“L’ordine è disordine con scarsa fantasia”

Ivan, da qualche parte, nella notte, Milano

Ivan, da qualche parte, nella notte, Milano

Sono stati i tempi della spinta alla perfezione, al corretto, al rigore. In giacca e cravatta, omologati, in fila indiana verso il successo: impiegati di banca, dirigenti impomatati, starlette ricoperte di pailettes, insegnanti metodici, politici incappucciati nelle loro dottrine. Sono stati tempi forti, sono stati. Hanno prodotto denaro, benessere, nuove formule, portando con sè noia, stanchezza, deprivazione dei sentimenti, delle passioni.

Ora sono tempi lassi, tempi del ritorno alla terra, alle origini, al cuore, tempi del riposo, dello sbandamento, confusi tra il prima e il poi, tempi del decluttering, della decrescita, della povertà.

Non sono tempi facili i nostri, fino a pochi giorni fa sparati a mille nell’Universo, ora ricomposti nell’intimità delle case. Là dove si inneggiava al denaro, ora si apprezza chi vive con 15€ al mese, là dove si potevano trovare merci d’ogni continente, si spinge per i prodotti a kilometro zero; là dove l’ordine e il rigore mentale erano carte da giocarsi per il posto fisso, ora il disordine ha preso il sopravvento ed è diventato un valore aggiunto; là dove il tutto e il di più era una medaglia, ora la semplicità è lo strumento indispensabile per comunicare; là dove la perfezione era il goal per ogni essere umano, ora si elogia l’imperfezione come assoluta perfezione.

Ogni tempo ha la sua iperbole e la sua parabola discendente: occorre sapere che dopo ogni discesa, c’è la pianura.

Chiara

Il battito del cielo

tramonto (Copia)Accolgo le tue mani e mi arrendo all’evidenza del tempo
nel districarsi dei pensieri, annidati nei capelli.

Respiro il delicato battito del cielo.

Chiara

The times they are a changin’

Certe decisioni stanno lì, sul bordo del cuore.
Hanno gestazioni lunghe ma, quando escono, sono un parto breve e sereno.
E generano una svolta e una vita nuova.

Chiara

Senza attesa

finestra

E poi, cose che ti aspetti non arrivano e cose che non ti aspetti arrivano.
La vita è strana, si sa, non farti mai percorsi tuoi che c’è sempre qualcosa pronto a sviarti la via.
E non sempre è un male.

Chiara

Introspezione da blogger

Capita a tutti di fare dei consuntivi di vita, valutare i traguardi raggiunti, i fallimenti, i cambiamenti in atto o avvenuti. Capita di voler capire se si è avanzati o retrocessi.
Di solito ci si ferma e si valutano, mettendoli sul tavolo, lati positivi e negativi di sé. O, per i più arditi, ci si confronta con gli amici.
Nei casi più difficili ci si rivolge ad uno specialista, uno psicologo, capace di vedere dentro di noi meglio di noi stessi.

E un blogger come fa? 
Un modo semplice è quello di rileggersi. Potrebbe essere un gioco cercare un post scritto anni prima nella stessa data odierna e comparare gli scritti attuali a quello precedente.

Oggi ho deciso di prendere un mio post del 14 giugno 2012
“Fede”  (qui il link per i più arditi) 

1) non ho trovato un post il 12 giugno; tre anni fa non scrivevo in maniera assidua, ma sporadica.
2) la scritta (poesia) tra parentesi nel titolo fa presupporre che non avessi capito ancora cosa fossero i tag e le categorie.
3) l’interlinea spaziata fa presupporre che non avevo capito che, almeno io faccio così, se non si clicca il tasto maiuscolo mentre si dà invio, questo accade.
4) i tag “nbsp” e “sii” fanno pensare che a) non avevo ancora saputo dell’esistenza della parola tag e b) le mie dita ogni tanto fanno quello che vogliono.
5) la mancanza di mi piace istruisce sul fatto che ero all’inizio del blog e nessuno mi conosceva (non che ora sia una vip)

Questo per quanto riguarda il blog e la tecnica: posso dire di essere cambiata in meglio nella gestione dello stesso, di aver imparato lo strumento e di aver acquisito sicurezza.
Per quanto riguarda me, la scritta poesia racconta che anni fa scrivevo poesie, mi piaceva farlo.
Oggi non ne scrivo più e quello che scrivevo non sono le poesie che mi piacciono ora. Quell’imperativo fa spavento, le frasi breve, mozzate, e quel a capo continuo, come se una poesia si determinasse dall’andare a capo!
Ecco, sono cambiata nello scrivere, non so se un’evoluzione o un’involuzione, diciamo un altro essere.
Nel vivere, invece, se penso che quello che ritrovo scritto è una parte di me, come tutto quello che scrivo, ecco, allora non sono cambiata e io sono me stessa, con la stessa forza, le stesse paure, il coraggio e la fatica.

Leggere un proprio post a distanza di anni è un semplice modo per vedere a che punto siamo della nostra vita, e, molte volte, per trovare sorprese inaspettate.
Basta essere pronti a confrontarci con noi ed essere leali con noi stessi.

Chiara 

“a me non succederà mai”

Quella volta aveva corso un grave rischio, maledettamente affannato. S’era sentito braccato, spinto, sospinto, acceso, spento, delirato. Non era stata una gran bella sensazione, fiuto di cane, nascosto nel sottobosco, mimetizzato tra le piante e le radici. Non dormiva la notte, vegliava il prossimo attacco, la prossima minaccia, le spalle sempre scoperte, in agguato, in attesa, fosca, nera, buia; sempre di notte, mai di giorno, il colpo arrivava e lui non lo scansava mai. Si era dato del fesso, dell’idiota, del santo, del beone, mai del leone, troppo spesso, inevitabilmente, del coglione.

Gli sarebbe bastata una mossa, ne aveva di cartucce in canna, esplosive, distruttive, un napalm che avrebbe irrimediabilmente raso al suolo ogni respiro, ogni intenzione, ogni vagito. Gli sarebbero bastate poche parole, nemmeno troppo ben confezionate, la grammatica l’avrebbe lasciata ai poeti. E sarebbe bastato, eccome se sarebbe Continua a leggere

Sembra di sentire il mare.

Sembra di vedere il mare da qui, il vento avvolge il tempo e lo dimora.
Sembra di vedere il mare, tu, le tue parole dette e la tua mano calda ancora poggiata sul mio seno. Ne sento il profumo d’erba che breve è il ricordo dei giorni.
Tu, la tua passione.
E io che ho sempre detto si.
-La mia mitezza, il tempo asciutto del grano in attesa della mietitura; nessun diniego che d’accettare il tempo è la mia rovina. Nessuna rabbia, intonsa pedina.-

Sembra di sentire il mare da qua e il rumore sordo delle conchiglie che mi riportano l’amore.
Quello che tu devi a me.

Chiara