Di gabinetti, barconi e gommoni!

Qualche giorno fa vi ho raccontato di Reframe” di Ai Wei Wei (qui l’articolo) , una installazione sui muri bugnati di Palazzo Strozzi a Firenze con gommoni arancioni a ricordare il sacrificio dei migranti nei nostri mari. Spesso un sacrificio pagato con la morte. E vi ho raccontato il mio dissenso per quest’opera, brutta e poco incisiva a mio parere (a proposito del mio articolo, ringrazio Antonio Sereno per averlo proposto alla Presidenza nazionale Unionturismo di Roma)
L’opera è questa

Foto pagina Fb Palazzo Strozzi

Foto pagina Fb Palazzo Strozzi

Di diverso genere, pur trattando una tematica simile è invece Sbarchi” di Velasco Vitali, posizionata a Torino, nel cortile del Rettorato, in via Po. 

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L’opera è ben inserita nel contesto: il chiostro, lineare e pulito, riflette i suoi colori sulla barca rovesciata. L’atmosfera raccolta del luogo porta a fare una riflessione, i corpi nudi toccano la sensibilità e si viene portati a sentirci noi stessi nell’atto di cercare una nuova dimensione, una nuova appartenenza, migranti e sconosciuti in un mondo che non sentiamo mai davvero nostro.

Ecco che allora l’arte può dire e dare messaggi, può e deve comunicare, solo che quello che conta è il linguaggio; il nostro presente è fatto, purtroppo, di grandi scenografie colorate, di autori incensati ma che di sostanza hanno ben poco mentre altri, meno famosi, riescono a dare molto di più con meno ma più significativo.

Vogliamo aggiungere ancora qualcosa su questa benedetta/maledetta arte contemporanea? Proviamo a  spostarci a New York, al Guggenheim Museum. 
Maurizio Cattelan, dopo l’annunciato ritiro dal mondo dell’arte, ritorna dopo cinque anni con “America”, un gabinetto ricoperto d’oro, non opera da ammirare, ma da usare.
America, che nel suo nome ricorda le debolezze del mercato americano in campo artistico, è collocato in una normale toilette fruibile da uomini e donne. Si fa la fila ordinata, si entra, si espletano le proprie necessità fisiologiche e si esce. Tirando l’acqua, naturalmente.

america-cattelan

Link utili
Il sito del Guggeheim Museum https://www.guggenheim.org/
Il sito di  Velasco Vitali http://www.velascovitali.com/

Una bella o brutta facciata? Palazzo Strozzi e Ai Weiwei

Al limite, sempre al limite, arte e provocazione, non si riesce a fare diversamente. L’arte che irrompe e spacca i vetri delle coscienze, i torpori esistenziali, le vite indifferenti da Grande Fratello o litigiose degli haters da tastiera.

Ma l’arte non deve essere anche l’esaltazione del bello? 

Palazzo Strozzi a Firenze ospita in questi giorni, sui suoi maestosi e bellissimi muri a bugnato, l’installazione dell’artista Ai Weiwei, “Reframe”.

Foto pagina Fb Palazzo Strozzi

Foto pagina Fb Palazzo Strozzi

“…ventidue grandi gommoni di salvataggio arancioni sono ancorati alle finestre di Palazzo Strozzi. Un progetto che porta l’attenzione sui destini dei profughi che ogni giorno rischiano la vita per arrivare in Europa attraversando il Mediterraneo.” dal sito di Palazzo Strozzi.

Ancora una volta un’opera che provoca, che dovrebbe destabilizzare, far concentrare i pensieri sui fatti di cronaca, dolorosi e violenti. Un’opera non bella, ma di svolta. O almeno così è negli intenti dell’artista e dei curatori.
Ma è davvero così? Abbiamo proprio bisogno che l’arte ci ricordi l’orrore del mondo? Non bastano i nostri occhi, i giornali, il web, le notizie sul campo? Siamo sicuri che accrescere l’angoscia corrisponda a una coscienza accresciuta?
O non è invece che, distratti dal brutto, o dal colore, o dalla diversità, il messaggio lo perdiamo?
Siamo come anestetizzati.

A me piacerebbe solo che l’arte mi donasse il bello, la bellezza, per così risvegliarmi dal sonno e tornare a vivere.

Link utili
Pagina Fb Palazzo Strozzi https://www.facebook.com/palazzostrozzi/?fref=ts
S
ito Palazzo Strozzi http://www.palazzostrozzi.org/speciali/reframe/?lang=it&idmostra=4599
L’artista Ai Weiwei http://aiweiwei.com/

Concorso 500 funzionari MIBACT

Dopo mesi di attesa è finalmente stato emesso il mega concorsone per 500 funzionari MIBACT. Si spazia dall’archeologo, all’archivista, dall’antropologo al restauratore. download
Ho provato a vedere i termini di presentazione giusto per capirne qualcosa e mi sono infilata in un ginepraio dal quale cercherò di uscirne il prima possibile per non rovinarmi le giornate.

I 500 funzionari sono ripartiti per Regioni: il criterio quale sarà se a regioni come la Sicilia si è deciso di mandare UN solo restauratore? concorso 500 funzionari MIBACT
E c’è qualcuno che sa spiegarmi il criterio per cui sempre in Sicilia i funzionari destinati sono 9 e in Lazio 137?

Cosa serve per candidarsi? Lauree, titoli; capacità non ne vengono chieste, d’altronde perché chiederle quando si permette questo?

foto web

foto web

Forse, anzi sicuramente, gli ingeneri fiorentini sapevano benissimo parlare inglese, forse meno valutare i probabili danni di una perdita d’acqua su cui è stato permesso il parcheggio delle auto.

Il concorso come detto è aperto a diverse figure professionali, ma per tutte viene richiesta una preselezione generale, perché è pur vero che la cultura generale è il sale della vita. Con la cultura generale puoi partecipare ai quiz serali alla tv, magari non è proprio il target di partenza per un funzionario del MIBACT. O mi sbaglio?

Qui un esempio, preso dal gruppo appena nato su Facebook “Concorso 500 funzionari MIBACT” che ad oggi ha già 1474 iscritti, esempio preso da un manuale, costo 34,00 scontato 30,50 generato proprio, guarda caso, per l’occasione ( http://www.edises.it/concorsi/concorso-500-funzionari-mibact.html)

PRIMA ESERCITAZIONE

1) Quale di questi rami del diritto non fa parte del diritto pubblico?
A. Il diritto tributario
B. Il diritto penale
C. Il diritto costituzionale
D. Il diritto civile

2) Gli atti politici:
A. sono atti liberi nel fine
B. sono atti vincolati nel fine
C. sono atti che devono essere motivati
D. sono espressione del potere discrezionale dell’amministrazione

3) Le cosiddette leggi Bottai, sulla tutela del patrimonio culturale e ambientale, furono varate:
A. nel 1919
B. nel 1929
C. nel 1939
D. nel 1949

4) Qual è il significato dell’arte preistorica?
A. Ha una funzione esclusivamente decorativa
B. Ha un significato magico e propiziatorio
C. Ha una funzione pratica
D. È legata a rituali religiosi

5) They set off before daybreak.
A. Si sentono male da questa mattina
B. Sono arrabbiati da stamattina
C. Questa mattina hanno messo tutto in disordine
D. Sono partiti prima dell’alba

Gli 80 restauratori richiesti non hanno professionalità precise, ma sono restauratori generici. Viene chiaro a tutti che non esiste una figura generica di restauratore visto che ogni oggetto ha la sua materia e proprio per questo necessita di studi specifici e ristretti, assolutamente mai generici. Ma forse questo il MIBACT non lo sa.

Tengo poi a ricordare che i restauratori stanno aspettando la definizione del bando che ancora non è stato definito e quindi a tutt’oggi NON esiste legalmente la figura del restauratore; resta chiaro che se il MIBACT non rispetterà la data del 30 maggio per mettere agli atti la risoluzione del bando con i nomi dei restauratori, pochi potranno partecipare al concorsone. E questo pare ad alcuni l’ennesima mossa di uno Stato che privilegia alcuni, pochi e di casta, a discapito di tutti, tanti, tantissimi, altri.

Chiara, titolare da 25 anni di Chiarartè, laboratorio d’arte, artigiana, imprenditrice. 

Il bando del 500 Funzionari MIBACT http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_1575721874.html

Il laboratorio d’arte e restauro Chiarartè http://www.chiaraarte.it/

Il gruppo Facebook “500 funzionari MIBACT”  https://www.facebook.com/groups/concorso500mibact/?fref=ts

Clet e Blub, nuova arte a Firenze

Firenze è un museo a cielo aperto: l’arte si respira, si vive.
Arte antica e arte moderna si mescolano, artisti per strada e nelle botteghe, profumo continuo di rinnovamento e fusione.

Clet e Blub rappresentano uno degli anelli di giunzione? A differenza di altre opere moderne, le loro non vanno a sovrapporsi, a nascondersi, ad invadere l’arte esistente, ma si affiancano, sparsi in angoli remoti della città, spesso inosservati.
Viene da fare una specie di caccia al tesoro per trovarli, tra vicoli silenziosi e vie affollate.

Clet con i suoi cartelli stradali irriverenti, realizzati con adesivi applicati.

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Blub con i suoi disegni subacquei di personaggi storici, , artisti realizzati in carta e applicati sugli sportelli del gas, a nome “l’arte sa nuotare”.

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e molti altri, dipinti, stencil, acquerelli, applicati su carta, disegnati sui muri, un segno distintivo della propria presenza, un esserci nei luoghi umili, tra i muri.

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È questa una nuova coscienza d’arte? 

Chiara

Link utili
Clet, la sua pagina Facebook https://www.facebook.com/CLET-108974755823172/
Blub, la sua pagina Facebook https://www.facebook.com/Larte-sa-nuotare-1381399955439611/

 

Ma sei davvero un grande o solo un esibizionista?

Mettiamo un comico che si improvvisa presentatore ed attore, che nasce in un contesto allegro ma becero. A suo seguito si formerà un pubblico che desidera per le sue serate quel tipo di allegria e spettacolo.
Portiamolo in un palco diverso, il palco dei David di Donatello, con un pubblico diverso ed attori differenti. Se il comico non avrà apertura mentale, intelligenza e capacità, continuerà a ricalcare il suo personaggio diventando ridicolo e stupido.
E’ ciò che ha fatto Paolo Ruffini, dando della “bella topa” a Sofia Loren, spazzando educazione, vivere civile e un minimo di bon ton.
Se non sei un grande resti solo un esibizionista.

David_di_Donatello_2014 Paolo_Ruffini_Sofia _Loren

David_di_Donatello_2014
Paolo_Ruffini_Sofia _Loren

Mettiamo un marchese, appassionato di vita e cultura che a fine anni ’40 si inventa, a latere di una vita avventurosa, stilista di moda, facendo nascere e crescere la maison Pucci . Uomo attento del suo tempo, investe nello stile, nella ricercatezza, creando un brand di classe nella sua estrema fantasia di colori e dipinti. Gli studi seguiti, il percorrere strade e seguirne gli stimoli, lo portano ad essere attore, pittore, scultore, poeta,  nelle divise della squadra di sci alpino, dei vigili urbani, così come sui corpi delle modelle, in una linea continua e coerente.
Portiamo Emilio Pucci  o meglio, portiamo la sua arte, in una piazza strepitosa d’arte e storia, intoccabile e improfanabile. Usiamo il dipinto del suo foulard “Battistero” del 1957, con i suoi colori accesi, il giallo limone, il rosa Emilio , il marrone, il fucsia e fasciamo il Battistero  in piazza San Giovanni a Firenze.  Si creerà un’insolita e bizzarra armonia, un fondersi e rinnovarsi, mescolando nuovo ed antico. L’impatto iniziale sarà scioccante ed emozionante al contempo, una linea retta d’arte e passione..
Se sei grande, grande resti.

Foulard_Pucci_Battistero_Firenze

Foulard_Pucci_Battistero_Firenze

Chiara

 

“SONO GUARITO!” W il Francy.

Questa è una storia a lieto fine, mi premuro di avvertirvi. Ci sono lacrime e dolore, tanto e credo che nessuno abbia il sentore vero di quanto sia stato assurdamente forte, se non gli stretti interessati. C’è anche la disperazione, ma chi come me ha vissuto questa storia di lato, non l’ha vista. Ha però sentito la potenza del riscatto, della speranza, la gioia della condivisione, la forza spudorata dell’amicizia; la solidarietà.
Questa è una storia a lieto fine, lo comunico a chi nella vita sceglie la sconfitta, i tradimenti, i patimenti, la nausea, la noia come timone per veleggiare, malamente, le sue giornate. Avverto chi preferisce le storie tristi, le lotte, perché “tanto la vita è uno schifo”, “tanto moriremo tutti” che qui troverà la speranza.
Questa è una storia a lieto fine, scappate di qua se avete paura del coraggio, se osteggiate e ridete di chi sorride, sempre, senza tregua, al futuro e chi, alla morte e alla sconfitta, fa una pernacchia. A chi ingenuamente e strenuamente, crede alle favole.
E non molla, mai.
Questa è una storia a lieto fine ed è una storia vera.

Francesco Nisticò è un bambino di tre anni che vive a Biella. Ad Agosto dello scorso anno, si sente male, deve ricorrere alle cure nell’ospedale pediatrico Meyer di  Firenze e là gli viene diagnosticato un tumore al cervello. Dopo un lungo intervento di sette ore, ben riuscito, inizia il suo calvario di terapie, chemioterapie e radioterapia. La famiglia si trasferisce presso Firenze per stargli vicino; Francy ha un fratello piccolo, i genitori affrontano spese e fatiche per sopportare questo interminabile periodo.
L’idea di aiutarli nasce subito e a Biella e provincia nascono eventi ed iniziative per aiutare economicamente la famiglia; di uno di questi eventi  ho già parlato , per il lato orribile della speculazione a cui era andato incontro.  Una catena di solidarietà senza eguali che coinvolge semplici cittadini, sport, musica, teatro. W il Francy diventa uno slogan, diventa anche un gruppo aperto su Fb a cui invito ad aderire, un gruppo di 3000 membri, ove la mamma pubblica quotidianamente  le foto di Francy, dei suoi miglioramenti, delle fatiche. Francy, tre anni, sorride sempre.

Ieri, dopo mesi ininterrotti di cure, Francy è guarito. I suoi esami sono a posto, le metastasi regredite.
Francy è guarito

E lo dice a gran voce
Se volete amare la vita, se volete imparare a credere che c’è una speranza, che è solo pensando con ottimismo che ci si salva e si va avanti, non abbiate timore, cliccate su QUESTO LINK  E ASCOLTATE IL FRANCY CHE GRIDA CHE E’ GUARITO! Impariamo da un bambino che alla sofferenza si sopravvive.

Facciamo tutti un passo indietro, un attimo di riflessione e poi, un passo avanti.

W il Francy!

Chiara 

Beppe Garella e il mito delle bambole Lenci.

Ho conosciuto Beppe Garella nel 1987.
All’epoca stavo terminando il corso di studi all’Istituto per l’arte e il restauro Palazzo Spinelli a Firenze, specializzazione “restauro ceramiche e materiali lapidei”.  A corredo dell’esame finale ( che superai con la votazione di 100/100simi, risultato di cui  vado fiera ancora ora, visto che i miei studi sono il mio lavoro) ci venne richiesta una tesi su di un’epoca o su di una manifattura di ceramiche.
Io, da buona piemontese, scelsi le ceramiche Lenci.

Non molto all’epoca era stato scritto, la monografia ” Le Ceramiche Lenci:1928 – 1964; catalogo generale dell’archivio storico della manifattura;  ( 86 tavole a colori, 1862 riproduzioni in nero)” di Alfonso Panzetta, Umberto Allemandi & C., 1992 – 410 pagine  era  ancora lungi da venire; le poche informazioni potevano essere prese da capitoli inseriti in libri che trattavano la ceramica italiana degli anni 1930, o consultando in biblioteca le riviste d’arredamento e design in auge all’epoca, quale ad esempio Domus.

Curiosa dell’epoca storica ed innamorata del fascino fiabesco e poetico delle ceramiche Lenci, decisi di contattare l’allora proprietario e titolare della ditta Lenci, presente nel 1987 sul mercato internazionale con la produzione di bambole in panno lenci.
Venni accolta una domenica mattina in via San Marino 56 bis a Torino, dal signor Beppe Garella. Ricordo di lui la classe e l’eleganza nei modi, la gentilezza e l’affabilità. Confesso che la prima impressione fu però ben diversa, visto che si presentò con una giacca in pelle da cowboy, con le frange e nulla del suo abito poteva farmi immaginare quale tempra d’uomo fosse.
In questo caso si può a ben dire che l’abito non fece il monaco!
Nella fabbrica, deserta la domenica mattina, il signor Beppe mi fece visitare le varie fasi produttive della lavorazione delle bambole in panno: la pressatura in stampi per i visi, la forgiatura, la pittura dei volti e le loro caratterizzazioni, la zona della cucitura, con tavoli, stoffa, fili, forbici, macchine da cucire in ordine perfetto.
Fu come respirare un altro tempo.
Fuori la strada chiamava il futuro, la tecnologia, dentro il ritmo era rallentato, silenzioso, arcaico e sognatore.

Restai in contatto per molto tempo ancora con il signor Beppe Garella, che, dopo che ebbi finito la scuola, diventò mio cliente, portandomi da restaurare splendidi oggetti in ceramica Lenci di sua collezione privata, cosa che fece anche il figlio dopo la sua scomparsa.

E’ un ricordo che talvolta riaffiora alla mente; Beppe Garella seppe darmi, con la sua professionalità e serietà, un valido esempio su come coltivare la propria passione senza cedere; un esempio di dedizione al lavoro che ancora porto dentro.

Chiara

Dott. Beppe Garella al lavoro presso Lenci  Foto presa dalla pagina facebook "Lenci Doll Collective"

Dott. Beppe Garella al lavoro presso Lenci
Foto presa dalla pagina facebook “Lenci Doll Collective”