Vivere ogni momento con il miglior respiro possibile

Ciao Chiara, ci siamo conosciute a Roma la scorsa estate ad un tuo corso su uno splendido terrazzo di piazza Argentina.
La mia storia potrebbe essere lunga e articolata….ma bastano poche righe forse per dire quello che desidero.
Ho un problema respiratorio da 5 anni, con fabbisogno di ossigenoterapia h24. Sono in lista di attesa per il trapianto di entrambi i polmoni ma mi sa che dovrò ben aspettare il momento di essere chiamata.😌
Il Kintsugi è una metafora e guida quotidiana. Ho scoperto stando male la bellezza della vita, andare piano, tacere e ascoltare, volersi bene di più proprio per quella fragilità che scopri di avere, io che mi sentivo sempre invincibile, vivere ogni momento con il miglior respiro possibile, pensando quanto sia prodigioso poterlo farlo. Ecco, sto imparando a riparare la mia vita e renderla unica e preziosa.
In questo momento di gran caos mi pare di avere la calma e i modi per approfondire tante cose, forse sono avvantaggiata, conosco già l’isolamento e la solitudine (devo stare moltooooo attenta!!) e non mi pesa, sono certa che tutto questo abbia una funzione per tutti, cogliamola, non sprechiamola e sorridiamo.
Grazie per la dedizione e la delicatezza che dedichi a noi che ti seguiamo.
Carla Rossi

Roma

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A riscaldarmi del tuo respiro

Talvolta ho solo bisogno di stare qui, seduta accanto a te, a dimenticare la corsa feroce del tempo, nell’incanto amorevole della notte.
Nulla più che un battito tra gli strappi di emozioni sul callo morbido del cuore e le lacrime dentro, che trattengo perché so che non è questo il tempo per morire.

Talvolta, sono giorni, ho solo bisogno di togliermi i vestiti di dosso, la vita e restare qui, nuda, seduta accanto a te, a riscaldarmi del tuo respiro.

La mente meravigliosa

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Nell’immobilismo statico delle ossa, muscoli costretti, gli occhi bendati nel tubo, la mente meravigliosa rivela la sua infinita libertà.
E senza nessun accenno inopportuno e vietato di movimento, vola, salta, fiorisce, danza, sorride, esplora.

Non sempre serve il corpo per sentirsi vivi.

Chiara

La gente mi sta stretta

La gente mi sta stretta,  un maglioncino di lana infeltrito, di quelli fatti a mano, di lana del re vecchio.
Si appiccica addosso, sa di alito stantio, aglio e tabacco mescolati, umori di sesso distratto e dismesso, mai felice.
Ti sta alle calcagna, con quei ghigni ridicoli e vani, tra vetrine di saldi e sconti, che quello è il loro unico mercato.
Popola il tuo spazio, la gente che ti sta stretta, si sposta di lato, di sotto, di sopra, cani segugi all’inseguimento dei tuoi passi, nella mera illusione di fagocitarti, imballarti, schiacciarti, soffocarti.
La gente mi sta stretta, una taglia da bambino, tanto quanto il loro cervello, infantile e privato di intelligenza, piccoli e smunti, affiliati ai clan della banalità e delle rime.

Chiara
(#maipiùingiroperisaldi e #nehounpobastaditutti)

 

Il benessere della formalità

Talvolta si corre contro un muro, non dico di no. E ci si sfracella pure, dannazione!
Il più delle volte, occorre dirlo, c’è una mano d’altri che ci spinge, un piede pronto a fare lo sgambetto, che noi da noi soli proprio stupidi a schiantarci non sempre si è.

E dopo il botto, giù a piangere, a lamentarci; lo sport nazionale è proprio questo: lamentarsi. E lo si fa da sé o meglio ancora in compagnia, e più ci si lamenta e peggio si sta e più si vedono cose di cui lamentarsi e più si sente il peso.
Infernale e diabolico piano!
Si rotola giù dalla china della ragione, si parla, parla, urla, un delirio senza fine, un pianto senza ascolto. Si perde lentamente il filo retto, lo si spezza, calpesta e tutto s’infanga. Senza gloria alcuna, solo patimento, trascinando tutto e tutti in un buio precipizio di dolore.

La serenità pare persa, vero? Alle volte, intendo.
La serenità non è mai persa se l’hai conosciuta e te ne sei innamorato.
Non è nascosta in un amore, nemmeno in un gesto, un’azione, una giornata, un sogno, un desiderio.
La serenità è, ed occorre solo ritrovarla dentro sé.

Costruisci la formalità delle parole, aggiungi un sorriso, sempre; ritaglia una pagina di libro, una finestra aperta, un vetro pulito. Ringrazia. Seda la corsa e siedi, disponi i colori e scegli, rarefai la folla attorno a te.
Sii gentile ed annulla con la mente ciò che ti addolora. Fingi, indossa consapevole una maschera, sii formale e  respira profondamente.

La serenità è un germoglio, intacca, cresce, espande le radici e copre, toglie, rallenta ciò che non va.
La serenità è contagiosa, dilaga, allaga, circonda, affonda, rinasce, respira. E lentamente riporta il benessere.

Chiara 

C’è pazienza.

C’è pazienza, amico mio, nei miei occhi stanchi, quando la sera ripongo cassetti di speranze.
Mi chiedi d’arrotolare i ricordi sotto il braccio, conservarli in soffitte del tempo aride  e schiave.
Mi aiuti ad impilare fotografie e bustine di tè, libri riletti, affreschi dipinti di santi e chiostri silenziosi.

Mi aiuti, per mano, nel pietoso conforto.
Mi chiedi il tempo, tempo d’attesa e mancanza, tempo rubato e nascosto, tempo di letargo e maturazione.
Tempo.

Mi chiedi, forse implori, forse speri, forse sai, il tempo che dedicherò a mitigare gli affanni e al silenzio, un’ombra trasparente agli occhi del tuo presente.

Ciò che chiedi, la pazienza, è il costo del nostro vivere.
Il male minore.

Chiara

 

Ode to the fallen – Adrian Von Ziegler 

Sull’uscio di casa mia

Io, oggi, vorrei dirvi che la vita va e viene, così come le persone e le maree.
Occorre una dose corretta di indifferenza per superare le distanze  e una manciata abbondante di pazienza per aspettare i ritorni.
L’indifferenza è un bene che protegge e allontana, la pazienza è l’umiltà del sorriso e la consapevolezza dell’attesa.

Indifferente e paziente.
Così affronto la vita e le sue mille sfaccettature.

Così, oggi, ho chiuso gli occhi d’indifferenza sulle distorsioni dell’animo umano e ho poggiato i miei piedi, paziente, sull’orizzonte, aspettando te e il tuo ritorno.

 iobis

Chiara 

Più vicino e più lontano

La vita non è una strada pianeggiante, un deserto, un altopiano, lo si sa. La vita non è neppure un tutto subito e solo adesso.
La vita è molto altro, diramazioni infinite conosciute e sconosciute. Noi il centro, tutto il resto intorn0, dentro, sopra, sotto.

Con i piedi saldi e fissi, ancorati, io non so stare, non so voi. Ferma, immobile a vivere ogni attimo in sequenza stretta, determinata.
E così balzello, un po’ qui, un po’ là.

La vedi la paura negli occhi? Lo senti il sudore colare nella schiena?
Da vicino le ombre si concentrano, diventano ferali, angosciano e inquietano. Da vicino gli occhi non riescono a vedere oltre e restano immobili, paralizzati di paura.

Alle volte basta allontanarsi di poco, o anche fare mille passi, dipende. E l’ansia si smorza, ci si sente meno pressati, meno stanchi.. Gli occhi si risollevano e vedono contorni definiti e attimi di cielo. Il pensiero si diluisce, si perde la concentrazione sulla paura, si allentano i freni, si immagina futuro, perché futuro nuovo c’è.
Da lontano la paura pare meno paurosa e lentamente scompare.
Le vedi? sono solo bambole quegli occhi bui d’ombre.IMG_6106 (Copia)

 

Siamo sempre troppo concentrati sulle piccole cose;  da vicino i dettagli sono  interferenze disarmoniche al lento incedere. L’occhio ancora una volta si concentra sul piccolo, e là si incastra troppo spesso, escludendo il corpo e l’esistenza tutta diventa uno stretto ed angusto buco nero. Lo vedi che non ci sono soluzioni? La senti la maledetta fatica?

E così meglio fare dieci, cento, mille e mille ancora passi indietro.
Da lontano, l’orizzonte è infinito e l’occhio vola, veleggia il sentire.
Da lontano il buio schiarisce, e forse, ciò che cerchi, c’è.

Chiara

( un grazie sincero alla blogger sguardiepercorsi.wordpress.com per la condivisione delle sue bellissime immagini)

……o un bel tango!

…che poi a me basta poco, sono un uccellino.
Non mi servono passioni sfrenate, colpi di testa, corse e accelerazioni.
Mi bastano spazi verdi e il cielo sopra il capo. Amici e famiglia e un caffè.
Non voglio la luna ogni giorno, non saprei cosa farmene, e neppure colpi sfrenati al cuore, felicità smodate e rincorse notturne.
A me basta poco, una soglia serena, un flauto che suona, il silenzio nei pensieri, i piedi scalzi al mattino.

Mi bastano pochi abbracci e un binario da modellare con le mie mani.
E tranquillità.

O un bel tango! Evvai!

Chiara

 

Il passato conta?

Oggi mi sono trovata a riflettere di passato per due volte, una dopo aver trascorso un bella giornata nella casa della mia infanzia e l’altra discutendone con un amico, il quale sostiene che il passato non conta, conta  ciò che resta dentro di noi.

Quella casa nella quale sono stata oggi, non la penso nei giorni in cui non la vedo, e quindi si, posso dire che non conta, ovvero che non condiziona la mia vita, ma nel momento in cui la abito, riaccende ricordi e suggestioni e sentimenti.
Ecco che il passato allora conta e mi appartiene e mi fa capire quanto sono cambiata, quante cose diverse ci sono nei miei pensieri.
Il passato è uno specchio nel quale, con intelligenza e sapienza, sapersi leggere.
Non da tutti, il passato fa paura molte volte, si teme di esserne inghiottiti, oppure lo si rinnega per dare l’illusione, a chi si ha accanto nel presente, che quei sentimenti attuali sono più importanti di quelli passati.

Io amo il mio passato, anche quello doloroso e tormentato, maggiormente quello felice. E conta, tutto, nulla escluso.
Conta perché quello che sono io, lo devo alle esperienze del mio passato, spinta verso il futuro.

Quello che però non conta per la mia vita, è il passato di coloro che mi sono amici.
Non mi importa cosa hanno fatto, chi hanno amato, conta il mio oggi con loro. E non metterei mai dei paletti alla mia amicizia per il loro passato. E neppure per il loro presente, se ciò non pone limiti al nostro relazionarci.
La libertà è uno dei cardini su cui fondare le relazioni.
Così come il rispetto.

Chiara