nessuna guerra in atto, le scarpe scucite, nessuna fretta, nessun timore: riprendo la via da dov’era interrotta e ancora, le persone che contano, camminano con me.

E sai che non le perderai.

Chiara 

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