Accade che la vita si fermi

Ci si ferma spesso a pensare al futuro, tra i singulti e la fretta di un boccone al tavolo di un anonimo bar. La mente frulla di emozioni, macina dettagli, spazi, colori, ricordi, impasta l’ansia con la saliva, non tradisce il tempo e partorisce nuove idee. Il futuro attende. Il futuro genera.
E noi qui, pupazzi di ossa e nervi, alla deriva, programmiamo fiori sradicando radici. Per il futuro, volti avanti, chini su impropri lavori pesanti, inclinati dentro a letti insonni, appagati e stanchi. Il futuro chiama. Il futuro preme impaziente.
Nel mentre sorridiamo, incollati a spasmi felici d’amore, rotolati tra lenzuola colorate, immersi nella vastità dei cuori, emaniamo pace. Il futuro splende. Il futuro è la meta.

Accade che la vita si fermi. Accade che un sorriso svanisca, fiore reciso, luce-buio nell’istante, metamorfosi di dolore e, incapaci di attendere il rumore sordo del freno, anneghiamo nel nero oscuro. Il futuro si ferma. Il futuro, alla volte, muore.

Che se ne frega di tutti sì.

Siamo un popolo disperso, un insieme di gente sola, ognuna chiusa nel suo guscio, urlante del proprio ego -occhi aperti che non vedono se non la propria immagine riflessa-
Siamo persone che non sanno più capirsi, che non si ascoltano e parlano tra sé, tra i denti aguzzi delle indecisioni e delle proprie presunte verità: tutti peggiori a noi, noi i migliori e gli assoluti -la presunzione, i titoli incollati, l’ignoranza diffusa, il sotuttoio, le lauree pagate, i proclami-
Siamo di fretta, incuranti dei piedi degli altri, calpestiamo i fiori e i cuori, indistintamente, senza averne cura mai -i clandestini da buttare a mare, le donne inutili maltrattate, i maschi che non servono, in cambio un vibratore, o un gatto, i fiori di plastica sul balcone che tanto non si devono bagnare e fanno colore lo stesso, no? No!-
Abbiamo mille parole addosso ma mai nessuna per gli altri, solo per noi; non sappiamo più condividere, solo dire, dire, mai sentire -quante volte hai chiesto aiuto e nessuno ti ha risposto, mai una mano tesa, mai nessuno che ti abbia detto “non preoccuparti, tesoro, ci penso io”-
Inviamo mille mail ma non ne rispondiamo neppure ad una, credendo che l’altro possa capire, mentre invece mettiamo in atto inciviltà e mancanza di rispetto; non rispondiamo ai cenni di saluto perché assorti dentro di noi, incollati ai video in attesa di risposte a messaggi che mandiamo e che non rispondiamo – fa all’altro ciò che vorresti fosse fatto a te-
Siamo stanchi, delusi, incapaci di accettare il fallimento -ci buttiamo dal ponte, tre suicidi in un mese, l’ultimo questa notte, 23 anni, non è possibile volare giù da un ponte senza chiedere aiuto, cazzo!- 
Siamo incapaci di amare, nemmeno sappiamo cosa sia la parola amore, inchiodati nel fanatismo, nel possesso, nella gelosia, incateniamo i presunti amori a noi solo per sentirci più forti -hai mai provato la leggerezza della libertà dell’amare? Se non violo la tua libertà e resti, ecco questo è amare-

Guardo triste l’immensa coltre di indifferenza che ci sta ricoprendo, come una nuvola grigia, fatta di menefreghismo.
Tutto ciò porta all’individualismo, individualismo che se ben vissuto è una risorsa perché porta ad una profonda conoscenza di sé ed autostima; di conseguenza il passaggio è verso la cura per gli altri.
Ma purtroppo, la maggior parte invece vive l’individualismo come solitudine, una solitudine incapace di essere accettata, che miete vittime tra le persone intorno, considerate come traditori e su di sé, con il suicidio.

Io non non so se c’è una strada per la salvezza; vedo solo tanta rabbia a tristezza intorno, camuffate da finta autostima e divertimento; involucri vuoti, marionette al soldo della vana felicità.
Dovranno cambiare i tempi, dovranno davvero se non vogliamo vederci tutti con un cappio al collo, a strangolarci a vicenda, in attesa della morte.

Chiara 

È solo questione di una stupida angolazione del pensiero.

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Lo vedi l’ostacolo? Lo centri e cadi o lo aggiri e corri via veloce.
Sei sicuro sia un ostacolo e non l’opportunità per un momento di riposo? E l’oltre piano sia solo un assurdo viaggio verso l’ignoto?

È solo questione di una stupida angolazione del pensiero.

Chiara 

 

Perché?

Certe volte sono le risposte a chiedere qual è la domanda.
Perché sono così complesse ed inspiegabili che non se ne comprende la ragione.
Se ragione c’è.

Chiara

E i bozzoli, farfalle.

I sogni sono piccoli e chiari, luci nella notte buia. Ci si aggrappa come si può, nel male e nel dolore, nella meravigliosa ricerca di uno spicchio di felicità. I sogni sono sogni e nessuno può dire se mai verranno accomodati nella realtà, se si dovrà ritoccare il blu intenso, o la gamba verrà storta, il sorriso bucato dei denti.
I sogni sono pazzi e irrequieti; a lasciarli soli rischiano di rovesciarti il mondo ma mettere loro le catene è farli morire per sempre.
I sogni sono liberi.
E folli.

A prenderli in mano, i sogni battono come cuori vergini, aprono le ali, volano in controtempo, ansiosi, agitati, puri, diabolici e malefici, amanti impazienti: i sogni corrono.

I sogni, quando si stancano, bozzoli di seta preziosi, si trasformano in desideri, più pacati, righe scritte di tempo definito; non inscatolati, ancora puri, ma più lieti e sereni ed avvezzi alla vita.

I miei sogni, talvolta, diventano realtà.
E i bozzoli, farfalle.

Chiara

 

Chi è il più veloce del mondo?

Usain Bolt, atleta giamaicano, classe 1986, primato mondiale 100m: 9” 58 stabilito ai mondiali di Berlino nel 2009.

Usain Bolt

Usain Bolt

Nicole Orlando, atleta paralimpica italiana, classe 1993, MEDAGLIA D’ORO nei 100m: 17” 89 stabilito oggi ai Mondiali IAADS ( International Athletic Association for Person with Down Syndrom) in Sudafrica e record MONDIALE nel triathlon.12274391_919702038120816_6006961622847100688_n

Forse nessuno o pochi di voi conoscono Nicole Orlando, tutti Usain Bolt perché nella politica sociale dei nostri tempi la disabilità non interessa, pur se entrambi compiono lo stesso gesto atletico.

Sì, perché, sapete qual è la cosa che li accomuna entrambi?
SONO CAMPIONI DEL MONDO NEI 100m!
E qual è la cosa che li differenzia?
Nicole è decisamente la migliore! 😉

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Foto Mauro Ficerai

Chiara

 

 

 

 

Il primo giorno di scuola

Il primo giorno di scuola.
Per molti di noi, il 1 Ottobre è stato il primo giorno di scuola. Il primo di una lunga serie più o meno piacevoli.
Ciò che è certo è che lasciare il letto e la casa con la mamma, è sempre stato difficile.
Così deve aver pensato una bambina di 5 anni, che ieri, con la complicità di due sue amiche, ha deciso di tornarsene a casa da sola da scuola durante le ore di lezione.

Pare che la storia si sia svolta così.
Milano, prima elementare, tre bambine decidono il piano: una alla volta chiedono di andare al bagno, prendendo con sé lo zainetto e, una volta fuori della classe, si dirigono verso la porta per uscire, eludendo la sorveglianza dei bidelli.

Così ha fatto la prima. Chiede di andare a fare la pipì, prende il suo zainetto, si dirige alla porta, esce; qui trova l’imprevisto del cancello chiuso, ma vista la piccola età, passa sotto la rete e in cinque minuti è casa.
Nel frattempo, la seconda bambina chiede di andare in bagno, prende anche lei lo zainetto; ma a questo punto l’insegnante di religione, insospettita, esce dalla classe e la coglie mentre si sta dirigendo all’uscita.
Dove stai andando?” le chiede.
“A casa, come la mia amica” risponde tranquilla la bambina. “Adesso arriva anche un’altra nostra compagna”.

Non soffermiamoci sullo scompiglio, sul “grave smacco per la scuola“, come chiamato dalla preside.

Soffermiamoci sulla bellezza di tre bambine che da sole a 5 anni organizzano la fuga dai grandi e ci riescono pure. Ha un che di poetico, il forte profumo dell’avventura, la sfida del pericolo, la precisa capacità di cavarsela nelle occasioni.
Tanto di cappello a queste bambine: se questa generazione è il futuro, la vedo dura per tutti!

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Chiara