Il giorno del no

E viene il giorno, tra mille giorni uguali, ricacciate le lacrime e i dissensi, compiaciuti gli errori d’altri, riverito passi non miei, spianato pieghe di stoffe d’abiti di mendicanti, corretto bozze di racconti mai detti, infilato calzoni su gambe bianche d’incapaci principi, rammendato calzini spaiati, curato ferite sanguinanti, mescolato il sangue con il mio, infetto di malattie d’altri posate su di me.
E viene il giorno delle spalle curve, del disagio sul cuore, la stanchezza piena, il viso rigato di rughe inferte, il buio intorno, la testa china, l’assenso sempre accetto, la benedizione delle felicità altrui, i piatti cucinati poi freddati, la mano tesa a sorreggere i salti errati, gli occhi chiusi a benedire gli orrori, mai un no uscito dalle labbra cucite, mai un accenno di rabbia, la verità nascosta, il senso detratto, il sì sempre teso, l’accettare del dire e del pensare, le mani giunte, una preghiera spezzata, la voce strozzata nella gola stanca dell’approvazione della vita di altri.

I conti non tornano mai.

E viene il giorno del no.

Chiara

Il mio posto

Sono giorni difficili per l’Umanità. Lo sono da sempre, ma sarà perché questi li sto vivendo, mi paiono ancora più difficili. Sono giorni dolorosi, violenti, trucidi, senza speranza.
Non so dove voltare lo sguardo per non vedere lo scempio dei bambini affogati, le teste mozzate, i corpi ammassati, le file ordinate e quelle disordinate per una fuga di salvezza, le mani tese, il sangue, la rabbia, l’odio e potrei continuare per ore.
E anche se volto lo sguardo, perché quelle immagini, soprattutto i bambini, sbattuti ovunque, senza rispetto alcuno dei loro corpi morti ( ipocrita che si oscurino i volti dei bambini vivi per rispetto alla privacy e poi si pubblichino foto di bambini divorati dal mare) mi travolgono il cuore e mi straziano; ecco, anche se volto lo sguardo, restano le parole, una fila continua di parole, di fatti, un tunnel che porta alla fine, la fine del mondo. Almeno del mondo che mi ero immaginata io.

Non so dove sia il mio posto.
Mi viene di chiudermi nel mio silenzio, tra le cose belle che ho, la famiglia, gli amici, i miei libri, la musica e la natura, il bosco. Mi viene da inquadrare il mondo in uno spazio piccolo e ristretto e di vederne solo uno spicchio, tutto cielo, azzurro e libero.
Ho voglia di gentilezza, di regalare pace, amore. Di donare esistenze lievi.

Non so dove sia il mio posto.
Ma credo che nessuno lo sappia meglio di me.

11921740_951192738261038_7118082795951075250_n

immagine aggiunta perché le mie parole sono troppo tristi anche per me

Chiara

Il bacio del per sempre.

Ho un bacio tra le labbra, amore,
lo poggio sulla tua fronte piccola,
annuso i sogni là riposti
e mi attardo a rimirarne il loro verso luminoso.
Là, dove sento mestizia e desolazione, con il bacio mio  rinfranco la passione, rappezzo di tenerezza il tuo dolore e d’abbraccio ti cingo.

Ho un bacio sulle labbra, amore,
è il bacio del per sempre,
lo poso sulla fronte tua,
che è dimora della vita mia.

Chiara

Il paradiso del padre.

“Papà, questa è la doccia calda?”
“Sì, entra”
“Ma è una doccia a tempo?”
“Sì, è a tempo”
“Papà, ma questa doccia è a tempo”
“Sì, è la doccia ed è a tempo”
“Ma allora finisce?”
“Sì, ma non importa; premi il pulsante e torna l’acqua”
“Papà, ciao, ma questa è la doccia calda?”
“Sì, entra e fai la doccia”
“Ma se è una doccia dove metto il sapone e lo shampoo?”
“Lo metti per terra, qui vicino. Lì il sapone, poi lo shampoo”
“Ciao papà, allora il sapone lo metto per terra e vicino lo shampoo”
“Sì, qui per terra; ora fai la doccia”
“Ma è una doccia a tempo? E se io spingo il bottone due volte magari resta fissa”
“No, è una doccia a tempo”
“Allora il sapone lo metto per terra?”
“Sì, il sapone lo metti qui, per terra, vicino allo shampo”
“Ciao papà, è la doccia vero? E lo shampoo lo metto per terra.”
“Sì, è la doccia, ora entra e chiudi la porta.”
“Non si chiude, dove la chiudo?”
“Qui la chiudi, guarda il chiavistello. Ora fai la doccia”
“Papà, ma tu dove vai a fare la doccia?”
“Sono qui vicino a te.”
“Qui vicino a me, dove, papà?”
“Qui.”
“Ciao papà, ma fai la doccia qui vicino?”
“Sì, sono qui. Vicino.”

image

Certe persone guadagnano il paradiso sulla Terra.

Chiara

Lei

Francesca- Stefania Maniscalco

Francesca Ravinetto – Foto Stefania Maniscalco

Non temere la purezza di ciò che ricevi in dono se è frutto di quello che sei stato. 
Accogli, dentro te, l’amore che ti porgo.

Chiara 

Ps: Francesca è mia figlia e sono orgogliosa di lei perché è bella in ogni parte di sé.

L’impresa è donna.

Non è mai stato facile per le donne trovare uno spazio adeguato alle loro capacità in ambito lavorativo, inserite, forzatamente alle volte, in un contesto famigliare, nel ruolo di moglie e madre. Contesto che, seppur gratificante in termini personali, restava e resta tutt’ora rinchiuso tra quattro mura, trasferiti i propri desideri sulla casa e sui figli.
Per chi invece poteva o doveva, per necessità, dedicarsi anche al lavoro fuori di casa, il ruolo scelto era quasi sempre impiegatizio o operaio, di poca responsabilità nella filiera della produzione. Questo per avere uno stipendio, seppur minimo, ma sicuro, e maggior tempo da dedicare alla famiglia.

Si assiste in questi ultimi anni ad un vero e proprio cambiamento della figura della donna nell’ambito lavorativo. Complice la crisi, la chiusura di molte aziende, il cosiddetto “posto fisso” perso; complici le separazioni che hanno indotto molte donne obbligatoriamente a trovarsi un lavoro; complice la spinta emotiva a fare di più, a chiedere di più dalla vita, a ricercare stimoli forti e profondi, desideri e necessità. Continua a leggere

il mio spazio nella tua vita

Ognuno di noi occupa uno spazio nella vita di coloro con i quali tessiamo relazioni. Che sia amore, amicizia, conoscenza, lavoro, vincolo famigliare, lo spazio esiste e siamo noi a dettarne i contorni.
Siamo noi che allarghiamo o stringiamo questo spazio, a seconda dei tempi, delle occasioni, semplicemente.

Tolto i rapporti negativi, le truffe, le violenze, non parlo di quello, tutti i rapporti li abbiamo scelti noi, li abbiamo voluti, creati, cullati, amati, protetti, coltivati, in un crescendo positivo e creativo. In queste relazioni  cresciamo, cambiamo, ci sentiamo liberi dai condizionamenti, godiamo.
Se così non fosse saremmo sciocchi a mantenerli.

Poi la vita cambia, come tutti sappiamo che è. Ci sono spostamenti, divergenze, disallineamenti, periodi di ristoro e Continua a leggere