Massimo Recalcati e Lessico Amoroso: la metafora del Kintsugi va bene, ma raccontiamolo corretto.

Siete stati in tanti a mandarmi il link o anche solo la suggestione del programma su Rai3 “Lessico Amoroso” condotto da Massimo Recalcati  dedicata al perdono.
Al minuto 24 circa, lo psicoanalista parla di Kintsugi ed è per questo che molti mi hanno pensato: sono felice, ma vi chiedo anche scusa se, a furia di parlarne, ho condizionato anche voi.
Su vostro consiglio ho quindi visto la puntata del programma che non avevo mai visto prima e nemmeno conoscevo Recalcati. Lo psicanalista affronta temi generali con il pubblico in sala, argomentandoli con clip video e immagini: il tema della scorsa puntata era il perdono. Perdono inteso come atto del ricucire una ferita, dell’affrontare un tradimento nella coppia e superarlo. 

E il Kintsugi cosa c’entra? 

Devo dirvi che ultimamente  il Kintsugi è come il prezzemolo, si usa su tutto,  si usa per tutto, occorre solo avere una ferita e poi far volare la metafora piegandola secondo il proprio sentire. Tutto corretto? Sì, ognuno è libero di interpretare l’arte Kintsugi, ma se si vuole parlarne occorre farlo senza errori.
E Massimo Recalcati di errori ne ha fatti parecchi e visto che mi scrivete per avvertirmi di notizie sul Kintsugi, mi sento di mettere ordine.

Ecco alcuni errori della puntata (ai quali sarebbe bastato un piccolo approfondimento per evitarli)

-Kintsugi (kin: oro – tsugi: riparare) si pronuncia Kintsughi e non Kintsugi 

– La tecnica tradizionale giapponese Kintsugi utilizza lacca urushi; nella clip video dietro a Recalcati la tecnica è quella moderna con resina epossidica, corretta ma non dal punto di vista culturale.

“La storia racconta che un ricco mandarino…” così inizia il conduttore, inventando di sana pianta una storia. Inoltre i mandarini sono cinesi, la tecnica Kintsugi è giapponese. 

“L’oggetto prezioso è stato riparato da un vecchio artigiano”, prosegue Recalcati. Questo non è un errore storico/tecnico ma di visione: chi lo ha detto che l’artigiano debba essere per forza vecchio? È questa una pregiudiziale dura a morire, a cui anch’io, all’inizio, ho dovuto sottostare: se sei giovane, non conti.

Le dipinge con oro”!
No Recalcati, no Rai3, NO! Il Kintsugi si realizza posando polvere d’oro su stuccatura realizzata con lacca urushi e finitura a pennello di lacca rossa. Polvere d’oro, non pittura d’oro.

Lo so, è la metafora quella su cui è stato messo l’accento, ma se la base da cui si parte è errata, siamo sicuri che la metafora avrà lo stesso valore?

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La fragilità è un dono, il modo in cui possiamo romperci per ricomporci.

 

Link utili
Lessico Amoroso, la puntata “Il perdono”
Massimo Recalcati, psicoanalista 

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La prima pagina di un diario di viaggio

Sono passati ormai più di due mesi dal mio primo sensazionale viaggio in Giappone. Ho racconti, ricordi ed emozioni vivissimi ma ancora non riesco a metterli per iscritto.
In parte è la mancanza di tempo, perchè il tempo è sempre poco e quello che ho lo dedico a restaurare ceramiche; in parte è che i ricordi sono tantissimi e non so come descriverli, se ordinarli o lasciarli liberi di vivere secondo il loro istinto.

Oggi, nel blog della Rete al femminile Biella provo a descriverne alcuni. Un viaggio che mi ha insegnato tanto, che porterò sempre con me.

tempio argento

“Cosa succede dentro di noi all’arrivo di una notizia positiva e inaspettata?
All’inizio siamo incredule, pensierose, ci affrettiamo a capire se sia uno scherzo o no e, infine, siamo senza parole.
O meglio, io sono rimasta senza parole quando Yu Akao mi ha spiegato il significato del biglietto che mi stava consegnando.

“Chiara san sei stata invitata in Giappone per partecipare al programma di Tv Tokyo, Nipponikitai! (Chi vuole venire in Giappone)”
Vuoi che ti racconti dall’inizio come è andata? Cercherò di essere breve anche se le emozioni che ancora sono dentro di me, se esplodessero, brevi non sarebbero affatto.

Il mio incontro con il Kintsugi
Da qualche anno ho iniziato a lavorare con la tecnica Kintsugi, arte giapponese che consiste nel riparare ceramiche con lacca urushi e polvere d’oro. Ho imparato da sola, guardando video (pochi), leggendo qualche informazione (pochissime); ho usato i miei 27 anni di restauro per provare, fallire, riprovare, riuscire. Quando ho raggiunto una buona conoscenza, ho raccontato la mia arte nel web. Con costanza: ogni giorno un post, approfondimenti sul sito, foto su Instagram, ho scritto un manuale dedicato.

Ed è proprio nel web che Tv Tokyo mi ha trovata: appassionata di cultura giapponese, autodidatta, mai stata in Giappone, la protagonista perfetta per il loro programma. (continua qui) 

Il Mio Giappone, un esperimento per vedermi da fuori.

Ieri sera alla galleria MADE4Art a Milano, via Voghera 14, c’è stata l’inaugurazione della mostra “Il Mio Giappone” di Guido Alimento a cui ho affiancato alcune delle mie opere Kintsugi (la mostra resterà aperta fino al 26 marzo, qui trovate i dettagli)

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È stata per me una nuova avventura, una prima di spero tante mostre, la prima dedicata all’arte Kintsugi in Italia. C’era emozione, entusiasmo, passione, tensione, stanchezza, curiosità. E c’ero principalmente io.
Vista da dentro so come sono, mi conosco bene dopo 51 anni di convivenza, ma da fuori come sono?
Come spesso accade, il vernissage è stato fotografato e così oggi mi guardo, da fuori. 

Gesticolo, tanto, non sto mai ferma con le mani. Non indico degli oggetti reali, disegno i miei pensieri. A caso, ma li disegno. Qui sono con Fiorenza, allieva del primo corso di Kintsugi tradizionale giapponese che ho tenuto a Milano il mese scorso (qui la storia ) 
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Non sto ferma nemmeno con le gambe. Lo so, mi giustifico con il fatto che ho male al ginocchio destro, che spero presto potrà avere la protesi che si merita per anzianità e scadenza di utilizzo, ma questa posa da guerriero ninja non si confà a una signora. Sto raccontando le mie ceramiche, sembra che sia pronta per partire!

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Tengo le mani in tasca. Non si fa, so anche questo, ma devo ammettere che nel mentre ero in piedi mi è preso un dolore fortissimo, come un tiranervi al braccio e l’unica posizione possibile prima di cedere al grido era di mettere la mano in tasca così da riposare la spalla.
Tutte scuse? Forse, un po’ no, ma le mani in tasca non mi sono proprio piaciute.E chissà cosa ha pensato la gente.

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Come ci proponiamo agli altri è molto importante, perché è vero che siamo noi, ma è anche vero che chi non ci conosce e non ha modo di farlo, può apprendere solo dagli attimi in cui vede. E rendere il nostro meglio è forse il modo per arrivare non solo ai pensieri ma anche al cuore delle persone.

Così, anche con un sorriso semplice e naturale. Guido Alimento e io.

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E voi vi guardate mai da fuori? 

Ps: ieri sera ho scritto due righe di pensieri che avrebbero potuto diventare un post e, invece di finire in bozze, li ho pubblicati. Chiedo scusa per chi ha creduto che fosse un post vero e grazie per i like -8- credo solo sulla fiducia 🙂

Il Mio Giappone, una selezione di opere Kintsugi affiancano le fotografie di Guido Alimento

Lo spazio MADE4ART di Milano è lieto di presentare Il mio Giappone, personale dell’artista fotografo di origine marchigiana Guido Alimento (Macerata, 1950) a cura di Elena Amodeo e Vittorio Schieroni. In mostra una selezione di fotografie realizzate da Guido Alimento durante i suoi numerosi viaggi nel Paese del Sol Levante, molte delle quali scattate nell’ottobre del 2017 a Kyoto e nei suoi dintorni.

Il Giappone, terra di grande suggestione e fascino, e la cultura nipponica hanno da sempre avuto grande influenza sulla sensibilità e la produzione fotografica di Alimento, caratterizzata da una netta predilezione nei confronti dei soggetti naturali, una profonda attenzione per i dettagli e da una tendenza verso l’astrazione.
Giardini, fiori, templi, ma anche eleganti figure femminili in abiti tradizionali: il Giappone di Guido Alimento è un luogo della mente e del cuore, dove
particolari di elementi naturali, strutture architettoniche e una presenza umana discreta e mai invasiva raccontano tante
storie diverse, catturate e restituite dallo sguardo e dall’obiettivo del fotografo.

Accanto alle fotografie di Guido Alimento, verrà presentata una selezione di opere in ceramica realizzate con la tecnica tradizionale Kintsugi da Chiara Lorenzetti; l’artista rompe intenzionalmente piccole ceramiche, ne immagina fratture e imperfezioni, per poi donare alle opere nuova forma e unicità tramite la perfezione dell’oro.

La mostra Il mio Giappone, realizzata con la collaborazione dell’Associazione Culturale Giappone in Italia (Via
Lamarmora 4, Milano), sarà aperta al pubblico dal 14 al 26 marzo 2018. . Media Partner della mostra Gaiaitalia.com

Con il patrocino del Consolato Giapponese in Italia

Notizie su Guido Alimento 
Galleria d’Arte Made4Art 
Associazione Giappone in Italia 

Corso di Kintsugi tradizionale

Dopo 4 settimane è terminato il corso di Kintsugi tradizionale giapponese che ho tenuto a Milano, in collaborazione con l’associazione Giappone in Italia.

Al corso hanno partecipato 6 allievi; ognuno di loro aspettava questo corso da tempo e averlo trovato è stata una vera felicità. È strano aver costruito un qualcosa che prima non c’era e di cui qualcuno sentiva la necessità; è strano perché non sono un’insegnante ma una artigiana con tanta voglia di condividere e di portare fuori dal proprio laboratorio la sua esperienza e passione.
Questo è stato il corso di Kintsugi originale, un momento di forte condivisione e armonia, dove si è lavorato duramente e senza sosta ma mai il tempo è pesato, anzi, è passato in fretta, senza dover mai richiedere una pausa. Un caffè sì, e come si può dire no a un caffè?
I miei allievi arrivano da realtà differenti, sia personali che lavorative, ma tutto ciò non ha pesato sullo sviluppo del corso, anzi, se possibile lo ha rafforzato.
Mi hanno ascoltata, seguita, hanno rotto e riparato, hanno accudito a casa la loro ceramica, dandole un nome, curandola fino alla lezione successiva: perché il mio corso di Kintsugi non è solo mera tecnica ma arte.
Questo hanno imparato, a vivere l’arte, a lasciarla uscire.
Sono state ore di chiacchiere, di attenzione, ore di silenzio, alle volte anche senza respiro, le spalle troppo tese nell’attenzione al dettaglio, a non sbagliare, a non fallire.
Ma è proprio il Kintsugi la via per accettare il fallimento e anche questo, seppur con più difficoltà, abbiamo imparato.

Alcune immagini del corso che tanta soddisfazione mi ha dato (preceduta da una forte insicurezza, perché c’è sempre la paura di non essere all’altezza delle aspettative)

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I commenti a caldo dopo un corso danno davvero tanta soddisfazione

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La classe al completo, con Alberto Moro, presidente di Giappone in Italia che ha consegnato con me i diplomi agli allievi.IMG-20180224-WA0018